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Un giornalista iraniano, partito da Teheran con la delegazione che ha accompagnato il Ministro Zarif in visita in Norvegia, Finlandia e Svezia, ha deciso di fuggire e chiedere asilo politico a Stoccolma.

Amir Tohid Fazel, giornalista dell’agenzia di stampa ultra conservatrice Mowj, e’ riuscito a uscire dal suo hotel in Svezia senza essere notato dalle guardie iraniane e ha chiesto alle autorita’ svedesi di essere accolto, perche’ a rischio di essere arrestato al suo ritorno in Iran. Secondo Fazel, infatti, durante la sua permanenza all’estero, le forze di sicurezza iraniane sono entrare in casa sua a Teheran, con un mandato di cattura.

Le ragioni di questo tentativo di arresto sono legate all’attivita’ giornalistica di Fazel: qualche tempo addietro, infatti, Fazel aveva pubblicato una lista di importanti personalita’ iraniane che sono in possesso di doppia cittadinanza (in Iran il doppio passaporto e’ vietato e diversi cittadini iraniani con doppia cittadinanza sono stati arrestati per motivi politici, in questi ultimi mesi. Tra loro, il ricercatore medico Ahmadreza Djalali). Fazel avrebbe ricevuto la lista dal parlamentare ultraconservatore Javad Karimi Ghodousi, estremo oppositore di Rouhani e Zarif.

L’Ufficio immigrazione svedese non ha ancora preso una decisione in merito al caso di Fazel. Questo non solo per le normali prassi burocratiche, ma anche perche’ c’e’ il sospetto che Fazel possa fare il doppio gioco, ovvero quello di denunciare il regime pur collaborando con l’intelligence iraniana, allo scopo di inflitrare la comunita’ di rifugiati iraniani presente in Svezia e passare informazioni a Teheran.

Ricordiamo che, appena qualche mese fa, il regime iraniano ha provato ad organizzare una serie di attentati contro gli oppositori al regime in Europa, provando a colpire in Paesi come Francia, Olanda e Albania. Attentati premedati direttamente nelle Ambasciate iraniane in Europa: per questo, dopo la denuncia dei potenziali attacchi, diplomatici iraniani sono stati espulsi da Parigi, Amsterdam, Vienna e Tirana (qui e’ stato addirittura cacciato l’Ambasciatore).

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In queste ore, il Ministro degli Esteri iraniano ha fatto una gaffe clamorosa. Zarif, infatti, ha pubblicato sul suo profilo Instagram un post, con un link Youtube, invitando gli iraniani a guardare il intervento di qualche mese fa alla Amirkabir University e pubblicato da TED (il discorso e’ in farsi).

Peccato che Zarif si sia dimenticato di aggiungere al post la frase “se riuscite ad aprire il link”…Gia’ perche’, come molti dei suoi followers gli hanno fatto subito notare, la censura imposta dal regime sulla Rete internet.

Peggio, raggiungendo la massima ironia, alcuni followers (come mohsen.1370h) hanno chiesto a Zarif se ha qualche buon sistema anti-filtraggio, per aggirare la censura (in Iran sono comunemente usati questi sistemi e spesso i codici sono venduti dagli stessi che, su ordine dei Pasdaran, impongono la censura…).

Qui di seguito un vecchio video in cui viene chiesto conto a Zarif della censura di Internet in Iran. La risposta del “moderato” Zarif rasenta il ridicolo, invocando la protezione dei bambini e la necessita’ di ascoltare la voce di coloro che invocano una limitazione del diritto di espressione nella Repubblica Islamica…

 

 

fdd iran

Il regime iraniano ha preso in queste ore una decisione folle, quanto significativa: ha deciso di inserire nella lista delle sanzioni un prestioso think tank americano, il Foundation of Defense Democracies (FDD).

L’FDD, dove lavora anche l’italiano Ottolenghi, si e’ distinto in questi anni per la lucidita’ delle sue analisi sulla Repubblica Islamica, non asservite alla narrativa iraniana, raccontando una verita’ alternativa a quella che diversi think tank occidentali, ormai proni a Teheran in cambio di una conferenza alla presenza di Zarif o del suo vice Araghchi.

Secondo il folle comunicato del Ministero degli Esteri iraniano, le misure contro l’FDD e il suo Direttore Mark Dubowitz, sono state approvate perche’ il think tank viene direttamente considerato responsabile delle sanzioni americane approvate dall’Amministrazione Trump contro Teheran. Ovviamente, neanche a dirlo, il tutto fatto diffondendo bugie fabbricate e per mezzo di una attivita’ di lobbying contro la Repubblica Islamica. Nello stesso comunicato, nella parte finale, viene scritto che “ogni azione giudiziaria e degli apparati di sicurezza contro l’FDD e i loro partner iraniani e non, sara’ considerata legittima”. Una vera e propria minaccia di morte…

tweet

L’FDD ha reagito alla decisione del MAE iraniano, ricordando la validita’ accademica delle sue ricerce, l’indipendenza del centro, sottolieando come la decisione rappresenti l’ennesima riprova della natura censoria del regime e dichiarando che la decisione di Teheran rappresenta una medaglia d’onore per il centro studi.

Indipendentemente dall’Iran, quanto accaduto rappresenta una ottima prova del nove per diversi think tank occidentali, soprattutto italiani, che in questi anni si sono genuflessi a Teheran. Se, come sospettiamo (sperando di essere smentiti) non arriveranno all’FDD delle attestazioni pubbliche di solidarieta’, sara’ l’ennesima riprova che ad essere di parte non sono coloro che denunciano i crimini di Teheran, ma quelli che si cuciono la bocca in cambio di qualche ospitata di Zarif e dei suoi vice.

zarif

Come prevedibile, le apertura del Ministro degli esteri iraniano in merito ad un possibile negoziato sul programma missilistico di Teheran, sono state smentite categoricamente. Ricordiamo che, intervistato dalla NBC News, Zarif aveva aperto all’idea di un negoziato anche sui missili, “se gli Stati Uniti la smetteranno di vendere armi nella regione”.

Neanche 24 ore dopo è arrivata al netta smentita, ovviamente mascherata sotto le “spoglie diplomatiche”. Il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Seyed Abbas Mousavi, si è affrettato a dichiarare che l’interpretazione data alle parole di Zarif è stata completamente sbagliata e che, in alcun modo, il programma missilistico iraniano è negoziabile. Alle parole di Mousavi, hanno fatto eco quelle del Portavoce della rappresentanza diplomatica iraniana all’ONU, Alireza Miryousefi. Anche Miryousefi ha dichiarato che un dialogo con gli Stati Uniti sul tema dei missili non è assolutamente ipotizzabile.

Peccato che la verità è molto diversa: come dimostrato dal filmato dell’intervista, minuto 5.48, Zarif invita ad iniziare con quanto era già stato pattuito (ovvero il JCPOA) e, una volta tornati a quell’accordo, “se poi vogliono (gli americani) discutere del programma missilistico, allora dobbiamo discutere della quantità di armi che sono vendute nella nostra regione”. Parole chiare che, in gergo diplomatico aprono spazi al negoziato su un tema tabù come il programma missilistico.

Purtroppo per Zarif, lui nel sistema istituzionale iraniano non conta nulla. Questo è stato dimostrato quando Zarif provò a riconoscere la veridicità dell’Olocausto e fu chiamato dal Parlamento a dare conto delle sue parole (era il 2014). Pochi mesi fa, Zarif presentò delle dimissioni fake, poco dopo essere stato totalmente escluso dagli incontri del Presidente Assad in Iran (maggio 2019). Ora quest’ultima smentita e umiliazione, che dimostra – nuovamente – quanto Zarif (e con lui Rouhani), non contino nulla nella gerarchia del potere della Repubblica Islamica.

missile zarif

iran drone map thumb

Questo qua sotto e’ lo screen del tweet pubblicato ieri sera dal Ministro degli Esteri iraniano Zarif. Obbiettivo del tweet sarebbe quello di provare che il drone americano e’ stato colpito perche’ entrato nello spazio aereo iraniano, cosa che il comando americano CENTCOM nega.

Premettendo che chiunque puo’ pensare cio’ che vuole ovviamente, fa sorridere che per provare quanto sostiene, il Ministro iraniano allega al suo tweet un paio di mappe: una fatta a mano, con qualche passata di righello e la seconda, ricavata da Google Map. In altre parole, ad oggi, Zarif non ha ancora ricevuto sul suo tavolo una mappa seria, proveniente dal settore militare, per spiegare – dal punto di vista iraniano – quanto accaduto.

zarifDi contro, il comando centrale americano – CENTCOM – ha risposto al tweet di Zarif, pubblicando un altro tweet con un’altra mappa – questa volta chiaramente di provenienza interna, ovvero militare, per provare che il drone americano e’ stato colpito mentre si trovava in acque territoriali non iraniane.

centcom

Da Teheran per ora e’ uscito ‘solamente’ il video dell’attacco al drone americano, che dimostra chiaramente come l’azione sia stata intenzionale e non un “errore stupido”, come spera il Presidente americano Trump.

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Passano gli anni ma, purtroppo, le fake news resistono: una delle piu’ resistenti e’ quella che e’ stata diffusa dall’Iran, in merito all’esistenza di una fatwa – un editto religioso – della Guida Suprema contro le armi nucleari.

Di questa fatwa ha parlato in queste ore, ancora una volta, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, uno che in quanto a sparare fake news dovrebbe ricevere il premio di campione assoluto. Tra le sue fake news piu’ belle, registriamo le bugie dette ultimamente alla CNN in merito al fatto che Teheran sostiene la risoluzione ONU 2231 (quando gli iraniani si dicono soggetti solo al JCPOA…). Senza contare poi le dimissioni fake di Zarif di qualche mese addietro

Ora, sempre sorridente, Zarif se n’e’ andato ancora su Twitter – ripreso ovviamente anche dalle agenzie italiane – per raccontarci che l’Ayatollah Khamenei ha pubblicato una fatwa, per proibire le armi nucleari. Come e’ stato dimostrato da alcuni studi, non esiste sul sito della Guida Suprema, alcuna fatwa in merito alla proibizione delle armi nucleari. Non a caso, dopo numerose pressioni, solamente poco tempo fa e’ stata pubblicata sul sito della Guida una lettera di Khamenei del 2010 – non una fatwa – inviata ai relatori della Conferenza Internazionale di Teheran sul Disarmo e la Non-Proliferazione, in cui si parla della proibizione delle armi nucleari. La lettera venne pubblicata sul sito della Guida Suprema, spacciandola per “nuova fatwa”.

Peccato che, nonostante i tentativi di far passare la lettera come una fatwa, la lettera di Khamenei e’ solamente un foglio bianco, che non ha alcun valore religioso. Questo e’ cosi vero che, gli stessi rappresentanti del regime iraniano, cadono in errore cronologico quando parlano di questa supposta fatwa. Nel 2012, poco prima di essere eletto, Rouhani parlo’ della fatwa di Khamenei, datandola al 2004. La lettera di Khamenei alla Conferenza di Teheran, come suddetto, data 2010 e venne spacciata come fatwa nuova. Non solo non lo era, ma non ne aveva neanche la forma tecnica, dato che le fatwe sono pubblicate in forma di domande di Ayatollah e di risposte ufficiali della Guida Suprema…

Non e’ un caso che, in un articolo pubblicato il 16 luglio 2014 su BBC Persian, l’esperto di diritto internazionale Bahman Aghai Diba, si chiedeva le ragioni per le quali il regime iraniano, fallisse costantemente nel dimostrare la veridicita’ della fatwa sulle armi nucleari. Per Diba, infatti, la lettera del 2010 di Khamenei non aveva alcun valore religioso e rappresentava semplicemente una delle mosse del regime per ingannare la Comunita’ Internazionale (ovviamente Obama e Kerry ci sono caduti in pieno….).

A questo si aggiunga la nota pratica sciita della “taqiyya“, la dissimulazione. Nata per tutelare la vita degli sciiti quando si trovano in una situazione che mette a rischio la loro vita, la taqiyya permette religiosamente di mentire, presentandosi per quello che non si e’ e nascondendo la propria vera identita’. Il regime iraniano, con le storture imposte dal khomeinismo alla fede sciita, ha chiaramente allargato la taqiyya – snaturandone il vero significato – per raggiungere i suoi interessi politici…

 

 

khamenei

Ieri a Teheran si e’ tenuto un incontro tra la Guida Suprema Ali Khamenei e un gruppo di studenti e membri di associazioni iraniane. Come sempre, oltre al discorso di Khamenei, l’incontro si e’ svolto per mezzo di domande e risposte da parte della Guida Suprema (il metodo con cui vengono, tra le altre cose, anche pubblicate le fatwe emesse dal Rabar).

Durante questo incontro, Khamenei ha dato una serie di risposte che indicano una chiara linea per il futuro della Repubblica Islamica. In primis, come riportato anche altrove ieri, Khamenei ha praticamente abbandonato Rouhani. Rispondendo ad una domanda sull’accordo nucleare, Khamenei ha precisato che la Guida Suprema non deve intervenire negli affari dell’esecutivo, ma ha aggiunto di aver posto delle condizioni al JCPOA e soprattutto ha affermato di aver chiaramente detto al Presidente e al Ministro degli Esteri di non aver mai creduto nell’accordo.

Secondariamente, cosa ancora piu’ importante, rispondendo ad una domanda sui fallimenti politici nel Paese, Khamenei ha affermato che le colpe possono essere date in minima parte al sistema politico del Paese e in massima parte a chi lo guida (ovvero a Rouhani). Per quanto concerne le strutture, Khamenei ha detto che i miglioramenti sono possibili e che e’ allo studio una modifica per avere il “governo del Parlamento”. In altre parole, l’idea e’ quella di abolire la figura del Presidente e avere un Premier che viene nominato per mezzo di un voto di fiducia da parte del Majles.

Se realizzata, si tratterebbe di una riforma che non deve essere paragonata alla nascita di una “democrazia parlamentare”. Come noto, il vero potere in Iran e’ nel sistema parallelo, ovvero quello clerico – militare, che risponde alla Guida Suprema, al Consiglio dei Guardiani e ovviamente ai Pasdaran. L’abolizione della figura del Presidente, pero’, permetterebbe alla Guida Suprema – soprattutto al successore di Khamenei – di aumentare i suoi poteri sul sistema. Se si considera che il possibile successore e’ l’ultraconservatore Ebraim Raisi, attuale capo della Magistratura, l’obiettivo si chiarisce ancora di piu’.

L’ipotesi di Raisi come prossima Guida Suprema, va collegata ad un’altra risposta di Khamenei durante l’incontro di ieri: Khamenei ha esortato i giovani a mettere in moto un grande movimento culturale, per sostenere la seconda fase della Rivoluzione. Raisi attualmente si sta rifacendo il look, anche per mezzo dei social, soprattutto con un canale Instagram ufficiale. Praticamente, gli ultraconservatori puntano ad una rivoluzione culturale dei giovani, che somiglia tanto una forma di maoismo 2.0. Il fine e’ chiaro: usare i giovani per reprimere ogni forma di opposizione interna.