Posts contrassegnato dai tag ‘Wahhabismo’

A meeting between Russian President Vladimir Putin and the new Saudi Defense Minister Mohammed bin Salman al-Saud took place in Sochi.

Solo qualche settimana fa il “Kissinger italianoMassimo D’Alema – come stiamo messi male… – concedeva una intervista a Repubblica, proponendo la sua strategia per sconfiggere Isis: una alleanza preferenziale con il mondo sciita (Iran e Hezbollah) e la “nascita di un Islam europeo”. Il nemico giurato da sconfiggere, quindi, era per l’ex Ministro degli Esteri il “fondamentalismo Wahhabita”, in altre parole l’Arabia Saudita e i suoi alleati (Repubblica).

Al “Caro Leader” D’Alema, in seguito all’intervista, fu fatto presente che, pensare di sconfiggere il radicalismo sunnita in alleanza con il radicalismo sciita Khomeinista, non solo causerebbe un aumento del conflitto settario nel Medioriente, ma sfavorirebbe la nascita di un qualsiasi Islam Europeo, in considerazione del fatto che questo Islam e’ quasi totalmente sunnita. Ergo, pur non essendo per la maggior parte Wahhabita, ben pochi sunniti ‘Europei’ attratti dalle sirene del radicalismo, cambierebbero idea vedendo l’Occidente stringere rapporti preferenziali con i jihadisti sciiti a Teheran e nella Valle della Bekaa (GaiaItalia.com).

Oggi, una nuova spallata alle strategie dalemiane arriva direttamente da Riyadh. Dopo aver organizzato un meeting delle opposizioni siriane (da cui e’ stata escluso il Fronte al Nusra), l’Arabia Saudita ha annunciato la creazione di una “alleanza Islamica contro il terrorismo”. Di questa alleanza, secondo quanto riportato dalla Saudi Press Agency, fanno parte (oltre all’Arabia Saudita): Giordania, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Bahrain, Bangladesh, Benin, Turchia, Chad, Togo, Tunisia, Djibuti, Senegal, Sudan, Sierra Leone, Somalia, Gabon, Guinea, Isole del Commodoro, Costa D’Avorio, Kuwait, Libano, Libia, Maldive, Mali, Malesia, Egitto, Marocco, Nigeria, Niger e Yemen. Il comunicato, quindi, riporta anche la presenza dell’Indonesia e della “Palestina”, quest’ultimo un non Stato nella realtà, ma un chiaro segno da parte dei sauditi della loro intenzione di non lasciare la questione israelo-palestinese nelle mani dell’arci-rivale iraniano. 

focus-on-israel-dalemmah

Come detto, obiettivo di questa coalizione e’ la sconfitta del terrorismo (Video in Arabo). Tradotto nelle parole della monarchia saudita, terrorista e’ il jihadista sunnita di Daesh e di al Nusra, ma anche e soprattutto il jihadista delle decine e decine di milizie sciite inserite nel libro paga della Repubblica Islamica. In tal senso, quindi, e’ bene andarsi a leggere attentamente il cominciato stampa ufficiale rilasciato per l’annuncio della alleanza islamica contro il terrorismo (Saudi Press News). Secondo quanto scritto, riportiamo il testo esatto in inglese, scopo della alleanza e’ quella di “achieving integration, closing ranks and uniting efforts to combat terrorism, which violates the sanctity of people’s lives, threatens regional and international security and peace, poses a threat to the vital interests of the nation and undermines coexistence in it“. 

In altre parole, quindi, gli Stati menzionati si alleano per combattere il terrorismo che viola la vita delle persone e minaccia la stabilita’ regionale e la sicurezza, mettendo a rischio gli interessi vitale della nazione e la coesistenza. Sotto questa dicitura, come suddetto, per i sauditi non rientra solamente la galassia Islamista – cresciuta all’ombra delle moschee Wahhabite finanziate da Riyadh e spesso sfuggita di mano – ma soprattutto la Repubblica Islamica dell’Iran, quotidianamente accusata da diversi Paesi del Golfo di essere la prima fonte di destabilizzazione della regione. In altre parole, quello che i sauditi stanno dicendo al mondo Occidentale e’ questo: vi aiutiamo a combattere il terrorismo salafita, ma lo facciamo mettendo in chiaro che i proxy dell’Iran fanno parte della stessa categoria di Isis e al Nusra. Non e’ un caso che, elencando i Paesi che soffrono della piaga del terrorismo, il Vice Re e Ministro della Difesa Saudita Mohammed bin Salman al Saud ha citato, tra gli altri,  Siria, Iraq, Yemen, Nigeria e Pakistan, ovvero i Paesi mussulmani in cui le milizie sciite filo-Teheran sono più’ attive (Saudi Press News).

Non e’ un caso infatti che, pur richiamandosi l’alleanza anche all’Organizzazione della Cooperazione Islamica, dall’accordo rimangono fuori non solo l’Iran, ma anche Paesi come l’Oman e l’Afghanistan, Stati a doppio filo legati a Teheran (oltre alla Siria e all’Iraq, ormai non-State). Significativamente, pero’, entrano nella coalizione il Pakistan – ove il 20% della popolazione e’ sciita – e il Libano, uno Stato all’interno del quale domina il contro-Stato sciita di Hezbollah.

Probabilmente molto presto, assisteremo alle prime conseguenze pratiche della nascita di questa alleanza. Non solo in Siria e in Iraq, ma anche e soprattutto in Yemen e in Africa. Non può essere un caso infatti che, l’annuncio della nascita della alleanza filo-saudita, e’ conciso anche con l’avvio di una durissima campagna dell’esercito nigeriano contro lo Sceicco Ibraheem Zakzaky. Lo Sceicco Zakzaky non e’ solo di fede sciita, ma e’ soprattutto un religioso completamente fedele all’Ayatollah Khamenei. In queste ultime settimane, erano circolate notizie in merito all’addestramento in Nigeria di jihadisti sciiti da inviare in Siria (Good Morning Iran). Il Parlamento iraniano ha già chiesto l’invio di una missione urgente in aiuto agli sciiti nigeriani (Fars News).

Concludendo, l’alleanza “Islamica” annunciata da Riyadh, rappresenta un monito per tutto l’Occidente. Seguire la strategia dalemiana, mettere da parte il mondo sunnita per abbracciare quello sciita legato all’Iran, non determinerà alcun risultato concreto. Al contrario, quanto accaduto, dimostra ancora una volta di più che, la salvezza del Medioriente, passa non solo dalla necessaria sconfitta del salafismo sunnita (primo fra tutti il cancro del Califfato), ma anche dal ritiro delle milizie sciite al servizio dei Pasdaran.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=BDkW2Uda7vo%5D

aaaaaaaa

Impressionante! Solo questa parola merita di essere usata per descrivere il mare di commenti assurdi, seguiti ai criminali fatti di Parigi. Tra le altre cose, e’ stato detto dall’ex Ministro degli Esteri D’Alema, che la politica europea verso Hezbollah e’ stata un errore e che con il Partito di Dio libanese bisogna trattare. Abbiamo sentito, quindi, l’europarlamentare Gianni Pittella, a capo del gruppo socialista, parlare della necessita’ di creare un alleanza con Russia e Iran (Unita’.tv).

E’ questa la strada giusta per eliminare Isis? E’ questa la via per convincere i potenziali futuri jihadisti europei ad abbandonare il loro amore per lo Stato Islamico? Beh, se qualcuno la pensa veramente cosi, allora e’ bene che si abitui – ancora di più – a vivere nel conflitto. Perché, di tante possibili opzioni, quella di una alleanza presenziale fra Occidente e Islam sciita, e’ il primo passo verso il successo pieno di Isis. Un primo passo che lo Stato Islamico spera e attende e grazie al quale riuscirà ad aumentare esponenzialmente il successo del suo pazzo proselitismo.

Perché? Perché qualcuno dovrebbe credere a quanto affermato in precedenza? Per due ordini di motivi: 1- un motivo religioso; 2- un motivo storico. Partiamo dalla prima ragione, quella più semplice da spiegare, ovvero la religione. Non lo scopriamo noi, ma e’ cosa ben nota, che Islam Sunnita e Sciita hanno ormai preso due strade totalmente separate. Peggio, dalla nascita del Wahhabismo, Fratellanza Mussulmana e dell’Iran Khomeinista, l’Islam si e’ sempre di più trasformato in Islamismo, rendendo i due opposti politicamente simili, ma totalmente e radicalmente antagonisti. Pensare di risolvere il problema dello Stato Islamico, della sua attrazione verso i fanatici della Salafya in Occidente, e’ davvero privo di senso. Al contrario: maggiormente l’Occidente virerà verso un potenziamento dell’Islam sciita Khomeinista – e ribadiamo la parola Khomeinista – maggiormente il numero di adepti al Califfato aumenterà. Non solo: insieme all’antagonismo dei potenziali jihadisti, ci sara’ quello delle petromonarchie del Golfo, prima fra tutti l’Arabia Saudita. Ogni soluzione diplomatica delle varie crisi mediorientali, quindi, sara’ fragile e probabilmente di breve periodo.

Per quanto concerne la ragione storica, vogliamo evitare di addentrarci negli effetti della rivoluzione islamica del 1979 in Iran. Preferiamo concentrarci, unicamente, sull’attualità contemporanea. Il conflitto tra Sciiti e Sunniti non nasce certo con la guerra siriana. In Siria, pero’, trova una nuova ragione di essere. Peggio: trova la ragione per eccellenza. Purtroppo, grazie al maledetto Califfato e alle incapacità dei sostenitori dell’opposizione laica, la storia della rivoluzione siriana e’ stata ormai capovolta dai protettori di Assad. Cosi, e’ stato dimenticato che se siamo arrivati a questo punto, se gli islamisti sunniti hanno trovato terreno fertile in Siria, e’ stato grazie al macellaio Assad e alle repressioni compiute con il sostegno dell’Iran e di Hezbollah. E‘ stato Teheran ad ordinare ai miliziani sciiti libanesi di entrare nel conflitto siriano, un ordine che ha scatenato ovviamente la reazione del mondo sunnita. E’ stato l’Iran a non permettere la fine del regime di Bashar al Assad, quando ancora la Siria aveva una opposizione credibile e non legata al terrorismo internazionale. Peggio, e’ stato il regime di Bashar al Assad a fomentare la nascita del Califfato, liberando nell’Ottobre del 2011 centinaia di islamisti arrestati dalle prigioni del regime (Newsweek). Un fatto ben noto, spesso volontariamente dimenticato, che aveva come scopo quello di delegittimare l’opposizione siriana (The National). Un progetto sicuramente riuscito, ma sfuggito di mano allo stesso regime. Un regime, quello di Assad, che non si e’ fatto problemi ad evitare volontariamente di bombardare le postazioni di Daesh e che, proprio dai jihadisti di al Baghdadi, ha fatto numerosi affari economici (No Pasdaran).

Spostandoci dalla Siria all’Iraq, anche in questo caso, le conseguenze dell’infiltrazione iraniana nel Paese sono palesi. Dopo il ritiro americano dall’Iraq, infatti, il governo filo-iraniano dell’ex premier al Maliki, ha volontariamente interrotto il sostegno ai Comitati del Risveglio, non rispondendo alle richieste di armamenti fatte dalle tribù sunnite, all’inizio della nuova penetrazione dei miliziani dello Stato Islamico in Iraq. L’attuale Isis – grazie anche ad ex comandanti di Saddam Hussein – nasce in Iraq nel 2006. Quando gli americani si ritirano da Baghdad, pero’, i jihadisti sunniti sono quasi sconfitti, grazie alla politica impressa dal Generale Petraeus e volta a recuperare il ruolo dei sunniti all’interno del Paese. Sotto ordine di Teheran, purtroppo, al Maliki cancella tutto quanto. Svuota di potere i sunniti e i curdi, generando il loro profondo malcontento. Non solo: depotenzia l’esercito iracheno e riempie il Paese di milizie sciiti al servizio di Qassem Soleimani. E’ in questo clima che, dopo essere penetrato nell’anarchia siriana come un cancro, i jihadisti sunniti di al Baghdadi ritornano in Iraq e conquistano Musul nel 2014. Lo fanno quasi senza combattere, con un esercito iracheno in rotta e quasi tutte le tribù sunnite pronte a giurare fedeltà al Califfo per combattere l’infiltrazione di Teheran.

In conclusione: pensare di eliminare lo Stato Islamico con una alleanza preferenziale con la Repubblica Islamica dell’Iran e Hezbollah, non e’ solo sbagliato, ma anche masochista. Sara’ il primo passo verso il baratro e verso il passaggio dello Stato Islamico da un processo di insediamento ad uno di consolidamento. Aprite gli occhi finché siete in tempo!

Milizie Sciite in Iraq, Fonte: Orsam

Milizie Sciite in Iraq, Fonte: Orsam

Atena

Mohammad Moghini e’ un avvocato iraniano. In queste settimane, quindi, ha preso la difesa di Atena Farghadani, artista e attivista arrestata dal regime iraniano per alcune caricature di critica politica contro l’establishment di Teheran. Nella Repubblica Islamica, pero’, decidere di difendere gli oppositori politici ha un prezzo. Anche Mohammad Moghini, come altri prima di lui, ha quindi pagato duramente la sua scelta coraggiosa. Per punirlo, ovviamente, il Tribunale Rivoluzionario aveva bisogno di confezionare una scusa “adatta”, una qualsiasi invenzione su cui potersi appoggiare. La scusa usata contro l’avvocato iraniano, se non fosse per la sua tragica drammaticità, risulterebbe unicamente ridicola: Mohammad Moghini, infatti, e’ stato arrestato dalla polizia iraniana per aver stretto la mano ad Atena Farghadani, la sua cliente, durante una visita al carcere di Evin.

Tenuto in custodia nel carcere di Rajaee Shahr fino al 13 giugno, l’avvocato Moghimi e’ stato rilasciato il 17 giugno, solamente dietro il pagamento di 20 milioni di toman (60 mila dollari…). Il rilascio su cauzione, chiaramente, non e’ un annullamento delle accuse contro Moghimi. Per lui ci sara’ quindi un processo e il rischio, concreto, di dover ritornare in carcere. Per la precisione, l’accusa contro l’avvocato iraniano e’ quella di “relazione illegittima”. Ribadiamo che Mohammad Moghimi si era recato in carcere ad Evin unicamente per visitare Atena e preparare con lei la richiesta di appello contro la condanna, appena ricevuta dalla giovane attivista, a 12 anni di detenzione!.

Atena Farghadani, in un tentativo di salvare il suo avvocato, ha cercato anche di addossarsi la responsabilità dell’accaduto. Una fonte vicina ad Atena, infatti, ha rivelato che l‘attivista avrebbe dichiarato di essere stata lei a prendere la mano dell’avvocato Moghimi. Un gesto derivato dalla sua estrema felicita’ di veder arrivare il suo avvocato. Per la cronaca, la stretta di mano sarebbe avvenuta di fronte a due agenti e Atena si sarebbe scusata immediatamente per il suo gesto “immorale”. Purtroppo, l’arresto dell’avvocato Moghimi avrà, quasi sicuramente, un effetto anche sulla sentenza di appello per Atena Farghadani, la cui pena rischia di non essere ridotta (anzi…).

A fronte di questo nuovo, gravissimo, abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano, resta da chiedersi come sia possibile pensare di sconfiggere il radicalismo islamico wahhabita/salafita a di Isis, con quello khomeinista dell’Iran. Molti dovrebbero riflettere attentamente sulla figura di Ali Khamenei, culture e traduttore del pensiero di Sayyd Qutb, ideologo della Fratellanza Mussulmana e tra i principali esponenti delle letture più fanatiche e integraliste del Corano.

Vi invitiamo a condividere e diffondere l’appello di Amnesty International per il rilascio immediato di Atena Farghadani.

L’hashtag Twitter per sostenere la liberazione di Atena e’: #Draw4Atena

[youtube:https://youtu.be/Yvy-4dw90mE%5D