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Minoo Khaleghi non ha avuto nemmeno il tempo di godere della sua elezione in Parlamento. La neoparlamentare “riformista” – ammesso che in Iran esistano ancora riformisti veri – e’ stata immediatamente cacciata dal Majlis dal Consiglio del Guardiani. La sua colpa? Quella di aver stretto la mano ad un uomo (che non suo marito o suo padre) mentre si trovava in un viaggio all’estero, in Cina (The Guardian).

La povera Minoo, accusata quindi di relazione illecita, si e’ immediatamente difesa. Non lo ha fatto come la sua dignità avrebbe richiesto, ovvero affermando il suo diritto di stringere la mani di chi vuole liberamente. No: Minoo ha dovuto negare tutto, alla ricerca di un perdono che potesse essere accettabile per il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione. 

Come non ricordare, quindi, il caso dell’altra neoparlamentare “riformista” Parveneh Salahshuri. Appena eletta, in una intervista rilasciata a Viviana Mazza, la Salahshuri aveva dichiarato che “un giorno in Iran il velo non sara’ più obbligatorio”. Accusata di tradire i valori della rivoluzione, la neoparlamentare e’ stata costretta a fare pubblica penitenza (No Pasdaran).

Per ora non e’ dato sapere se Minoo otterrà o no il “perdono divino” o se un giorno l’Iran supererà il velo obbligatorio. Quello che possiamosapere invece e’ che certamentele donne iraniane non otterranno il sostegno delle loro “sorelle” Occidentali. Basta vedere come si sono vestite le rappresentati italiane arrivare in Iran con Matteo Renzi, per capire quanto poco interessi all’Occidente la libertà delle donne iraniane…

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Qualche giorno fa, subito dopo le elezioni Parlamentari iraniane, la giornalista del Corriere della Sera Viviana Mazza ha pubblicato su Facebook una intervista a Parveneh Salahshuri, neo eletta nel Parlamento iraniano grazie al voto della capitale Teheran (nella Lista Speranza). Nell’intervista la Parvaneh, pur elogiando la Repubblica Islamica, dichiarava di voler lottare contro le discriminazioni, aggiungendo che – secondo la sua opinione – un giorno il velo islamico non sara’ più obbligatorio nella Repubblica Islamica (rimarcando, neanche a dirlo, di aver fatto una ricerca e di aver notato che la maggior parta delle donne crede nell’Hijab).

Neanche il tempo di dire la frase “speriamo abbia ragione”, che Parveneh Salahshuri e’ stata immediatamente rimessa al suo posto. Dopo le dichiarazioni davanti alla telecamera della Mazza, i media conservatori iraniani si sono scatenati, chiedendo a gran voce che l’elezione di Parvaneh Salahshuri fosse rivista dal Consiglio dei Guardiani. Risultato: in pieno stile dittatoriale, la Salahshuri ha fatto mea culpa, dichiarando all’agenzia ISNA che “indossare l’hijab e’ uno dei precetti islamici, essenziale per la donna e proveniente dal cuore. Ci sono differenze sul come vada osservato questo principio, ma l’obbligatorietà (del velo) e’ ovvia“. Nel video qui sotto, postato da Masih Alinejad, potrete ascoltare anche una intervista a Viviana Mazza in cui, giustamente, la giornalista italiana chiede che anche la voce delle donne iraniane che non intendono indossare il velo venga ascoltata dal regime.

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Oggi il più importante giornale italiano, il Corriere della Sera, offre una intervista esclusiva ad Hassan Rouhani (testo), Presidente dell’Iran e prossimo ad arrivare in Italia per una visita di Stato ufficiale (Novembre 14 e 15). L’intervista, realizzata da Viviana Mazza e Paolo Valentini, e’ assolutamente incapace di offrire una reale rappresentazione della Repubblica Islamica contemporanea.

Pur ponendo alcune domande interessanti relative alla realtà iraniana, le tematiche sono proposte in maniera assolutamente incapace di pretendere da Rouhani una risposta chiara ed alcune politiche inaccettabili del regime iraniano. Proponiamo di seguito gli aspetti dell’intervista che avrebbero richiesto una maggiore forza da parte degli intervistatori. Una forza necessaria assolutamente necessaria in mancanza della quale, al lettore inconsapevole, e’ offerta una immagine falsata del regime iraniano e delle aspettative che l’Occidente può avere dai Teheran.

  • Accordo nucleare: l’intervista offre una vetrina ad Hassan Rouhani per elogiare l’accordo nucleare e rimarcare come tra Stati Uniti e Iran si potrà aprire una nuova era di relazioni. Rouhani stesso, prevede nel futuro la riapertura di una ambasciata USA in Iran. Parlando quindi dell’arresto di numerosi cittadini americani in Iran, Rouhani descrive il regime iraniano come una realtà che rispetta i diritti degli stranieri. A tutte queste affermazioni, i giornalisti italiani non replicano affatto. Non ricordano a Rouhani che l’Iran non riconosce la risoluzione ONU 2231, approvata in seguito all’accordo di Vienna del 14 luglio scorso. Proprio per questo, come riconosciuto dallo stesso Occidente, l’Iran ha già violato l’accordo nucleare, testando un nuovo missile balistico (Emad) ed interrompendo lo smantellamento delle centrifughe (Reuters). Non solo: i due giornalisti del Corriere non ricordano a Rouhani che, l’attuale primo promotore della campagna di odio verso gli Stati Uniti, e’ Ali Khamenei, Guida Suprema iraniana;
  • Sempre in tema di nucleare e di sanzioni, ne la Viviana Mazza ne Paolo Valentino, hanno ricordato a Rouhani che la Guida Suprema Khamenei ha accettato l’accordo nucleare con condizioni che, implicitamente, negano quanto stabilito a Vienna. Tra queste, anche la condizione che vede l’accordo nullo, se verranno approvate nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica anche per ragioni di sostegno al terrorismo e all’abuso dei diritti umani (No Pasdaran);
  • Diritti Umani: probabilmente la parte più aleatoria dell’intervista. Pur chiedendo conto a Rouhani delle sorti di Karroubi e Mousavi e dell’assenza di democrazia in Iran (bella scoperta…), i due giornalisti lasciano passare le risposte insensate del Presidente iraniano, senza minimamente reagire. Non reagiscono alla vaga promessa di libertà per i due leader dell’Onda Verde, agli arresti domiciliari dal 2011 senza neanche aver mai subito un processo formale e una formale accusa. Senza neanche aver mai avuto il diritto di difendersi con un legale. Non solo: nessuna parola sull’arresto di decine di attivisti per i diritti umani e sul brutale trattamento a cui sono sottoposti in carcere. Un trattamento che ha come scopo diretto quello di rendere gli attivisti dei disabili fisici, incapaci di nuocere al regime. Nessuna parola, quindi, sulla mancanza di progresso dei diritti delle donne e sul fatto che l’Italia – Paese che ospiterà Rouhani – sia la prima promotrice al mondo della Moratoria Universale contro la Pena di Morte. Pena capitale che il regime iraniano usa anche per reati non gravi, per eliminare oppositori politici e nei confronti di chi ha commesso un reato in eta’ minorile (contro ogni Convenzione Internazionale);
  • Siria: sicuramente la parte più ridicola dell’intervista. Ne la Mazza ne Valentino, infatti, hanno il coraggio di ricordare a Rouhani che, proprio l’intervento iraniano al fianco di Bashar al Assad, e’ stato la prima causa dell’attuale immane dramma siriano. Nessuna parola sul jihadismo sciita in Medioriente e sul ruolo dei Pasdaran nella pulizia etnica dei sunniti in Siria e in Iraq. Rounani non poteva aspettarsi di meglio…;
  • Morte a Israele e amore per l’Ebraismo e il Cristianesimo: la parte più folle dell’intervista. I giornalisti lasciano passare totalmente in silenzio il fatto che Rouhani ribadisca l’odio del regime iraniano contro Israele e l’obiettivo – sempre dichiarato – di eliminare il “regime sionista”. Permettono a Rouhani di fare una libera sviolinata sull’amore di Teheran per le tre religioni monoteiste, senza ricordare al Presidente iraniano che in Israele abitano 8 milioni di ebrei e che nelle carceri iraniani languiscono quasi 100 detenuti cristiani, incarcerati per motivi religiosi.

Interviste simili, dietro una parvenza di serietà, mascherano un pericoloso appeasement verso un regime fanatico ed estremista, quale e’ la Repubblica Islamica dell’Iran. Questo genere di “scoop”, non solo non ha il merito di informare, ma ha la responsabilità diretta di rappresentare una vetrina di disinformazione per il lettore Occidentale.

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