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Vladimir Putin e’ arrivato il 23 Novembre scorso a Teheran. Durante la sua visita (Iran Wire), come noto, ha incontrato anche la Guida Suprema Ali Khamenei, a cui ha consegnato un enorme Corano. Il Presidente russo, e’ noto per saper scegliere i regali migliori da fare ai suoi interlocutori. Basti qui ricordare che, visitando qualche mese fa l’Egitto, Putin regalo’ ad al-Sisi un Kalashnikov.

La visita di Putin nella Repubblica Islamica, e’ stata anche la nuova occasione per il regime per aumentare la repressione contro gli attivisti per i diritti umani. Pochi lo sanno, ma in Iran un gruppo di attivisti – e di parenti dei detenuti politici – si raccoglie ogni domenica nel nord di Teheran, per protestare contro gli abusi dei Mullah (Gaiaespana.com). La dimostrazione fattuale che un Iran diverso esiste, ma che purtroppo non ha alcuna attenzione da parte delle democrazie Occidentali, troppo impegnate a fare affari con i Pasdaran. I coraggiosi attivisti iraniani sono monitorati a vista dalle forze di sicurezza che decide, di volta in volta, se chiudere un occhio o arrestare qualche manifestante.

Questa domenica, il regime ha deciso di usare il pugno duro. Per evitare che la settimanale protesta per i diritti umani si trasformasse anche in una manifestazione contro Putin, i Pasdaran hanno arrestato 9 attivisti (DW.com). Tra coloro che sono stati arrestati, c’era anche Mohammad Nourizad, popolare oppositore politico iraniano e regista (Pagina Facebook). Ex sostenitore del regime ed ex giornalista dell’ultraconservatore quotidiano Kahayn, Nourizad ha cambiato la sua posizione dopo la repressione delle proteste popolari del 2009. In quella occasione, egli ebbe il coraggio di scrivere una lettera a Khamenei, capo delle Forze Armate, intimandogli di chiedere perdono per aver ordinato l’uccisione di innocenti manifestanti. Non solo: per combattere il razzismo conto i Baha’i in Iran, Nourizad ha anche baciato i piedi di un bimbo Baha’i e reso pubblica la foto di questo incontro. Ovviamente, Nourizad ha pagato personalmente il suo coraggio, con il carcere e le torture fisiche (No Pasdaran).

Mohammad Nourizad e’ stato rilasciato dopo 24 ore dall’arresto e dopo che tre degli arrestati avevano proclamato uno sciopero della fame. Per tutta la durata dell’arresto, nessun membro della sicurezza ha comunicato a Mohammad Nourizad le accuse contro di lui (Journalism is not a Crime).

Un film documentario di Mohammad Nourizad, dedicato alla sofferenza dei genitori che hanno perso un figlio per la libertà dell’Iran

[youtube:https://youtu.be/fB5721gEiLo%5D

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Una popolare canzone romana ha un famoso ritornello che fa: “ma che ce frega, ma che c’emporta….Come stranoto, la frase continua con “se l’oste al vino c’ha messo l’acqua“. Nel caso dell’Iran e dell’arrivo di Rouhani in Italia, si potrebbe aggiungere “se i Mullah continuano a reprimereee”…Perché e’ esattamente quello che sta accadendo in questo periodo.

Mentre l’Europa – Roma e Parigi in testa – stanno preparando i tappeti rossi per ricevere il Presidente iraniano, nella Repubblica Islamica non si ferma l’abuso spietato dei diritti umani. L’ultimo a pagarne le spese e’ stato Esmail Gerami Moghaddam, ex membro del Parlamento ed ex portavoce del partito riformista Etemad Melli. Il movimento politico Etemad Melli venne creato da Mehdi Karroubi, leader del Movimento Verde insieme a Mir Hossein Mousavi e Zahra Rahnavard. Dal febbraio del 2011, Karroubi, Mousavi e la Rahnavard sono costretti agli arresti domiciliari, senza alcun contatto con l’esterno e senza aver subito alcun regolare processo.

Esmail Gerami Moghaddam e’ stato arrestato nel luglio del 2015 all’aeroporto di Teheran, mentre ritornava in Iran dopo aver completato un dottorato in India e Malesia  (GaiaItalia.com). Moghaddam aveva lasciato il paese nel 2009, in seguito alla repressione delle proteste popolari, seguite alla falsata rielezione del Pasdaran Mahmoud Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran. Dopo essere stato fermato, l’ex parlamentare riformista e’ stato accusato di “propaganda contro lo Stato”, secondo l’articolo 500 del Codice Penale Islamico.

Senza alcuna prova concreta e contrariamente a quanto scritto anche all’interno del Codice Penale Islamico in vigore in Iran, Esmail Gerami Moghaddam, e’ stato condannato a sei anni di carcere (Iran Human Rights).. Secondo l’articolo 500 del Codice Islamico, infatti, per coloro che sono accusati di “propaganda contro lo Stato”, la pena detentiva deve andare da un minimo di 3 mesi ad un massimo di un anno di carcere (Codice Penale Islamico). Il giudice Salavati, uomo da sempre vicino alle Guardie Rivoluzionarie, non solo ha condannato Moghaddam senza prove, ma ha anche disobbedito alle stesse normative vigenti nella Repubblica Islamica.

Purtroppo, come denuncia l’avvocato di Moghaddam, la Corte Rivoluzionaria iraniana che ha condannato l’ex parlamentare riformista, ha dimostrando anche di non avere alcuna pietà per le sue condizioni di salute. Esmail, infatti, ha da tempo problemi agli occhi e ha perso praticamente il 97% della sua capacita’ visiva. Praticamente, ciò significa che egli non può fare nulla da solo e ha costante bisogno di una assistenza. Per questo, tra le altre cose, anche il dottore del carcere ha fatto presente alle autorità che la struttura non e’ attrezzata per assistere persone come Esmail Gerami Moghaddam.

Concludiamo aggiungendo che Esmail Moghaddam e’ anche un veterano della guerra Iran – Iraq, nota nella Repubblica Islamica come la “Sacra Difesa”. In un Paese dove quel conflitto rappresenta ancora oggi una base fondamentale del potere dei Mullah e dei Pasdaran, la condanna di Esmail e’ un segno chiaro della profondità delle repressioni in atto in questo periodo all’interno dell’Iran.

Per non dimenticare

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