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In una intervista rilasciata al Canale 4 della TV iraniana in data 22 gennaio 2019, il capo dell’Agenzia Atomica iraniana Ali Akbar Salehi – gia’ negoziatore nucleare e ex Ministro degli Esteri – ha ammesso che Teheran ha consapevolmente violato l’accordo nucleare. Non basta: Salehi non ha solamente ammesso che l’Iran ha violato il JCPOA, ma ha anche detto che le violazioni sono state compiute sin dalla firma dell’accordo di Vienna.

Parlando alla TV, Salehi ha affermato che segretamente acquistato dei tubi di ricambio per il reattore ad acqua pesante di Arak, per aggirare quanto previsto dal JCPOA. Secondo l’accordo, infatti, l’Iran avrebbe dovuto distruggere la calandra del reattore nucleare, riempiendola di cemento. Invece di seguire l’accordo, come ammette Salehi, Teheran ha acquistato segretamente dei tubi di ricambio e ha mostrato al mondo delle foto photoshoppate del reattore di Arak pieno di cemento.

Come suddetto, le violazioni del JCPOA fatte da Teheran sono state volontarie e precedenti alla Presidenza Trump: Salehi, infatti, rimarca che l’Iran ha acquistato subito questi tubi per il reattore di Arak e informato unicamente Khamenei, perche’ il regime iraniano sapeva che “l’Occidente non avrebbe rispettato l’accordo”.

Infine, Salehi ha affermato che l’impianto per la produzione della yellowcake – uranio informa concentrata per l’arrchhimento – di Ardakan e’ operativo e che il regime e’ pronto ad usare le centrifughe IR-8 per l’arricchimento dell’uranio.

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L’accordo nucleare sta mettendo in crisi i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico, con gli Stati Uniti intenzionati a rivedere – ma non stralciare il JCPOA – e buona parte dell’Europa pronta a dare battaglia per mantenere quanto firmato a Vienna nel 2015. Purtroppo, tra chi si schiera nella seconda coalizione, c’e’ anche l’Italia, ove assistiamo ad una strana battaglia interna alle istituzioni nazionali, con un Governo tutto proteso a promuovere il business con Teheran, e delle agenzie (anche pubbliche) di assicurazione dei crediti esteri – Sace e Cassa Depositi e Prestiti – non convinte della bonarietà di questo investimento.

Per la maggior parte, chi sostiene che nulla debba essere cambiato nell’accordo nucleare, lo fa citando le posizioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), guidata dal giapponese Amano. Peccato che, come recentemente ammesso dallo stesso Amano, l‘AIEA non ha affatto certificato il rispetto iraniano del JCPOA.

Ancora oggi, infatti, l’AIEA non ha mai potuto garantire che l’Iran rispettasse la Sezione T dell’Allegato I, dell’accordo nucleare del 2015, quella che garantisce che Teheran non sta sviluppando attività che potrebbero portarlo a produrre un ordigno nucleare. Ovvero il cuore dell’accordo tra la Repubblica Islamica e il P5+1. L’AIEA non ha mai, ripetiamo mai, potuto garantire la Sezione T, perché l’Iran non ha mai permesso agli ispettori internazionali di verificare alcuni siti militari iraniani, come Parchin, ove sono state simulate delle esplosioni nucleari.

Allora come mai la Mogherini ha sottolineato che “tutte le parti stanno rispettando l’accordo nucleare”? Semplice: Mrs. Pesc non ha mai preso come base i report dell’AIEA, ma le parole della Joint Commission creata dopo la firma dell’accordo nucleare del 2015 a Vienna. La Joint Commission, pero’, non e’ un organo di esperti di in materia, ma una organizzazione creata ad hoc per meri fini politici, allo scopo di superare la stessa AIEA e poter cosi certificare il rispetto dell’accordo stesso…senza reali garanzie…

I membri della Joint Commission, infatti, sono rappresentanti dei Paesi che hanno firmato l’accordo nucleare (più un rappresentante UE). Come tali, non solo sono privi di autonomia e voce propria, ma dipendenti del volere di Governi che, per la maggior parte, hanno solo interesse a riavviare il business con Teheran. Ecco perché, in tutti questi mesi, tutti questi rappresentati sono stati capaci di non dire una sola parola sulle numerose violazioni dell’accordo nucleare compiute dal regime iraniano.

Concludendo, possiamo dire che qualsiasi sia la posizione di un Paese o di una personalità politica rispetto all’accordo nucleare, ci sono alcuni dati di fatto che non possono essere smentiti: il JCPOA non e’ un accordo tecnico, ma politico e in quanto tale deve garantire un nuovo rapporto con Teheran, benedetto all’epoca da Obama. Il fine principale di questo accordo non e’ il nucleare, ma il business. Per questo, per raggiungere questo obiettivo, ci sono forze che sono disposte a passare sopra a tutto, in primis alle violazioni dell’accordo stesso da parte dell’Iran…

Fortunatamente, per il momento, ancora questa follia non e’ valsa il Nobel a nessuno dei maggiori protagonisti…

Il discorso di Trump sull’accordo nucleare iraniano

Come abbiamo sempre sottolineato, i negoziati sul nucleare iraniano stanno andando avanti a rilento e attraverso un susseguirsi di fallimenti. Il prossimo incontro tra i diplomatici si svolgerà il prossimo 24 luglio in Turchia e, senza essere dei maghi, è possibile prevedere che l’unico esisto sarà quello di far guadagnare ulteriore tempo utile al regime iraniano per il suo programma nucleare militare. Una dei punti forti dell’Iran – e dei suoi difensori – durante i negoziati è il supposto diritto ad arricchire l’uranio previsto dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TPN), di cui Teheran è uno dei firmatari. In questo articolo dimostreremo che non è così e che, al contrario,  proprio secondo quanto previsto dal TPN il regime iraniano ha commesso (e sta commettendo) una serie consecutiva di gravissimi crimini internazionali.

Le maggiori violazioni del TPN da parte del regime iraniano

Il Trattato di non Proliferazione Nucleare è stato firmato nel 1968 allo scopo di evitare la proliferazione nucleare nel mondo. Gli Stati firmatari, sottoscrivendo liberamente il testo, non si sono impegnati solamente ad una serie di obblighi internazionali, ma hanno ottenuto anche il diritto, se richiesto, di ottenere l’accesso alla tecnologia nucleare pacifica ad un costo bassissimo. Il Trattato consta di undici articoli che prevedono meccanismi di controllo e di garanzia per i Paesi contraenti.

L’Iran, all’epoca ancora non khomeinista, firmò il Trattato nel 1968 e lo ratificò nel 1970.  Nonostante la possibilità di ottenere l’intero know-how sul ciclo del combustibile nucleare praticamente gratis, nel 1984 il regime iraniano decise di riattivare il programma nucleare iniziato dallo Shah in maniera clandestina, perseguendo un chiaro orientamento militare, finalizzato alla costruzione della bomba atomica. Da quel momento il regime ha commesso una serie di violazioni del Trattato davvero incredibili. Di seguito, alcuni esempi di centrale importanza:

1- L’Articolo II del TPN prevede che “ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente; si impegna inoltre a non produrre né altrimenti procurarsi armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, e a non chiedere né ricevere aiuto per la fabbricazione di armi nucleari o di altri congegni nucleari esplosivi“. Il regime iraniano, al contrario, dal 1987 ha attivato contatti con il network clandestino dello scienziato pakistano A.Q.Khan, il padre della bomba nucleare del Pakistan. Per mezzo di Khan, l’Iran ha ottenuto il know-how per la costruzione delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio IR-I, una trasposizione delle centrifughe pakistane P-1. Grazie al contributo dello scienziato ucraino Vyacheslav Danilenko., esperto di nanotecnologie, l’Iran ha ottenuto quindi la conoscenza per provocare una reazione a catena e, nel 2003. proprio su queste basi ha condotto il primo test di detonazione (quello che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA, chiama “Progetto 110).

2- L’Articolo III del TPN, quindi, impegna ogni Stato ad “accettare le garanzie fissate in un accordo da negoziare e concludere con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica“. Gli accordi conclusi, anche dall’Iran, prevedono il libero accesso degli ispettori internazionali ai siti nucleari presenti nei vari Paesi. L’Iran, non soltanto non ha denunciato l’esistenza dei siti per l’arricchimentoo dell’uranio di Natanz e di Qom, ma ha anche impedito agli ispettori internazionali l’accesso al sito militare di Parchin, dove il regime porta avanti le ricerche sui missili ballistici e soprattutto dove sta ubicato il container per la simulazione delle esplosioni ad alto potenziale (nucleari). Dopo le polemiche, in questo periodo si parla di una possibile apertura del sito ma, come provato dall’ISIS, ormai è noto che Teheran sta ripulendo l’area da qualche mese…

3- Sempre secondo l’articolo III, seconda parte, “ogni Paese si impegna a non fornire: a) materie prime o materiali fissili speciali, o b) strumenti o materiali appositamente progettati o preparati per la lavorazione, l’impiego o la produzione di materiali fissili speciali, a qualsiasi Stato militarmente non nucleare che intenda servirsene per scopi pacifici, qualora tali materie prime o materiali fissili speciali non siano soggetti alle garanzie richieste dal presente articolo“. Anche in questo caso, l’Iran ha mancato verso il TPN rendendosi disponibile a trasferire tecnologia nucleare senza controllo dell’AIEA ai suoi alleati e firmando con il Venezuela (altro Paese parte del TPN) accordi, secondo diversi analisti, sarebbero volti alla proliferazione nucleare.

Agli esempi “diretti” vanno aggiunti quelli “indiretti”. Cosa significa? Molto semplice. L’Iran ha affiancato al programma nucleare, un programma di sviluppo di missili balistici davvero preoccupante e, per mezzo di quello che l’AIEA chiama “Progetto 111” sta studiando come caricare un ordigno nucleare all’interno di un vettore balistico. Altro dato rilevante: l’Iran sta arricchiendo l’uranio al 20% presso Natanz e Qom. Questa percentuale di arricchimento, non ha nessuna spiegazione “civile”. L’unica spiegazione concreta, quindi è quella che rimanda a una seconda fase di arricchimento, che precede la terza e ultima fase, quella dell’arricchimento dell’uranio al 99% per provocare la reazione a catena….

Il regime non ferma il terrorismo

Il regime non ferma il suo programma nucleare e nemmeno il suo finanziamento al terrorismo internazionale. In questi giorni, in Kenya, due iraniani sono stati arrestati con l’accusa di voler compiere attentati terroristici contro rappresentanze israeliane e americane. Ai due il regime iraniano ha spedito, via mare, 100 chilogrammi di esplosivo!  La rete è parte della struttura che la Forza Quds sta costruendo in Africa, allo scopo di colpire obiettivi nemici e divulgare l’ideologia khomeinista. Non è un caso, quindi, che il Governo canadese – in una maniera assai inusuale – ha messo in guardia l’Ambasciata iraniana ad Ottawa dal reclutare cittadini iraniani residenti in Canada allo scopo di compiere azioni volte a favorire gli interessi del regime iraniano all’estero. Insomma, fuori dai termini diplomatici, si tratta di messaggio molto chiaro, volto a denunciare il terrorismo della Repubblica Islamica dell’Iran davanti a tutto il mondo! Su Iran e terrorismo vi rimandiamo ad un report da noi pubblicato qualche tempo addietro.