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Maryam Shariatmadari, una delle ragazze che si sono tolte pubblicamente il velo in protesta contro le leggi della Sharia, e’ stata condannata ad un anno di carcere dalla Corte Criminale di Teheran, Sezione 1091. Secondo la Corte, Maryam avrebbe “incoraggiato la corruzione rimuovendo il suo hijab“.

La protesta di Maryam, avvenuta il 23 febbraio del 2018 a Teheran, fu repressa in maniera particolarmente cruenta: Maryam non fu solo arrestata, ma fu fisicamente scaraventata per terra da un poliziotto e successivamente costretta ad essere operata per le conseguenze della caduta.

Maryam Shariatmadari, studentessa di informatica presso la Amir Kabir University, e’ la seconda donna che viene condannata al carcere per aver protestato contro il velo obbligatorio. Prima di lei, all’inizio di marzo, Narges Hosseini era stata condanna a due anni di detenzione per la stessa motivazione.

La cosa incredibile e’ che, mentre le ragazze iraniane vengono sbattute in prigione per aver lottato per la loro libertà e dignità, la Repubblica Islamica salva dal carcere personalità accusate di abusi sessuali. Il caso più noto e’ quello di Saeed Tousi, Tousi e’ uno dei recitatori del Corano più noti in Iran ed e’ il preferito dell’Ayatollah Khamenei. Accusato di pedofilia, Tousi e’ stato prima condannato a quattro anni di carcere e poi assolto completamente, grazie all’intervento diretto della Guida Suprema.

Le ragazze arrestate per aver protestato contro l’hjiab sono seguite anche dall’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, nota a livello internazionale per la sua battaglia in favore dei diritti umani. Nasrin, con un collega, segue anche Shaparak Shajarizadeh, un’altra donna arrestata per le stesse ragioni.

Ricordiamo che, secondo l’articolo 638 del Codice Penale iraniano, “chiunque commetta un atto haram (impuro) in un luogo pubblico o per strada” oltre ad una condanna al carcere, rischia anche di ricevere ben 74 frustate.

Il video della protesta di Maryam Shariatmadari

 

 

 

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velo iran

La scorsa abbiamo mostrato un video in cui era possibile vedere una ragazza iraniana che, mentre protestava in piedi su una cabina elettrica contro il velo obbligatorio, veniva aggredita da un poliziotto e scaraventata a terra.

Quando abbiamo pubblicato quel video, ancora non avevamo molte notizie sulla ragazza, compresa la sua identità. Purtroppo, la storia non e’ terminata al brutto video che abbiamo mostrato.

La ragazza, dopo l’aggressione, e’ caduta a terra e si e’ rotta un ginocchio. Senza alcuna pietà, le forze di sicurezza prima di portarla in ospedale, l’hanno arrestata. Dopo il suo fermo, sono uscite alcune informazioni sulla sua identità: il nome della ragazza e’  Maryam Shariatmadari, ha 32 anni, ed e’ una studentessa della Università Amir Kabir.

Dopo il fermo, Maryam e’ stata trasportata all’ospedale Vali Asr, ove le e’ stata diagnosticata la rottura del ginocchio e la necessita’ di subire una operazione chirurgica. Incredibilmente, Maryam ha dovuto aspettare ore per essere operata perché, gli agenti che la controllavano, hanno ricevuto una chiamata con l’ordine di andare ad interrompere una “festa mista” nella capitale (ovvero una festa tra uomini e donne insieme).

Dopo l’intervento, a Maryam sono state negate le necessarie cure mediche post-operatorie ed e’ stata sbattuta in cella senza alcuna pietà. Tra le altre cose, come riporta il quotidiano iraniano Shargh, anche la madre di Maryam e’ stata detenuta per venticinque ore, per aver chiesto notizie della figlia.

Rportiamo anche che, nonostante il video e le testimonianze, a Maryam e’ stato negato il diritto di denunciare il poliziotto che l’ha aggredita. Peggio, il Ministero dell’Interno iraniano ha ufficialmente preso posizione in favore dell’agente.

Ad oggi, ventinove persone sono state arrestate per aver protestato contro il velo obbligatorio. Purtroppo, di molte delle persone fermate non siamo a conoscenza dei nomi. Questi coraggiosi attivisti sono oggi in custodia presso diversi centri detentivi iraniani, spesso senza neanche aver avuto il diritto di comunicare con i loro famigliari.

 

 

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Il video che vi mostriamo di seguito e’ stato diffuso ieri da Nasrin Sotoudeh, la nota avvocatessa iraniana, impegnata da sempre nella difesa dei diritti umani.

Il video mostra una ragazza iraniana che pubblicamente, come avviene ormai da un paio di mesi, protesta pubblicamente contro il velo obbligatorio. Intorno alla giovane, come si vede, si forma una folla di persone, attirate da suo gesto e dalle sue parole. Ad un certo punto, un poliziotto si erge e brutalmente spinge la ragazza per terra.

La protesta delle donne iraniane sta spaventando il regime: a dimostrarlo sono le foto che mostrano gli operai al lavoro per inserire nuove staffe sopra le colonnine degli impianti esterni di telecomunicazione, al fine di rendere più complicato per le ragazze salirci e restarci in piedi stabilmente.

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L’attivista del video, neanche a dirlo, e’ stata arrestata e si unisce alla lista delle ragazze iraniane che attendono un processo, per aver pubblicamente detto no al velo obbligatorio. In attesa di processo sono anche Vida Mohavedi e Narges Hosseini, coloro che per prime hanno lanciato la campagna #GirlsofRevolutionStreet.

Nel frattempo, umiliando ancora tutto l’Occidente, mentre le donne iraniane lottano per i loro diritti, la Ministra degli Esteri olandese e’ arrivata a Teheran completamente velata…

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Di lui sappiamo pochissimo, anzi, quasi nulla. Sappiamo solo quello che e’ stato pubblicato dalla pagina Facebook, “My Stealthy Freedom“, “la mia libertà rubata”. Secondo questa pagina Ali e’ un ragazzo di Mashhad che, senza paura, ha deciso di prendere parte pubblicamente alla campagna #GirlsOFRevolutionStreet, la protesta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio, cominciata a fine dicembre grazie al coraggioso gesto di Vida Mohavedi. 

Ieri, My Stealthy Freedom ha pubblicato il video di Ali mentre, in piedi su una panchina di Mashhad, sventola un velo bianco come fosse una bandiera, per dire no al velo obbligatorio imposto alle donne iraniane. Poco dopo questo coraggioso gesto di disobbedienza civile, Ali e’ stato raggiunto nel suo luogo di lavoro dagli agenti di sicurezza e arrestato. Di lui, come denunciano i suoi parenti, non si hanno più notizie da sette giorni!!!

Ancora una volta un terribile abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano, un abuso che – senza la forte denuncia della Comunità democratica – rischia di rimanere (nuovamente) impunito!

narges hosseini

Narges Hosseini, una delle ragazze di Teheran arrestate per aver deciso di togliersi pubblicamente il velo, ha scelto di non pentirsi e rischia dieci anni di carcere.

La protesta di Narges e’ arrivata dopo quella di Vida Mohaved, la prima ragazza che – il 27 dicembre scorso, all’inizio delle proteste popolari in Iran – si era recata in Via della Rivoluzione, nella capitale Teheran, si era tolta il velo e l’aveva attaccato ad un bastone come fosse una bandiera per la libertà.

Vida Mohaved venne immediatamente fermata dagli agenti della sicurezza e di lei, madre di un bimbo di 19 mesi, per settimane non si ebbero più notizie. Narges Hosseini, quindi, ha deciso di continuare la protesta di Vida.

Dopo l’arresto, Narges Hosseini non ha potuto pagare la condizionale per il suo rilascio, perche’ la somma richiesta era troppo alta. Qualche giorno dopo, Narges ha rifiutato di comparire davanti alla Corte e di esprimere pubblicamente pentimento per il suo gesto. Ora, in base al Codice Islamico – articoli 638 e 639 – Narges Hosseini potrebbe rischiare dieci anni di carcere e 74 frustate, per “istigazione a commettere atti immorali” e “atto haram (peccaminoso) in luogo pubblico.  La Hosseini ha anche rifiutato la tesi difensiva del suo legale che, per farla scarcerare, aveva provato a dire che Narges era sotto l’effetto di droghe.

Ricordiamo che, con Vida e Narges, decine di altre donne in questo ultimo mese hanno tolto pubblicamente il velo, per dire basta all’hijab obbligatorio. Ventinove di loro, solamente a Teheran, sono state arrestate. Della loro sorte, ad oggi, non si hanno notizie certe.

 

women iran

All’inizio fu la “One Million Signatures”, una campagna per l’uguaglianza di genere in Iran, lanciata nel 2006 da decine di attiviste iraniane – tra cui il Premio Nobel Shirin Ebadi. Per la prima volta, pubblicamente, veniva sfidato il sistema misogino che governa la Repubblica Islamica, quello che relega legalmente la donna, ad un essere di serie B nella società islamista.

Durante la protesta dell’Onda Verde del 2009, poi, fu l’immagine tragica di Neda Soltan, a simboleggiare la lotta delle donne iraniane contro il regime. Il video che la mostrava sanguinante per terra, mentre emetteva i suoi ultimi respiri, fece il giro dei social network. La sua morte, terribile, mostro’ al mondo il volto brutale del regime!

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Neda Soltan

Nel 2014, quindi, fu una pagina Facebook “My Stealthy Freedom“, la mia Libertà Rubata, a dare voce alle donne iraniane. Una pagina aperta da una giornalista iraniana, Masih Alinejad, da tempo costretta a vivere in Gran Bretagna, per sfuggire alle leggi misogine del regime. L’obiettivo di Masih era semplice: dare una voce alle donne iraniane che intendono lottare per l’uguaglianza di genere, contro il velo obbligatorio e tutte le leggi che in Iran, trattano la donna come un essere secondario.

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Masih Alinejad, quando viveva in Iran (sinistra) e dopo il trasferimento a Londra (destra)

La pagina aperta dalla Alinejad, in poco tempo, ha avuto un successo clamoroso, ricevendo dall’Iran, centinaia di foto e video in cui le donne si mostrano senza velo o, coraggiosamente, sfidano i divieti del regime camminando con i capelli scoperti davanti ai Pasdaran o ai Basij.

Proprio dalla pagina My Stealthy Freedom, sono nati i “White Wednesday, i “Mercoledì Bianchi”: le ragazze iraniane vestono un capo bianco mentre girano per le strade ed inviano le loro foto (o video) alla Alinejad. Una protesta pacifica, per dire no, ancora una volta, al velo obbligatorio in Iran. Una campagna a cui, piano piano, si sono uniti anche gli uomini: padri, fratelli, mariti delle tante ragazze iraniane, pronti a metterci la faccia per dire basta ai soprusi contro i loro affetti.

Quando, a fine dicembre, sono scoppiate le nuove proteste popolari in Iran, un giovane madre di Teheran ha deciso di sfidare ancora il regime: senza paura, Vida Movahed si e’ tolta il velo bianco in Via della Rivoluzione, e lo sventolato come fosse una bandiera. La giovane e’ stata arrestata immediatamente e per settimane, del suo destino, nessuno ha saputo più niente.

L’arresto di Vida, pero’, non e’ servito a bloccare la lotta per l’uguaglianza di genere, anzi. Da quella data, decine e decine di donne – e anche di uomini – si sono fatti fotografare con un velo appeso ad una asticella, in segno di solidarietà a Vida e per la fine dell’obbligo all’hijab.  A questa lotta, si sono unite persino donne anziane e ragazze iraniane totalmente velate, coraggiose attiviste che – nonostante i loro convincimenti religiosi – non vogliono imporli ad altre ragazze coattivamente.

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Vida Movahed con il figlio di 19 mesi

Senza dimenticare che, nelle prigioni iraniane, rimangono detenute ancora oggi coraggiose attiviste per i diritti umani, condannate a decine di anni di carcere per aver aver pubblicamente protestato contro gli abusi del regime. Alcuni dei loro nomi sono Narges Mohammadi, Atena Daemi,  Golrokh Ebrahimi Iraee e Nasrin Sotoudeh, quest’ultima rilasciata dopo anni dal carcere, ma impossibilitata a svolgere liberamente e senza paura il suo lavoro di avvocato.

Quella che le donne iraniane stanno portando avanti, e’ una vera e propria rivoluzione culturale. Non e’ dato sapere quanto tempo ci vorrà perché questa rivoluzione abbia successo, ma ciò che e’ sicuro, e’ che si tratta di una battaglia che cambierà totalmente il volto dell’Iran aprendo le porte, probabilmente, alla fine dello stesso regime khomeinista. 

Perché? Perché dietro il velo obbligatorio, non c’e’ solo l’ideologia misogine, ma c’e’ tutto un sistema di potere clerico-fascista che, una volta eroso, sara’ destinato a crollare su se stesso come un castello di sabbia.

Dispiace, addolora, che le femministe Occidentali stiano – da anni – voltando le spalle a tutto questo processo, troppo prese evidentemente dalla volontà di “vincere la gara di amicizia con l’Iran…”

shiva amini pic

C’e’ un caso che, in questi giorni, sta scuotendo il mondo sportivo internazionale, legato direttamente all’abuso dei diritti umani in Iran.

Si tratta del caso della giocatrice iraniana Shiva Amini, fino a poco tempo fa parte della nazionale femminile della Repubblica Islamica, rifugiatasi un paio di mesi fa in Svizzera, per paura di essere arrestata a Teheran.

La paura della calciatrice iraniana e’ fondata: Shiva, infatti, si e’ “permessa” di giocare a calcio senza velo e con degli uomini, durante una vacanza in Europa, qualche mese addietro. Le immagini che circolarono all’epoca sui social, causarono la rabbia del regime iraniano, che immediatamente la caccio’ dalla nazionale.

Ora, a distanza di qualche mese, Shiva ha ufficialmente chiesto asilo politico in Svizzera, per paura di finire in carcere una volta tornata in Iran. In questi mesi, per costringerla a tornare a casa e fargliela pagare, il regime ha anche sottoposto a pressioni molto forti gli anziani genitori della calciatrice.

La questione di Shiva Amini riguarda anche l’Italia: le immagini che ritraggono Shiva giocare a calcio senza velo e in pantaloncini corti, sono infatti state riprese mentre la giovane sportiva si trovava in viaggio in nord Italia.

La lotta di Shiva per la libertà, e’ quindi una lotta che deve coinvolgere anche le autorità italiane. Tutelare il diritto di Shiva di non indossare il velo obbligatoriamente e di poter giocare a calcio con chi vuole, significa tutelare i sani principi dello sport e i diritti umani, principi a cui tutta l’Europa non può che richiamarsi, Italia in testa.

#play futsal#💪#⚽️#🇪🇸#🇮🇹# #WeplayStrong

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