Posts contrassegnato dai tag ‘Velayat-e Faqih’

71f5ee6b-f14d-418c-be5f-612c53aeec26_16x9_600x338

Ahmed Galambur, già colonnello dei Pasdaran e oggi professore all’università di Teheran, ha affermato che la Guerra Iraq – Iran non fu, come racconta la stessa storiografia iraniana, una “guerra imposta”, ma fu il preciso volere dell’Imam Khomeini per espandere il potere della Repubblica Islamica fuori dall’Iran. Questo, ha continuato Galambur, perchè la “Repubblica Islamica non conosce limiti geografici” (al Arabiya).

Aggiornando il suo discorso ai fatti attuali, Ahmed Galambur ha dichiarato che gli attuali interventi militari di Teheran in diversi Paesi della Regione, inclusi Yemen e Siria, fa parte della strategia militare basata sul principio che “la migliore difesa è l’attaco”. Ergo, il regime iraniano ha consapevolvemte deciso di attaccare “il nemico” in Siria, Libano, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan. Ovviamente, su preciso ordine dell’Imam Khamenei, attuale Guida Suprema iraniana.

Infine, Galambur ha attaccato coloro che non hanno la sua stessa visione della politica estera iraniana. “Alcuni in Iran” – ha detto Galambur – non riconoscono il concetto puro della rivoluzione e insistono nell’agire solamente all’interno dei confini iraniani. Queste persone, non sono consapevoli dei veri obiettivi della rivoluzione e del suo slogan ‘guerra fino alla vittoria‘”

Purtroppo, le parole di Galambur non vanno prese come mera propaganda. Non solo perchè il regime iraniano ha sempre agito per espandere la rivoluzione khomeinista, ma anche perchè lo stesso Khomeini rifiutò nel 1982 di mettere fine alla guerra contro l’Iraq, proprio al fine di fare di Baghdad un nuovo avamposto iraniano.

Un obiettivo che, per via dell’Iran Deal, delle milizie paramilitari sciite e di puppet come al-Maliki, Teheran sta ottenendo in questo periodo. Un “successo” realizzato per mezzo di massacri di popolazione sunnita che nulla hanno da invidiare a quelli compiuti dai jihadisti del Califfato contro gli sciiti.

Adesso è praticamente ufficiale: pur non parlando direttamente di squalifica, la Guida Suprema iraniana ha pubblicamente dichiarato che Ahmadinejad non potrà candidarsi alle prossime elezioni Presidenziali. Secondo quanto dichiarato da Khamenei, davanti alla richiesta di una sua opinione di “una certa persona” (ovvero di Ahmadinejad stesso), egli avrebbe risposto che non era il caso di candidarsi al fine di non favorire drammatiche divisioni e ledere l’interesse del Paese.

Solamente un ignorante – in questo senso, colui che ignora – della realtà politica iraniana, potrebbe essere sorpreso di questa decisione. Perchè le elezioni Presidenziali iraniane, sono una farsa che serve unicamente al regime per dare una parvenza di democraticità al suo totalitarismo. La Guida Suprema, infatti, decide per tempo chi sarà il prossimo Presidente iraniano, considerando gli interessi tra le fazioni in gioco, ma soprattutto considerando cosa serve al regime per autoperpetuarsi.

Ecco allora come si spiegano i fenomeni Khatami, Ahmadinejad e Rouhani, solamente per parlare delle ultime tre elezioni Presidenziali. Quando fu eletto Khatami nel 1997, oggi caduto in disgrazia, il regime era duramente sotto pressione per le conseguenze della fine della Guerra Fredda e soprattutto per le informazioni che iniziavano ad essere diffuse sul programma nucleare del regime. Khatami fu il volto pulito che Teheran mise a disposizione dell’Occidente per rifarsi il look. Il Presidente riformista, quindi, favorì la firma di un accordo farsa sul nucleare, di cui all’epoca si occupò lo stesso Rouhani, attuale presidente iraniano. Quella di Khatami fu una Presidenza che permise a Teheran di reprimere la rivolta degli studenti di Teheran senza conseguenze diplomatiche di rilievo e consentì a Teheran ompletare alcuni siti nucleari quali Esfahan in piena libertà, come ammeso dallo stesso Rouhani.

Ovviamente, e qui esiste la sola grande lotta all’interno dell’establishment iraniano, la linea “riformista” prevedeva un progetto economico fatto di privatizzazioni. Un progetto in linea anche con le posizioni di uomini chiave come Rafsajani, ricchissimo Ayatollah iraniano, personalmente interessato ad conquestare una bella fetta dell’economia iraniana. Per farlo, però, doveva competere con gli interessi economici dei Pasdaran, interessi che egli stesso aveva favorito durante gli anni della sua Presidenza.

Ecco allora l’inizio delle pressioni e delle minacce per mezzo di lettere pubbliche a Khatami, da parte di alcuni Generali Pasdaran. La Guida Suprema, anch’essa economicamente interessata, privo dei timori relative alla sopravvivenza del regime, permese quindi l’arrivo al potere del negazionista Basij Mahmoud Ahmadinejad nel 2005. La sua sarà una presidenza fatta di minacce, di accellerazione nel programma nucleare e soprattutto di contratti senza limite concessi alle compagnie legate ai Pasdaran. Ahmadinejad risulta essere un Presidente perfetto fino a quando non accadono tre cose: 1- lo sviluppo del programma nucleare e missilistico determina l’approvazione di importanti e pesanti sanzioni contro l’Iran; 2- i giovani iraniani si ribellano alla rielezione di Ahmadinejad (Onda Verde); 3 – la cerchia intorno ad Ahmadinejad prova a “laicizzare il potere”, tentando di nazionalizzare la Repubblica Islamica, allo scopo di arrivare a nominare la prossima Guida Suprema.

Khamenei è furbo. Grazie ai Pasdaran riesce a reprimere l’Onda Verde tra il 2009 e il 2011, ma capisce anche che le compagnie dei Pasdaran non sono in grado, da sole, di reggere l’urto delle sanzioni internazionali e di garantire un minimo di sviluppo economico all’Iran. Ahmadinejad era divenuto ingombrante e serviva una nuova faccia pulita per riqualificare il regime. Ecco allora l’inizio delle trattative segrete tra USA e Iran in Oman nel 2012, concluse con la firma dell’accordo nucleare nel luglio del 2015. Non prima di aver fatto eleggere Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran, rimettendo la lancetta in equilibrio tra gli interessi della cerchia di Rafsanjani e quella delle Guardie Rivoluzionarie.

Quale futuro per la Presidenza dell’Iran? Khamenei ha le idee chiare: Rouhani (o chi per lui), deve continuare ad essere la faccia internazionale del regime, per fare da “garante” all’accordo nucleare e alla fine di buona parte delle sanzioni internazionali. Nel frattempo, in piena libertà, i Pasdaran continuano a reprimere i diritti umani in Iran e sponsorizzare il terrorismo in tutto il Medioriente. Abusi che vengono compiuti nel pieno silenzio internazionale e talvolta anche con la complicità di chi vede nel regime iraniano un nuovo partner “per la stabilizzazione”.

La vera incognita per l’Iran non è la Presidenza, ma la nomina della future Guida Suprema, ovvero colui che prenderà il posto di Khamenei alla sua morte. Ovviamente, chiunque verrà eletto, non rappresenterà un vero cambiamento per il popolo iraniano. Il regime khomeinista, infatti, esiste solamente a patto che sia aggressive, promuova un nemico esterno costante e non permetta una eccessiva apertura culturale al suo interno. Ecco perchè, la sola libertà per il popolo iraniano arriverà quando la Velayat-e Faqih verrà superata e si realizzerà un vero processo democratico, federalista e pluralista. Il resto è solo illusione…

Video ufficiale di Khamenei, in cui invita l’Occidente a piegarsi al sistema politico-economico islamista