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Farshid-Fathi-familia

La persecuzione dei cristiani nella Repubblica Islamica dell’Iran, non si ferma neanche quando i perseguitati sono già in carcere. Quanto successo il 5 Marzo scorso nel carcere di Rajaei Shahr ne è una riprova tangibile. Secondo quanto riferito dall’agenzia HRANA, il Mullah del Braccio 10 della prigione ha deciso di ordinare ai cristiani detenuti di consegnare i loro libri di preghiera. La richiesta, si badi bene, era ovviamente non solo disumana, ma anche illegale: questi testi sacri sono stati ottenuti dai prigionieri cristiani direttamente dalle autorità del regime, attraverso una formale richiesta.

Ovviamente, come noto, nella Repubblica fondamentalista iraniana la legge e le regole valgono fino a quando non incontrano il Mullah o il Pasdaran di turno. Ecco allora che il clerico nominato direttamente dal Ministero della Cultura del Governo Rouhani, secondo le informazioni un tale Mortazavi, ha deciso di far valere il suo volere contro le regole e ordinare la confisca dei testi sacri. La sua brutalità, però, si è scontrata con la fede e il coraggio dei detenuti. I prigionieri cristiani, sfindando l’abuso di potere, si sono rifiutati di obbedire e non hanno consegnato i loro Vangeli.

Il Mullah, chiaramente, non ha accettato il rifiuto e ha deciso di prendersi la sua rivincita. Per questo, ha inventato una accusa di offese contro il Pastore evangelico Farshid Fathi, arrestato nel dicembre del 2010 e condannato a sei anni di carcere per essersi convertito dall’Islam al Cristianesimo. La sua liberazione, teoricamente, dovrebbe avvenire nel dicembre del 2016, ma dopo questa denuncia rischia di rimanere in carcere per altri due anni.

Per conoscere meglio la storia del Pastore Farshid Fathi e agire per la sua liberazione, vi preghiamo di visitare questo sito: http://www.freefarshid.org/farshids-story

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Il 17 febbraio scorso gli uomini della Vevak, il servizio segreto iraniano, hanno compiuto un raid punitivo contro un gruppo di cristiani di Rasht. Sebbene le motivazioni ufficiali di questa azione restino ancora ignote, è possibile comunque provare delineare la situazione. Secondo quanto riportato dal sito Christian Solidarity Worldwide, gli agenti dell’intelligence sono entrati senza mandato all’interno della casa di Yasser Mosayebzadeh, Saheb Fadaie e Mehdi Reza Omidi, tre cristiani iraniani di Rasht. Durante il blitz, gli agenti hanno sequestrato computer, CD, Bibbie e libri di preghiera. I tre cristiani sono stati quindi caricati su una camionetta e portati negli uffici dell’intelligence per rispondere ad alcune domande.

Uno dei fermati, Mehdi Reza Omidi, era stato già arrestato con altri tre fedeli cristiani nell’ottobre del 2013. Per loro l’accusa, assurda, era di aver bevuto vino in occasione di una Comunione e di essere in possesso di una antenna parabolica per la TV. Tutti e quattro gli arrestati, in quella occasione, furono condannati ad 80 frustate. Secondo alcune ipotesi, questa ultima azione dell’intelligence, andrebbe ricondotta ai rapporti tra i tre cristini fermati e il Pastore Yousef Nadarkhani, arrestato per apostasia nel 2010 e condannato a morte. Fortunatamente, grazie alle pressioni internazionali, il Pastore Nadarkhani è stato rilasciato nel 2012.

La stessa pietà, purtroppo, non viene applicata dal regime iraniano verso le altre decine di cristiani attualmente nelle carceri dei Mullah. Tra loro, vogliamo ricordare il Pastore Behnam Irani, anche lui accusato di apostasia per essersi convertito dall’Islam al Cristianesimo e condannato a sei anni di carcere. Le condizioni di salute del Pastore Irani sono drammatiche ma, nonostante il parere positivo dei carcerieri, il giudice ha deciso di non autorizzare la libertà condizionata.

Poco dopo il criminale sgozzamento in Libia dei 21 cristiani copti da parte di Isis, la Guida Suprema Khamenei ha usato il suo account Twitter per condannare l’accaduto e sottolineare come nella Repubblica Islamica non avvengono persecuzioni di non Musulmani da parte di Musulmani. Come abbiamo già scritto, si tratta di una grande menzogna, considerando soprattutto che, l’abuso contro le minoranze etniche e religione (e di genere), è promosso dallo stesso regime al potere, terrorizzato da qualsiasi idea diversa da quella promossa dai Pasdaran e dai Mullah.

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