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Bahai-prisoner

Una giovane donna Baha’i, Sarir Movaghan, e’ stata espulsa dall’Universita’ Islamica Azad di Isfahan, un semestre prima di completare la sua laurea in architettura.

Secondo quanto denunciato da Sarir, l’espulsione sarebbe direttamente derivata dalla sua fede Baha’i: quando si e’ iscritta all’universita’ quattro anni or sono, Sarir ha dichiarato senza problemi la sua fede, ed era stata accettata. Alla fine del suo percorso universitario pero’, poco prima dell’ultimo esame, Sarir e’ stata espulsa nonostante il fatto che non avesse mai espresso la sua fede in pubblico.

Una fonte anonima ha rivelato al Center for Human Rights in Iran che, qualche settimana prima dell’ultimo esame, Sarir e’ stata contattata dall’Universita’ e le e’ stato detto che la sua documentazione non era completa. Improvvisamente, quindi, l’Ateneo ha cancellato completamente le chiavi fornite a Sarir per l’accesso al sito internet della Facolta’. L’Universita’ ha anche rifiutato di dare alla Movaghan la lista degli esami e dei crediti conseguiti sinora.

Purtroppo questo sistema e’ la prassi nella Repubblica Islamica. I Baha’i sono considerati una setta peccaminosa e contro di loro esiste anche una fatwa ad hoc della Repubblica Islamica. Ai Baha’i e’ negato – quasi sempre – l’accesso al sistema educativo nazionale e anche a numerose professioni. Quando accettati, i Baha’i sono a costante rischio di espulsione – come avvenuto a Sarir Movaghan – o devono comunque avere uno stipendio inferiore alla media nazionale.

Iran's Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei meets Italian Prime Minister Matteo Renzi in Tehran

C’e’ un Iran che vive, un Iran che protesta contro le storture drammatiche di un establishment fondamentalista. Un Iran che, nonostante le leggi e le repressioni, scende in piazza senza paura e grida forte “morte al regime”. Di questo Iran, purtroppo, i media principali italiani – e Occidentali – attualmente non raccontano quasi nulla.

Troppo schiacciati sugli interessi politici, questi media si ricordano del nero del regime iraniano, solamente quando si arriva ai casi più drammatici, come ad esempio quello del ricercatore medico Ahmadreza Djalali. Dell’Iran che resiste alla corruzione del potere clericale e miliziano dei Pasdaran, si e’ smesso ormai di raccontare nel 2009, anno delle famose proteste dell’Onda Verde.

Dell’Iran che resiste, quindi, si e’ completamente persa traccia dopo l’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza della Repubblica Islamica, nell’illusione che un bel sorriso cambiasse la natura perversa della Velayat-e Faqih. Cosi non poteva essere, cosi non e’ stato.

In questi giorni le strade della capitale Teheran si sono riempite di migliaia di persone che, stanche della corruzione e del potere finanziario dei Pasdaran, hanno manifestato tutta la loro rabbia. Persone comuni che hanno messo da parte la paura, forse perché spinti dalla disperazione, e’ hanno gridato “Marg Bar” (Morte al) dittatore (Khamenei) e al regime islamista, considerato alla stregua di Isis.

Ora questa protesta sociale si e’ spostata di nuovo nelle università. I primi a manifestare sono stati gli studenti dell’Università di Teheran, spinti anche dalla scelta di Hassan Rouhani di voler nominare a nuovo Ministro Mansour Gholami, considerato uno di coloro che favorirono le repressioni contro gli studenti dell’Ateneo Bu Ali Sina.

Eppure di questo Iran quasi non si sente parlare. Meglio organizzare delegazioni di imprenditori in accordo col regime, rinchiuderli in hotel e portarli a vedere solo ciò che piace agli alleati di Khamenei.

Le stesse cose che l’iraniano medio odia…