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Il 5 agosto scorso, la Mogherini si e’ recata a Teheran per assistere alla cerimonia del nuovo insediamento del Presidente Hassan Rouhani, in seguito alla sua rielezione. A quella visita, sono seguite una infinita’ di polemiche, su cui non intendiamo tornare.

Cio’ che vogliamo sottolineare e’ che, mentre la Mogherini applaudiva Rouhani, il Presidente iraniano sceglieva tra i nuovi Ministri del suo Governo, personalità considerate criminali dalla stessa Unione Europea. 

Uno di questi e’ Seyyed Alireza Avaee, scelto da Rouhani come nuovo ministro della Giustizia al posto di Mostafa Pour-Mohammadi. Piccolo inciso: lo stesso Pour-Mohammadi era un criminale, avendo contribuito al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988.

Tornando ad Alireza Avaee, si tratta di un personaggio inserito sin dal 2011 nella lista delle sanzioni dell’Unione Europea per “violazione dei diritti umani”. In qualità di Presidente della Magistratura di Teheran, infatti, Avaee ha contribuito all’arresto arbitrario e alla negazione dei diritti civili nei confronti di decine e decine di oppositori politici. Non solo: per colpa sua, anche il numero di esecuzioni capitali e’ aumentato drammaticamente (EUR-lex).

Infine, lo stesso Alireza Avaee e’ responsabile della morte dei 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988: in quel periodo, va ricordato, egli era Capo Procuratore presso il carcere di Dezful, ove vennero mandati al patibolo centinaia di detenuti, anche minorenni.

E’ triste e vergognoso, vedere i massimi rappresentanti dell’UE, applaudire leader che scelgono come Ministri delle figure che, la stessa UE, considera dei massacratori…

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Dopo l’appello di ieri, firmato dai parlamentari italiani, oggi esce un nuovo appello contro il regime iraniano, questa volta sottoscritto da 265 membri del Parlamento europeo (link).

Si tratta di un appello durissimo, che condanna Teheran non solo per le esecuzioni capitali – il 55% delle esecuzioni mondiali avviene in Iran – ma anche per l’assenza dei diritti delle donne e per il massacro degli oppositori politici compiuto nel 1988. In tema di pena di morte, per la cronaca, l’appello ricorda che questa pratica e’ sostenuta dallo stesso Presidente Rouhani, che le ha definite parte della “legge Divina”.

La parte più forte dell’appello, e’ quella finale, ove si chiede esplicitamente di inserire le Guardie Rivoluzionarie iraniane – i famosi Pasdaran – nella blacklist dell’Unione Europea, non solo per il sostegno al terrorismo, ma anche per il capillare controllo dell’economia iraniana.

L’appello, fortunatamente, e’ stato firmato anche da numerosi deputati italiani tra i quali ricordiamo: Barbara Spinelli, Remo Sarnagiotto, David Sassoli, Salvatore Domenico Pogliese, Aldo Patriciello, Alessia Maria Mosca, Fulvio Martusciello, Elena Gentile, Elisabetta Gardini, Lorenzo Fontana, Raffaele Fitto, Paolo De Castro, Andrea Cozzolino, Silvia Costa, Mercedes Bresso, Nicola Caputo e Renata Briano (link).

Stasera, come riportato dalla stampa, arriverà in Italia il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. A giudicare dai due appelli pubblicati in questi giorni, riteniamo sia un dovere da parte del Ministro Alfano e del Premier Gentiloni, riportare a Zarif le richieste dei legislatori italiani ed europei. 

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Qualche giorno fa l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’UE, Federica Mogherini, si è recata a Teheran nuovamente. Neanche a dirlo, la Signora Mogherini non è atterrata nella Repubblica Islamica per lamentare e protestare contro gli abusi del regime, ma per ribadire pubblicamente la sua periodica riveranza al regime khomeinista. Sempre scontato, al contrario di quanto accade quando si reca in altri Paesi mussulmani, la Mogherini è giunta a Teheran velatissima, come piace al suo amico Javad Zarif (EU External Action).

Peccato che la stessa riverenza che i burocrati di Bruxelles riservano ai fondamentalisti iraniani, non sia ricambiata in alcun modo. Anzi, pochi giorni dopo la visita della Mogherini, le autorità iraniane hanno eseguito una sentenza medievale e vergognosa, cavando un occhio ad un detenuto. Questo, secondo la norma della Sharia del Qisas, ovvero dell’occhio per occhio, dente per dente. Una pratica barbara, che il regime iraniano porta avanti liberamente, nonostante il supposto dialogo sui diritti umani avviato con la stessa UE e con l’Italia. Specchietti per le allodole, utili solo a giustificare il nuovo business con un regime impresentabile al mondo civile. Il fatto gravissimo, per la cronaca, è avvenuto a Qorveh, nel Kurdistan iraniano (Iran Human Rights).

Nel frattempo, il Parlamento europeo ha approvato un documento volto a delineare le relazioni tra UE e Iran, in cui – pur ribadendo la sua contrarietà alla pena di morte e criticando qua e là le azioni del regime  – mette praticamente in secondo piano la questione dei diritti umani nella Repubblica Islamica e il sostegno di Teheran al terrorismo internazionale (ricordiamo che il Dipartimento di Stato USA classifica l’Iran come “primo stato sponsor del terrorismo nel mondo”). Neanche a dirlo, la road map UE, è stata scritta dall’eurodeputato laburista inglese Richard Howitt. Lo stesso partito laburista inglese che, come si ricorderà, ha come segretario quell Jeremy Corbyn, fan di Hamas ed Hezbollah. Per la cronaca, l’eurodeputato Howitt lascerà il parlamento euroepeo a fine anno, per entrare nel settore finanziario

 

 

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L’Ayatollah Ayatollah Sadeq Amoli-Larijani, Capo della Magistratura iraniana, ha annunciato che il Ministro degli Esteri iraniano Zarif e la Responsabile della Politica Estera dell’UE Federica Mogherini, hanno avviato una “discussione preliminare” sul tema dei diritti umani. Si tratta, lo diciamo chiaramente, dell’ennesimo bluff che la diplomazia Occidentale ci sta proponendo, per giustificare le relazioni commerciali con un regime fondamentalista e repressive.

C’è di peggio. L’Unione Europea, dall’alto della sua storia, dovrebbe presentarsi davanti alla Repubblica Islamica a testa alta, vantando la forza della sua democrazia e la superiorità dei suoi valori rispetto ad un regime che valuta la vita della donna metà di quella dell’uomo. Al contrario, ancora una volta, Bruxelles e la Mogherini sembrano portare avanti un dialogo con Teheran da attori secondari, quasi pietendo di raggiungere un accordo al ribasso con i Mullah.

Ecco allora che, proprio facendosi scudo di questo dialogo sui diritti umani, Amoli Larijani si è permesso non soltanto di attaccare nuovamente l’Occidente, ma la stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. Quello che rappresenta per l’Occidente uno dei documenti più alti contro l’abuso dei diritti umani, viene definito da Larijani come un pezzo di carta “scritto da secolaristi e liberali”. Nella Repubblica Islamica, si badi bene, essere secolare e liberale è un insulto (ovviamente agli occhi del regime). Per questa ragione, rimarca Larijani, la Dichiarazione Universale deve essere rivista, al fine di inserirvi valori “spirituali e religiosi” (Tehran Times).

Non contento, Larijani si permette anche di dettare tutte le condizioni di questo “preliminare” negoziato tra Iran e UE sui diritti umani. In primis, devono essere esclusi dal negoziato gli Stati Uniti, considerati da Teheran il Grande Satana. Secondariamente, gli europei non possono permettersi di rigettare aspetti della sharia quali il Qysas (ovvero la legge dell'”occhio per occhio e dente per dente”) e la Diyya (la compensazione per un reato). Un rigetto di questi abietti metodi di giustizia clericale, infatti, viene considerato da Larijani come una “offesa ai diritti del popolo iraniano”.

Infine, invece di parlare dei diritti repressi delle donne, grazie all’ennesima auto-umiliazione dell’Europa, Larijani rigetta ogni ipotesi di cambiamento della legge sul velo obbligatorio e di mettere in discussione la legge francese sulla laicità. La stessa Francia, continua senza vergogna Larijani, “dove si finisce in carcere se si nega l’Olocausto”. Ricordiamo che l’Iran è un Paese definibile come “negazionista di Stato”, ovvero in cui il negazionismo e l’antisemitismo sono ufficialmente sostenuti dalle massime cariche del regime (Press TV).

Aggiungiamo che questo dialogo avviato dalla Mogherini, umilia le stesse Nazioni Unite. L’ONU, infatti, ha nominato un bravo rappresentante speciale per i Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed. Al rappresentante ONU il regime iraniano ha sempre negato l’accesso nella Repubblica Islamica, nonostante le varie richieste. Tra le altre cose, proprio alcuni giorni fa Javad Larijani, fratello dell’Ayatollah Amoli Larihani, ha ribadito che l’Iran non riconosce alcun report pubblicato dall’inviato delle Nazioni Unite, considerato illegittimo (The Iran Project). Scavalcando l’ONU e i vari report pubblicati in questi anni dal suo inviato speciale, la Mogherini ha umiliato le Nazioni Unite, riprovando nuovamente la secondarietà della politica estera europea sia al suo intero, che nell’ottica globale.

Solamente ieri abbiamo appreso che l’Iran ha impiccato nel mese di luglio un povero ragazzo diciannovenne, solamente perchè omosessuale…

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L’articolo che Shirin Ebadi ha recentemente pubblicato su Politico, non e’ un pezzo qualunque, ma una vera e propria j’accuse nei confronti dell’Europa, per le modalità con cui sta gestendo le aperture politiche – ma soprattutto economiche – al regime iraniano (Politico.eu).

Piccola premessa: l’avvocatessa Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace nel 2003, e’ ormai da anni rifugiata all’estero, dopo aver passato una vita di esclusione sociale e persecuzione in Iran. Presidente di una sezione del Tribunale di Teheran prima delle Rivoluzione iraniana, la Ebadi ha dovuto lasciare il lavoro perché donna nel 1979 e ha potuto esercitare nuovamente la professione forense solamente nel 1992. Dedicatasi soprattutto a difendere gli attivisti per i diritti umani, la Ebadi e’ stata insignita del Premio Nobel nel 2003. Purtroppo, come noto, l’assegnazione del prestigioso riconoscimento le e’ costata solamente una maggiore persecuzione da parte del regime. Dal 2009, quindi, si e’ rifugiata a Londra, dopo che le forze di sicurezza sono penetrate nel suo appartamento di Teheran, sequestrandole anche lo stesso Premio Nobel.

Nell’articolo scritto per Politico, la Ebadi sottolinea come – mentre la Repubblica Islamica diventa per l’Europa un “Open for Business” – il regime continua senza limiti ad impiccare prigionieri, incarcerare giornalisti, discriminare socialmente e professionalmente le donne e abusare dei diritti umani. 

Molto spesso, denuncia la Ebadi, le stesse società Occidentali sono indettamente responsabili degli abusi dei diritti umani. Il Premio Nobel iraniano, a tal proposito, ricorda il ruolo avuto dalla Nokia nel fornire ai Pasdaran i mezzi tecnologici per intercettare gli attivisti dell’Onda Verde – protagonisti delle proteste popolari del 2009/2011 – molto spesso ancora oggi detenuti e torturati dal regime. Non solo: il business con il regime iraniano favorisce la corruzione interna e spesso legittima norme discriminatorie, come quelle che impediscono ai Baha’i di esercitare una serie di professioni (No Pasdaran).

Il regime iraniano, denuncia la Ebadi, usa gli organismi internazionali come l’ONU e il dialogo bilaterale con la UE, per isolare il tema dei diritti umani rispetto agli altri argomenti. Cosi facendo, il regime astutamente avvia dialoghi filosofici sulla questione dei diritti umani che, concretamente, sono destinati al fallimento e non rafforzano in alcun modo gli attivisti presenti all’interno della Repubblica Islamica (molto spesso in carcere, nella piena indifferenza Occidentale). Un caso esemplare e’ quello di Narges Mohammadi, arrestata per aver incontrato la ex Mrs Pesc Lady Ashton a Teheran e su cui l’attuale Mrs. Pesc Mogherini – tanto amica del Ministro degli Esteri iraniano Zarif – non ha mai accennato minimamente (No Pasdaran).

L’Italia stessa, sin dai tempi dell’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino, ha avviato con il regime iraniano un dialogo anche sui diritti umani, per mezzo di alcune conferenze organizzate a Siracusa con la presenza dello stesso Javad Larijani, Segretario del Consiglio per i Diritti Umani dell’Iran. Non solo quelle conferenze non hanno portato a nulla, ma hanno contribuito allo sdoganamento del regime, nello stesso momento in cui le condanne a morte aumentavano e gli attivisti finivano in celle di isolamento senza processi legali. In altre parole, quelle conferenze sono servite unicamente per legittimare il nuovo business con uno Stato autoritario, senza porre delle reali condizioni a Teheran (No Pasdaran).

Tutto ciò senza dimenticare che, sin dal 2002, l’Unione Europea ha avviato con l’Iran un dialogo bilaterale sui diritti umani. Dialogo fallito drammaticamente e che non ha impedito a Teheran di schiacciare senza alcuna pietà le proteste popolari iniziate nel 2009, con la illegale rielezione del negazionista Ahmadinejad a Presidente dell’Iran.

Shirin Ebadi descrive quindi quattro condizioni fondamentali che l’Europa deve porre nel nuovo dialogo con il regime iraniano:

  1. mantenere un focus sull’Iran alle Nazioni Unite;
  2. integrare gli sforzi multilaterali con il dialogo bilaterale strategico;
  3. lavorare a stretto contatto con la società civile iraniana, in Iran e all’estero;
  4. stabilire degli standard per il business, legati alla responsabilità sociale delle imprese.

Il quarto punto, per la Ebadi, e’ fondamentale. Lo e’ soprattutto considerando le parole pronunciate da Hassan Rouhani in un discorso alla nazione trasmesso ieri dalle TV nazionali in Iran. Rouhani ha detto che Teheran oggi non punta a scambiare petrolio con prodotti finiti, ma a costruire delle joint venture tra la Repubblica Islamica e le compagnie internazionali. Un progetto che, senza delle chiare condizioni politiche, rischia seriamente di rendere le società estere complici degli abusi dei diritti umani in Iran. 

Per questo, e’ fondamentale che l’appello della Ebadi sia accolto dai Governi europei, primo fra tutti quello italiano. Non solo perché l’Italia si vanta di essere in prima fila per la Moratoria Internazionale sulla Pena di Morte, ma anche perché Rouhani ha scelto proprio Roma come “porta d’ingresso” verso l’Europa. Una decisione che, chiaramente, pone il Governo Italiano davanti al dovere di non essere complice degli abusi commessi da un regime fondamentalista, misogino e razzista. 

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La notizia rimbalza dalla stampa internazionale: la compagnia petrolifera italiana ENI, avrebbe firmato un Memorandum of Understanding, con la National Iranian Drilling Company (NIDC). Secondo quanto riportato dichiarato dal vice Presidente della NIDC, Mohammad Reza Taaykadi, il MoU sarebbe finalizzato “allo sviluppo della cooperazione bilaterale nel settore industriale della perforazione e dell’esplorazione” (Arabian Industry).

Dove sta il problema? Presto detto: la NIDC e’ una delle succursali della NIOC, la National Iran Oil Company, in teoria compagnia statale sotto il controllo del Ministero del Petrolio iraniano, ma in realtà una vera e propria holding sotto il controllo delle Guardie Rivoluzionarie (UANI). A riprova di quanto diciamo, non ci sono solamente numerosi articoli scritti da esperti internazionali, ma anche le sanzioni sinora approvate a livello internazionale. La NIOC, infatti, e’ inserita nella lista delle sanzioni del Governo  americano (link), ma anche nella lista dell’Unione Europea e del Giappone. Peggio: la NIOC e’ stata sanzionata dal Governo britannico per il suo collegamento con il programma nucleare militare della Repubblica Islamica (link). Proprio per il collegamento con la NIOC – o meglio per essere una succursale – anche la NIDC e’ stata inserita nella lista delle sanzioni internazionali – dalla stessa Unione Europea nel 2012. Anche in questo caso, per le connivenze tra la NIDC e il programma nucleare clandestino della Repubblica Islamica dell’Iran (HFW).

L’accordo firmato a Vienna il 14 luglio scorso e la risoluzione ONU che ne e’ seguita – la 2231 – hanno inserito la National Iranian Drilling Company tra le compagnie che godranno del  lifting delle sanzioni internazionali (UNSC resolution 2231). Ci sono pero’ due problemi in merito, uno di tipo procedurale e un secondo relativo alle opportunità:

  1. per quanto concerne l’aspetto procedurale, le sanzioni internazionali contro il regime iraniano non sono state ancora sospese. Peggio: secondo quanto denunciato dagli stessi Stati Uniti e dalla Francia, l’Iran ha già violato l’accordo nucleare, testando un missile balistico solamente poche settimane fa. Tutto ciò, senza contare che il regime iraniano – per bocca della Guida Suprema Ali Khamenei – rigetta la risoluzione ONU 2231, la stessa che permetterebbe alla NIDC di godere della sospensione della sanzione internazionale (No Pasdaran);
  2. la questione dell’opportunità riguarda sia l’aspetto morale di un accordo con i Pasdaran, sia la sicurezza del business. Per quanto riguarda l’aspetto morale – non sappiamo se importa ad ENI – denunciamo il fatto che finanziare il network economico dei Pasdaran, significa finanziare indirettamente la repressione degli attivisti iraniani per i diritti umani, l’esistenza di una milizia di regime che ne garantisce il fanatismo religioso e lo stesso terrorismo internazionale (basti qui menzionare il coinvolgimento iraniano nell’instabilità del Libano e nel dramma della Siria). A proposito di Siria, vogliamo far presente che l’ex CEO della NIOC, il Pasdaran Rostam Ghasemi – foto in alto a sinistra – e’ oggi l’uomo chiave che gestisce il sostegno economico dell’Iran a Bashar al Assad (SANA). Anche per quanto concerne l‘opportunità di business, e’ bene che (se confermata la notizia dell’accordo), che l’ENI e tutte le compagnie Occidentali pensino bene se l’Iran significa veramente un paradiso per gli affari. Il regime iraniano e’ frazionato al suo interno e le Guardie Rivoluzionarie sono disposte ad aprire all’Occidente, fino a quando queste non pestano eccessivamente i piedi. Ergo, considerando anche il fatto che l’Iran e’ pronto in ogni momento a rompere gli accordi sottoscritti sul nucleare, presto o tardi potrebbe aprirsi una nuova crisi politica con l’Occidente e l’aria a Teheran potrebbe tornare ad essere irrespirabile…

Invitiamo tutti i lettori e coloro che pensano di investire in Iran, a visionare l’audizione svoltasi alla Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti USA, in merito alla sospensione delle sanzioni internazionali verso la Repubblica Islamica. In questa audizione (link), infatti, gli esperti descrivono chiaramente in mano a chi andranno i soldi del sanction lifting e le conseguenze drammatiche sulla stabilita’ dell’intero Medioriente.

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Come ormai palese, l’accordo nucleare tra l’Iran e P 5+1 non ha molto di tecnico, ma e’ unicamente un agreement politico, inteso ad unire i coincidenti interessi delle democrazie Occidentali con quelli del regime di Teheran. Interessi geopolitici che, ovviamente, non coincidono al 100% in ogni settore del globo, ma che coincidono perfettamente sui temi importanti dell’attualità. Come il vertice Nato ha ben dimostrato, infatti, al centro degli attuali interessi Occidentali – e della Casa Bianca – più che la Repubblica Islamica o l’Isis, c’e’ l’isolamento della Russia. Un isolamento che, primariamente, passa per l’offerta all’Europa – ovvero a molti dei Paesi che compongono la Nato – di fonti energetiche alternative a quelle offerte da Gazprom. In tal senso, quindi, due Paesi rappresentano il centro di gravita’ della nuova strategia Occidentale: 1- la Turchia, come centro di snodo dei futuri gasdotti (pipeline) che arriveranno in Europa senza toccare il territorio russo (da qui anche la questione Ucraina e la costruzione del Trans-Adriatic Pipeline); 2- l’Iran, inteso non solo come attore con cui stabilizzare le relazioni diminuire l’impegno Occidentale in Medioriente, ma anche e soprattutto come futura fonte di gas da sommare alle risorse dell’Azerbaijan e del Turkmenistan. Ecco perché, l’accordo scritto a Vienna, non e’ impostato – anche testualmente – per poter essere cancellato, anche in caso di violazione da parte iraniana. Gli interessi geopolitici ed economici (pubblici e del settore privato), che l’accordo di Vienna metterà in moto, infatti, sono destinati a restare in piedi e lo stesso testo scritto dai negoziatori il 14 luglio, lo dimostra chiaramente.

Dimostriamo di seguito quanto affermato sopra. Lo facciamo usando il contenuto stesso dell’accordo di Vienna, evidenziando razionalmente l’impossibilita’ di ottenere uno ‘snapback in caso di mancato rispetto dell’accordo da parte dell’Iran. Lo snapback, in gergo americano, significa riportare l’Iran alla situazione precedente all’accordo (sanzioni internazionali), in caso di violazioni. Evidenziamo quindi i punti che contraddicono la propaganda in corso in questi giorni da parte dei diplomatici – e dei media – Occidentali. 

Ispezione ai siti nucleari: secondo quanto scritto nell’accordo di Vienna, il regime iraniano ha 24 giorni per ritardare la visita ai siti nucleari richiesta dall’AIEA. In questo lasso di tempo, quindi, Teheran potrà cancellare le prove – o la maggior parte delle prove – di attività illecite. I diplomatici Occidentali evidenziano come sia impossibile cancellare tracce di attività nucleari in meno di un mese. Una posizione davvero ingenua, che  Senza contare che, come ammesso dalla stessa Consigliera di Obama Susan Rice, gli ispettori di nazionalità americana non saranno parte del team che visiterà i siti nucleari iraniani. Ancora: al di la’ dei buon intenti espressi dal Segretario AIEA Amano nel documento firmato con Salehi, il regime iraniano ha chiaramente detto che i siti militari – dove sono stati portati avanti gli esperimenti sulla bomba nucleare – non saranno accessibili agli ispettori internazionali. Cosi come non sara’ accessibile all’AIEA il contatto con gli scienziati nucleari iraniani che, in questi anni, si sono occupati del programma nucleare. Ergo: non esisterà alcun tipo di monitoraggio del programma nucleare portato avanti “ovunque ed in ogni momento” (‘anytime-anywhere‘), come inizialmente affermato dalla diplomazia americana. Un dato di fatto che ha costretto la stessa Wendy Sherman, capo negoziatore americano, ad ammettere pubblicamente che l’ “anytime – anywhere” tanto sottolineato dai negoziatori occidentali, era unicamente una mera retorica (link);

Cosa succede in caso di violazione iraniana? Teoricamente, secondo l’accordo di Vienna, se la Repubblica Islamica viola l’accordo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU può riattivare le sanzioni approvate in questi anni. Praticamente, come il testo dell’accordo di Vienna dimostra, questa ri-applicazione e’ impossibile. La ri-applicazione delle sanzioni ONU, infatti, e’ la sola pena prevista in caso di violazione iraniana. Ovvero, come denuncia l’esperto Robert Satloff, sarebbe come punire un criminale con la pena di morte per ogni tipo di reato che commette (link). Nel mondo reale, quindi, e’ come dire che non esiste alcuna punizione prevista, se non per una “crimine punibile con la pena di morte”. Al  regime iraniano, quindi, basterà giocare con gli interessi delle potenze internazionali, facendo in modo di non superare nei prossimi 10 anni la linea rossa che divide un “reato di secondo grado” da un “reato di primo grado”. Come evidenziato da Richard N. Haas, Presidente del Council on Foreign Relations, il rischio maggiore sta proprio nella capacita’ dell’Iran di mantenere l’accordo per tutto il tempo previsto (link);

Cosa succede praticamente in caso di ‘snapback’? Qui sta il punto centrale della beffa dell’accordo di Vienna. Secondo quanto scritto nelle 100 pagine dell’accordo, infatti, anche se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU decidesse di re-impostare le sanzioni internazionali, tutti i contratti firmati nel periodo dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali (‘sanction lifting‘), non saranno toccati dalle nuove sanzioni. Cio’ significa praticamente che, nel momento in cui gli Stati (guidati dal settore privato), rimetteranno in moto i loro business nella Repubblica Islamica (lo stanno già facendo da mesi), avranno anche quindi il pieno interesse ad evitare che si torni alla situazione pre-Vienna.

Purtroppo, pero’, sulla questione delle sanzioni, nel testo di Vienna c’e’ qualcosa di peggio: nel testo dell’accordo, infatti, sta scritto chiaro e tondo che l’Iran considera il ritorno alle sanzioni come un via libera al non rispetto di tutti gli accordi presi con il 5+1 (si prega di leggere i paragrafi 29 e 37 dell’accordo di Vienna). In poche parole, per le potenze Occidentali riportare Teheran al Consiglio di Sicurezza, significa essere coscienti che la Repubblica Islamica cancellerà tutti gli impegni firmati nella capitale austriaca. Praticamente, quindi, nessun Paese si assumerà una responsabilità talmente grande fino alla fine, sapendo tutte le conseguenze che questo comporta, non solo in termini diplomatici, ma anche di interessi economici e geopolitici (link). In tal senso, basti solo ricordare che la Russia ha già firmato con l’Iran un accordo per la costruzione di altri 8 nuovi reattori nucleari

Quanto su-scritto, dimostra chiaramente come, tutte le ‘minacce’ Occidentali al regime iraniano sulla possibile ri-applicazione delle sanzioni internazionali, sono mera propaganda ad uso e consumo del pubblico Occidentale. La realtà ben diversa e troppo legata ad interessi geopolitici ed economici per essere modificata, con o senza violazioni dell’accordo da parte della Repubblica Islamica.

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