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Ci svegliamo stamattina con un tweet che arriva direttamente dalla Ambasciata Italiana in Iraq. Il tweet, con tanto di foto allegata, informa dell’incontro tra l’Ambasciatore Italiano in Iraq. Marco Carnelos, con il suo omologo iraniano, Hassan DanaeifarOra, esternandoci dalle posizioni politiche, rileviamo che – per un verso – questo incontro e’ certamente parte dell’attivita’ diplomatica dell’inviato della Farnesina a Baghdad. Per un altro verso, pero’, questo incontro pone una serie di interrogativi molto importanti. Interrogative che, non solo concernono la tipologia dell’incontro, ma anche e soprattutto il suo contenuto. Rivolgiamo quindi una serie di domande direttamente all’Ambasciatore Carnelos, sperando di ricevere risposte (che ovviamente pubblicheremo senza alcun problema). Vediamo cosi non ci quadra di questo incontro:

  1. L’Ambasciatore iraniano a Baghdad, Hassan Danaeifar, non e’ un vero e proprio diplomatico. Come dichiarato dallo stesso Qassem Soleimani al Generale americano Petraeus, l’ambasciatore iraniano in Iraq appartiene alla Forza Qods, unita’ dei Pasdaran per le azioni esterne (ovvero per gli attentati), e soprattutto inserita nella lista delle organizzazioni terroriste dagli Stati Uniti e dal Canada. Ora, sebbene questa stessa designazione non e’ stata ancora formulata dalla UE, ci chiediamo se davvero sia il caso per un diplomatico italiano, di incontrare un rinomato membro dei Pasdaran, responsabile diretto dell’instabilità che attraversa oggi l’Iraq e, soprattutto, della morte di centinaia di soldati della coalizione internazionale?
  2. Per quanto concerne gli attentati avvenuti in Iraq, vogliamo ricordare i terribili attacchi subiti dai militari italiani a Nassiriya. Ora, a tal proposito, vogliamo chiedere all’Ambasciatore italiano se: – e’ consapevole che, l’attentato del 2003 contro i militari italiani a Nassiriya, vede indirettamente responsabile la Repubblica Islamica? A Teheran, infatti, era attiva un centro di coordinamento dei jiadisti di al Qaeda, legati al terrorista al Zarqawi…; – e’ consapevole che sono stati gli iraniani, in particolare i membri della Forza Qods a finanziare gli attacchi del 2004 compiuti dell’Esercito del Mahdi contro i soldati italiani (famosa battaglia dei due ponti)?
  3. I Pasdaran sono i primi responsabili della politica settaria messa in atto dall’ex Primo Ministro iracheno al Maliki. Una politica che ha fatto fallire il surge di Petraeus, ha allontanato dal potere i curdi e i sunniti e ha praticamente permesso ad Isis di espandersi dalla Siria all’Iraq (sua base originaria). Ora, ci chiediamo se l’Ambasciatore ha domandato al suo ‘omologo’ iraniano qualcosa in merito al comportamento delle milizie sciite, addestrate e finanziate dall’Iran, attualmente attive sul territorio iracheno? Ci poniamo questa domanda, soprattutto alla luce delle parole del Generale Petraeus che, di recente, ha bollato le milizie sciite come strategicamente più pericolose di Isis…;
  4. In merito alla protezione dell’unita’ dell’Iraq, ci chiediamo se l’Ambasciatore italiano ha chiesto conto al suo ‘omologo’ delle parole dei dirigenti della Repubblica Islamica in merito alla loro visione dell’Iraq? Soprattutto, ci riferiamo alle parole di Ali Younesi, consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, che ha pubblicamente annunciato che la “capitale dell’impero iraniano si trova a Baghdad”Ci chiediamo anche se l’Ambasciatore italiano ha chiesto al Pasdaran Danaeifar, come mai durante la visita in Iran, il Primo Ministro iracheno al Abadi sia arrivato in compagnia di Abu Mahdi al-Mohandes, leader della milizia sciita Kataib Hezbollah?
  5. Chiediamo, quindi, cosa pensa l’Ambasciatore italiano Carnelos, delle denunce fatte dell’ex Presidente del Parlamento Europeo Struan Stevenson? Stevenson ha direttamente accusato (video sotto) l’Iran, al Maliki e le milizie sciite, di portare avanti una campagna di assassinio degli oppositori politici in Iraq e di aver permesso l’espansione di Isis…
  6. Ci chiediamo, infine, se durante l’incontro con l’agente della Forza Qods, l’Ambasciatore Carnelos ha chiesto conto delle denunce che arrivano dal Kurdistan iracheno, in merito alle azioni che la Repubblica Islamica sta compiendo per provocare la caduta di Barzani, alleato dell’Occidente nella lotta contro Isis (link?

Non sappiamo se l’Ambasciatore Carnelos risponderà mai alle nostre domande o se, per lui, lo farà qualche suo collaboratore o la Farnesina stessa. Dati i precedenti, onestamente, non abbiamo grandi aspettative. Nonostante tutto, ribadiamo la dispobilita’ a pubblicare qualsiasi replica ufficiale e soprattutto, ci auguriamo che l’Italia non pensi davvero di poter sconfiggere Isis attraverso una alleanza con i jihadisti sciiti. Sarebbe proprio quello che il Califfato aspetta per cancellare dalle mappe l’Iraq e aumentare la repressione (spesso vero e proprio genocidio) verso gli sciiti iracheni.

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Iran's empty gas pump

Khamenei twitta pensando alla Crimea

Ancora una volta Twitter è protagonista della propaganda del regime iraniano. Questa volta, sotto la lente dei media internazionali, sono finiti due tweets di Khamenei relativi a possibili sanzioni economiche che Teheran intenderebbe approvare contro l’Occidente, per quanto concerne il settore di gas (leggere i tweets in basso). Come vedremo, però, ancora una volta si tratta di minacce inconsistenti, determinate dalla volontà della Guida Suprema iraniana di sfruttare, a proprio interesse, la crisi in Ucraina. Partiamo da alcuni dati: attualmente, come noto,  il grosso del fabbisogno di gas importato dall’Europa, arriva proprio dalla Russia. Il gas di Mosca raggiunge l’Europa attraverso il gasdotto NordStream (tra Russia e Germania), ma soprattutto per mezzzo dei gasdotti che passano per il territorio ucraino (l’80% del gas russo passa attraverso Kiev). Il messaggio di Khamenei quindi è chiaro: se non fate come diciamo noi, sognatevi il gas iraniano. Nei fatti, però, si tratta di una minaccia inconsistente.  

Attualmente, l’Iran non ha alcuna “sanzione” da approvare come vendetta nei confronti delle sanzioni Occidentali. Si tratta di un bluff: la percentuale di gas che attualmente arriva in Europa dall’Iran, infatti, è bassa e passa prevalentemente attraverso l’instabile gasotto che collega Tabriz con Ankara. Si tratta di un gasdotto non solo soggetto alle altalenanti relazioni diplomatiche tra Iran e Turchia, ma è anche ai continui attacchi dei guerriglieri curdi del PKK.

La minaccia di sanzioni su cui si fondano i tweets di Khamenei, va letta quindi a lungo termine ed è direttamente connessa, come suddetto, alla crisi ucraina. Con lo scoppio del conflitto in Crimea, l’Europa ha fatto capire di voler ridurre la dipendenza energetica da Mosca. L’Iran, perciò, ha immediatamente fiutato l’affare, a dimostrazione che nel business non esistono amici. Già nel maggio del 2014, come ricorderete, Teheran aveva offerto all’Europa di sostituire il fabbisogno proveniente dalla Russia. Il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh, aveva anche incontrato diversi rappresentanti di importanti compagnie petrolifere europee, tra cui anche Eni.

Il progetto del TAP

Da dove passerebbe il gas iraniano? Se il progetto del gas iraniano andasse in porto, il gas iraniano potrebbe affluire in Europa attraverso il gasdotto denominato TAP (Trans Adriatic Pipeline). Un gasdotto che, secondo quanto progettato, partendo dalla frontiera greco-turca, arriverebbe in Italia passando per Grecia e Albania. Il solo problema di tutta questa storia, tralasciando per un momento il fondamentale accordo sul nucleare, è il fatto che – come suddetto – per il ora il TAP resta ancora un progetto sulla carta. Nel 2007 la compagnia svizzera EGL ha firmato un contratto con l’iraniana Nigec, ma negli anni non si è tradotto in nulla di concreto.

La debolezza del settore energetico iraniano

Al di là delle sanzioni e dell’accordo nucleare, però, a svelare il bluff della Guida Suprema iraniana è la stessa situazione interna della Repubblica Islamica. Nonostante le enormi risorse di cui dispone, la Repubblica Islamica non è mai stata in grado di apportare i necessari investimenti per rappresentare un partner credibile nel settore energetico. La stessa scusa delle sanzioni, infatti, non regge alla prova dei fatti: come rilevato da importanti esperti internazionali, almeno sino al 2010 le sanzioni internazionali hanno intaccato in maniera modesta il settore energetico del regime.

Ad aver da sempre bloccato lo sviluppo del settore energetico iraniano, piu’ che le sanzioni, è stata la scarsità di investimenti apportati negli anni – legata anche alla corruzione interna e al fazionalismo – la necessità di rispondere in maniera massiccia alla domanda di fabbisogno interno e soprattutto i forti sussidi statali al settore energetico. Non è un caso quindi che, allo stato attuale, l’Iran esporta solo l’1% del fabbisogno di gas globale e i maggiori Paesi importatori di gas iraniano sono al confine con la Repubblica Islamica (Turchia, Armenia e Azerbaijan). Peggio, nonostante le ricchezze interne, l’Iran è anche un Paese importatore di gas dal Turkmenistan e dallo stesso Azerbaijan.

Rouhani smentisce Khamenei

Proprio in considerazione di queste mancanze del sistema iraniano, qualche mese fa, fu lo stesso Presidente Rouhani ad ammettere che, nonostante la volontà, l’Iran non è assolutamente pronto per soddisfare il fabbisogno di gas richiesto dall’Unione Europea per sostituire le importazioni dalla Russia. Ciò, ha sottolineato Rouhani nell’ottobre del 2014, anche nel caso di un accordo nucleare e di un alleviamento (o cancellazione) delle sanzioni internazionali.

Dall’elezione alla Presidenza, Hassan Rouhani ha provato ad apportare delle modifiche all’interno del sistema energetico del regime. Al centro del dibattito, soprattutto, ci sono gli alti sussidi statali che il regime mantiene da sempre, allo scopo di tenere artificialmente basso il prezzo del gas. Negli ultimi mesi, il prezzo del gas interno in Iran ha subito un netto rialzo, provocando il malcontento di una popolazione ove, il tasso di disoccupazione, sfiora ufficialmente il 12% (non ufficialmente oltre il 20%) e l’inflazione il 21%.

La vera posta in gioco del gas iraniano

Sul settore energetico, quindi, il regime iraniano non gioca solamente la partita diplomatica con l’Europa, ma anche lo stesso scontro interno tra le fazioni. La Khatam al-Anbia, ovvero la società principale che gestisce l’impero economico dei Pasdaran, è praticamente l’unico contraente operativo nel settore del gas iraniano. Secondo quanto dichiarato dagli stessi Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie gestiscono centinaia di progetti in questo settore, praticamente un monopolio. Senza contare, che proprio la Khatam al-Anbia detiene le fasi di sviluppo 15 e 16 dell’impianto di South Pars, il giacimento enorme condiviso tra Iran e Qatar, da cui proviene il gas iraniano. In poche parole, chiunque farà affari nel settore del gas iraniano, automaticamente andrà ad arricchire le casse dei Pasdaran…

Concludendo, quindi, tra sottosviluppo delle infrastrutture interne iraniane, i sussidi statali ancora forti, gli interessi economici dei Pasdaran (e di Khamenei stesso), le minacce della Guida Suprema di approvare sanzioni energetiche contro l’Europa, suonano ridicole. Piuttosto, appare chiara la voglia di Khamenei di sfruttare la crisi ucraina per rafforzare la posizione diplomatica iraniana e la sua stessa posizione interna contro il rivale Rafsanjani. Come si dice, “can che abbaia non morde…”

Sul settore energetico iraniano si legga: The Iran Primer

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