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Una corte criminale della Provincia iraniana del Lorestan, ha emesso una sentenza medievale di lapidazione, per un uomo e una donna colpevoli di adulterio. Secondo le informazioni che arrivano dall’Iran, le iniziali dall’uomo sarebbero Kh.A e quelle della donna S.M.

Gli avvocati dei due condannati, dopo la sentenza, stanno preparando un appello alla Corte Suprema iraniana, sperando di rivendere il primo grado di giudizio. Ricordiamo che, secondo quanto dichiarato dal Portavoce della Magistratura iraniana, nella Repubblica Islamica la lapidazione sarebbe teoricamente stata bandita dal codice penale dal 2012. Una decisione arrivata dopo una importante campagna contro la lapidazione, lanciata dopo un caso avvenuto a Mashhad nel 2006.

Alla decisione della Corte, sempre secondo quanto denunciato dagli attivisti, si sarebbe giunti anche in seguito a pressioni da parte delle Corti Rivoluzionarie islamiche e della Unità Cyber della Polizia del Lorestan.

Fonte:

http://bcrgroup.us/iran-man-and-woman-sentenced-to-death-by-stoning-for-allege.html

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Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

E’ prevista oggi l’inagurazione della vergognosa Fiera di Roma dedicata all’Iran. Una Fiera tutta riservata al regime khomeinista che, secondo le informazioni di stampa, vedrà addirittura la presenza odierna del Ministro Calenda per la giornata di inaugurazione (AGI). Nel video di presentazione della Fiera di Roma “solo Iran”, neanche a dirlo, non si fa minimamente menzione alla reale natura del regime e agli altissimi rischi di investimento in un Paese dove regna la corruzione e dominano le imprese controllate da Khamenei e i Pasdaran (Gaiaitalia.com).

C’è di peggio: mentre il Ministro Calenda si appresta ad esprimere parole di elogio ed incoraggiamento del business con l’Iran, a Teheran si sta per compiere l’ennesimo crimine contro i diritti umani. Secondo quanto riportano le agenzie, infatti, tre mussulmani convertiti al cristianesimo – Yaser Mosibzadeh, Saheb Fadayaee e Mohammed Reza Omidi – saranno presto frustati in pubblica piazza (Aina.org). I tre, infatti, sono stati arrestati a Rasht lo scorso Maggio e accusati di blasfemia. Condannati ad 80 frustate, i tre sono stati rilasciati su cauzione nell’attesa di subire la sentenza subita. Purtroppo, quell’attesa è terminata. Ricordiamo che secondo quanto riportato da Open USA’s World Watch List, il regime iraniano è il nono al mondo per repressione nei confronti dei cristiani.

Davanti a questi abusi criminali, resta silente anche l’Ambasciatore italiano a Teheran, Mauro Conciatori. Evidentemente Conciatori, assai impegnato a sottolineare le affinità culturali tra Italia e Iran, non riesce ad avere il tempo per vedere quanto succede intorno a lui nella Repubblica Islamica…Ci fa un pò paura l’idea che l’Ambasciatore Conciatori, veramente creda che il Paese che egli rappresenta, l’Italia, abbia qualcosa in comune con un regime che vela le donne, applica l’apartheid ai Baha’i, impicca i detenuti e frusta in pubblico chi abbandona l’Islam

 

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Una notizia drammatica ci giunge dall’Iran: Mostafa Nabi, giovane manifestante arrestato durante le proteste anti regime di Pasargadae, è morto in seguito alle torture subite in carcere (Freedom Messenger). Il corpo di Mostafa, è già stato seppellito a Shiraz. Ricordiamo che, il 28 Ottobre scorso, in occasione del cosiddetto “Giorno di Ciro il Grande”, centinaia di persone di erano radunate presso Pasargadae – ove è sita la tomba di Ciro II – cantando slogan contro il regime, gridando “Ciro è il nostro padre” e invocando anche il ritorno della monarchia Phalavi. Qui di seguito la foto di Musfata Nabi e una immagine del suo funerale.

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Di quelle proteste, come ricorderete, vi abbiamo ampiamente dato notizia, riportando anche i video che i manifestanti erano riusciti a caricare in rete, aggirando la censura. Il regime ha duramente reagito, arrestando i principali leader della protesta (si parla di oltre 150 arresti). Tra le persone fermate, pare ci sia anche il filosofo iraniano Homayoun Panahi, attualmente detenuto nel carcere dell’intelligence iraniana a Shiraz.

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Il 26 agosto scorso la famiglia del blogger Sattar Beheshti, torturato e ucciso dal regime nel novembre del 2012, aveva organizzato una cerimonia in ricordo del loro caro. In quella occasione, infatti, i famigliari volevano festeggiare il compleanno di Sattar, nato proprio il 26 agosto del 1977.

Purtroppo, la famiglia e gli amici di Sattar non hanno fatto nemmeno in  tempo ad accendere una candela di ricordo. Appena avuta notizia dell’incontro, le forze di sicurezza iraniane di sono precipitate nella case del padre di Sattar e hanno impedito a chiunque volesse entrare, di prendere parte alla cerimonia. Non solo: i Pasdaran del regime hanno anche arrestato, in maniera violenta, Sahar Beheshti – sorella del defunto blogger Sattar – e suo marito Mostafa Eslami. I due sono stati trasferiti in una località sconosciuta (Hrana).

In seguito all’arresto di Sahar e di suo marito, la signora Gohar Eshghi (anziana madre di Sattar e Sahar Beheshti) e un gruppo di attivisti, si sono recati presso la sede della polizia di Robat Karim, a pochi chilometri dalla capitale Teheran. Qui, invece di ricevere informazioni, la delegazione è stata fermata e cacciata a malomodo. Uno degli attivisti, Mohammad Mozaffari, è stato anche arrestato e interrogato per numerose ore (Hrana).

Ricordiamo che, dopo la morte di Sattar Beheshti, le forze di sicurezza iraniane avevano avvertito la famiglia del giovane blogger, minacciando di essere pronti ad arrestare altri altri membri della famiglia se non fosse calato il silenzio sull’intera vicenda. Coraggiosamente, la famiglia di Sattar non si è piegata, diventando un simbolo della lotta civile per la democrazia in Iran.

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Mercoledì 13 agosto (22 Mordad nel calendario persiano), i Pasdaran hanno aggredito nuovamente i detenuti nel carcere di Evin. Come le foto dimostrano, le guardie islamiche sono entrare nel braccio 350 – quello riservato ai prigionieri politici – e hanno cominciato ad attaccare i detenuti presenti. 75 prigionieri sono stati trasportati nella Sezione 7, ove sono stati brutalmente torturati e derubati dei loro averi. Nel frattempo, rendiamo noto un nuovo record negativo stabilito dal regime iraniano: nelle ultime 3 settimane, infatti, Teheran ha messo a morte oltre 40 prigionieri (Fonte: Freedom Messenger). Uno dei condannati a morte aveva commesso il reato all’età di 17 anni. Tutto ciò, lo ricordiamo, avviene sotto l’amministrazione del Presidente Hassan Rouhani, considerato incredibilmente un riformista in Occidente. Dalla elezione di Rouhani, un anno fa, oltre 800 detenuti sono stati condannati a morte.

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Grazie ad una applicazione mobile per lo smartphone, un prigioniero iraniano è riuscito a scattare una immagine del Pasdaran che lo stava torturando. Il prigioniero di etnia Ahwazi, la minoranza araba presente in Iran, è stato arrestato presso Ahwaz City, vicino al confine con l’Iraq. Torturato e picchiato, dopo essere stato rilasciato, l’uomo è rimasto sorpreso nel vedere il volto del suo aguzzino catturato involontariamente da una applicazione scaricata per rintracciare il cellulare in caso di furto. La notizia è stata riportata dalla agenzia HRANA, specializzata nella questione dei diritti umani in Iran. Il nome del prigioniero, per ovvie ragioni di sicurezza, non è stato divulgato. Intervistato dagli attivisti, l’uomo ha dichiarato: “Sono rimasto molto sorpreso nel vedere la foto della faccia del mio torturatore. Voglio che il mondo veda il suo volto. Noi subiamo ingiustizie e vogliamo denunciare l’attività della polizia segreta. Vogliamo farli sentire umiliati di fronte al mondo, affinchè risponsdano dei loro crimini contro l’umanità“. Ahmed Shaheed, Inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, ha recentemente denunciato la discriminazione costante delle minoranze etniche e religiose all’interno della Repubblica Islamica.

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Negli Stati Uniti ne ha parlato recentemente anche la CNN, aprendo per lui un report apposito chiedendo una “urgent action”. Si tratta del blogger Hossein Ronaghi Maleki, un nome purtroppo noto a chi segue il nostro blog. Hossein, lo sapete, è un blogger iraniano. Un uomo coraggioso che, dal 2009, sta lottando per la libertà del suo popolo. Arrestato nel dicembre del 2009, Hossein ha contratto una gravissima malattia ai reni nel carcere di Evin e, per il rifiuto del regime di farlo curare in ospedale, ha quasi rischiato la sua vita. Rilasciato su cauzione, il giovane blogger è stato incredibilmente arrestato un’altra volta per essersi recato ad aiutare le vittime del terribile terremoto che ha colpito l’Azerbaijan iraniano nel 2012.

Di recente, lo ricorderete, abbiamo pubblicato un nuovo articolo su Hossein: vi abbiamo raccontato che il giovane blogger ha denunciato il suo drammatico stato di salute e la risposta del regime è stata “morirai in carcere e al massimo avremo qualche giorno di noia con i media”. Nonostante le minacce, quindi, Hossein ha coraggiosamente ripreso la penna e scritto una lettera al Procuratore di Teheran  Jafari Dowlatabadi. Risultato? Hossein E’ stato picchiato selvaggiamente in carcere dai miliziani Pasdaran. Dopo questo attacco, Hossein Ronaghi Maleki ha deciso di cominciare uno sciopero della fame, una decisione che potrebbe costargli la vita. Oggi Hossein è anche privo di una difesa legale: il suo avvocato, il signor Dadkhah, è stato arrestato dal regime e nessun altro legale ha avuto il coraggio di prendere in mano il caso di Hossein. 

Tutto questo accade mentre il “moderato” Presidente Rohani illude il mondo di un cambiamento del regime iraniano. Accade mentre i leader della Comunità Inrernazionale fanno a gara per riconoscere che “l’Iran sta cambiando”. Tutto ciò accade, perciò, mentre colpevolmente chi può agire decide di chiudere gli occhi. Una vergogna! Vi chiediamo di battervi contro questo schifo e di denunciare la situazione di Hossein Ronaghi Maleki. Immaginate se Hossein fosse vostro figlio, fratello, amico o fidanzato. Cosa fareste? Probabilmente vi battereste per lui come leoni. Beh, fatelo anche ora: la sua vita è la vostra libertà.

Il 23 agosto una campagna twitter è partita per chiedere la libertà di Hossein. L’hashtag per lui è #SAVEMALEKI. Vi chiediamo di continuare questa campagna anche in twitter, di scrivere ai leader del mondo per denunciare e di firmare la petizione per la sua liberazione presente a questo sito: http://bit.ly/moVnY2.

Infine, vi diamo ancora i contatti dell’ambasciata del regime terrorista iraniano a Roma, chiedendovi di far sentire anche a loro la vostra coraggiosa voce:http://www.ambasciatairan.it/it/ambasciata/contatti.shtml 

#SAVEMALEKI NOW!

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=fpnELqJ88hA%5D