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Oggi, come ogni anno, ricordiamo il terribile attentato dell’11 settembre 2001, quando due aerei di linea si schiantarono contro le Torri Gemelle, facendole crollare completamente. In quel terribile attentato, compiuto da terroristi islamici sunniti, perirono oltre 3000 persone innocenti.

Delle responsabilità di questo attentato si e’ scritto tanto, ovviamente principalmente legate all’organizzazione che rivendico’ (al-Qaeda) e del suo leader Osama Bin Laden (poi ucciso in Pakistan, ove furono trovati altri documenti che provavano il suo rapporto con l’Iran). Poco o nulla si e’ scritto sulle responsabilità del regime iraniano, nonostante tutto una apposita Commissione investigatrice le abbia evidenziate nero su bianco (Report Commissione 9/11/2001).

Sin dal tempo in cui Osama Bin Laden viveva in Sudan, il fondatore di al-Qaeda inizio’ ad intessere relazioni speciali con l’Iran. Relazioni che venivano promosse da Hasan al Turabi, ispiratore del peggior fondamentalismo islamico e promotore di una azione comune jihadista tra sunniti e sciiti, nella lotta contro “Satana” (l’Occidente). Cosi, in nome dell’odio, i Pasdaran iraniani iniziarono a sostenere i terroristi di al-Qaeda: diversi jihadisti sunniti si recarono nella Valle della Bekaa, in Libano, per ricevere addestramento militare da parte di Hezbollah (aiutati da Imad Mughniyah).

Le relazioni tra Teheran e al-Qaeda continuarono anche quando Bin Laden fu espulso dal Sudan e si trasferì in Afghanistan. Il regime iraniano, volutamente, permise il libero passaggio sul suo territorio a diversi terroristi di al-Qaeda, senza richiedere loro alcun visto e senza alcun controllo (No Pasdaran). Tra coloro che usufruirono di questo sostegno ci furono anche diversi terroristi che presero parte all’attentato dell’11 Settembre 2001: Wail al Shehri, Waleed al Shehri e Ahmed al Nami, prima di arrivare in America, passarono dal Kuwait al Libano, ove si imbarcarono su un volo per l’Iran insieme ad un terrorista di Hezbollah; Satam al Suqami e Majed Moqed, arrivarono a Teheran dal Bahrain, mentre Khalid al Mihdhar passo’ prima in Iran, poi in Siria, per ritornare infine in Iran ed entrare in Afghanistan (Middle East Forum).

Queste informazioni sono state ottenute non solo grazie alle rivelazioni di ex membri di al-Qaeda, ma anche di ex membri dei Pasdaran. Uno di loro, tale Abolghasem Mesbahi, rivelo’ addirittura l’esistenza di un piano iraniano per colpire gli Stati Uniti con aerei di linea (piano denominato ““Shaitan dar Atash“, ovvero Satana in Fiamme).

Mentre in Europa il ruolo del regime iraniano nell’attentato dell’11 Settembre 2001 e’ praticamente ignorato, negli Stati Uniti e’ talmente noto che un giudice di Manhattan, il Giudice Daniels, ha condannato l’Iran ed Hezbollah a risarcire le vittime di quell’attacco, definendo persino la Guida Suprema Khamenei, l’ex Presidente Rafsanjani, i Pasdaran, il Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) ed Hezbollah, “materialmente e direttamente” responsabili degli attacchi alle Torri Gemelle (Iran911Case).

Da anni sono stati dimostrati i contatti e la cooperazione tra il jihadismo sciita promosso dal regime iraniano e quello sunnita-salafita, soprattutto con al-Qaeda. In particolare, come denunciato in diversi report, il regime iraniano ha addestrato terroristi di al-Qaeda, soprattutto attraverso Hezbollah, ha avuto contatti diretti con Bin Laden e ha permesso ai salafiti di usare il territorio iraniano come base per colpire i comuni nemici (in primis gli americani).

Questa terribile commistione tra jihadismi islamici, ha avuto un effetto diretto sul terribile attentato dell’11 Settembre 2001: diversi dei terroristi di al-Qaeda che hanno attaccato le Torri Gemelle, infatti, avevano trovato rifugio in Iran e ottenuto sostegno dai Pasdaran. In particolare, come denunciato dalla Commissione Speciale per l’11 Settembre, la Repubblica Islamica, facilito’ il passaggio dei terroristi di al Qaeda sul territorio iraniano, evitando volontariamente di apporre timbri di ingresso e di uscita ai terroristi sunniti. Tra coloro che goderono di questo trattamento di favore, ci furono anche 8 degli 11 dirottatori dell’11 Settembre, che viaggiarono liberamente sul territorio iraniano. Tra loro: Wail al Shehri, Waleed al Shehri e Ahmed al Nami, prima di arrivare in America, passarono dal Kuwait al Libano, ove si imbarcarono su un volo per l’Iran insieme ad un terrorista di Hezbollah; Satam al Suqami e Majed Moqed, arrivarono a Teheran dal Bahrain, mentre Khalid al Mihdhar passo’ prima in Iran, poi in Siria, per ritornare infine in Iran ed entrare in Afghanistan (No Pasdaran).

Su queste basi, nel 2012, un giudice di Manhattan condannò il regime iraniano a risarcire i parenti delle vittime dell’11 Settembre. Il giudice Daniels,addirittura,  indicò nella Guida Suprema Khamenei, nell’ex Presidente Rafsanjani (poi deceduto), nei Pasdaran, nel Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) e in Hezbollah, i responsabili materiali dell’11 Settembre 2001. Per questo, il regime iraniano fu condannato a pagare 7 miliardi di dollari di risarcimento (Windfirm). Il regime iraniano, ovviamente, ha sempre risposto negativamente, negando ogni addebito, rifiutando di pagare il risarcimento e additando nei sauditi la fonte di tale complotto.

Ora, per i parenti delle vittime si apre un nuovo spiraglio per ottenere, almeno una piccola parte di quella somma. Soprendentemente, questo spiraglio si apre in Europa, precisamente in Lussemburgo. E’ stato scoperto che Clerstream in Lussemburgo, parte del sistema Deutsche Börse Group, detiene 1,6 miliardi di dollari del regime iraniano, che erano stati bloccati per via delle sanzioni. Indiscrezioni dicono che, gli avvocati delle vittime dell’11 Settembre, hanno convinto un giudice lussemburghese a congelare nuovamente quei fondi, allo scopo di risarcire i parenti delle vittime degli attentati alle Torri Gemelle, sulla base della decisione del 2012 (New York Times).

Aggiungiamo che, in vari processi negli Stati Uniti, il regime iraniano è stato condannato a pagare un totale di 50 miliardi di dollari di risarcimenti a parenti di vittime americane, uccise per mano degli agenti della Repubblica Islamica. Tra questi, i parenti delle vittime degli attentati avvenuti in Libano nel 1983, compiuti per mano di Hezbollah e pagati direttamente da Teheran.