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Si è svolta ieri in Senato la presentazione del Rapporto dell’Ong Iran Human Rights sullo stato della pena di morte in Iran. La conclusione finale è stata drammaticamente triste: nel 2011 676 persone sono state messe a morte in Iran, con un aumento di 130 esseri umani in più rispetto all’anno precedente. Secondo quanto riportato, le motivazioni per l’emissione delle condanne a morte sono cosi percentualmente suddivise: traffico di droga (71%), violenza sessuale (13%), omicidio (7%), ‘Mohareb’ (inimicizia verso dio, 4%) rapina a mano armata (1%), sodomia (1%), altri (3%). Va detto, ovviamente, che il regime accusa spesso i dissidenti politici dei reati più differenti per eliminarli definitivamente da questo mondo…

Le brutte notizie, però, non finiscono qui. Di recente il regime si è tanto vantato della cosiddetta riforma del codice penale, secondo la quale la pratica barbara della pena dei morti inflitta ai minorenni e la lapidazione verrebbero definitivamente eliminate. Premesso che vantarsi di eliminare due barbarie all’interno di una barbarie più grande è ridicolo, anche a volerci vedere un passo avanti si cadrebbe in errore: secondo gli esperti, infatti, la pena di morte (anche per minorenni) rimarrebbe nei casi di “sodomia” (all’interno dei quali è inserita l’omosessualità in Iran), l’apostasia (che comprende anche la conversione ad altre fedi), il consumo di alcool e, ovviamente, tutti i reati politici…In questi casi la discrezione sta al giudice…ovvero non esiste nessun divieto di emettere una sentenza di morte…

Dalla dissidenza iraniana all’estero, inoltre, arriva una nuova indiscrezione: il programma dei servizi segreti iraniani che prevede l’omicidio dei dissidenti all’estero – bloccato dopo l’elezione di Khatami alla Presidenza nel 2003 – sarebbe stato riattivato. Tra gli obiettivi il Premio Nobel Shirin Ebadi e il dissidente Abdol-Karim Soroosh. In questi ultimi tempi, secondo il sito Rooz, numerosi dissidenti avrebbero ricevuto mail di minacce in cui veniva loro “consigliato” di tacere per avere salva la vita…

Nel frattempo, tra un omicidio e l’altro, il regime si prepara alle prossime elezioni parlamentari: il Consiglio dei Guardiani ha fatto fuori dalla lista per i papabili ad essere prossimi parlamentari il 30% dei candidati, evidentemente non considerati abbastanza cani asserviti al regime. In parallelo l’intelligence ha creato un vero e proprio “esercito” responsabile per i cyber attacchi: per ora il loro primo successo è stato quello di bloccare le mail a oltre 30 milioni di iraniani…

Dulcis in fundo, il Pastore Youcef Nadarkani ha da poco visto confermata la sua condanna a morte per apostasia da parte della Corte della Provincia di Gilan e gli ispettori dell’AIEA hanno abbandonato il Paese perché è stato loro proibito di visitare i siti nucleari iraniani…

Secondo l’agenzia di stampa iraniana Irna, l’Ambasciatore italiano in Iran Alberto Bradanini avrebbe criticato la visione prevenuta dell’Occidente nei confronti dell’Iran e ha auspicato un aumento delle relazioni commerciali con l’Iran (qui la notizia: http://goo.gl/8Cc99). Facendo salvo l’uso delle parole da parte delle agenzie iraniane a fini propagandistici, auspichiamo che il Ministro Terzi rimetta al suo posto Bradanini, ricordandogli che l’Italia – come previsto dalle sanzioni internazionali sottoscritte da Roma – non ha intenzione di continuare a stringere la mano grondante di sangue dei criminali al potere in Iran….

L’Unione Europea, sulla linea della Comunità Internazionale, ha da poco approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’Iran che colpiscono il settore petrolifero della Repubblica Islamica. L’Italia, da parte sua, si è immediatamente allienata alle posizioni dell’UE e per bocca del suo Ministro degli Esteri Giulio Terzi ha condannato duramente Teheran per il programma nucleare a fini militari e per la drammatica situazione dei diritti umani nel Paese islamico.

Al di là delle parole, però, anche in Italia esistono grandi aziende che non intendono allinearsi alle posizioni internazionali e che, non avendo importanti interessi negli Stati Uniti, ritengono maggiormente vantaggioso per loro proseguire i loro affari con Teheran evitando, quindi, che il regime degli Ayatollah venga definitivamente isolato a livello internazionale. Ovvia conseguenza: il proseguimento del programma nucleare militari dell’Iran, il rischio che Teheran costruisca una bomba atomica entro un anno (come evidenziato da Leon Panetta, Segretario alla Difesa  americano, pochi giorni fa).

Quali sono queste aziende? Principalmente si tratta di aziende che operano nel settore petrolchimico. Di seguito ne vedremo alcune e il loro ruolo nell’economi airaniana. La prima importante società italiana, molto conosciuta, con interessi notevoli in Iran è Edison, proprio la società a cui presta il suo volto a fini pubblicitari il popolare conduttore Jerry Scotti. Edison è attivamente impegnata in Iran con un investimento che supera i 30 milioni di euro (secondo l’agenzia iraniana Isna, però, l’investimento di Edison in Iran è di 107 milioni di dollari!!!). In particolare Edison si occupa di effettuare i lavori di esplorazione per il blocco offshore di Dayyer, su una superficie di 8600 chilometri quadrati. La seconda importante compagnia italiana impegnata in Iran è la Saipem, società del settore petrolchimico la cui proprietà, per il 43% appartiene all’Eni. La Saipem, secondo le informazioni, è direttamente impegnata allo sviluppo dell’impianto di Azadegan nel sud dell’Iran. Terza importante società impegnata a fare affari con il regime iraniano è la Maire Tecnimont, realtà attiva nel settore petrolchimico, del gas e nell’ambito delle infrastrutture e dell’ingegneria civile. Non avendo investimenti importanti negli Stati Uniti, la Maire Tecnimont ha risposto picche a tutte le sollecitazioni esterne che chiedevano la fine degli affari con Teheran. Secondo i dati, il valore dell’investimento della Maire Tecnimont in Iran supera i 350 milioni di euro. Sotto l’occhio del ciclone sono finite anche altre due importanti società italiane: la Carlo Giavazzi Space – che ha attivamente collaborato alla costruzione del satellite iraniano Mesbah 1 e 2 – e la FIAT che attraverso la sua controllata IVECO ha costruito gli automezzi sui quali vengono trasportati i missili iraniani (che si vedono spesso durante le parate militari del regime). Senza contare il ruolo della FB Design che ha fornito ai Pasdaran i motoscafi super veloci ai con cui minacciano l’intero Golfo Persico. Ovviamente la lista non si esaurisce qui e potrebbe continuare ancora a lungo…

Al di là dei nomi, quello che resta, è il peso politico e morale di scelte economiche di questo tipo. Politicamente parlando, infatti, la scelta di continuare a fare affari con Teheran non isolando il regime determinerà il proseguimento del programma militare nucleare della Repubblica Islamica e il rischio di un nuovo terribile conflitto in Medioriente. Moralmente, cosa forse ben peggiore, la scelta di stringere le mani degli Ayatollah significa passare sopra a tutte le drammatiche violazioni dei diritti umani che l’elitè al potere in Iran commette quotidinamente. Il peso di queste scelte errate, chiaramente, ricadrà pesantemente sull’intera Comunità Internazionale, ma soprattutto sul popolo iraniano che vedrà chiudersi la speranza di un futuro libero da questo regime oppressivo.