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Nervana Mahmoud, famosa blogger egiziana, non ci gira intorno: l’accordo nucleare con l’Iran, rappresenta un potenziale “bacio mortale” per le prospettive di pluralismo democratico in tutto il Medioriente. Grazie a questo accordo, infatti, i rappresentanti illiberali nell’Islam – sia sciiti che sunniti – riceveranno un enorme incoraggiamento. In seguito a questo accordo “il Presidente americano Obama sara’ ricordato dai libri di storia come colui che ha abbracciato i nemici del liberalismo in Medioriente” (Ahram).

Nel suo articolo, Nervana ricorda anche di aver visitato personalmente la Repubblica Islamica qualche anno fa. In Iran, a sua sorpresa, la blogger egiziana trovo’ una società vibrante, con una gioventù carica di valori liberali e voglia di democrazia. “Questi ragazzi” – sottolinea Nervana – “potranno anche celebrare oggi l’alleggerimento delle sanzioni e la fine dell’isolamento, ma e’ assai difficile che l’accordo nucleare sanerà il divario esistente tra loro e i governanti teocratici“. Per i Mullah, infatti, l’accordo nucleare rappresenta unicamente il riconoscimento che, per l’Occidente, il modello teocratico anti-modernista e’ un modello di un successo. 

Non solo: anche per quanto concerne le speranze di vedere l’Iran cambiare il suo atteggiamento aggressivo, secondo la blogger egiziana, si tratta solamente di una grande illusione. In una fase in cui e’ in corso una vera e propria guerra settaria in diversi Paesi Arabi, un Iran più forte determinerà unicamente l’avvio di processi imitativi, rafforzando gruppi e movimenti politici anti-democratici e teocratici.  L’ingerenza iraniana in Libano, Iraq, Siria e Yemen, causerà l’arrivo al potere di forze concorrenti, anche loro ispirate all’Islamismo politico. Dal 1979, infatti, l’Islamismo sunnita ha imparato una sola lezione dall’Iran: “Yes we can“, uno slogan scandito dagli islamisti ben prima della vittoria elettorale di Obama nel 2008. L’Islamismo Arabo vede nell’Iran teocratico un modello capace di realizzare i loro sogni di dominio della società mussulmana. Il nuovo accordo nucleare, quindi, non farà che rafforzare questo terribile obiettivo. 

La Siria, per la blogger Nirvana Mahmoud, sara’ il primo Paese a pagare il prezzo dell’Iran Deal. Il Paese resterà imprigionato nella guerra settaria tra sciiti e sunniti, guidata da forze radicali, anti-democratiche e spietate. Nello stesso Egitto – ove ne la rimozione di Mubarak e ne la fine del regime di Morsi hanno prodotto una democrazia liberale – una parte dei Fratelli Mussulmani ha cominciato a guardare con interesse al modello iraniano, nonostante il forte antagonismo con gli sciiti. Parte dei Fratelli Mussulmani, infatti, ritiene che il fallimento di Morsi e’ stato direttamente causato dalla sua “riluttanza a portare avanti una politica rivoluzionaria”. In questo contesto, la violenza imposta dai Mullah dopo il 1979 contro le opposizioni, viene vista come un “modello”. Dall’altra parte, gli stessi sostenitori del Presidente al-Sisi, useranno l’Iran come pretesto per giustificare repressioni contro le opposizioni, coprendo le loro azioni dietro al fatto che, un Occidente che legittima il regime iraniano dopo 36 anni di violenza, non ha il potere morale di giudicare l’Egitto.

Il durissimo op-ed di Nervana Mahmoud si conclude ricordando il discorso tenuto da Obama al Cairo nel 2009. Un discorso in cui il Presidente americano parlo’ di tolleranza, rispetto per le minoranze, libertà di religione e diritto a godere di una reale democrazia. L’accordo nucleare con l’Iran va esattamente dalla parte opposta rispetto a questi nobili obiettivi. Iran Deal, infatti, legittima un regime che abusa quotidianamente dei diritti umani e che prende in giro l’intera Comunità Interazionale. I suoi effetti collaterali, ovviamente, non potranno che essere estremamente drammaticamente negativi e pericolosi.

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Apprendiamo dalle agenzie di stampa dell’arrivo oggi a Teheran del Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Secondo quanto riportato dai media, il viaggio di Gentiloni nella Repubblica Islamica durerà sino al primo marzo e avrà come temi principali il negoziato nucleare, le crisi che attraversano il Medioriente e i rapporti bilaterali tra Italia e Iran. Vogliamo precisare subito una cosa: potremmo scrivere righe e righe, come è noto, da indirizzare al rappresentante italiano in merito al ruolo dei Pasdaran negli attuali massacri in Siria e Iraq, sul modo in cui i Mullah stiano ingannando l’Occidente sul nucleare o sull’abuso quotidiano dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Questa volta, però, piuttosto che spenderci in mille parole che – siamo certi – alla Farnesina leggerà, vogliamo usare questa occasione per fare al Ministro Gentiloni due richieste precise, entrambe relative a due prigionieri iraniani, arrestati dal regime per ragioni politiche. Per entrambi, ovviamente, chiediamo al Ministro Gentiloni di intercedere verso il regime, chiedendo il loro rilascio immediato per ragioni umanitarie e civili.

La prima prigioniera politica di cui chiediamo aiuto per il suo rilascio è Atena Farghadani. Di Atena vi abbiamo già parlato qualche settimana fa. Si tratta di una ragazza giovanissima, attivista per i diritti dei bambini. Atena è anche una artista ed è stata arrestata dal regime per aver disegnato una serie di caricature di personaggi politici – tra cui la caricatura di Khamenei – che ha fatto infuriare il regime. Da 16 giorni, Atena è in sciopero della fame per protestare contro il abusi da lei subiti. Per la sua libertà, da giorni ormai, si stanno attivando gli attivisti per i diritti umani e in suo nome sono state creare pagine Facebook e petizioni. Atena ha bisogno di essere operata urgentemente e la sua vita è a rischio. La sua permanenza in carcere è diventata ormai intollerabile e la stessa Nasrin Sotoudeh, all’interno dell’Iran, si sta battendo per la sua liberazione.

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Il secondo prigioniero politico per cui chiediamo aiuto al Ministro Gentiloni è l’Ayatollah Kazameini Boroujerdi. Dell’Ayatollah Boroujerdi vi abbiamo parlato diverse volte e vi abbiamo detto che è conosciuto al mondo come il “Mandela iraniano”. Un soprannome che si è guadagnato per la sua coraggiosa battaglia contro il khomienismo, in nome del ritorno alla vera natura dell’Islam sciita, una natura politicamente quietista e improntata al dialogo e alla pace. Al contrario, come ha sempre denunciato da Qom l’Ayatollah Boroujerdi, la Repubblica Islamica si è fatta sempre portatrice di un messaggio violento, improntato al mero sostegno al terrorismo internazionale e all’abuso dei diritti umani. Dal 1994, per questo motivo, l’Ayatollah Boroujerdi si batte per la democrazia in Iran e per la separazione netta tra potere politico e potere religioso. L’Ayatollah Boroujerdi sta pagando a caro prezzo il suo coraggio: l’Ayatollah si trova ormai in carcere dal 2006 e le sue condizioni di salute sono davvero drammatiche, tanto che la stessa Associazione Mondiale dei Medici ne ha recentemente chiesto l’immediato rilascio. Nel settembre del 2014, Borujerdi è stato visitato da un rappresentante del tribunale clericale del regime che, minacciando di applicare la pena di morte, lo ha invitato ad accettare una pubblica confessione di colpevolezza. L’Ayatollah, ovviamente, ha rifiutato e iniziato uno sciopero della fame. Per la sua libertà, addirittura, si sono esposti diversi prigionieri politici iraniani che, denunciando gli abusi da lui subiti, ne hanno chiesto il rilascio immediato. Da parte sua, lo stesso Ayatollah ha inviato lettere al Segretario dell’Onu, la Pontefice precedente e ad altri esponenti di primo piano a livello mondiale. Purtroppo, nonostante gli appelli degli attivisti, il regime non ha sinora voluto sentire alcuna ragione.

Boroujerdi

Chiediamo, anzi imploriamo, il Ministro Gentiloni di farsi mediatore per la libertà di questi due prigionieri politici. Lo facciamo con la consapevolezza che, parlando di sole due persone, lasciamo da parte una lista lunghissima di prigionieri politici e di coscienza attualmente detenuti nel carceri iraniani. Allo stesso tempo, però, riteniamo che inziare dalla libertà di due attivisti attualmente in serio pericolo di vita, sia un passo fondamentale. Soprattutto, crediamo che questo approccio sia centrale soprattutto nell’attuale atmosfera di appeasement Occidentale verso Teheran. Al di là della questione nucleare, infatti, all’Iran non può e deve essere permsso di rientrare a pieno titolo nella Comunità Internazionale, senza il rispetto dei diritti umani e civili che spetta al popolo iraniano. In particolar modo, la liberazione dell’Ayatollah Borujerdi avrebbe un significato profondo, in un contesto internazionale in cui la religione è usata come scudo per esportare jihadismo e terrorismo (e l’Iran è il capostipide di questo approccio).

Sperando in una risposta positiva alla nostra richiesta, ringraziamo e porgiamo al Ministro Gentiloni i nostri cordiali saluti.

Collettivo No Pasdaran

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

Qualche settimana fa vi avevamo chiesto di aiutarci a denunciare la situazione dell’Ayatollah Boroujerdi, anche noto come il Mandela iraniano. L’Ayatollah è stato arrestato è stato arrestato nel 2006 dai Mullah per aver attaccato direttamente la versione oppressiva e falsa dello sciismo, propagandata dall’ideologia dittatoriale di Khomeini. Fermato a Qom, l’Ayatollah Boroujerdi è stato rinchiuso in carcere e trattato come un traditore. Le ultime fotografie, lo mostrano stanco, dimagrito e pallido, appoggiato al suo bastone. Nonostante la prigionia, Boroujerdi non ha mai smesso di lottare per ripristinare il vero sciismo, per denunciare l’abuso dei diritti umani, per attaccare il terrorismo dei Pasdaran e per sperare in un Iran diverso, sia internamente che esternamente. Questa lotta è andata avanti con lettere scritte dall’Ayatollah Boroujerdi direttamente al Papa precedente Benedetto XVI, al Segretario delle Nazioni Unite, ai vertici dell’Unione Europea ed anche allo stesso Ali Khamenei.
Come vi avevamo già informato, il 23 settembre scorso il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato l’Ayatollah Boroujerdi nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, guarda caso, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato nuovamente la corruzione del regime e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.
Dopo queste notizie arrivate grazie agli attivisti interni all’Iran, oggi vediamo a sapere che l’Ayatollah Boroujerdi ha dichiarato lo sciopero della fame. In uno dei rari momenti in cui ha potuto vedere la famiglia, il Mandela iraniano ha informato i suoi cari che, con lo sciopero della fame, intendeva reagire nuovamente alle repressioni del regime. La famiglia dell’Ayatollah ha chiesto ancora a tutti gli attivisti di denunciare la situazione del loro caro e di chiederne l’immediata liberazione.