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Qualche giorno fa, la Magistratura iraniana ha annunciato il blocco definitivo di Telegram, la nota applicazione per la messaggistica instantanea, creata dai fratelli Durov.

Considerato il blocco di altre applicazioni social come Whatsapp, Facebook, Twitter e Instagram, Telegram e’ diventato molto popolare in Iran, mandando su tutte le furie i clerici, impaurito dal rischio che tramite questa applicazione possano essere organizzate manifestazioni anti regime.

Annunciando il completo blocco di Telegram, la magistratura iraniana ha sottolineato i rischi per la sicurezza nazionale, ed evidenziato che il blocco avviene dopo la decisione del Presidente Rouhani di impedire a tutti i Ministri di usare Telegram per comunicare.

Qui pero’ arriva la sorpresa: in un comunicato ufficiale diffuso dopo la decisione della Magistratura iraniana, l’esecutivo ha criticato il blocco, affermando che nessuna decisione simile puo’ essere presa senza l’approvazione del Governo.

Questo duro scontro tra due importanti poteri istituzionali, e’ l’ennesima dimostrazione della guerra in corso nella Repubblica Islamica. Una guerra che ha ben poco da fare con il riformismo, come la stessa decisione di Rouhani di bandire Telegram dimostra. Alla base dello scontro non c’e’ la liberta’ degli iraniani, ma il potere decisionale all’interno del regime.

Purtroppo per Rouhani ci sara’ ben poco da fare: la Guida Suprema e i Pasdaran – i veri poteri in Iran – non penderanno mai dalla sua parte!

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La Magistratura iraniana ha annunciato di aver aperto una inchiesta contro Pavel Durov, fondatore e CEO dei social network VK.com e Telegram, molto usati dai giovani iraniani.

Ufficialmente, l’inchiesta e’ stata aperta con l’accusa di “diffusione di materiale pornografico e terroristico”. Le ragioni pero’, come affermato dallo stesso Durov, sembrano essere diverse.

Commentando la notizia su Twitter, Durov ha scritto che Telegram blocca costantemente ogni tipo di messaggio relativo a terrorismo e pornografia all’interno dell’Iran. Per questo, sostiene l’imprenditore russo, le accuse della magistratura iraniana sono senza sostanza.

La verità e’ che, come suddetto, Telegram e’ un programma molto usato dai giovani iraniani per conversare e organizzare eventi sociali. Per questo, colpire il fondatore di Telegram accusandolo di promuovere materiale “haram“, significa colpire indirettamente il social network stesso e, probabilmente, arrivare a bloccarlo totalmente.

L’ennesima mossa del regime iraniano per colpire i diritti civili, vivendo nell’illusione di poter bloccare cosi ogni forma di dissenso e opposizione.