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La notizia, almeno in Italia, non ha avuto alcun risalto, sebbene si tratti di una clamorosa indiscrezione che meriterrebbe una attenzione particolare: secondo il giornale saudita al Watan, Hezbollah avrebbe costruito un aeroporto militare segreto nella Valle della Bekaa, precisamente molto vicino alla città di Baalbek. L’aeroporto, secondo il quotidiano arabo, sarebbe stato costruito grazie all’aiuto di tecnici iraniani e servirebbe all’organizzazione terrorista libanese per lanciare verso la Siria (e Israele) i droni da ricognizione Mirsad 1 e Mirsad 2. Secondo l’intelligence, Teheran avrebbe fornito Hezbollah di almeno 14 di questi APR.

Questa notizia è assai rilevante, in particolare per quanto concerne il riflesso sul conflitto siriano, all’interno del quale Hezbollah è completamente implicato. Come prova di quanto scriviamo, abbiamo preparato alcune mappe che dimostrano chiaramente come, attraverso questo aeroporto, il Partito di Dio riuscità a guadagnare una proiezione strategica fondamentale, che gli permetterà di controllare la parte Ovest della Siria e poter colpire dall’alto la popolazione civile siriana.

La prima mappa, qui in basso, mostra l’area in cui Hezbollah ha costruito l’aeroporto per i suoi droni, ovvero la città di Baalbek. Notare (Punto B), la prossimità con il confine siriano.

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La seconda mappa, invece, evidenzia i primi tre assi strategici che Hezbollah riuscirà ad avere per mezzo di questo nuovo avamposto. Si tratta: 1 – della proiezione verso la città di al Qusayr (ove i terroristi libanesi hanno combattuto in massa insieme all’esercito di Bashar al Assad tra il maggio e il giugno del 2013); 2 – della proiezione verso la città ribelle di Homs, anche nota come la “capitale della Rivoluzione”. Qui, nell’aprile del 2011, scoppiarono le prime rivolte pacifiche e non violente contro Bashar al Assad; 3 – della proiezione verso la capitale Damasco, bastione del regime Baahtista.

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La terza cartina, invece, mostra probabilmente la proiezione strategica principale: tramite l’aeroporto di Baalbuk, infatti, Hezbollah (e di conseguenza l’Iran) avrà un controllo praticamente totale dalla famosa M5, ovvero l’autostrada che corre da Damasco fino ad Aleppo (altrà città ribelle). Controllando la M5, fatto drammatico, Hezbollah e i Pasdaran riusciranno ad avere la capacità di monitorare e di colpire un’area che comprende oltre 15 millioni di persone e circa 700 chilometri di strada. Praticamente, per dirla in poche parole, Teheran riuscirà indirettamente a mettere le mani su tutta la Siria occidentale…

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Questo, tra l’altro, per non parlare della proiezione che Hezbollah rafforzerebbe verso il mare. Non va dimenticato, infatti, che Hezbollah ha lanciato il suo primo Mirsad 1 verso Israele nel 2004, proprio scegliendo come direzione di volo proprio il Mar Mediterraneo. Il drone Mirsad, lo ricordiamo, è fabbricato dall’Iran e deriva dai modelli Mohajer 4 e Ababil. Oltre alle capacità di ricognizione del terreno, il Mirsad può montare un ordigno esplosivo di 50 chilogrammi, un fattore che lo rende estremamente importante non solo per individuare i nemici di Assad, ma anche per colpirli dall’alto. La scelta di costruire questo aeroporto e di impegnare i droni in Siria, probabilmente, è anche derivata dalla volontà di Hezbollah di ridurre il numero di suoi uomini presenti all’interno del Siria, pur mantenendo un impegno diretto nel conflitto. Hezbollah, come noto, sta pagando il suo impegno diretto al fianco del dittatore Assad sia in termini di vite umane che in termini politici, all’interno del Libano.

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Mentre Rohani, Larijani e Zarif si apprestano a ricevere il Ministro degli Essteri italiano Emma Bonino (in arrivo Sabato a Teheran), il regime iraniano prosegue senza sosta le sue azioni contrarie al diritto internazionale. Per quanto concerne il nucleare, il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana-AEOI, Ali Akbar Salehi, ha candidamente dichiarato che ad Arak tutto va avanti regolarmente e che il regime non ha alcune intenazione, nel prossimo futuro, di chiudere questo impianto. Ad Arak, lo ricordiamo, Teheran sta sviluppando un reattore nucleare ad acqua pesante, ove poter riprocessare l’uranio per costruire una bomba al Plutonio. Nel frattempo, anche il °moderato° Zarif ha chiarito che, se la Repubblica Islamica non otterrà a Ginevra quello che vuole, in sole 24 ore riprenderà l’arricchimento dell’uranio al 20%…Insomma, praticamente gli Ayatollah stanno negoziando da soli…

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Se il programma nucleare procede spedito, anche il programma di morte del regime iraniano va avanti senza tregua. Solamente ieri, grazie al lavoro degli attivisti per i diritti umani, si è scoperto che la scorsa settimana sono stati impiccate quattro persone nel carcere di Uremia. Nello stesso carcere, denunciano gli attivisti, ci sono altri 170 detenuti che sono vicini all’impiccagione. Nel pieno silenzio/assenso dei media internazionali – ormai focalizzati sulle ricchezze economiche della Repubblica Islamica – il regime di Khamenei e Rohani sta continuando a perseguitare senza tregua la popolazione iraniana. Solamente dall’elezione di Rohani, per la cronaca, oltre 300 persone sono state condannate a morte…Dall’inzio del 2013, purtroppo, le persone uccise sul patibilo sono oltre 500…

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Alla vergogna, purtroppo, non c’è mai fine: dopo il regalo di Ginevra, adesso veniamo a sapere che una rappresentanza di Parlamentari europei – parte della delegazione per i rapporti con l’Iran – si recherà in visita ufficiale nella Repubblica Islamica tra il 12 e il 17 dicembre. Secondo quanto reso noto sinora, la delegazione  arriverà in Iran senza precondizioni e sarà composta probabilmente da Tarja Cronber (Finlandia), Cornelia Erns (Gernania), Marietje Schaake (Olanda) e Josef Weidenholzer (Austria). Il viaggio degli europarlamentari in Iran ha spaccato (nuovamente) la delegazione per i rapporti con l’Iran. Coraggiosamente gli europarlamentari italiani Potito Salatto, Oreste Rossi, Marco Scurria (Italia), Alexander Alvaro (Germania) e Geoffrey Van Order (Gran Bretagna) si sono opposti alla visita nella Repubblica Islamica. 

Il tema della visita della delegazione dei Parlamentari europei in Iran non è nuova. Nell’ottobre scorso, ad esempio, la parlamentare Tarja Cronber aveva già programmato una visita di sei giorni nella Repubblica Islamica. Per fortuna, in quella occasione, l’opposizione di alcuni membri della delegazione per i rapporti con l’Iran, permise di far annullare il viaggio. A guidare la fazione contraria ad un viaggio in Iran senza delle chiare pre condizioni fu il Vice Presidente della delegazione europea, l’italiano Potito Salatto. In numerose occasioni, infatti, il parlamentare europeo membro del gruppo dei Cristiano Democratici, disse chiaramente di non accettare l’idea di visitare l’Iran senza poter parlare con i membri dell’opposizione ed accedere alle carceri per visitare i prigionieri politici.

In un intervento presso la Commissione per i Diritti Umani, Salatto disse chiaramente di essere in forte disaccordo con la politica della Delegazione europea, unicamente interessata a recarsi in Iran, senza porre prima chiare linee rosse al regime. Salatto, come potrete ascoltare nel video che vi riportiamo, propose al contrario di ricevere a Bruxelles una delegazione di Parlamentari iraniani per cominciare un dibattito e concordare chiaramente le condizioni per una successiva visita dei rappresentanti europei a Teheran. 

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D’altronde, ben pochi sanno, che già dall’elezione di Potito Salatto alla vice Presidenza della delegazione europea, era apparso chiaro che una larga fetta della delegazione stessa si stava trasformando nell’Ambasciata dell’Iran all’interno del Parlamento europeo. Nell’aprile del 2012, infatti, la parlamentare belga Isabelle Duran, con altri parlamentari, cercò di bloccare l’elezione di Salatto per mezzo di un voto segreto. I parlamentari europei contrari a Salatto, come si venne a scoprire successivamente, erano guidati indirettamente dall’allora Ambasciatore iraniano in presso l’Unione Europea Mahmoud Barimani. Barimani, incredibilmente, venne invitato ad assistere alla seduta della delegazione europea e con lui arrivò anche Reuzbeh Parsi, fratello del noto analista americano Trita Parsi. Sia Reubeh che Trita sono parte dell’associazione NIAC, organizzazione che agisce a Washington in favore del regime iraniano. Insomma, un vero papocchio che fortunatamente fallì, orientato a consegnare la delegazione europea per i rapporti con l’Iran in mano al regime iraniano!

Oggi la delegazione europea, come suddetto, si appresta a recarsi in Iran senza pre condizioni. Ciò, a dispetto di quanto accade all’interno della Repubblica Islamica e della Carta dei Diritti Fondamentali, approvata dall’Unione Europea nel 2007. Questa carta, intesa a difendere la dignità, la libertà e i diritti di giustizia che spettano ad ogni singolo essere umani, è evidentemente per questi parlamentari europei carta straccia. Dall’elezione di Rohani, vogliamo sottolinearlo, oltre 300 persone sono state impiccate in Iran, 15 delle quali solamente in questa settimana. Senza contare il drammatico stato dei prigionieri politici, tra i quali ricordiamo Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi, Hassan Ronaghi Maleki e l’Ayatollah dissidente Hossein Kazemeyni Boroujerdi. Non bisogna dimenticare, infine, che mentre i parlamentari europei stringono le mani piene di sangue dei rappresentanti iraniani, nelle carceri della Repubblica Islamica, oltre 3000 prigionieri si trovano in sciopero della fame per protestare contro gli abusi dei diritti umani che avvengono all’interno della Repubblica Islamica.

Vi chiediamo di protestare ufficialmente contro la Delegazione Europea per i rapporti con l’Iran

Email: 

D-IR@europarl.europa.eu

Fax:

+32 2 28 46831(Brussels)
+33 3 881 73602 (Strasbourg)

Delegazione:

http://bit.ly/1aUo1um

In questi ultimi giorni stiamo assistendo ad una vera e propria offensiva mediatica dei Pasdaran  in merito alle tematiche centrali della politica iraniana. Solamente negli ultimi due giorni, ad esempio, il Capo delle Guardie Ali Jafari e uno dei suoi vice, Hamid Reza Moqaddamfar, si sono espressi molto chiaramente in merito all’accordo sul nucleare firmato a Ginevra e alla guerra in Siria. Ali Jafari, parlando con il giornale conservatore Kahyan, ha affermato che l’Iran dovrà considerare nullo l’accordo firmato in Svizzera se “non verranno rispetti gli impegni o verranno calpestati i diritti inalienabili della Repubblica Islamica da parte dell’Occidente e degli Stati Uniti”. Considerando che Washington e Teheran hanno già espresso diverse interpretazioni in merito al testo firmato a Ginevra, è chiaro che le parole di Jafari suonano come un messaggio preventivo da riusare quando i negoziati giungeranno ad un punto morto.

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Sulla Siria, invece, è arrivata ieri una durissima dichiarazione di Hamid Reza Moqaddamfar, Vice Comandante dei Pasdaran per gli Affari Cultirali e Sociali. Parlando da Mashaad, Moqaddamfar ha dichiarato chel’Iran non si ritiererà dalle sue posizioni  per quanto concerne la Siria e rimarrà saldamente al fianco del regime siriano“. Praticamente una dichiarazione di fedeltà a Bashar al Assad e alle sue azioni repressive contro la popolazione siriana. Indirettamente, Moqaddamfar sta assicurando Bashar al Assad che, anche di fronte ad una partecipazione iraniana alla Conferenza di Ginevra 2, le posizioni di Teheran non cambieranno in alcun modo. 

IRGC SYRIA

Alle affermazioni dei rappresentanti dei Pasdaran, si sono affiancate le parole del capo della milizia paramilitare Basij, Mohammad-Reza Naghdi. Parlando ad conferenza internazionale dedicata ai media, Nagdi ha affermato che il problema dell’Iran con gli americani non va ricollegato ad un processo di costruzione della fiducia reciproca, ma riguarda direttamente la natura stessa degli Stati Uniti. In poche parole, il capo dei Basij ha ammonito il Governo a non attuare aperture importanti verso Washington, non tanto per realismo politico, quando per le idee devianti che gli americani potrebbero portare nell’Iran khomenistan.

BASIJ USA

Concludiamo riportandovi ancora le parole del capo dei Pasdaran Ali Jafari, in merito al ruolo centrale dei Basij nella Repubblica Islamica. Jafari ha descritto i Basij come la principale forza deterrente contro i nemici, capace di far desistere chiunque dall’attaccare il territorio iraniano. Le parole del capo delle Guardie Rivoluzionarie, sebbene indirizzate ai nemici esterni, sembrano essere anche un avvertimento ai nemici interni, in particolare a quella parte della popolazione iraniana che aspira a maggiori libertà. La milizia Baji, lo ricordiamo, è stata lo strumento con cui i Pasdaran hanno schiacciato la rivolta degli studenti iraniani nel 1999 (Presidenza Khatami) e il Movimento dell’Onda Verde nel 2009 (Presidenza Ahmadinejad).

A buon intenditor, poche parole…

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Egregio Presidente Berlusconi,

Qualche giorno fa – accompagnato dall’ambasciatore italiano in Iran Luca Giansanti – è arrivato a Milano Mohammad Reza Rouyanian, un businessman iraniano e che ricopre il ruolo di manager del Persepolis calcio. Lo scopo del suo viaggio era quello di firmare un accordo di collaborazione con il vostro club e di programmare una partita amichevole fra il Persepolis Glorie e il Milan Glorie. La missione, come sappiamo, ha avuto successo e la partita tra i due club si giocherà a Teheran il 28 novembre alle 17.30. Non solo: a quanto sembra, con l’occasione, il Milan AC e il Persepolis FC firmeranno un accordo di collaborazione per il prossimo futuro tra i due club.

Adriano Galliani con il Pasdaran Mohammad Reza Rouyanian

Adriano Galliani con il Pasdaran Mohammad Reza Rouyanian

Premesso che lo sport è sicuramente un veicolo di dialogo e conoscenza fra i popoli, ci sono almeno due motivi per i quali Le chiediamo di non permettere alle vecchie glorie del Milan, coloro che hanno fatto la storia del club, di scendere in campo a Teheran. Il primo è legato alla figura di Mohammad Reza Rouyanian: si tratta di un Pasdaran, la cui carriera politica è stata strettamente intrecciata a quella di Mahmoud Ahmadinejad. Dal precedente Presidente iraniano, infatti, Rouyanian ha ricevuto l’incarico di Direttore del Organizzazione di Trasporti Nazionale (Transport Management Center) ed è stato candidato, senza successo, alla guida dell’Organizzazione Sportiva Nazionale. Insomma, un uomo a tutti gli effetti legato all’ex Presidente negazionista, le cui opinioni politiche sono facilmente comprensibili…Va anche ricordato che, dopo essere divenuto manager del Persepolis FC, Rouyanian è stato al centro di una polemica nazionale, legata all’ingaggio astronomico dell’allenatore turco Mustafa Denizli e di altri giocatori della squadra: per molti esperti, infatti, i soldi per Denizli arrivarono proprio segretamente dal Governo Ahmadinejad, al fine di aiutare il suo alleato…

Il secondo motivo, ben più grave, per cui Presidente Berlusconi Le chiediamo di impedire alle sue stelle di scendere in campo a Teheran è legato ai diritti umani, particolarmente ai diritti delle donne: nonostante le richieste ufficiali, infatti, il regime iraniano ha vietato alle donne di acquistare il biglietto per assistere alla partita. Si tratta, ancora una volta, di una decisione vergognosa a cui i rappresentanti italiani rischiano di dare un indiretto avvallo. Accettando di giocare allo stadio Azadi, quindi, il Suo Milan, Egregio Presidente, non favorirà il riconoscimento delle aspirazioni della popolazione iraniana, ma servirà unicamente agli Ayatollah come passerella per dimostrare l’esistenza di un nuovo corso, quello di Rohani, affatto diverso rispetto al passato.

Mehr News riporta la notizia della decisione di impedire l'accesso alle donne durante il match Milan Glorie - Persepolis Glorie

Mehr News riporta la notizia della decisione di impedire l’accesso alle donne durante il match Milan Glorie – Persepolis Glorie

Le chiediamo quindi, Egregio Presidente Berlusconi, di non permettere al Milan Vecchie Glorie di recarsi in Iran almeno sino a quando tutti coloro che intendono assistere pacificamente alla partita – non importa il sesso, la religione, l’opinione politica o l’appartenenza etnica – potranno accedere allo stadio senza alcuna limitazione, nel rispetto dei diritti umani e, soprattutto, dei diritti delle donne, da sempre calpestati nella Repubblica Islamica.

Certi di un Suo positivo riscontro, Le porgiamo cordiali saluti,

No Pasdaran, Free Iran Now

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A Ginevra il gruppo del 5+1 e l’Iran hanno trovato un accordo temporaneo sul nucleare. Secondo il testo approvato, per un periodo di sei mesi, Teheran si impegna a non arricchire l’uranio al 20% (limitando l’arricchimento al 5%), a non installare nuove centrifughe presso Natanz e Qom, a non portare avanti il completamento dell’impianto di Arak ed a permettere maggiori controlli da parte degli ispettori internazionali dell’AIEA. In cambio di queste azioni, il regime iraniano riceverà un importante alleggerimento delle sanzioni internazionali ni settori petrolifero, automobilistico e dell’aviazione civile. In aggiunta, Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite, si impegnano a non approvare nuove sanzioni verso l’Iran fino alla fine dell’accordo temporale.

L’accordo è stato salutato da quasi tutta la Comunità Internazionale come un successo che, secondo il Presidente americano Obama, renderà il mondo un posto più sicuro. A dispetto dei commenti, però, tutti sanno bene che la verità è assai diversa: l’accordo temporaneo con l’Iran rappresenta la fine dell’Occidente, concetto ormai privo di significato e svuotato di ogni potere. Quello che classicamente viene definito il mondo libero e che, nel recente passato, è uscito vittorioso dalla Guerra Fredda, oggi non ha più la forza di restare unito e di difendere fino in fondo i valori su cui è fondato. Al contrario, l’Occidente oggi è debole e diviso e per questo molto disponibile a trovare compromessi con chi, secondo la logica, dovrebbe rappresentare un pericolo e non un alleato.

Il raggiungimento dell’accordo di Ginevra era stato ormai previsto da tempo. Basti pensare che, solamente qualche settimana fa, gli analista del Belfer Center di Harvard, James K. Sebenius e Michael K. Singh, avevavo pubblicato un report che metteva in luce i reciproci vantaggi di Stati Uniti e Iran nel firmare un accordo di riconciliazione. Il report era corredato di grafici ove, considerando gli interessi dei due Paesi, veniva tracciato matematicamente il punto di incontro tra Teheran e Washington. Come potete osservare da soli nel grafico sottostante, si tratta di un punto che passa ben lontano dalla fine definitiva del programma nucleare clandestino del regime iraniano. Al contrario, se si osserva la parte in grigio e la retta F, ben si capisce come il punto di incontro tra i due Paesi (ma possiamo anche dire tra quasi tutto l’Occidente e l’Iran), passa per una accettazione di un programma nucleare iraniano senza troppe restrizioni sull’arricchimento, capace di rendere Teheran indirettamente un “paese di soglia”, non in possesso dell’arma nucleare, ma in grado di produrla senza troppe difficoltà nel futuro.

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Per quanto concerne i contenuti dell’accordo, si tratta di una vittoria di Pirro, di facile uso solamente per quelle diplomazie Occidentali che intendono usare l’appeasment con l’Iran per ottenere nuovi accordi commerciali. In preda alla crisi economica e in nome dell’ “economy first“, il mondo libero ha preferito avere qualche goccia di petrolio in più, legittimando in cambio un programma nucleare che rappresenta un pericolo per l’intero globo. A poco serve la sospensione semestrale dell’arricchimento dell’uranio al 20%. Teheran, infatti, mantiene intatto tutto l’uranio sinora arricchito al 3,5% e al 20%, quantitativi che già da soli bastano all’Iran per costruire un ordigno nucleare. Non solo, il regime potrà anche liberamente incrementare la sua quantità di uranio, grazie alla libera facoltà ottenuta di continuare l’arricchimento al 5%. Idem si dica del numero delle centrifughe: il regime salva tutte le sue 19000 centrifughe IR-1 e IR-2 già installate, un numero di macchinari che garantisce agli Ayatollah di poter portare l’arricchimento dell’uranio a percentuali superiori senza troppi problemi. Si tratta di un totale successo per il regime iraniano, tale da permettere al Capo dell’Agenzia Nucleare iraniana Salehi di rimarcare come l’Iran si sia volontariamente sottoposto alla sospensione dell’arricchimento al 20% (quindi senza vincolo internazionale) e di annunciare la costruzione di due nuove centrali nucleari.

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Nulla, invece, viene detto nel testo in merito a tanti altri nodi di vitale importanza come, ad esempio, le attività clandestine che l’Iran sta ancora portando avanti, la costruzione di nuove centrali nucleari in zone sismiche o gli esperimenti compiuti nella base militare di Parchin. Solamente in questi giorni, il giornale francese Le Figaro ha denunciato che – in considerazione dell’attenzione del mondo su Arak – l’Iran ha deciso di aprire un nuovo impianto clandestino per la costruzione della bomba al Plutionio press Shiraz. Questo nuovo impianto sarebbe stato denominato IR-10 e la sua esistenza sarebbe è stata anche pubblicamente dall’ex capo dell’agenzie atomica iraniana Fereydoun Abbasi Davani, nell’aprile del 2013. Le Figaro, in esclusiva, ha anche pubblicato un disegno dell’impianto di Shiraz che vi riportiamo qui sotto.

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Insomma, in poche parole, il mondo non ha voluto guardare in faccia la realtà, preferendo ripetere gli errori compiti nei precedenti con l’Iran e in quelli portarti avanti con la Corea del Nord (non è un caso, probablimente, che uno dei negoziatori americani fosse proprio Wendy Sherman, la stessa persona che promosse i negoziati con Pyongyang prima che il regime nordcoreano decidesse di interromperli e costruire la bomba atomica). Al contrario, i diplomatici non hanno voluto ammettere che l’Iran non è cambiato e che. nonostante i sorrisi, il regime resta lo stesso e restano intatte le repressioni che quest’ultimo quotidianamente porta avanti.

Con la firma dell’accordo di Ginevra, quindi, non soltanto è stato salvato un sistema politico corrotto e dittatoriale ma, indirettamente, lo si è anche rafforzato. L’effetto naturale di questa scelta dell’Occidente, chiaramente, sarà quello di abbandonare totalmente il popolo iraniano nelle braccia degli Ayatollah e di soffocare drammaticamente le istanze di libertà che da anni provenivano dai giovani iraniani. Purtroppo c’è di peggio. A Ginevra non è stato soltanto rafforzato un regime a livello interno, ma è stato anche incrementato il potere della Repubblica Islamica a livello regionale. Come contropoartita per il finanziamento del terrorismo internazionale, per il sostegno ad Assad e per le continue minacce ai vicini sunniti ed a Israele, l’Iran ha ricevuto in premio un accordo che – in poche parole – le permetterà presto di potersi dichiarare una potenza nucleare a tutti gli effetti. 

Concludendo possiamo dire che, dopo Ginevra, il mondo sarà definitivamente diverso. A dispetto di quello che lasciano capire i sorrisi di tanti diplomatici, non è detto, purtroppo, che sarà anche un mondo migliore…

Per molti la nascita di Hezbollah, organizzazione creata ufficialmente nel 1982, deve essere ricollegata unicamente alla presenza israeliana in Libano. Per quanto questo aspetto sia millantato dai sostenitori del Partito di Dio, la vera ragione della nascita del gruppo terrorista libanese ha ben altra origine e, soprattutto, data anni prima rispetto a quanto racconta la storiografia ufficiale. La creazione di Hezbollah, infatti, va ricercata negli anni ’70. quando il Libano – per la sua caratterizzazione di essere praticamente “terra di nessuno” – diventò il centro del terrorismo palestinese e della lotta degli islamisti iraniani contro lo Shah. Le forze di Arafat, raggruppate nell’Organizzazione di Liberazione della Palestine – OLP, diedero rifugio a numerosi oppositori dello Shah e garantirono loro addestramento militare e documenti falsi per viaggiare.

Yasser Arafat con Ebrahim Yazdi (a sinistra) e il figlio di Khomeini, Hassan, a destra

Yasser Arafat con Ebrahim Yazdi (a sinistra) e il figlio di Khomeini, Hassan, a destra

Per gli islamisti iraniani, il Libano aveva anche un altro vantaggio: in questo Paese, infatti, vive una importante comunità sciita e, soprattutto, era attivo l’Imam Sadr, clerico sciita nato in Iran e ispiratore del movimento politico di Amal. Pochi sanno, però, che è proprio in Libano che si consuma la prima frattura all’interno dell’opposizione iraniana. Una divisione generata dall’ingresso dell’esercito siriano in Libano e dalla competizione teologica tra i seguaci dell’Imam Khomeini e quelli dell’Imam Sadr. Quando le forze di Hazef al Assad entrano in Libano, nel 1976, trovano il sostegno dei seguaci dell’Imam Sadr e del Movimento di Liberazione dell’Iran – LMO, una organizzazione agli ordini di Mostafa Chamran, futuro primo Ministro della Difesa della Repubblica Islamica dell’Iran. L’arrivo dei soldati siriani, però, trovò invece l’opposizione dell’OLP e dei seguaci di Khomeini, all’epoca saldamente schierati al fianco di Arafat contro il regime Baathista a Damasco.

Tra coloro che scelsero di opporsi all’intervento siriano ci furono personalità come l’Ayatollah Ali Montazeri, molto vicino a Khomeini, di suo figlio l’Hojjatoleslam Mohammad Montazeri e di Ali Akbar Mohatashami, futuro ambasciatore dell’Iran khomeinista in Siria. Si tratta di tre uomini che contribuirono attivamente alla creazione dei Pasdaran e di Hezbollah: Mohatashami, in particolare, da ambasciatore iraniano in Siria creò l’ufficio centrale che materialmente si è occupato di organizzare Hezbollah nei suoi primi anni di vita. Un altro esponente di primo piano che si schierò al fianco dei sostenitori di Khomeini fu Mohammad Saleh Hosseini, anch’egli tra i fondatori dei Pasdaran e di Hezbollah, molto vicino agli uomini di Arafat nel periodo in cui soggiornò in Iraq. Per la cronaca, l’alleanza tra gli islamisti fedeli a Khomeni e quella tra i terroristi palestinesi agli ordini di Arafat, permise agli iraniani di creare assassini come Imad Mughniyeh, futuro capo militare di Hezbollah e responsabile dei collegamenti tra Teheran e Beirut sino alla sua morte nel 2008.

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La rivalità tra i sostenitori di Khomeini e quelli dell’Imam Sadr non restò rinchiusa all’interno dei confini libanesi. Al contrario, essa divenne un motivo di scontro anche in Iran, soprattutto perchè l’Imam Sadr non riconobbe mai lo status di maraja di Khomeini e rifiutò sempre le sue tesi in merito alla velayat-e faqih. Nell’Islam sciita essere un maraja per un clerico è di fondamentale importanza, perchè permette di acquisire lo status di “fonte di emulazione”, estramente importante per chi mira a guidare la comunità di fedeli. Per Khomeini si trattava di un affronto diretto, proprio mentre la sua fazione di apprestava a mettere le mani sull’Iran, ormai guidato da uno Shah sempre più debole e malato.

Nel 1978, durante un viaggio in Libia, l’Imam Sadr sparì misteriosamente (quasi certamente l’Imam è stato ucciso). Oggi il regime iraniano accusa unicamente l’allora dittatore libico Mohammar Gheddafi per la sparizione dell’Imam. Non è dato sapere la verità su questa storia ma resta il fatto che, nello stesso periodo in cui l’Imam Sadr scomparve, l’Ayatollah Mohammad Montazeri aveva ottimi rapporti con Tripoli, all’espoca uno dei principali sponsor dell’Organizzazione di Liberazione della Palestina. Indipendentemente da chi colpì l’Imam Sadr, una cosa resta e nessuno può confutarla: la sparizione dell’Imam Sadr rappresentò per l’Imam Khomeini una liberazione e diede il via alle successive eliminazioni dei seguaci della scuola di Sadr anche in Iran.

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Nel 1979, lo Shah abbandonò l’Iran e Khomeini atterrò a Teheran. I suoi seguaci inizialmente, molto significativamente, si fecero chiamare “Hezbollah”. Nel 1981, infatti, il Partito Islamico Repubblicano di Khomeini prese saldamente il potere in Iran. Poco tempo dopo, in circostanze misteriose, Mostafa Chamran – Ministro della Difesa e capo dell’LMO – venne ucciso. La sua morte viene catalogata come “caduto in combattimento” dal regime iraniano (era il periodo della guerra Iran – Iraq), ma è cosa nota che si tratta di un decesso sospetto e connesso con la lotta politica all’interno della Repubblica Islamica. Da parte sua, anche la fazione di Khomeini subì importanti perdite, prime fra tutti quella di Mohammad Montazari e quella di Mohammad Saleh Hosseini. Nonostante le perdite, la fazione di Khomeini conquistò l’Iran e impose al sua versione dell’Islami sciita.

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Nel 1981, Ali Akbar Mohtashami portò Imad Mughniyeh e il futuro segretario di Hezbollah, Abbas Musawi, in viaggio in Iran. I due concordarono con il regime iraniano i metodi di addestramento e i finanziamenti per lo sviluppo del gruppo di Hezbollah in Libano. In quel momento, quindi, Khomeini scelse anche di abbandonare la stretta alleanza con l’OLP (Arafat fu comunque il primo a recarsi in Iran per elogiare la rivoluzione khomeinista), troppo di sinistra e troppo vicino a Saddam Hussein, e di non firmare alcun accordo con l’altro movimento sciita libanese di Amal. Nella Valle della Bekaa, bastione di Hezbollah in Libano, arrivarono Pasdaran come Hossein Dehghan, attuale Ministro della Difesa. 

Furono personaggi come Dehghan, oggi stretti alleati di Rohani, ad organizzare gli attentati contro la base militare americana e francese a Beirut nel 1983. Sul terreno, senza vita, rimasero i corpi di 300 soldati occidentali, colpevoli unicamente di essersi recati in Libano per aiutare quel Paese a stabilizzarsi ed uscire da decenni di guerra. La mano terrorista degli agenti di Khomeini, purtroppo, interruppe prematuramente le loro giovani vite…

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