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Egregia Senatrice Petriaglia,

Abbiamo letto, non senza stupore, la Sua intervista per l’Agenzia di stampa iraniana Tasnim News. Lo stupore è stato provocato da due fattori: 1. l’assalto che l’agenzia iraniana vicina ai Pasdaran sta facendo verso i Parlamentari italiani (siamo già alla seconda intervista in pochi giorni); 2. le parole dal Lei espresse sul regime iraniano, su Rouhani, sul ruolo di Teheran in Siria e sulle relazioni bilaterali con l’Italia.

Per questo, abbiamo deciso di scriverLe una lettera aperta (come abbiamo fatto con la Sua collega, la Senatrice De Pin). Vogliamo spiegarLe per quale motivo dissentiamo dalle Sue parole e soprattutto per quale motivo, a nostro parere, una rappresentante politica di Sel non può, in modo assoluto, elogiare il regime iraniano. Partiamo, con il Suo permesso, con una chiara risposta alle Sue affermazioni.

  • Iran come soggetto di stabilità per il Medioriente: forse, Egregia Senatrice, Tasnim News ha tradotto male una parola della Sua risposta. Vogliamo sperare che Lei abbia detto “instabilità” e non stabilità come leggiamo. Si, perchè, chiunque conosca la storia della regione mediorientale dal 1979 in poi, sa bene che la Repubblica Islamica è sempre stata fonte di esportazione del terrorismo e della jihad. Se oggi il Libano è ostaggio di uno Stato nello Stato (Hezbollah), se a Gaza esisteno organizzazioni che non riconoscono ne Israele ne Abu Mazen (Hamas, Jihad Islamica), se Assad è ancora al potere o se lo Yemen è sull’orlo del collasso, lo si deve proprio a Teheran che, per mezzo dei suoi pretoriani Pasdaran, ha usato il Medioriente come fucina per espandere il Khomeinismo;
  • Iran contro Isis: ci rendiamo conto che, con Isis, l’Occidente non sa che pesci pigliare e prova ad appoggiarsi alla prima salamandra di passaggio. In questo caso il regime iraniano. Ci rendiamo conto, allo stesso tempo, che lo stesso Occidente ha memoria corta e scarsa visione strategica. Se dal 2011 in poi Isis è diventato quello che è diventato, la prima ragione va ricercata nei governi settari e repressivi sostenuti e finanziati dall’Iran in Siria e Iraq. In Siria, Teheran ha aiutato la repressione della Primavera Siriana, colpendo l’opposizione moderata e lasciando il campo ai pazzi salafiti sunniti di Isis. In Iraq, dopo il ritiro americano, Teheran ha sostenuto il Governo di al Maliki, un governo che ha tenuto fuori dal potere i sunniti e i curdi. Per sconfiggere Isis, quindi, non serve sostenere ed elogiare l’Iran, ma convincere le tribu’ sunnite passate con al Baghdadi ad abbandonare il califfo. Per farlo, si badi bene, il primo punto sarà quello di convincere queste tribu’ che i loro Paesi non cadranno nelle mani dei Pasdaran;
  • L’Iran di Rouhani: ci fa piacere vedere che Lei noti mutamenti positivi in Iran dopo l’elezione di Hassan Rouhani. Peccato che, questi stessi mutamenti, non li vedano anche gli iraniani. La disoccupazione galoppa e con essa la repressione di ogni tentativo di promuovere idee diverse da quelle sostenute dai Mullah. Certo, come scriviamo sempre, ci rendiamo conto che Rouhani ha un sorriso piu’ accattivante di quello del negazionista Ahmadinejad. Allo stesso tempo, però, i fatti parlano chiaro e certo non descrivono un alcun cambiamento all’interno della Repubblica Islamica.

La parte che piu’ ci sta a cuore, però, è quella relativa ai rapporti tra Italia e Iran. E’ passato oltre un anno dall’elezione di Hassan Rouhani, oltre un anno da quando l’intera Comunità Internazionale ha deciso di avviare una politica di appeasement verso la Repubblica Islamica. In questo anno, gli iraniani sono stati ricevuti praticamente in tutto il mondo e delegazioni di tutto il mondo – in primis dall’Italia – sono arrivate in Iran. Cosa è cambiato? Quali mutamente positivi sono stati apportati alla vita degli iraniani? La risposta è una sola: niente. Anzi: in un anno oltre 1000 detenuti sono stati impiccati, giornali riformisti sono stati chiusi e i giornalisti liberi messi in prigione. I leader dell’opposizione iraniana – Mousavi e Karroubi – sono ancora in isolamento, minacciati ogni giorno di essere impiccati. Non parliamo poi delle donne: dati della polizia iraniana, ben 380 povere ragazze sono state attaccate con l’acido per aver vestito male il velo. La legge iraniana, carta canta, continua a considerare la vita della donna metà di quella dell’uomo e nel settore dell’educazione e del lavoro, la discriminazione verso il genere femminile è altissima. Non entriamo nel merito degli altri abusi, perchè rischiamo di scrivere un libro intero: La invitiamo solamente a scaricare e leggere l’ultimo report di Ahmad Shaheed, inviato speciale Onu per i diritti umani in Iran.

Concludiamo con una espressione di profondo dispiacere. Dispiace, infatti, che queste parole sull’Iran arrivino da una rappresentante di Sel, ovvero dal partito che intendere promuovere valori di Sinistra, di Ecologia e di Libertà. Il regime iraniano è l’esempio di un regime fascista fondamentalista, fonte di inquinamento del sistema internazionale e soprattutto di ogni aspirazione alla Libertà. Le basti leggere quanto detto da Khamenei sull’omosuessualità solamente pochi giorni fa: “l’omosessualità è il simbolo della decadenza Occidentale“. Non ci sembra di aver sentito una condanna di Rouhani e soprattutto non ci sembra che parole del genere possano essere condivise da leader del Suo partito, il Presidente Nicky Vendola.

Cordialmente

Collettivo No Pasdaran

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Egregia Senatrice De Pin,

In primis grazie. Grazie per averci risposto, per averci voluto spiegare le Sue posizioni. Potersi confrontare, con le parole, è un diritto che va considerato come un privilegio da tutelare e per questo riteniamo la Sua replica davvero preziosa. Allo stesso tempo, però, dobbiamo purtroppo dissentire ancora dalle sue parole. Ci permettiamo quindi di spiegare, ancora una volta, la nostra posizione. In primis partiamo da Suo primo punto: la libertà di espressione. Siamo estremamente contenti che Lei ne sia una strenua sostenitrice, ma ci spiace non poter dire la stessa cosa della controparte a cui Lei ha concesso l’intervista. Non solo in Iran i giornalisti liberi finiscono in prigione, ma l’Agenzia che Le ha chiesto l’intervista, in particolare, è praticamente la voce dei Pasdaran, una forza pretoriana, responsabile della repressione delle forze di opposizione interna e del terrorismo all’esterno.

Secondo punto: parlare di numeri, per quanto concerne l’elezione di un Presidente in Iran, ha davvero poco senso. Lo stesso Ahmadinejad vinse la prima volta le elezioni per mezzo di un voto popolare, ma ciò non toglie che egli non fosse affatto un rappresentante legittimo a livello internazionale. Non lo era lui, come non può esserlo Rouhani, perchè il regime iraniano non ammette tutti i potenziali candidati alla tornata elettorale ma – per mezzo del Consiglio dei Guardiani – scarta il 90% dei potenziali candidati perchè “non conformi alla legge islamica”. Detto questo, sappiamo vedere anche noi le differenze di stile e approccio di Rouhani, rispetto ad Ahmadinejad. Ciò non toglie che, dopo lo stile, servono i fatti.

Parliamo allora di fatti. Egregia Senatrice, non si faccia ingannare, Rouhani non ha mai riconosciuto l’Olocausto. Sicuramente non ha espresso posizione apertamente negazioniste come Ahmadinejad, ma non ha nemmeno riconosciuto la Shoa. Rouhani, non differentemente da Ahmadinejad, ha riconosciuto che i nazisti furono responsabili di crimini, ma che la ricerca nel merito, vada affidata unicamente agli storici. Tra le altre cose, per la cronaca, dopo quella intervista alla CNN, le TV della Repubblica Islamica si affrettarono a chiarire che ciò non rappresentava certo un riconoscimento dell’Olocausto e che questa lettura era puramente frutto di una “cospirazione sionista”. Ancora per la cronaca, il regime iraniano ha fatto causa alla CNN…

Capitolo nucleare e liberazione dei prigionieri. Le aperture di Rouhani sul nucleare iraniano non sono nuove. Come Lei saprà, Rouhani è stato già negoziatore iraniano sul nucleare, ed in quella veste ha ingannato l’Occidente, firmando gli Accordi di Teheran. Si badi bene: non siamo noi ad aver detto che quegli accordi furono un inganno e servirono al regime per prendere tempo e completare il ciclo dell’arricchimento dell’uranio. Questa ammissione l’ha fatta Rouhani stesso, durante la campagna elettorale. Quella strategia del prendere tempo, sembra molto simile alla strategia attuale che gli iraniani stanno attuando nei negoziati nucleare che vanno avanti, senza risultati concreti, dal 2013 (nel frattempo, informazione del Governo tedesco, gli iraniani hanno continuato ad importare illegalmente tecnologia nucleare). Per quanto concerne i prigionieri politici, si è trattato di una mera propaganda del regime, alla vigilia dell’apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e per Sua informazione la stessa Nasrin Sotoudeh per anni non potrà esercitare il suo diritto di lavorare come avvocato (Nasrin manifesta tutti i giorni davanti alla sede della magistratura iraniana…). Da quel momento, finito il viaggio a New York, decine e decine di oppositori politici o membri di minoranze etniche e religiose sono finiti in cella, nel completo silenzio Occidentale (non chieda a noi i numeri…ma direttamente ad Ahmad Shaheed, inviato ONU per i Diritti Umani in Iran).

Capitolo Siria: nel 2011 in Siria iniziava una rivoluzione laica e fondata unicamente sulla volontà di cambiare il regime oppressivo di Bashar al Assad. All’epoca Isis, ancora parte di al Qaeda, era solo una fazione minoritaria, non presente nella rivoluzione stessa. Purtroppo, però, Bashar al Assad è riuscito a sopravvivere, grazie al sostegno del regime iraniano e alle milizie Pasdaran. Volontariamente, quindi, Teheran ha reso la Primavera Siriana un conflitto settario tra sciiti e sunniti, al solo scopo di non perdere un alleato strategico come Assad e soprattutto la proiezione verso Hezbollah e il Mediterraneo. Purtroppo l’Occidente non ha saputo aiutare l’opposizione laica siriana nella maniera adeguata e la palla è passata ai fanatici estremisti salafiti. Guardare oggi a Teheran e Damasco come alleati per combattere un conflitto che essi stessi hanno creato, significherebbe unicamente ampliare e favorire il conflitto settario. Come abbiamo sempre scritto, il solo modo per sconfiggere i criminali di Isis e al Nusra è rafforzare l’opposizione siriana moderata, ma soprattutto riconquistare il favore di quelle tribù sunnite passate con al Baghdadi, non per ideologia, ma solo per rispondere allo strapotere sciita e Alawita in Iraq e Siria.

Capitolo diritti delle donne e pena di morte: onestamente, ci sembra davvero paradossale che coloro che promuovono Moratorie e Diritti di Eguaglianza, si mischino poi a chi si connatura per essere il primo promotore della pena di morte e che considera la vita della donna la metà di quella dell’uomo. Vogliamo, però, essere realisti e capire che per motivi di real politik l’Occidente voglia avere rapporto con il regime fascista iraniano. Non lo approviamo, ma non siamo ingenui. Allo stesso tempo, ci sembra vergognoso che un regime promotore di attacchi con acido contro le donne iraniane (gli autori sono i membri delle milizie Hezbollah iraniane, pagati dal regime), diventino degli alleati strategici da corteggiare ed elogiare…

Ultimo punto per concludere: non abbiamo mai sostenuto l’esportazione della democrazia o cose simili, sebbene nella vita sia meglio errare per esportare democrazia, piuttosto che per esportare morte e terrorismo come fa Teheran. Da non sostenitori di quella strategia, abbiamo chiesto e chiediamo all’Occidente di avere il coraggio di isolare diplomaticamente il regime iraniano, soprattutto dopo le repressioni delle proteste del 2009. Purtroppo, cara Senatrice, quella strategia di dialogo che Lei e diversi altri stanno promuovendo, non farà che rafforzare il regime clericale e ridurre i diritti umani, civili e politici della popolazione iraniana, ad un fattore secondario e quasi irrilevante. Quegli stessi diritti che, la Commissione di cui Lei è Segretario, dovrebbe promuovere come precondizione per un dialogo politico e diplomatico.

Sperando di aver posto alcuni punti di riflessione sul tavolo, le porgiamo Cordiali Saluti

Collettivo No Pasdaran

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