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Le forze di sicurezza Afghane hanno arrestato dieci persone nella Provincia di Herat, con l’accusa di aver pianificato di compiere un attacco durante la cerimonia di inaugurazione dei lavori per la costruzione del TAPI, il gasdotto che unirà Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India.

I dieci, secondo quanto riportato dai media Afghani, si sono pentiti prima di compiere l’attacco e si sono consegnati alle autorità. Durante gli interrogatori, i miliziani hanno rivelato di essere stati addestrati in Iran e che il loro compito era quello di sabotare il gasdotto TAPI.

Ma perché a Teheran volevano far saltare in aria questo gasdotto? La risposta e’ semplice: l’establishment iraniano vede questo gasdotto come un pericoloso competitor. La Repubblica Islamica, infatti, non vede di buon occhio la volonta’ del Turkmenistan di diversificare le sue esportazioni di gas, stringendo la cooperazione con Afghanistan, Pakistan ed India (e riducendo anche le tensioni tra Kabul, Islamabad e New Delhi).

Nonostante i Taliban abbiano annunciato che non avrebbero attaccato il TAPI – perché interesse nazionale del Paese – gli studenti coranici sono molto divisi al loro interno. Esiste una fazione che sta chiaramente costruendo rapporti privilegiati con Teheran, ricevendo dai Pasdaran e dalle fondazioni religiose sciite, armi e finanziamenti (nonostante le divergente teologiche).

D’altronde, non e’ la prima volta che l’Iran porta avanti sabotaggi di importanti infrastrutture nell’Afghanistan Occidentale: tempo addietro, gli Afghani denunciarono che Teheran aveva impedito la costruzione di dighe idroelettriche nelle Province di Herat e Nimroz, al fine di non impedire alle acque dei fiumi afghani di scorrere in Iran.

 

 

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Sarias Sadeghi, uno degli attentatori di Teheran

I media iraniani accusano dei due attentati di Teheran, compiuti la scorsa settimana contro il Parlamento e il Mausoleo dell’Imam Khomeini, i curdi iraniani affiliati ad Isis. Negli attentati, purtroppo, hanno perso la vita almeno 17 persone.

Se le accuse del regime sono vere, si tratta dell’ennesima dimostrazione di come questi attacchi, siano il frutto del cortocircuito dei rapporti tra la Repubblica Islamica e il terrorismo sunnita di matrice salafita.

Come detto in un articolo scritto qualche giorno addietro, il regime iraniano ha sempre sostenuto il terrorismo sunnita, non solo nei Territori Palestinesi, ma soprattutto in Iraq e Afghanistan, contro le forze militari Occidentali. In questo, e’ nato il sostegno di Teheran a gruppi jihadisti come “Ansar al-Islam” e “Tawheed e Jihad”.

Volontariamente, il regime iraniano ha – attraverso i Pasdaran – favorito la radicalizzazione religiosa nelle zone curde, permettendo a diversi curdi di agire liberamente e di arruolarsi per la jihad salafita in Iraq, Afghanistan e Siria. Assad stesso, su ordine di Teheran, ha liberato centinaia di terroristi sunniti dalle prigioni siriane, dando loro un pass per arruolarsi contro gli americani in Iraq.

L’uso dei curdi iraniani, quindi, aveva per Teheran non solo lo scopo di contrastare gli americani in Iraq, ma anche quello di indebolire il potere delle forze curde iraniane favorevoli all’indipendenza dalla Repubblica Islamica (in particolare il Partito del Kurdistan Democratico-KDP).

Uno degli attentatori di Teheran, si chiamava Sarias Sadeghi. Si scopre che, dal 2014, Sadeghi era conosciuto come un estremista e sostenitore di Isis. Talmente noto che la stessa agenzia di stampa curda KurdistanKurd.com, aveva denunciato la sua presenza nella regione e la sua attività di proselitismo filo-Isis nelle Moschee. Impensabile credere che il regime iraniano e i Pasdaran, fossero all’oscuro di quanto avveniva.

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L’agenzia di Kurdistan Kurd del 2014, che denuncia l’attività pro-Isis di Sarias Sadeghi

Non solo: alcuni siti hanno riportato che Sarias Sadeghi era stato addirittura arrestato dagli agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano e detenuto per alcuni mesi. Dopo l’arresto, era stato quindi rilasciato previo il pagamento di una condizionale di 200 milioni di rial. Chiaramente la sua liberazione e’ legata al reclutamento di Sadeghi da parte del regime iraniano. 

La collusione tra regime iraniano e estremismo sunnita Salafita, e’ talmente radicata che proprio recentemente, le forze di sicurezza afghane hanno arrestato degli iraniani reclutati da Isis in Afghanistan. A questo si aggiunga che, negli ultimi mesi, il Governo di Kabul ha accusato Teheran di aver sviluppato rapporti privilegiati con i Talebani, in ottica anti Governativa (Middle East Institute).

Aggiungiamo anche che, lo stesso regime iraniano, non e’ nuovo a “inside jobs” per giustificare l’uso del terrorismo internazionale o la repressione degli oppositori. Gli attacchi contro il Mausoleo dell’Imam Reza presso Mashhad, avvenuti nel 1994, furono imputati inizialmente all’opposizione iraniana riconducibile al MKO. Successivamente, in uno scontro interno al regime, venne arrestato Saeed Imami, ex agente dell’intelligence iraniana, accusato anche di aver ucciso per conto del regime numerosi oppositori e intellettuali iraniani all’estero. Saeed mori’ in carcere prima che potesse fare i nomi dei suoi comandanti all’interno del regime.

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Qualche giorno addietro, abbiamo pubblicato una lettera aperta alla Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, chiedendo lumi sul suo recente viaggio in Iran. Lo abbiamo fatto soprattutto alla luce di un suo post Facebook, pubblicato nel 2011, in cui chiedeva all’allora Ministro degli Esteri Franco Frattini di non dimenticare il tema dei diritti umani durante una visita in Cina (No Pasdaran).

Ovviamente, non abbiamo ricevuto alcuna reazione alla lettera aperta (anzi, un paio di volte il post della lettera e’ sparito dal Facebook della Serracchiani…). Cosi come non abbiamo sentito alcun commento relativo al tema dei diritti umani, fatto dalla Presidente Serracchiani in occasione del suo arrivo a Teheran.

Ci svegliamo oggi con qualcosa di “più incredibile”. A detta dell’agenzia di stampa IRNA, la Serracchiani a Teheran avrebbe evidenziato l’esistenza di “similarità oltre l’immaginato” tra la nazione Iran e quella Italia. Scorrendo il testo dell’articolo, quindi, scopriamo ancora che l’unico riferimento a questa “similarità” e’ dato dall’ospitalità iraniana – del popolo iraniano… – verso l’ospite straniero. Assolutamente vero. Allo stesso tempo, visto che la Serracchiani avrebbe parlato di somiglianze che vanno oltre l’immaginazione, ci sono a tal proposito alcune domande che vorremmo rivolgere alla Presidente del Friuli Venezia Giulia.

Nel merito, quindi, vorremmo solamente sapere se:

  • anche in Italia in soli due anni sono stati impiccati 2000 detenuti, diversi dei quali per ragioni etniche o politiche?
  • anche l’Italia ha come abitudine quella di impiccare esseri umani in piazza, davanti a bambini?
  • anche in Italia alle bimbe di sette anni e’ imposto il velo a scuola?
  • anche in Italia, secondo la legge, la vita della donna e la sua testimonianza legale valgono meta’ di quella dell’uomo?
  • anche in Italia si emettono fatwe che considerano le minoranze religiose, in primis i Baha’i, come dei peccatori a cui e’ vietato persino avvicinarsi?
  • anche in Italia per chi decide di lasciare la sua fede religiosa e abbracciarne un’altra, e’ prevista la pena di morte per apostasia?
  • anche in Italia si viene condannati a morte per il “reato di omosessualità”?
  • anche in Italia gli attivisti per i diritti umani, gli artisti sgraditi e i giornalisti non allineati, finiscono in carcere con l’accusa di “offesa alla Guida Suprema”?
  • anche in Italia esiste un corpo militare di pretoriani denominato Pasdaran – esterno all’esercito nazionale – a cui e’ demandato di proteggere non il Paese, ma l’ideologia alla base del regime teocratico?
  • anche in Italia esiste una unita’ militare e jihadista – la Forza Qods – predisposta all’esportazione dell’ideologia clericale per mezzo di terrorismo e sangue?
  • anche l’Italia ha come abitudine quello di finanziare il terrorismo internazionale di organizzazioni quali Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica, al Qaeda, Taliban e chi più ne ha più ne metta?
  • anche l’Italia ha come prassi, davanti a decisioni sgradite di altri Paesi, quello di inviare folle inferocite a distruggere sedi diplomatiche di altri Stati?
  • anche l’Italia rinnega l’Olocausto e invoca la distruzione dello Stato di Israele, uno Stato membro delle Nazioni Unite?
  • anche l’Italia ha l’abitudine di promuovere ufficialmente slogan politici quali “Morte all’America” e di bruciare le bandiere di altri Paesi in piazza durante solenni festività nazionali?

Potremmo continuare ancora, ma sarebbe già abbastanza se l’Egregia Presidente Serracchiani ci potesse per intanto dare alcune piccole risposte sulle poche domande sottoposte…

P.S.: Abbiamo letto Egregia Presidente il suo articolo in merito al viaggio in Iran. Se tanto da tanto, anche Lei come Frattini guardo’ il dito e non la luna…(Serracchiani.eu).

Per non dimenticare quella volta che…

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Come vi avevamo annunciato la scorsa settimana, una delegazione di parlamentari italiani (9 tra deputati e senatori) è arrivata in Iran per incontri di alto livello con il regime iraniano. La visita è stata organizzata e annunciata da Hossein Sheikoleslam, attuale consigliere di Ali Larijani, tra coloro che sequestrarono nel 1979 i diplomatici americani a Teheran ed ex ambasciatore a Damasco (con contatti di primo piano con i terroristi di Hezbollah). Oltre alle decine di agenzie di stampa iraniane sulla visita, abbiamo seguito l’attività della delegazione italiana anche attraverso i social network. In particolare, i tweet ed i post dell’Onorevole Ettore Rosato – parlamentare del Pd e capo dell’Associazione di amicizia Italia Iran – ci hanno lasciato senza parole.

Scrivendo in Twitter, Ettore Rosato ha testualmente tweettato il messaggio che vi postiamo sotto. Tra il serio e il faceto (non si capisce bene), Rosato ha rimarcato come a Teheran, Facebook e Twitter sono bloccati. Peccato che, al contrario di quello che Rosato scrive, i social network nella Repubblica Isalmica non sono vietati per tutti.

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Come lo stesso tweet di Ettore Rosato dimostra, i social network funzionano benissimo per gli esponenti del regime e per i politici stranieri, invitati nella Repubblica Islamica per dare una immagine positiva degli Ayatollah. Quello che manca al paradossale Tweet di Rosato. quindi, è proprio la capacità e il coraggio di evidenziare che, mentre i giovani iraniani sono costretti a trovare sistemi per superare la censura del regime, Khamenei, Rohani, Zarif e gli stessi Pasdaran, hanno libero accesso alla Rete, ove quotidianamente diffondono le loro menzogne.

Purtroppo non è finita qui. In queste ore, infatti, è apparso anche un post di Ettore Rosato in Facebook, relativo alla visita della delegazione italiana in Iran. Il post, per essere precisi, ve lo postiamo qui di seguito. Ettore Rosato scrive:

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Come si legge, ahime, lo scopo dichiarato di questa visita dei parlamentari italiani è di approfondire – politicamente ed economicamente – le relazioni diplomatiche tra l’Italia democratica e ed il regime iraniano. Ettore Rosato evidenzia i comuni interessi che Roma e Teheran hanno in Afghanistan, Libano e Siria. Incredibilmente, perciò, il parlamentare del Pd paragona l’attività italiana in questi Paesi – orientata da sempre alla stabilizzazione e alla sicurezza della popolazione civile – con quella del regime iraniano. Con il piccolo particolare che, al contrario del caso italianogli interessi di Teheran in Afganistan, Libano e Siria, sono direttamente collegati alla violenza e al terrorismo. Teheran, infatti, finanzia e addestragruppi terroristi quali i Talebani, Hezbollah e i miliziani al comando di Bashar Bashar al Assad. In questo ultimo caso, quindi, i Pasdaran hanno direttamente salvato il potere del Baath a Damasco, contribuendo alla morte di migliaia di persone e alla fuga di milioni di innocenti rifuguatiDi queste connessioni eversive del regime iraniano, nelle parole di Rosato non c’è traccia. Per quanto concerne il nucleare, le sanzioni e le imprese italiane, forse l’On. Rosato dovrebbe farsi una chiaccherata con i resposabili dell’AIEA, ovvero coloro che continuamente – ancora oggi – hanno rimarcato la dimensione militare del programma nucleare iraniano. Ancora in questi giorni, proprio mentre i deputati italiani stringevano le mani dei rappresentati del regime, i Pasdaran hanno negato l’accesso agli ispettori internazionali al sito militare di Parchin…

Fa dispiacere, infine, venire a conoscenza dell’incontro tra i parlamentari italiani e Ali Akbar Velayati, consigliere particolare della Guida Suprema Ali Khamenei, ex Ministro degli Esteri ed attualmente a capo del potente Centro di Ricerca Strategica. Prima di stringe la mano a personaggi simili, infatti, i rappresentanti italiani avrebbero dovuto informarsi su chi è questo “signore”: come testimoniato dalle inchieste dei magistrati argentini e dall’Interpol, Ali Akbar Velayati nel 1994 fu tra gli organizzatori dell’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires. Il ruolo di Velayati nell’attentato terrorista, 85 morti innocenti, fu denunciato nel 2006 dal giudice Alberto Nisman a cui, per ragioni politiche, fu vietato di testimoniare in merito davanti al Congresso americano. Velayati, come lo stesso Presidente iraniano Hassan Rohani, era parte di una commissione speciale di sei persone che, nel 1993, dette luce verde ad Hezbollah per attaccare il centro ebraico in Argentina. Sapere di rappresentanti di un Paese democratico e liberale al fianco di simili terroristi, addolora e rattrista. Avremmo preferito vedere questi signori al incontrare gli attivisti iraniani, le vedove degli oppositori uccisi o i prigionieri politici attualmente rinchiusi ad Evin…Ma sui diritti umani silenzio tombale…

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Ieri tre poliziotti sono morti in Bahrain dopo l’espolsione di un ordigno al plastico. L’attentato, secondo quanto reso noto dalle autorità locali, è avvenuto nel villaggio di Dahi – a maggioranza sciita – a ovest della capitale Manama. Come detto, purtroppo, nell’attacco sono periti tre servitori dello Stato: due di nazionalità bahreina e uno degli Emirati Arabi Uniti, membro della missione militare inviata in Bahrain dal Consiglio di Cooperazione del Golfo. Almeno per ora, nessuno ha voluto rivendicare l’attacco (anche se 25 persone sono state già arrestate), ma la mano del regime iraniano è facilmente individuabile. L’attentato, infatti, è stato compiuto per mezzo di esplosivo al plastico C4, prodotto dalla combinazione di RDX (ovvero la ciclotrimetilentrinitroammina) in melma, con il legante plastico dissolti in un solvente. I Pasdaran, per mezzo degli agenti della Forza Quds, sono i primi responsabili dell’esportazione criminale di questo esplosivo a gruppi ribelli, organizzazioni terroriste e proxy vari, con lo scopo di colpire forze militari straniere o destabilizzare gli Stati considerati nemici.

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Ormai da diversi anni, va sottolineato, gli esperti di terrorismo hanno individuato in Teheran la fonte primaria della proliferazione di questo esplosivo in Medioriente e in altre parti del mondo. Ci sono diverse prove a testimonianza di quanto qui affermato. Solo per fare alcune brevi esempi, in ordine cronologico:

Qui sotto potrete vedere due video in merito al plastico C4 e ai suoi effetti: nel primo video, un militare americano spiega e mostra come è composto l’esplosivo al plastico C4. Nel secondo video, invece, vedrete una simulazione di una attacco con questo esplosivo, contro un autobus. Purtroppo, come suddetto, questo secondo accadimento è davvero accaduto nell’attentato suicida di Burgas nel 2012, provocando la morte di sette turisti innocenti e il ferimento di altre 32 persone.

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Il Corriere della Sera di oggi, in prima pagina, pubblica un pezzo di Sergio Romano intitolato “Chi può temere la pace iraniana”. Nel pezzo, l’ex Ambasciatore Romano afferma che Israele, l’Arabia Saudita e il Partito Repubblicano negli Stati Uniti, temono un accordo tra Teheran e Washington perchè, in soldoni, ciò determinerebbe la trasfomazione della Repubblica Islamica in una potenza regionale necessaria per la risoluzione delle crisi in Siria, Libano, Afghanistan ed Iraq. Una tesi, questa, sostenuta non solo da Romano, ma anche da altri “esperti” occidentali di politica estera.

Per quanto ci riguarda, intendiamo rispondere anche noi alla domanda posta da Sergio Romano, individuando chi veramente ha motivo di temere una pax iraniana. In primis, però, chiariamo una cosa: è necessario capire di quale pace parliamo. Considerando che Teheran ha ben chiarito le sue linee rosse – che, tra l’altro, prevedono di non chiudere gli impianti per l’arricchimento dell’uranio, di non interrompere il programma missilistico e di non fermare l’arricchimento dell’uranio al 20% – riteniamo di poter dire che quello che i negoziatori iraniani intendono firmare, è un accordo di breve periodo, utile unicamente ad alleggerire le sanzioni e ridare respiro al regime.

Passiamo ora ad analizzare chi, secondo la domanda di Romano, teme una pax iraniana. Citando i due Paesi nominati dall’ex Ambasciatore, dobbiamo ammettere che possiamo individuare diversi motivi per cui Israele e Arabia Saudita possono temere un appeasement verso Teheran. Per quanto concerne Israele, ad esempio, è un dato di fatto che l’Iran ha ne più volte invocato la sparizione dalle mappe geografiche e che il regime iraniano sta sviluppando un programma missilistico capace di raggiungere il territorio israeliano. Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, quindi, anche in questo caso capiamo la preoccupazione della famiglia reale a Riyadh: il regime iraniano, infatti, finanzia direttamente i ribelli separatisti in Yemen ed in Bahrain. Senza contare che, proprio il programma nucleare iraniano, sta sconvolgendo l’equilibrio nella regione del Golfo, portando i sauditi a sviluppare un loro programma nucleare assai pericoloso…

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Andiamo avanti: Romano sostiene che la pax iraniana determinerebbe la nascita della potenzia regionale iraniana che, a sua volta, aiuterebbe la risoluzione dei conflitti in Siria, Libano, Afghanistan e Iraq. Beh, come ragionamento risulta assai curioso, soprattutto se si considera che questi conflitti sono direttamente causati dall’Iran e che le realtà coinvolte – Hezbollah, Assad, il Governo di al Maliki e i Taliban – vengono finanziate ed obbediscono spesso direttamente agli Ayatollah. Hezbollah in Libano è, infatti, una creazione dei Pasdaran; il regime di Assad sopravvive solamente grazie a Teheran; il Governo Maliki è diventato, praticamente, un puppet della Repubblica Islamica e sta determiando gravissimi scontri settari in Iraq; in Afghanistan, infine, gli inglesi hanno provato la collaborazione diretta tra la Forza Quds e le milizie Taliban. Insomma, Sergio Romano sta invitando indirettamente l’Occidente a calarsi le braghe, accettando di poter risolvere i problemi del mondo finendo tra le braccia di chi li causa direttamente…Per gli eredi di Churchill si tratta di una soluzione assai triste…

IRAN IN SIRIA Infine l’aspetto più triste della vicenda, quello che rende la domanda di Sergio Romano quasi un abominio per i valori occidentali. Un accordo con il regime iraniano senza progressi in merito ai diritti umani in Iran, infatti, farebbe si che il principale sconfitto di tutta questa storia sarà proprio il popolo iraniano. Dall’elezione di Rohani, lo ricordiamo, la Repubblica Islamica ha preseguito – senza interruzione – ad usare la macchina della repressione contro oppositori politici, giornalisti, artisti e membri delle minoranze. Un accordo che mettesse il regime al sicuro dalle pressioni internazionali, provocherebbe indirettamente l’abbandono da parte della Comunità Internazionale dell’opposizione iraniana, l’unica che veramente vuole un Paese libero dall’oppressione del fanatismo religioso.

E’ soprattutto al popolo iraniano che Romano & Co. devono chiarire le loro posizioni politiche ed è sempre a loro che questi “intellettuali” dovranno un giorno spiegare perchè – quello che vuole essere descritto all’esterno come il mondo libero – ha deciso di abbandonare e lasciare morire coloro che, nonostante la paura e le violenze, lottano quotidianemente per un Iran diverso.

Marg Bar Diktator
Free Iran Now

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Manifestanti afghani contro il regime iraniano

Manifestanti afghani protestano contro il regime iraniano

L’Afghanistan, come è noto, è un Paese martoriato dalla crisi che – ormai da decenni – soffre per le conseguenze di terribili conflitti e di regimi fondamentalisti e senza pietà. Ancora oggi, nonostante la fine del Governo dei Talebani, l’Afghanistan è uno Stato instabile inseribile probabilmente all’interno di quelli che vengono definiti i “failed State”. Il territorio, infati, è tutt’altro che unito e il potere è ancora in mano ai “signori della guerra”, siano essi uomini di Karzai alleati dell’Occidente o Talebani.

Nonostante tutto il dolore e a dispetto dei tantissimi caduti, l’orgoglio del popolo afghano è ancora forte e si dimostra ogni volta che una forza esterna tenta di imporre al Paese decisioni contrarie agli interessi di Kabul. L’onore afghano, in questi ultimi giorni, si è espresso ancora una volta contro il regime iraniano, colpevole di trattare come animali i profughi afghani, di cercare di controllare l’Afghanistan attraverso una rete di spie e di corruzione e di voler obbligare il Governo regionale a rinuciare ad alcuni progetti economici importanti, al solo scopo di favorire Teheran

Ovviamente in Occidente nessuno ne ha parlato, ma pochi giorni gli abitanti della città di Herat hanno protestato vicino alla sede del consolato iraniano, accusando il regime degli Ayatollah di interferire illecitamente negli affari interni dell’Afghanistan. In particolare, i manifestanti hanno protestato contro la presenza di spie iraniane nelle Province di Herat, Farah, Badghis e Nimroz e contro la politica che Teheran sta portando avanti al fine di bloccare la costruzione di due importanti dighe in Afghanistan (la diga Salma e la diga Kamal Khan). Inoltre, questi coraggiosi manifestanti hanno anche denunciato la corruzione che governa il consolato dell’Iran ad Herat: sembra, infatti che, per condere i permessi di ingresso nella Repubblica Islamica i diplomatici iraniani si facciano pagare a peso d’oro da persone che non hanno praticamente nulla…

Immagine della Diga Kamal Khan

Immagine della Diga Kamal Khan

Immagine della Diga Salma

Immagine della Diga Salma

In queste ore, il coraggio degli Afghani, sembra drammaticamente scontrarsi con la debolezza degli Occidentali. Mentre, infatti, in Afghanistan la popolazione dice no all’interferenza del regime iraniano e al terrorismo che la Forza Quds sparge sul territorio (finanziando direttamente i Taliban), in Occidente gli Stati Uniti stanno praticamente rimanendo da soli davanti all’ipotesi di punire Bashar al-Assad per aver usato armi chimiche contro cittadini siriani inermi. Tutto questo, nonostante il fatto che nessuno in Occidente ha ormai il coraggio di negare che gli agenti chimici sono stati usati dagli uomini di Assad e che si tratta di un “crimine orrendo”. Questa consapevolezza – la chiara cognizione che Bashar ha superato ormai ogni linea rossa – non sembra però portare a decisioni coraggiose contro un regime che ha ucciso oltre centomila persone e ha costretto oltre un milione di esseri umani a lasciare le loro case.

Insomma, così come il popolo afghano, anche quello siriano sta rimanendo solo nella sua lotta contro un regime fascista, spietato e criminale. Non colpendo Bashar al Assad dopo l’uso delle armi chimiche, l’Occidente sta implicitamente avallando l’uso di ogni mezzo – anche le armi di distruzioni di massa – per colpire ogni possibile nemico. Da qui alla la bomba nucleare dell’Iran il passo, purtroppo, sarà breve…

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