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Sta girando ovunque – fortunatamente – la notizia del report pubblicato da Human Rights Watch contro il regime iraniano: il report accusa Teheran di reclutare minori afghani di etnia Hazara, per combattere la jihad in Siria nel nome di Assad.

I minori vengono inquadrati nella Divisione Fatemiyoun, formata esclusivamente da Afghani (nata come brigata ed elevata al rango di Divisione, oggi composta da almeno 14000 jihadisti sciiti afghani). Il report, quindi, pubblica anche una lista di quattordici nomi di minori Afghani morti in Siria, con l’eta’ della morte e il cimitero dove sono sepolti in Iran.

Come scritto nel titolo, quanto denunciato da Human Rights Watch, rappresenta la scoperta dell’acqua calda. Da anni, infatti, si sa che il regime iraniano non solo recluta minori afghani per la sua jihad nel nome di Assad, ma sfrutta in generale gli immigrati illegali dall’Afghanistan, come mercenari. Sfruttando la loro vulnerabilità legale e sociale, il regime iraniano manda gli Afghani a morire in Siria, in cambio di un salario mensile e la promessa della cittadinanza. Peggio: ad addestrare questi mercenari, spesso minori, sono spesso i terroristi libanesi di Hezbollah

La denuncia di HRW, semmai, dimostra solo come per essere ascoltati dal grande pubblico, e’ necessario che la denuncia arrivi da qualche ONG che abbia un nome altisonante. Non basta, purtroppo, fornire i nomi, le eta’ e le immagini dei funerali, delle decine di minori afghani che sono morti in questi anni di guerra in Siria.

Cio’ che speriamo ora, quindi, e’ che avvenga quello che in questi anni non e’ mai avvenuto: ovvero che intervenga la politica, o meglio la diplomazia internazionale. Che intervenga magari quella Federica Mogherini che, da anni, fa finta di non vedere questi crimini internazionali, gli stessi che se compiuti da Isis vengono – giustamente – condannati senza remora alcuna.

Nel frattempo e’ intervenuto il Ministero degli Esteri afghano, che ha chiesto al regime iraniano di smettere di inviare rifugiati afghani in Siria. Una richiesta che cadrà nel vuoto, come quelle che da mesi Kabul fa a Teheran, per quanto concerne i rapporti tra i Pasdaran e i Talebani. Un altro crimine del regime iraniano, ad oggi, rimasto impunito…

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iran attack

I due attentati compiuti da Isis a Teheran – uno presso il Parlamento, l’altro presso il Mausoleo dell’Imam Khomeini – vanno inquadrati nel rapporto perverso esistente tra il regime iraniano e il terrorismo sunnita salafita.

La Repubblica Islamica, infatti, da decenni finanzia il peggior terrore. Per queste ragioni, da decenni l’Iran e’ considerato dal Dipartimento di Stato americano, il primo sponsor del terrorismo internazionale. Un terrorismo che va oltre le mere affiliazioni allo sciismo o al sunnismo.

Anzi, escludendo Hezbollah – praticamente una costola dei Pasdaran – il regime iraniano ha sempre preferito sostenere il terrorismo di matrice sunnita. Lo ha fatto prima nella galassia palestinese – si pensi solamente a Hamas o alla Jihad Islamica – per poi allargare lo sguardo all’organizzazione creata da Bin Laden, al-Qaeda.

Come la stessa Commissione per l’11 Settembre ha dimostrato, in cambio di attacchi contro le forze Occidentali impegnate in Medioriente, l’Iran ha garantito ai terroristi di al-Qaeda delle basi sicure sul suo territorio e transiti senza praticamente controlli. Negli anni, quindi, il regime iraniano ha creato rapporti privilegiati anche con i vecchi nemici Talebani, diventando oggi uno degli sponsor principali degli “Studenti delle Scuole Coraniche”.

Se al-Qaeda in Iraq si e’ potuto trasformare liberamente in Isis, lo si deve anche e soprattutto al regime iraniano. Non solo per il sostegno dato ai terroristi sunniti in chiave anti-Usa, ma anche per le politiche settarie imposte all’Iraq dall’ex Premier iracheno al-Maliki. In Siria stessa, l’Iran si e’ ben guardato dall’attaccare Isis, preferendo scenderci a patti attraverso gli intermediari del dittatore siriano Bashar al Assad. Oggi la Siria e l’Iraq sono praticamente invasi da milizie sciite paramilitari controllate dai Pasdaran iraniani che, se non costrette (come quando Isis raggiunge aree dell’Iraq considerate vitali dagli interessi di espansione iraniani), non sparano un colpo contro lo Stato Islamico

Secondo quanto si apprende da fonti iraniane, gli autori degli attentati di Teheran hanno cittadinanza iraniana. Difficile credere che siano sfuggiti alla conoscenza delle autorità del regime khomeinista. Più probabile che, quanto accaduto, sia il risultato di un cortocircuito in quello che e’ il rapporto perverso e consolidato tra il regime sciita iraniano e le peggiori forme esistenti del terrorismo salafita sunnita.

Per questo motivo, proprio gli attentati di Teheran, dimostrano quanto sia importante limitare il potere dell’Iran, piuttosto che considerare quel Paese un “alleato” nella lotta al terrorismo. Un terrorismo che esso stesso non solo crea, ma di cui ne perde il controllo…

liwa fatemiyoun

In Europa, ormai da anni, la questione del trattamento dei migranti e’ al centro del dibattito politico. In questi giorni, quindi, proprio in Italia si sta svolgendo un interessante e duro dibattito sul tema del salvataggio delle vite dei migranti e il ruolo delle organizzazioni non governative.

Mentre tutto questo scontro sui diritti e sulle relazioni illecite si svolge nel mondo democratico, in altre parti del globo, i rifugiati sono trattati – senza troppi problemi – come carne da macello, pronti ad essere inviati a morire in nome di dittatori brutali come Bashar al Assad.

E’ proprio quello che accade, da troppo tempo, ai rifugiati afghani che giungono in Iran. Questi disperati, sciiti di etnia Hazara, arrivano nella Repubblica Islamica per cercare una nuova vita. Quello che ottengono, e’ praticamente un trattamento disumano e minacce. Teheran, infatti, impone ai rifugiati afghani di scegliere tra l’arruolamento nella Divisione Fatemiyoun in Siria, oppure essere espulsi. Nel caso in cui il migrante sceglie di arruolarsi, per lui e’ pronto un salario di circa 700 dollari al mese, una carta verde per restare in Iran e una tomba in appositi cimiteri – il più noto si trova a Mashhad – dedicati ai “martiri afghani della guerra siriana” (Mei.edu). Tra le decine di corpi che ritornano quotidianamente dalla Siria, anche quelli di numerosi minori afghani, inviati in guerra nonostante la giovane eta’ (No Pasdaran).

In questi giorni, il quotidiano pakistano Dawn, ha raccontato la storia di Imam Ali, afghano di 22 anni, giunto in Iran dalla Provincia afghana di Bamyan. Dopo appena quattro mesi di permanenza in Iran, le autorità iraniane hanno imposto ad Imam Ali di scegliere tra la Siria e l’espulsione. Attirato anche dal salario e impaurito dal rischio di ritorno alla povertà totale, Imam Ali ha accettato di combattere per Assad (Dawn).

Ad oggi, secondo quanto rivelato dagli stessi Pasdaran, almeno 18000 rifugiati afghani sono stati inviati in Siria dall’Iran, per salvare il regime di Damasco. La questione dei rifugiati afghani usati come mercenari di guerra/jihadisti sciiti, sta anche causando una crisi delle relazioni tra Teheran e Kabul (8am.af). Tra i due Paesi ad influire sulla crisi diplomatica, oltre all’abuso dei migranti, si aggiunge anche il rapporto tra il regime iraniano e i Talebani, finanziati da Teheran nonostante le differenze di natura teologica (No Pasdaran).

Per approfondire:

Iran’s Violation of Afghan Refugee and Migrant Rights

Video di propaganda iraniana, in onore dei “martiri afghani della guerra in Siria”

Italy Aims to Retake Position in Trade with Iran

La stampa iraniana ha dato molto risalto al meeting tra il Presidente del Senato italiano Pietro Grasso e lo Speaker del Parlamento iraniano (Majlis), Ali Larijani. In quell’incontro, sempre secondo quanto riporta Teheran, Grasso ha rimarcato l’intenzione dell’Italia di divenire un partner economico privilegiato della Repubblica Islamica e lodato il “ruolo chiave” della Repubblica Islamica nella lotta al terrorismo, in particolare ad Isis (Al Alam). Se quanto riportato dai media e’ vero, spiace assai sentire queste parole da una delle prime cariche della Repubblica Italiana. Spiace, non solo perché l’Iran continua ad abusare quotidianamente dei diritti umani, ma soprattutto perché e’ proprio il regime iraniano il maggior sponsor del terrorismo internazionale. Non solo, come le prove che elencheremo di seguito mostrano, e’ assolutamente falsa la storia dell’impegno del regime iraniano nella guerra contro il Califfato (Huffington Post).

L’artificialità della guerra tra Iran e Isis, e’ ben dimostrata da quanto sta accedendo in Siria. Qui, il regime di Bashar al Assad ha completamente abbandonato la citta’ di Palmyra e la parte meridionale della Provincia di Daraa nelle mani di Daesh. Come denunciato da Salim Idris, ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Libero Siriano, almeno 180 ufficiali di Assad lavorano attualmente in coordinamento con Isis, allo scopo di colpire le fazioni ribelli non jihadiste (Islamic State of Iraq and the Levant). Non solo: come rilevato da numerosi report, Assad ha sempre evitato di attaccare direttamente le basi del Califfato. Come rimarcato da Anne Barnard sul New York Times, l’esercito lealista ha volontariamente scelto questa tattica, tanto da poter dire che l'”aviazione del regime e’ diventa la forza aerea del Califfato (New York Times).

Se le accuse dell’opposizione siriana e quelle del NYT non sono abbastanza, presentiamo al Presidente Grasso altre prove di rilievo. In primis, ricordiamo un tweet del giugno 2015 dell’Ambasciata USA in Siria, in cui veniva denunciato come Assad stesse supportando il Califfato ad Aleppo. Il tweet diceva: “alcuni report indicano che il regime sta compiendo bombardamenti aerei in sostegno all’avanzata di ISIL ad Aleppo, aiutando gli estermisti contro la popolazione siriana” (Tweet Ambasciata Americana in Siria). Appena qualche mese prima, proprio l’Unione Europea aveva approvato nuove sanzioni contro il regime siriano, inserendo nella lista anche tale George Haswani, accusato di essere il contatto diretto tra Bashar al Assad e Isis. In particolare, grazie ad Haswani, Assad comprava petrolio direttamente dal Califfato (No Pasdaran). Proprio in queste ore, infine, dal Libano arriva la notizia dell’arresto di un membro di Hezbollah, accusato di vendere armi ai jihadisti sunniti del Califfato (Now).

Invitiamo il Presidente Grasso a non lasciarsi ingannare dalla storiella che vede impossibile una cooperazione tra l’Iran sciita e la galassia del jihadismo sunnita. Questo per diversi motivi:

  1. il regime iraniano ha sempre sostenuto gruppi terroristi di matrice sunnita, primi fra tutti Hamas, la Jihad Islamica e gli stessi Talebani in Afganistan. Tra le altre cose, di recente una delegazione dei Taliban ha fatto visita nella Repubblica Islamica (Good Morning Iran);
  2. come denunciato dagli Stati Uniti, la Repubblica Islamica ha sempre dato ospitalità a cellule di al-Qaeda. Cellule che, tra le altre cose, hanno usufruito proprio del sostegno iraniano e del regime di Bashar al Assad, per colpire i militari Occidentali di stanza in Iraq dopo la guerra del 2003 (Weekly Standard). Tra le altre cose, proprio la Commissione USA incaricata di indagare sull’11 Settembre 2001, denuncio’ come la cooperazione tra il regime iraniano e il gruppo terrorista di Bin Laden “facilito’ il transito di terroristi di al Qaeda fuori e dentro l’Afghanistan, prima dell’11 settembre“. Tra i jihadisti che ne approfittarono di questa opportunita’, ci furono anche coloro che poi materialmente realizzarono l’attentato alle Tween Towers (The Daily Beast);
  3. documenti e schede SIM iraniane, sono state trovate in uno dei quartier generali di Isis ad Aleppo. Documenti rilasciati dal regime iraniano per i jihadisti sunniti provenienti dalla Cecenia e dal Kazakhastan. In merito, pubblichiamo un video in basso che prova concretamente quanto affermato.

La verità, che evidentemente nessuno ha raccontato al Presidente Grasso, e’ che il regime iraniano – cosi come Assad e altri suoi alleati – ha visto in Isis una vera e propria benedizione. Grazie a questi pazzi jihadisti sunniti, infatti, i jihadisti sciiti sono diventati “necessari” all’Occidente. Non solo: il capo della Forza Qods Qassem Soleimani – inserito anche nella lista dei terroristi dagli USA – e’ stato trasformato in una specie di “Che Guevara” contemporaneo, ad uso e consumo della propaganda iraniana. Una propaganda a cui gli Occidentali si sono prestati, per la loro incapacità di sviluppare una strategia che fosse capace di combattere Assad e i jihadisti sunniti allo stesso tempo. Il risultato di questa strategia, per l’Iran e i suoi alleati, e’ stato un successo. Assad e’ ancora in piedi e, anche se verrà sostituito un giorno, nessuno sfiderà l’occupazione iraniana di parte della Siria. Purtroppo. pero’, senza la fine di questa occupazione iraniana, nessuna reale pacificazione potrà essere raggiunta in Siria e centinaia di innocenti continueranno a perdere la vita quotidianamente.

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Qualche settimana fa, una delegazione dei Talebani – parte dell’Ufficio Politico in Qatarsi e’ recata in Iran per discutere di “questioni regionali”. La delegazione era guidata da Tayeb Agha. Come prevedibile e come confermato dai media, al centro della discussione tra Teheran e i jihadisti sunniti c’era il pericolo Isis, o meglio l’espansione del sostegno al Califfato in Afghanistan. Similarmente a quanto accaduto ai sauditi con Bin Laden, anche i Talebani oggi stanno sperimentando quel tipico fenomeno del radicalismo religioso in cui, con il passare degli anni, si forma una corrente ancora più estremista, pronta a brandire la bandiera del puritanesimo e accusare di apostasia tutti coloro che gli hanno preceduti. Come suddetto, ciò e’ accaduto ai sauditi con Bin Laden – prima puppet e poi minaccia – e accaduto tra Isis e al Qaeda – prima alleati, poi competitors – e sta oggi accadendo ai Talebani. Ecco allora che, all’interno di queste faglia, trova ancora spazio la tattica, quella che unisce due nemici in nome di un nemico comune, ma che non traccia una strategia per il futuro del Medioriente.

Il regime iraniano, si badi bene, ha fatto del sostegno ad al Qaeda in funzione anti-Americana, un vero e proprio must. Ricordiamo che uno degli uffici principali legato ad Al Zaraqwileader dello Stato Islamico in Iraq, ucciso nel 2006 e oggi “padre nobile” di Isissi trovava proprio a Teheran. Ricordiamo anche che, i militari britannici in Afghanistan, dimostrarono chiaramente il sostegno dei Pasdaran ai Talebani, attraverso l’invio di missili e munizioni. Ovviamente, con un solo scopo: uccidere i soldati della coalizione internazionale presenti in Afghanistan. Oggi, quindi, questa tattica si ripropone, con una nuova alleanza tra la Repubblica Islamica e i Talebani: una tattica il cui effetto sara’ quello di rinforzare quel jihadismo sunnita legato a doppie file con Al Qaeda.

Secondo le informazioni diffuse dai media, durante la visita a Teheran, la rappresentanza Talebana avrebbe incontrato il Ministro degli Esteri Zarif e Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. L’esito dell’incontro sarebbe stato un successo per i Talebani, tanto che l’Iran avrebbe accettato di aprire un ufficio politico dei Talebani nella capitale Teheran. Gia’ oggi, ricorda il WSJ, l‘Iran addestra i jihadisti afghani in quattro campi situati all’interno della Repubblica Islamica (situati tra Teheran, Mashhad, Zahedan e la provincia di Kerman).

Chiunque ritenga che questo sostegno del regime iraniano ai Talebani sia veramente orientato a sconfiggere Isis, non si faccia troppe illusioni. In Siria, come ben dimostrato, i Pasdaran iraniani si sono ben guardati dal combattere il Califfato, un “alleato strategico” per delegittimare tutta l’opposizione siriana e dimostrare la necessita’ di mantenere al potere il puppet Bashar al Assad. Il vero scopo dell’azione iraniana, e’ quello sfruttare le divisioni all’interno del jihadismo sunnita per aumentare il potere in Iraq e Afghanistan.

Piuttosto, agli osservatori esterni, dovrebbe preoccupare un pensiero diverso: quale potrebbe essere l’effetto perverso di questa “real politik” iraniana? Beh, le risposte sono semplici:

  1. il primo effetto, paradossalmente, riguarda proprio l’Iran e la sua stabilita’: come la storia del jihadismo ha dimostrato, le alleanze tra nemici sono brevi e funzionali a pochi scopi. Ergo, esauriti gli obiettivi comuni, si torna ad essere nemici, con il risultato che la stessa Repubblica Islamica potrebbe essere colpita al suo interno dal terrorismo salafita, sia di marca Isis che al Qaeda. Nessuno nel mondo sunnita, infatti, ha mai messo da parte la secolare diatriba tra Sciiti e Sunniti;
  2. Proprio perche’ nessuno ha mai messo da parte il conflitto Sciiti – Sunniti, dovrebbe preoccupare il pericolo che i campi di addestramento dei Taliban in Iran, diventino fucine di potenziali jihadisti al servizio di Teheran, pronti a colpire le monarchie arabe del Golfo, con un occhio particolare al Bahrain e all’Arabia Saudita;
  3. il secondo e più importante pericolo e’ il cosiddetto “effetto perverso”: i Talebani sono da sempre in stretto contatto con al Qaeda, di cui ne sono stati per anni il protettore principale (con il Sudan). Per la cronaca, sebbene oggi si parli quasi solo di Isis, al Qaeda rimane l’organizzazione maggiormente capace di colpire in Occidente. A tal proposito ricordiamo che, solamente nell’aprile scorso, una cellula di al Qaeda in Sardegna e’ stata bloccata. Aveva come obiettivo il Vaticano…

In poche parole, concludendo, questo nuovo “patto del diavolo”, l’ Iran – lo stesso Iran che si vuole aprire all’Occidente e si propone come stabilizzatore del Mediorientale – sta creando i presupposti per l’esplosione di nuove conflittualità regionali e per l’amplificazione del circuito perverso che finanzia l’esportazione del terrorismo all’interno dell’Occidente. 

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Come vi avevamo annunciato la scorsa settimana, una delegazione di parlamentari italiani (9 tra deputati e senatori) è arrivata in Iran per incontri di alto livello con il regime iraniano. La visita è stata organizzata e annunciata da Hossein Sheikoleslam, attuale consigliere di Ali Larijani, tra coloro che sequestrarono nel 1979 i diplomatici americani a Teheran ed ex ambasciatore a Damasco (con contatti di primo piano con i terroristi di Hezbollah). Oltre alle decine di agenzie di stampa iraniane sulla visita, abbiamo seguito l’attività della delegazione italiana anche attraverso i social network. In particolare, i tweet ed i post dell’Onorevole Ettore Rosato – parlamentare del Pd e capo dell’Associazione di amicizia Italia Iran – ci hanno lasciato senza parole.

Scrivendo in Twitter, Ettore Rosato ha testualmente tweettato il messaggio che vi postiamo sotto. Tra il serio e il faceto (non si capisce bene), Rosato ha rimarcato come a Teheran, Facebook e Twitter sono bloccati. Peccato che, al contrario di quello che Rosato scrive, i social network nella Repubblica Isalmica non sono vietati per tutti.

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Come lo stesso tweet di Ettore Rosato dimostra, i social network funzionano benissimo per gli esponenti del regime e per i politici stranieri, invitati nella Repubblica Islamica per dare una immagine positiva degli Ayatollah. Quello che manca al paradossale Tweet di Rosato. quindi, è proprio la capacità e il coraggio di evidenziare che, mentre i giovani iraniani sono costretti a trovare sistemi per superare la censura del regime, Khamenei, Rohani, Zarif e gli stessi Pasdaran, hanno libero accesso alla Rete, ove quotidianamente diffondono le loro menzogne.

Purtroppo non è finita qui. In queste ore, infatti, è apparso anche un post di Ettore Rosato in Facebook, relativo alla visita della delegazione italiana in Iran. Il post, per essere precisi, ve lo postiamo qui di seguito. Ettore Rosato scrive:

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Come si legge, ahime, lo scopo dichiarato di questa visita dei parlamentari italiani è di approfondire – politicamente ed economicamente – le relazioni diplomatiche tra l’Italia democratica e ed il regime iraniano. Ettore Rosato evidenzia i comuni interessi che Roma e Teheran hanno in Afghanistan, Libano e Siria. Incredibilmente, perciò, il parlamentare del Pd paragona l’attività italiana in questi Paesi – orientata da sempre alla stabilizzazione e alla sicurezza della popolazione civile – con quella del regime iraniano. Con il piccolo particolare che, al contrario del caso italianogli interessi di Teheran in Afganistan, Libano e Siria, sono direttamente collegati alla violenza e al terrorismo. Teheran, infatti, finanzia e addestragruppi terroristi quali i Talebani, Hezbollah e i miliziani al comando di Bashar Bashar al Assad. In questo ultimo caso, quindi, i Pasdaran hanno direttamente salvato il potere del Baath a Damasco, contribuendo alla morte di migliaia di persone e alla fuga di milioni di innocenti rifuguatiDi queste connessioni eversive del regime iraniano, nelle parole di Rosato non c’è traccia. Per quanto concerne il nucleare, le sanzioni e le imprese italiane, forse l’On. Rosato dovrebbe farsi una chiaccherata con i resposabili dell’AIEA, ovvero coloro che continuamente – ancora oggi – hanno rimarcato la dimensione militare del programma nucleare iraniano. Ancora in questi giorni, proprio mentre i deputati italiani stringevano le mani dei rappresentati del regime, i Pasdaran hanno negato l’accesso agli ispettori internazionali al sito militare di Parchin…

Fa dispiacere, infine, venire a conoscenza dell’incontro tra i parlamentari italiani e Ali Akbar Velayati, consigliere particolare della Guida Suprema Ali Khamenei, ex Ministro degli Esteri ed attualmente a capo del potente Centro di Ricerca Strategica. Prima di stringe la mano a personaggi simili, infatti, i rappresentanti italiani avrebbero dovuto informarsi su chi è questo “signore”: come testimoniato dalle inchieste dei magistrati argentini e dall’Interpol, Ali Akbar Velayati nel 1994 fu tra gli organizzatori dell’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires. Il ruolo di Velayati nell’attentato terrorista, 85 morti innocenti, fu denunciato nel 2006 dal giudice Alberto Nisman a cui, per ragioni politiche, fu vietato di testimoniare in merito davanti al Congresso americano. Velayati, come lo stesso Presidente iraniano Hassan Rohani, era parte di una commissione speciale di sei persone che, nel 1993, dette luce verde ad Hezbollah per attaccare il centro ebraico in Argentina. Sapere di rappresentanti di un Paese democratico e liberale al fianco di simili terroristi, addolora e rattrista. Avremmo preferito vedere questi signori al incontrare gli attivisti iraniani, le vedove degli oppositori uccisi o i prigionieri politici attualmente rinchiusi ad Evin…Ma sui diritti umani silenzio tombale…

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Ormai è certo: il regime iraniano sta lavorando attivamente per favorire la destabilizzazione del Medioriente, particolarmente attraverso un’azione capillare di armamento dei miliziani iracheni e afghani e minacciando direttamente e indirettamente la regione del Golfo Persico.

Chiaramente niente di nuovo, ma questa volta a raccontare il modus operandi della Repubblica Islamica è stato il prestigioso quotidiano americano Wall Street Journal.  In un articolo del 2 luglio, infatti, Jay Solomon raccontava come ormai sia l’intelligence americana che quella britannica, avessero raccolto prove certe sul trasferimento di armamenti da parte dei Pasdaran ai gruppi ribelli dell’Iraq e dell’Afghanistan.

In Iraq, ad esempio, Teheran agisce soprattutto attraverso i miliziani del movimento Kata’ib Hezbollah (Brigate del Partito di Dio). Solo nel mese di giugno, questi fondamentalisti hanno causato la morte di più di venti persone. Oltre a Kata’ib Hezbollah, in Iraq l’Iran finanzia anche altri due movimenti, Asa’in Ahl al-Haq e le Brigate del Giorno Promesso, entrambe legate al clerico sciita Moqtada al-Sadr. Secondo l’intelligence i tre gruppi terroristici sono in competizione tra loro per accreditarsi verso l’alleato iraniano.

Anche in Afghanistan la presenza iraniana è rilevante. In questo caso, in nome del nemico americano, è nata un’anomala amicizia che vede Teheran legato ai Taliban, per anni considerati i principali nemici dello sciismo. Nel febbraio scorso i britannici hanno intercettato una nave carica di razzi da 122 mm, indirizzata proprio ai Taliban afghani.

Una situazione davvero esplosiva che, se unita al programma nucleare militare portato avanti negli ultimi anni da Teheran, rende l’equilibro della regione asiatica molto instabile. Il rischio di una caduta rimane, purtroppo, decisamente elevato…