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La repressione del regime iraniano non risparmia nessuno: cosi come colpisce senza pieta’ coloro che criticano il regime dall’opposizione, si scaglia senza problemi anche con i sostenitori della Repubblica Islamica, quando questi si azzardano a criticare la Guida Suprema.

E’ quello che e’ accaduto a Mojataba Dadashi, 23 anni, studente di scienze politiche della Hakim Sebzevari University di Sabzevar (nella provincia del Khorosan Razavi). Mojataba, il 4 febbraio 2019, aveva postato un video sul suo profilo Twitter e su Telegram, in cui criticava la Repubblica Islamica per essere “non islamica, per non essere un repubblica e per non essere rivoluzionaria”. Insomma, in poche parole, Mojataba accusava il regime di non compiere i suoi doveri secondo le normative della Velayat-e Faqih. Tra le altre cose, Mojataba aveva pubblicato questo video vestito con l’uniforme dei Basij…

Appena nove giorni dopo la pubblicazione del video – ora rimosso – Mojataba Dadashi e’ stato arrestato e successivamente condannato a 3 anni di carcere e 74 frustate, con l’accusa di “aver insultato la Guida Suprema e di propaganda contro lo Stato”. Per la cronaca il processo contro Dadashi e’ stato presieduto dal giudice Mohammad Gholami, il 16 marzo del 2019. Dadashi e’ stato portato davanti al giudice completamente rasato in testa e con i polsi e le caviglie ammanettate.

Per protestare contro una sentenza che lo studente iraniano ritiene ingiusta, il 3 aprile 2019 Dadashi ha pubblicato un altro video su Twitter (in basso), ricordando come lo stesso Khamenei, parlando a Mashhad il 21 marzo 2019, avesse sottolineato che chiunque era libero di parlare liberamente. Mojataba ha quindi invitato Khamenei e gli altri ufficiali del regime ad un pubblico dibattito, dicendo di non aver paura di essere frustato.

 

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Quello che vi mostriamo di seguito, è un video eccezionale che arriva dall’Iran. Il video risale alla giornata dello studente, che si celebra nella Repubblica Islamica il 7 dicembre di ogni anno (anniversario del massacre degli studenti dell’Università di Teheran nel 1953). Anche quest’anno, la celebrazione della giornata dello studente è stata l’occasione per i giovani iraniani per protestare contro le repression del regime e richiedere la liberazione dei detenuti politici (Good Morning Iran).

In uno dei video che sono stati pubblicati sui social network dopo quelle proteste, si può vedere e ascoltare il coraggioso discorso di protesta di un giovane studente iraniano. Coraggioso non solo per il suo contenuto, ma anche perchè espresso davanti al deputato iraniano Ali Motahari, un conservatore, che ha però sfidato diversi tabù, soprattutto richiedendo un legittimo processo per i leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi (agli arresti domiciliari dal 2011 senza alcuna accusa formale e senza alcun processo).

Nel video, il giovane iraniano chiede giustizia per il massacro degli oppositori politici avvenuto nel 1988. Un massacro legittimato da una fatwa di Khomeini e compiuto anche grazie alle sentenze emesse dall’attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani, Mostafa Pourmohammadi. Ancora, lo studente disapprova la presa degli ostaggi all’ambasciata Americana di Teheran. Ostaggi tenuti illegalmente per 444 giorni, contro tutte le normative previste dal diritto internazionale. Anche in quel caso, una azione che fu benedetta direttamente da Khomeini e che vide protagonista l’attuale Vice Presidente iraniana Masoumeh Ebtekar. Infine, senza mezzi termini, il giovane studente contesta la politica del regime iraniano in Siria, denunciando che “la storia ci condannerà per il genocidio dei siriani”. In particolare, lo studente mette in luce il peso della morte di oltre 500,000 persone – tra cui migliaia di bambini – e l’odio che questa violenza genererà per i decennia a venire contro l’Iran (International Campaign for Human Rights in Iran).

Dubitiamo che qualcuno nell’establishment iraniano darà retta a questo coraggioso studente…siamo più sicuri che qualcuno, putroppo, lo costringerà a tacere…

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Solamente pochi giorni fa, il Ministro della Cultura iraniano Jannati annunciava che Teheran non considera reato l’iscrizione ad un social network. Sembrava una prima apertura politica, una reale consapevolezza del fatto che il regime non poteva continuare ad combattere contro la modernità. Nuovamente, però, alla propaganda del regime non sono corrisposti i fatti. Dall’Inghilterra, infatti, arriva una notizia che ha dell’assurdo: Roya Saveri Negad Nobakht, una studentessa iraniana residente a Stockport, è stata fermata all’aeroporto di Shiraz per aver scritto sulla sua pagina Facebook un commento critico contro la Repubblica Islamica.

Secondo le informazioni fornite dalla famiglia, Roya si era recata in Ira nell’ottobre scorso per visitare la sua famiglia. Durante la visita a Teheran, la donna aveva scambiato alcune opinione con degli amici in Inghilterra, tramite la chat di Facebook. Nelle discussioni, Roya aveva coraggiosamente denunciando l’eccessiva oppressione e islamizzazione imposta dal regime iraniano alla popolazione. Risultato: come suddetto, dopo essere scesa dall’aereo all’aeorpoto di Shiraz per una breve visita ad un amico, la donna è stata fermata dagli agenti dell’intelligence e accusata di complottare contro i Mullah.

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Il marito della donna, Daryoush Taghipoor, ha espresso tutta la sua tristezza per l’accaduto e rimarcato come la moglie si trovi anche in una condizione di salute precaria. Le pressioni e le minacce subite in carcere, infatti, le hanno fatto perdere peso e causato trami rilevanti. Daryoush ha anche ricordato che la sua compagna non è una attivista politica, ma una studentessa e lavoratrice impegnata costruirsi un futuro migliore lontano dall’Iran. A quanto pare, secondo una foto diffusa dalla famiglia (sopra), la donna si era recata recentemente anche in Italia.