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Dopo vari dinieghi da parte delle autorita’ iraniane, alla fine – davanti alla prova dei fatti – il regime e’ stato costretto ad ammettere la verita’: esiste una proposta di legge che potrebbe essere presto presentata al Parlamento iraniano, per porre definitivamente sotto controllo dei militari, la Rete Internet.

Secondo la proposta di legge – composta da 33 articoli e 4 paragrafi – intende porre tutta la Rete Internet del Paese sotto il controllo dello Stato Maggiore delle Forze Armate (GSAF), che opera sotto il controllo della Guida Suprema Ali Khamenei.

Se questa proposta di legge passasse, alle Forze Armate iraniane verrebbe garantita la possibilita’ di censurare definitivamente tutto il materiale online e monitorare totalmente l’attivita’ degli utenti, impedendo agli utenti di accedere a contenuti digitali non approvati dallo Stato. Questa proposta di legge si unisce alla decisione del regime di lanciare, nel 2016, una Rete Internet Nazionale, che ha gia’ incrementato notevolmente il potere degli apparati di sicurezza di censurare la Rete.

Il progetto di legge nel secondo capitolo, prevede che tutta la protezione dei dati privati, passi sotto il controllo della TIC, la Compagnia di Telecomunicazione, ufficialmente sotto il controllo del Ministero delle Telecomunicazioni, ma in realta’ alle dirette dipendenze non solo della Guida Suprema, ma degli stessi Pasdaran (come lo schema in basso dimostra).

Il terzo e il quarto capitolo della legge, quindi, si propongono di promuovere una rete di messaggistica istantanea nazionale, ovviamente a scapito delle applicazioni sinora usate dagli utenti iraniani per sfuggire alla censura (soprattutto Telegram). Per chi continuera’ ad usare applicazioni di messaggistica istantanea proibite, secondo l’articolo 27, e’ prevista la reclusione da sei mesi a due anni.

Cosi, mentre personalita’ come la Mogherini continuano a discutere su come salvare Teheran dalle nuove sanzioni americane, in Iran il regime lavora indisturbato per chiudere definitivamente ogni minimo spiraglio di liberta’ per la popolazione civile.

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L’ONU e l’UE hanno avviato una campagna contro le nuove sanzioni americane contro l’Iran. L’Unione Europea – prima sostenitrice Mogherini – ha avviato la creazione di un vero e proprio meccanismo legale, con lo scopo dichiarato di violare le sanzioni americane, garantendo il business delle compagnie europee intenzionate a fare affari in Iran. La Corte Internazionale di Giustizia, a sua volta, ha dichiarato illegali le sanzioni americane per quanto concerne i beni umanitari e l’aviazione civile.

Tutto questo, ufficialmente, ha uno scopo nobile: tutelare la popolazione civile iraniana. Peccato che, oltre al nobile scopo, non ci sia molto di piu’, se non il solo interesse di continuare a fare affari con la Repubblica Islamca. Un caso su tutti dimostra la totale indifferenza di coloro che si schierano contro le nuove sanzioni americane: i prodotti farmaceutici in Iran.

Secondo quanto dichiarato dagli stessi rappresentanti del regim iraniano, c’e’ oggi nella Repubblica Islamica una mancanza di farmaci importante. Peccato che, questa mancanza, ha poco o nulla a che fare con le sanzioni americane. Questa mancanza riguarda quasi per intero due aspetti:

  1. le decisioni della Banca Centrale iraniana: come sottolineato da Nasser Riahi, Presidente dell’Unione Farmaceutica iraniana, la mancanza di farmaci avuta in Iran di recente, e’ causa non delle sanzioni, ma del divieto della Banca Centrale iraniana di stanziare valuta estera per tempo. Il governo offriva trasanzioni non in euro (ma in Yuan), ma le transazioni per l’import erano previste proprio in euro;
  2.  il sistema economico iraniano vede presenti in tutti i settori le Fondazioni religiose (Bonyad) e i Pasdaran. Un esempio su tutti e’ la Bonyad Nur, fondazione religiosa creata nel 1999 e direttamente coinvolta nell’import di zucchero, materiale da costruzione e prodotti farmaceutici. Questa Bonyad e’ direttamente controllata dalla potentissima Bonyad-e Mostazafan va Janbazan, la Fondazione dei Martiri e dei Disabili. Fondazione che, fino a poco tempo fa, era presieduta da Mohsen Rafighdoost, fondatore dei Pasdaran. Solo per il settore farmaceutico la Fondazione Nur – di cui Rafighdoost e’ stato anche direttore – si garantiva un business di almeno 200 milioni di dollari! Senza contare che – secondo la Rand Corporation – questa Fondazione aveva un ufficio a Teheran, direttamente implicato nel programma nucleare del regime!

Discorso simile per l’aviazione civile. Facile e giusto parlare della sicurezza dei voli civili e la sicurezza di coloro che viaggiano sui voli iraniani. Tutto bello e apparentemente perfetto. Peccato che, ne l’Unione Europea, ne tantomeno la Corte Internazionale di Giustizia, abbiamo mai toccato il fatto che il regime iraniano usa i vettori civili per trasportare armamenti per le organizzazioni terroristiche – in primis Hezbollah – e soprattutto per inviare jihadisti sciiti in Siria e in Iraq. Cio’, in piena violazione delle normative internazionali riguardanti l’aviazione civile che, per l’appunto, non puo’ essere usata a fini militari.

Ecco dimostrato come, dietro tanto umanitarismo, ci sia tanta, troppa ipocrisia. Alla fine, senza controlli e senza garanzie, questi metodi per bypassare le sanzioni iraniane, non faranno altro che favorire il business delle Fondazioni religiose e dei Pasdaran. Soldi che, indirettamente, saranno usati poi per finanziare il terrorismo internazionale!

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato ieri l’approvazione di una serie di sanzioni contro il network finanziario dei Basij. La decisione americana ha lo scopo di colpire i Basij – milizia paramilitare controllata dai Pasdaran – in quanto organizzazione reclutatrice di minori e rifugiati afghani, inviati a combattere la jihad in Siria.

Al fine di colpire i Basij, gli Stati Uniti hanno sanzionato la Bonyad Taavon Basij – ovvero la Fondazione Cooperativa dei Basij – e le oltre 20 corporazioni e istituzioni finanziarie che controlla. Compagnie attive non solo in Medioriente, ma anche in Europa, responsabili di un business multimilionario che finanzia ovviamente il terrorismo intenazionale e la jihad khomeinista nel mondo, in primis in Siria.

Tra le istituzioni finanziarie colpite dalle sanzioni, c’e’ anche la Banca Mellat, una banca privata iraniana, accusata di sostenere finanziariamente, materialmente e tecnologicamente la Banca Mehr Eqtasad (banca di proprieta’ diretta della Bonyad Taavon Basij).

Secondo quanto riportato dalla stampa iraniana nel 2017, la Banca Mellat collabora in Iran con una banca italiana, il Banco Popolare di Sondrio. In quel periodo, una delegazione della Banca Popolare di Sondrio guidata dal Vice Direttore Mario Erba, visito’ la Repubblica Islamica affermando che la banca di Sondrio era rimasta in Iran per aiutare i suoi clienti, anche durante il periodo delle sanzioni. Una affermazione che fu ripresa dalla stampa e interpretata come una indiretta ammissione della violazione delle sanzioni contro Teheran.

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Due iraniani – Mohammadi D. e Majid G. – sono stati arrestati negli Stati Uniti con l’accusa di spionaggio a favore del regime iraniano. I due, arrestati il 9 agosto scorso, sono stati fermati e accusati di aver sorvegliato due centri ebraici di Chicago e aver provato ad infiltrarsi nel gruppo di opposizione MeK (Mujahedin del Popolo).

Secondo le poche informazioni rilasciate alla stampa, uno dei due arrestati – Mohammadi D. – ha anche la cittadinanza americana ed e’ arrivato a Chicago nel luglio del 2017. Dal suo arrivo, ha iniziato a fotografare alcuni centri ebraici locali, in particolare il Centro Hillel e il centro Chabad Rohr House (entrambi vicini all’universita’ di Chicago). In seguito, Mohammadi D. si e’ recato in California, dove ha incontrato Majid G., cittadino iraniano residente negli Stati Uniti.

Majid D., per parte sua, ha preso parte all’evento organizzato dal MeK a New York nel settembre del 2017, dove ha scattato delle fotografie dei partecipanti. Fotografie passate in seguito proprio a Mohammadi D., in cambio di almeno 2000 dollari. Alcune delle foto sono state quindi ritrovate proprio nei bagagli di Majid G. Le fotografie avevano anche degli appunti scritti in basso.

Secondo l’accusa, Majid G. si sarebbe recato in Iran a marzo e aprile del 2018 e avrebbe informato alcuni rappresentanti del Governo iraniano su quanto aveva scoperto in merito alle attivita’ del MeK. Infine, dopo questi viaggi, Majid G. ha anche preso parte al meeting di Washington della Iran Freedom Convention for Human Right e – anche in questo caso – scattato foto dei partecipanti. Nuovamente, quindi, Majid G. ha passato le informazioni raccolte a Mohammadi D., discutendo con lui su come trasferirle in Iran.

 

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Chi segue le notizie dall’Iran lo conosce bene: si tratta di Sadegh Zibakalam, Professore di Scienze Politiche presso l’Universita’ di Teheran, spesso ospite di trasmissioni televisive su canali come la BBC e al-Jazeera.

Per le sue posizioni non conformi al volere del regime, il Professor Zibakalam e’ stato spesso attaccato duramente. Zibakalam, infatti, non solo ha chiesto pubblicamente la liberazione di Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi – i due leader dell’Onda Verde – ma ha anche rotto un tabu’, sostenendo che il popolo iraniano non aveva mai demandato al regime il compito di distruggere Israele e che Teheran avrebbe dovuto riconoscere lo Stato ebraico, in quanto membro delle Nazioni Unite. In un altro video, molto noto, si vede il Professor Zibakalam entrare all’Universita’, rifiutando di calpestare le bandiere di Stati Uniti e Israele. Per le sue opinioni, nel marzo 2018, il Professor Zibalakam e’ stato accusato di “disturbo della quite pubblica”.

In queste ore, quindi, dalla sua pagina Facebook, Zibakalam ha sfidato direttamente Qassem Soleimani, il capo della Forza Qods. Dopo le parole di ieri di Soleimani contro il Presidente americano Trump, Zibakalam ha pubblicato una immagine su Facebook in cui afferma: “Egregio Dottor Soleimani, Trump ha un forte sostegno da parte del popolo americano in merito alle sue politiche sull’Iran. Avete voi per caso chiesto al popolo iraniano quanti di loro concordano con le vostre politiche di ostilita’ verso gli Stati Uniti?”.

Pensiamo non ci sia nulla da aggiungere…

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Vi riproponiamo qui il discorso del Segretario di Stato americano Mike Pompeo alla “Ronald Reagan Foundation and Library”. Un bellissimo discorso in cui Pompeo ha duramente denunciato il regime islamista iraniano e tutti i suoi crimini.

Qui la trascrizione del discorso: https://www.state.gov/secretary/remarks/2018/07/284292.htm

Buona visione!

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Il Presidente iraniano Rouhani ha scritto al neo Premier italiano Conte. Ufficialmente gli ha scritto per congratularsi con Giuseppe Conte, sottolineando – come di prassi – le “relazioni costruttive” esistenti tra Roma e Teheran.

La parte interessante della lettera di Rouhani a Conte arriva alla fine: quando il “moderato” Presidente iraniano si e’ sentito in dovere di auspicare che gli accordi firmati – “specialmente quello sulla linea di credito” – saranno implementati.

In pratica, mentre da un lato si congratula, Rouhani mette subito in chiaro che le buone relazioni tra i due Paesi dipendono dai soldi pubblici italiani. Soldi che, per mezzo dell’agenzia pubblica Invitalia – secondo quanto deciso dal Governo Gentiloni – dovrebbero andare ad assicurare il business italiano in Iran. Business che nessuna banca privata ha sinora voluto assicurare, cosi come la Cassa Depositi e Prestiti.

Perche’ questo rifiuto? Semplice: per paura delle nuove sanzioni americane, prevedibili da mesi e soprattutto per la realta’ iraniana, ove e’ in piedi un sistema estremamente corrotto, poco trasparente, primo al mondo per ricilaggio di denaro a fini terroristici e con oltre il 50% dell’economia controllata da Pasdaran e fondazioni religiose (che non rispettano alcun canone di due diligence).

Tutto questo, come detto, era noto da anni. Purtroppo, pero’, numerosi esponenti dei Governi precedenti – Renzi, Gentiloni, Calenda, Padoan, Del Rio, Serracchiani, Bonino e altri – hanno chiuso gli occhi davanti al pericolo iraniano, davanti alle obiezioni di istituzioni fondamentali per l’Italia come la CdP – che il nuovo Governo vorrebbe far diventare una vera e propria Banca Pubblica d’Investimento.

Un consiglio al nuovo Governo, un consiglio al Premier Conte: salvi i soldi pubblici italiani, rimetta quei fondi dedicati ad Invitalia per il business in Iran all’imprenditoria giovanile – da cui erano stati spostati – e salvi le imprese italiane dall’investire in un Paese che destabilizza il Medio Oriente, che e’ visto come un pericolo non solo da Stati Uniti e Israele, ma anche da quasi tutto il mondo arabo – Paesi nordafricani in testa – e che ha appena ammesso di avere addirittura avuto relazioni con organizzazioni come al-Qaeda.

L’Iran khomeinista – nonostante le sue potenzialita’ numeriche – non e’ una opportunita’ per nessuno. E’ solo una minaccia!