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Freedom House, la storica ONG che si occupa di monitorare lo stato delle libertà politiche e civili nel mondo, ha rilasciato il queste ore il rating del 2017. Il regime iraniano, purtroppo, si trova sempre più in basso, con soli 17 punti rispetto ad un massimo di 100. Ufficialmente, quindi, Freedom House classifica l’Iran come “Not Free”, ovvero un Paese senza libertà.

In poche parole, l’Iran è un “Paese oppressivo”, in cui la libertà di stampa e di circolazione in Rete, sono praticamente nulle. Bassissimo. quasi nullo, anche il livello delle libertà civili e politiche (in entrambi i casi, il punteggio è 6 su 7, ove 7 è il livello più basso…).

A breve Freedom House rilascierà il report completo relativo ai nuovi rating, con tutte le informazioni relative anche al regime iraniano. Nelle anticipazioni riportate sul sito, viene denunciato come nella Repubblica Islamica i fondamentalisti controllano le istituzioni principali, quali la magistratura e il Consiglio dei Guardiani. Proprio il controllo di queste istituzioni chiave, ha portato alla squalifica di numerosi candidati riformisti, anche nelle elezioni parlamentari dello scorso febbraio. Inoltre, sempre sul sito, vengono ricordati i numerosi abusi dei diritti umani e lo straziante caso dell’attivista Narges Mohammadi, condannata a 16 anni di carcere per la sua campagna contro la pena di morte in Iran (Freedom House).

Chiunque accetta di legarsi al regime iraniano senza precondizioni deve sapere perciò che, cosi facendo, favorisce e si rende complice attivo di un regime che opprime il suo popolo e ne abusa quotidianamente!

Un incontro del 2015 della Freedom House sui Diritti Umani in Iran

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La mano repressiva del regime iraniano non sembra intenzionata a fermarsi. Dopo l’arresto di diversi giornalisti, di un noto regista e di tre poeti, ora il regime iraniano ha arrestato il noto vignettista Hadi Heidari. Heidari e’ stato arrestato nel suo ufficio di Teheran, presso il giornale  Shahrvand Daily. Poco prima di essere arrestato, Hadi Heidari aveva pubblicato una vignetta di solidarietà alla città di Parigi, dopo i terribili attentati dei giorni scorso (Iran Human Rights).

Hadi Heidari, 38 anni, e’ laureato in pittura presso l’università di Arte e Architettura di Teheran. Per le sue vignette, Hadi ha gia’ subito in passato la persecuzione del regime ed e’ stato arrestato la prima volta nel 2009, durante le proteste popolari dell’Onda Verde. Il regime lo accuso’ di “propaganda contro lo Stato” e fu liberato solamente dopo due mesi, previo pagamento di 15.000 dollari.

Nel settembre del 2012, quindi, il Pasdaran hanno arrestato nuovamente Hadi Heidari, questa volta per una vignetta da lui disegnata e finita sotto accusa da parte dell’establishment ultra-conservatore. Hadi fu accusato di offendere i veterani della guerra Iran – Iraq. A dispetto delle accuse, Heidari fu assolto nel dicembre del 2012, ma il suo arresto fu la scusa per chiudere il quotidiano Shargh, sgradito ai Mullah. In quella occasione, i Pasdaran arrestarono anche l’editore di Shargh, Mehdi Rahmanian, e lo trasferirono al carcere di Evin (Iran Human Rights).

Vogliamo ricordare che, dopo il terribile attentato contro Charlie Hebdo nel gennaio 2015, il regime iraniano blocco’ i social network e vieto’ una manifestazione di solidarietà alla Francia (No Pasdaran). Ricordiamo infine che, nelle carceri iraniane, languisce da mesi un’altra vignettista Atena Farghadani, arrestata per una vignetta di satira politica in favore dei diritti delle donne e condannata a 12 anni di detenzione (No Pasdaran).

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Negli ultimi mesi la repressione del regime iraniano contro le donne è aumentata. In particolare, è aumentata la repressione contro le giornaliste. Solamente negli ultimi due mesi, particolarmente nei primi giorni di luglio, Teheran ha arrestato, picchiato e condannato tre giornaliste, tre donne coraggiose impegnate per la libertà dell’Iran.

RIPORTANDO UNICAMENTE LE AGENZIE DI STAMPA IRANIANE DI QUESTI ULTIMI GIORNIABBIAMO VOLUTO RIASSUMERE BREVEMENTE QUELLE CHE SONO LE POSIZIONI DEL REGIME SUI TEMI PIU’ SCOTTANTI. LO SCOPO DI QUESTO SUNTO PER IMMAGINI, E’ QUELLO DI FAR COMPRENDERE AL PUBBLICO LE POSIZIONI DELLA REPUBBLICA ISLAMICA, I SUOI REALI FINI E I PERICOLI CONNESSI. IN QUESTO MODO, VOGLIAMO CHE IL LETTORE STESSO SI PONGA LE SEGUENTI DOMANDE: E’ DAVVERO L’IRAN UN PARTNER CREDIBILE PER L’OCCIDENTE? POSSIAMO DAVVERO CREDERE CHE, UN REGIME CON QUESTE POSIZIONI, RAPPRESENTI UN ALLEATO POSSIBILE PER IL MONDO DEMOCRATICO? PUO’ LA STABILITA’ DEL MEDIORIENTE ESSERE NELLE MANI DI QUESTE PERSONE? A VOI LA RISPOSTA…

  • FARS NEWS: IL REGIME IRANIANO NON ACCETTA ALCUN NEGOZIATO SUL COSIDDETTO DIRITTO DI ARRICCHIRE L’URANIO. VA PRECISATO CHE IL TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE, FIRMATO DALL’IRAN, NON SPECIFICA NULLA SU TALE DIRITTO E TEHERAN HA GIA’ OGGI UN QUANTITATIVO DI URANIO ARRICCHITO SUFFICIENTE PER PRODURRE NEL FUTURO UNA BOMBA NUCLEARE

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  • MEHR NEWS: NONOSTANTE QUANTO RIPORTATO DALL’ULTIMO REPORT DELL’AIEA, IL REGIME HA NEGATO CHE CI SIA MAI STATO UN RALLENTAMENTO NELLE ATTIVITA’ NUCLEARE IRANIANE AL CONTRARIO, IL PORTAVOCE DEL MINISTRO DEGLI ESTERI A TEHERAN, HA CONFERMATO CHE IL PROGRAMMA NUCLEARE VA AVANTI SPEDITO, NONOSTANTE IL NEGOZIATO INTERNAZIONALE. IL REPORT AIEA, LO RICORDIAMO, HA EVIDENZIATO NUOVAMENTE LA NATURA MILITARE DEL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO.

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  • MEHR NEWS: IL REGIME RIFIUTA OGNI DIALOGO CON LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE IN MERITO AL TEMA DEI DIRITTI UMANI. A DISPETTO DEL MODERATO ROHANI, L’IRAN, SOLAMENTE NEL 2013, HA GIA’ MESSO A MORTE OLTRE 400 PERSONE E CONTINUA A REPRIMERE LA LIBERTA’ DI PENSIERO DEL POPOLO. IL REGIME, TRA L’ALTRO, HA RIGETTATO COMPLETAMENTE LE CONCLUSIONI DELREPORT DELL’INVIATO SPECIALE DELL’ONU PER I DIRITTI UMANI IN IRAN, AHMAD SHAHEED. IN QUESTI GIORNI, NUOVAMENTE, QUINDI, L’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE HA CONDANNATO TEHERAN PER L’ABUSO DEI DIRITTI UMANI E INVITATO IL GOVERNO AD UN CAMBIAMENTO DI PASSO RADICALE IN TAL SENSO. LA RISPOSTA DI TEHERAN, ANCORA UNA VOLTA, E’ STATA NEGATIVA.

 

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  • TASNIM NEWS: IL REGIME CONTINUA AD ESSERE IL MAGGIOR SOSTENITORE DEL TERRORISMO INTERNAZIONALE. NON SOLTANTO ARMA E FINANZIA HEZBOLLAH, MA GARANTISCE LA SOPRAVVIVENZA DEL SANGUINARIO BASHAR AL ASSAD E FOMENTA L’INSTABILITA’ ALL’INTERNO DELLE MONARCHIE DEL GOLFO (BAHREIN IN TESTA). DA SEMPRE IL REGIME DEGLI AYATOLLAH USA IL TERRORISMO E LA VIOLENZA COME UN ARMA PER COLPIRE I SUOI NEMICI.

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  • FARS NEWS: ECCO LA SOLA COSA CHE VUOLE TEHERAN DAL NEGOZIATO: RIUSCIRE A MANTENERE IL SUO PROGRAMMA NUCLEARE – MAGARI SOSPENDENDO PER UN POCHINO L’ARRICCHIMENTO AL 20% DELL’URANIO – ED OTTENERE IMMEDIATAMENTE UN ALLEGERIMENTO DELLE SANZIONI INTERNAZIONALI. COME SUDDETTO, NIENTE DISPONIBILITA’ IN MERITO AD UNO STOP TOTALE DELL’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO, ALLO SMANTELLAMENTO DELLE 19000 CENTRIFUGHE GIA’ INSTALLATE, AL TRASFERIMENTO ALL’ESTERNO DELL’URANIO GIA’ ARRICCHITO, ALLA PRESENZA DI INSPETTORI INTERNAZIONALI IN TUTTI GLI IMPIANTI NUCLEARI PRESENTI IN IRAN E AD UN REALE CHIARIMENTO IN MERITO ALL’IMPIANTO DI ARAK, DOVE TEHERAN INTENDE PRODURRE UNA BOMBA AL PLUTIONIO. IL RECENTE ACCORDO IN MERITO TRA L’IRAN E L’AIEA, LO RICORDIAMO, NON PARLA DELLA VERIFICA DELLA PURITA’ DELL’ACQUA PESANTE USATA PER IL REATTORE DI ARAK, INFORMAZIONE NECESSARIA PER CAPIRE LE INTENZIONI VERI DEL REGIME IRANIANO.

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POSSIAMO DAVVERO CREDERE AD UN SIMILE REGIME?

NO!!!

 

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Alan Salehzadeh (foto in alto a sinistra) è un ricercatore di lungo corso che, in passato, ha anche lavorato per il Ministero degli Esteri della Finlandia. Attualmente, occupa una posizione di rilievo all’interno dipartimento di Studi Strategici, dell’Università di Difesa Nazionale, l’ateneo che ha l’obiettivo di addestrate gli ufficiali dell’esercito finlandese, Salehzadeh ha sempre rivolto il suo interesse al medioriente, soprattutto alle questioni inerenti la Repubblica Islamica dell’Iran.

Come esperto di Iran, dopo l’elezione di Rohani, Alan Salahzadeh ha scritto un bellissimo report di initolato “La politica interne ed estera dell’Iran” (Iran’s domestic and foreign policies), un lavoro di 42 pagine, in cui vengono delineate molto chiaramente le caratteristiche politiche oppressive del regime degli Ayatollah. Così, in maniera molto scorrevole, Salahzadeh ha descritto molto chiaramente la realtà iraniana, il mancato rispetto dei diritti umani, la assoluta assenza di differenze politiche sostanziali tra i riformisti e i conservatori, l’oppressione delle donne, la persecuzione delle minoranze etniche e religiose e il programma nucleare militare che Teheran sta portando avanti da anni.

La ricefca di Salehzadeh è stata inizialmente pubblicato sul sito dell’Università di Difesa Nazionale della Finlandia, come da prassi. Peccato, però, che il report è rimasto online per poco tempo: infatti, in seguito ad una visita all’ateneo dell’ambasciatore iraniano ad Helsinki Seyed Rasoul Mousavi, l’Università ha provveduto a cancellare il report dal sito, piegandosi vergognosamente alle volontà del rappresentante dei Pasdaran.

L'ambasciatore iraniano ad Helsinki Seyed Rasoul Mousavi. L'Ambasciatore è un acceso sostenitore di Bashar al Assad

L’ambasciatore iraniano ad Helsinki Seyed Rasoul Mousavi. L’Ambasciatore è un acceso sostenitore del dittatore siriano Bashar al Assad

Fortunatamente, nonostante la cancellazione del report, il lavoro di Alan Salahzadeh è ancora rintracciabile online grazie ad altri siti che hanno deciso di pubblicarlo. Ovviamente noi lo abbiamo trovato e ve lo mettiamo a disposizione. Il testo è in inglese e, molto chiaramente, vi consigliamo di scaricarlo, stamparlo, leggerlo e soprattutto diffonderlo. Si tratta, come suddetto, di una ricerca davvero di pregio, capace di unire la validità del contenuto, alla facilità della lettura.

Ci auguriamo che questa sia l’ultima volta che i rappresentanti di un Paese che intende definirsi libero e democratico, si pieghino al volere di un regime terrorista e dittatoriale.

Per scaricare il report di Alan Salahzadeh basta cliccare una volta sull’immagine sottostante.

Buona lettura!!!

Per aprire il pdf basta cliccare sull'immagine

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E’ noto che l’Iran è un paese in mano a fondamentalisti autoritari che controllano la società iraniana dalla a alla z. A confermarcelo, adesso, è un documento pubblicato dal sito Kalame – vicino all’opposizione iraniana – che evidenzia le linee guida impartite ai giornalisti iraniani dal Dipartimento della Cultura e della Guida Islamica, in occasione della Conferenza dei Paesi non-Allineati (NAM), tenutasi a Tehran nei giorni scorsi. Una conferenza che, come vi abbiamo già detto, si è rivelata un vero e proprio fallimento per gli Ayatollah. Di seguito vi riportiamo i punti principali del documento diffuso ai giornalisti, una dimostrazione diretta del controllo che il regime impone ai mass media e dell’oppressione a cui costringe l’intera popolazione. Il Dipartimento della Cultura e della Guida Islamica, in occasione del summit NAM, ha diffuso ai media le seguenti disposizioni:

  1. dare il massimo risalto alle parole della Guida Suprema durante l’intero summit. Particolarmente in merito alla cosiddetta “fatwa sulle armi nucleari“, soprattutto sui media iraniani in lingua diversa da quella farsi (la fatwa come sappiamo non esiste e questa scelta è parte della politica distorsiva della diplomazia iraniana. Di questo vi abbiamo già parlato qualche articolo addietro). Ampio spazio deve essere dato anche al discorso del Presidente Ahmadinejad;
  2. enfatizzare il ruolo dell’organizzazione NAM nel bilanciamento del potere a livello internazionale, con particolare riferimento al ruolo dell’Iran e all’importanza del summit di Tehran;
  3. Massima diffusione in merito al diritto al nucleare dell’Iran, all’illegittimità delle sanzioni internazionali e agli attacchi contro l'”entità sionista” (Israele);
  4. Divieto di diffondere pubblicazioni che evidenzioni le divisioni all’interno della popolazione iraniana;
  5. Divieto di diffondere dichiarazioni di personalità estere in riferimento al mancato rispetto in Iran dei diritti umani e dei diritti di libertà;
  6. Nessuna pubblicazione relativa ad Egitto, Bahrain e Siria;
  7. Divieto di scrivere articoli che riportino le divisioni all’interno dell’establishment iraniano;
  8. Divieto di scrivere pezzi che evidenzioni i problemi attuali dell’Iran: il documento fornisce come esempio la carenza di sicurezza a Teheran e la mancanza di elettricità nella capitale;
  9. Divieto di pubblicare e scrivere articoli critici verso la Conferenza dei Paesi non-Allineati di Teheran.

Come si vede, quindi, si tratta di una somma di norme che praticamente tappano la bocca a qualsiasi concetto di libertà di informazione. D’altronde, cosa aspettarci da un regime che traduce la parola “Siria” con la parola “Bahrain” durante il discorso del Presidente egiziano Morsi?

Ecco come lavorano le spie iraniane

In questi giorni la tv turca ha diffuso un video in cui si vede la cellula iraniana scoperta in Turchia al lavoro. Nel video è possibile vedere agenti di Teheran impegnati a parlare con due donne dell’organizzazione PKK e con un militare turco. Il loro scopo è quello di raccogliere informazioni relative all’apparato militare di Ankara. Nel caso del dialogo con il militare turco, di nome Timur A., gli agenti iraniani lo convincono a lavorare per ottenere copie di documenti top secret, con la promessa di garantire una adeguata protezione al compiacente soldato. Obiettivo della cellula di Teheran, proveniente dalle parte dell’Azerbaijan iraniano (stessa zona da cui proviene Khamenei…), è quello di favorire una sommossa dei curdi per destabilizzare la Turchia e punire Erdogan per il suo supporto alla opposizione siriana.

La cellula, scoperta nella provincia turca di Igdir, era formata da due cittadini iraniani e otto turchi, oggi tutti agli arresti per cospirazione e alto tradimento. Da Teheran, ovviamente, è giunto solo un assordante silenzio….

L’Iran continua a rifornire Assad con la benedizione di al-Maliki

Il New York Times ha pubblicato ieri un articolo in cui viene sostenuto che Teheran sta continuando a rifornire di armamenti Bashar al-Assad, questa volta usando i cieli dell’Iraq. Una notizia che colpisce al cuore l’America, soprattutto considerando che le forze statunitensi hanno controllato per anni il territorio iracheno e che al-Maliki, nonostante i fatti dimostrino da tempo il contrario, è considerato un alleato di Washington. Sembra che a poco, almeno finora, sono servite le pressioni americane per far cambiare posizione al Primo Ministero iracheno. Che dire? Speriamo che la Casa Bianca trovi, prima o poi, la capacità di tornare a fare la voce grossa con gli alleati poco affidabili…