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Finally direbbero gli inglesi! Finalmente diciamo noi! Dopo anni di silenzio e accettazione passiva delle discriminazioni fondamentaliste del regime iraniano, il mondo dello sport inizia ora a reagire.

E’ di oggi la notizia della sospensione della Federazione Judo dell’Iran da parte della Federazione Internazionale di Judo. La decisione e’ stata formalizzata a Teheran il 28 agosto scorso, dopo quanto accaduto nei campionati internazionali di Tokyo. Come noto, a Tokyo al judoka iraniano Saeid Mollaei e’ stato imposto il ritiro dalla competizione in semifinale, per evitare che si scontrasse in finale con il judoka israeliano Sagi Muki (poi risultato il campione mondiale).

Mollaei non prese bene l’imposizione della sua federazione: il judoka iraniano, infatti, ha obbedito alla richiesta – anche per timore di ritorsioni – ma ha scelto di chiedere asilo politico in Germania e quasi sicuramente si presentera’ alle Olimpiadi del 2020 (che si terranno sempre in Giappone), sotto la bandiera del Comitato Olimpico Internazinale.

Nella lettera di sospensione, la Federazione Internazionale di Judo ricorda che – nel maggio del 2019 – l’Iran si era impegnato a rispettare totalmene il codice etico della Federazione stessa, evitando di portare avanti politiche discriminatorie contro atleti di altre Federazioni.

E’ un passo molto importante quello preso dalla Federazione Judo, perche’ costringe Teheran a fare i conti con la sua tradizione di non riconoscimento dello Stato d’Israele. Una battaglia diplomatica, che ha un riflesso diretto sui diritti civili, compresi quelli delle donne iraniane, a cui come e’ noto e’ negato l’ingresso negli stadi.

Dopo il drammatico sucidio della Blue Girl – Sahar Kodayari, che si e’ data fuoco davanti al Tribunale di Teheran dopo essere stata arrestata per aver provato ad entrare in uno stadio – la FIFA sta chiedendo a Teheran un impegno pubblico per garantire alle donne l’ingresso negli stadi. In caso contrario, ha minacciato il Presidente Infantino, anche la FIFA potrebbe decidere per la sospensione dell’Iran dalle prossime competizioni calcistiche internazionali.

 

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Saei Mollaei e’ il judoka iraniano che, dopo i recenti campionati del mondo in Giappone, ha deciso di non rientrare in Iran e di chiedere asilo politico in Germania.

La sua decisione e’ arrivata dopo che, per l’ennesima volta, il regime iraniano gli ha imposto il ritiro in semifinale, per impedirgli di incontrare l’atleta israeliano Sagi Muki (poi risultato il vincitore).

Ricordiamo che l’Iran non riconosce Israele e ne predica pubblicamente la distruzione. Per questo motivo, e’ vietato qualsiasi contatto tra israeliani e iraniani, soprattutto istituzionale, al fine di non riconoscere implicitamente l’esistenza stessa dello Stato ebraico.

In una intervista rilasciata dopo aver deciso di non tornare in Iran, Saeid Mollaei ha rivelato che, poco prima di iniziare la semifinale, ha ricevuto una chiamata direttamente dall’Iran, in cui gli veniva ordinato di ritirarsi dalla competizione. Alla richiesta, dopo mesi e mesi di allenamento, Saied e’ scoppiato in un grido di rabbia e lacrime, incredulo davanti all’ennesima occasione persa di vincere un oro. Purtroppo, come si vede nel video, Mollaei ha dovuto piegarsi alla decisione della Federazione Judo iraniana, non solo perche’ questa e’ la legge iraniana, ma anche perche’ ha temuto per l’incolumita’ della sua famiglia.

Nel video Mollaei ha anche ringraziato il Presidente della Federazione Judo Internazionale, perche’ lo ha aiutato ha trovare rifugio in Germania e gli ha garantito che partecipera’ alle Olimpiadi 2020 (che si terrano sempre in Giappone, a Tokyo), sotto la bandiera del Comitato Olimpico Internazionale. Finalmente, qualasiasi sara’ l’avversario che avra’ di fronte, Mollaei potra’ competere fino alla fine per vincere un oro.

E’ da rilevare, infine, una nota toccante: poco dopo la vittoria ai mondiali, Sagi Muki ha postato una foto su Instagram. Mollaei, dal suo profilo ufficiale, si e’ complimentato. Complimenti ai quali Muki ha risposto elogiando il collega iraniano e definendolo una ispirazione sia umana che sportiva (foto in alto).

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Si e’ dimesso Rasoul Khadem, Presidente della Federazione iraniana Wrestling, eletto appena due mesi fa. In una lettera pubblicata sul sito della Federazione, Khadem ha annunciato il suo passo indietro, facendo capire di essere costretto a prendere una decisione drastica, per la sua “mentalita’ che imbarazza”.

Come pubblicato dall’agenzia di stampa ISNA, dietro le dimissioni del dirigente sportivo iraniano, c’e’ la contrarietà alle politiche del regime in merito al boicottaggio sportivo di Israele.

Dalla Rivoluzione islamica in poi, il regime iraniano ha disconosciuto l’esistenza di Israele, approvando una politica ufficiale che intende distruggere “lo Stato sionista”. Khamenei, addirittura, ha annunciato che Israele non esisterà più da qui a vent’anni. In rispetto a questa politica agli atleti iraniani, di qualsiasi sport, e’ vietato competere contro quelli israeliani. A pagarne le conseguenze a livello sportivo, sono pero’ gli atleti iraniani e i loro allenatori che, puntualmente, vengono squalificati da competizioni internazionali.

Lo scorso mese, ad esempio, la United World Wrestling Disciplinary Chamber, ha squalificato il wrestler iraniano Karimi Mashiani per sei mesi, per essersi rifiutato di competere contro un atleta israeliano nel novembre 2017. L’allenatore di Mashiani, Hamidreza Jamshidi, e’ stato addirittura squalificato per due anni!

Parlando all’ISNA, Kharimi ha detto: “se noi dobbiamo continuare con questa politica di non competizione contro gli atleti ‘regime sionista’, la responsabilità non può cadere sulle spalle degli allenatori e degli atleti. Costringere gli atleti ad accettare una sconfitta a tavolino, per mezzo di una certificazione medica, non e’ una giusta soluzione”.

A seguito delle dimissioni di Kharmi, tutti i membri dei Consigli della lotta libera e della lotta Greco-Romana, molto popolari in Iran, hanno deciso di presentare in massa le loro dimissioni. Ad oggi, sempre secondo l’ISNA, il Ministro dello Sport iraniano avrebbe rifiutato le dimissioni di Kharimi.

 

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“Non e’ islamica”. Con queste parole Ali Majad Ara, il Capo della Federazione per Tutti gli Sport – organizzazione nata in Iran per promuovere uno stile di vita sano – ha annunciato la decisione di bandiere la zumba, il popolare fitness musicale a ritmo di musica afro-caraibica.

Nella Repubblica Islamica, nonostante tutte le proibizioni del regime, negli ultimi anni sono nate sempre più paleste e centri fitness. La Zumba, quindi, ha iniziato a prendere piede anche in Iran, trovando numerosi appassionati.

Nonostante il divieto appena imposto, pare che gli iraniani non abbiano alcuna intenzione di accettare di abbandonare il popolare sport. Come ha dichiarato Sunny Nifisi, istruttore di Zumba iraniano, la Zumba e’ “divertente e positiva e – malgrado questi ultimi giorni siano stati molto tristi – sicuramente non ci fermeremo” (NYT).

Al fine di bloccare il divieto, alcuni si stanno anche appellando a clerici considerati moderati come Hossein Ghayyoumi, vicino al Presidente Hassan Rouhani. Ghayyoumi, 66 anni e sofferente di artrite, ha ammesso che la Zumba e’ molto salutare. Come clerico, pero’, ha ribadito il fatto che si tratta di uno sport “haram”, ovvero peccaminoso e illegale. 

Ricordiamo che, appena qualche mese fa, il regime iraniano aveva vietato alle donne di andare in bicicletta in pubblico, al fine di non provocare la libido maschile. Un divieto, anche in questo caso, costantemente sfidato dalle donne iraniane, ormai stanche delle decisioni fondamentaliste di clerici anziani e misogini.

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Darya Safai e’ una nota attivista iraniana che, da anni, combatte per i diritti delle donne nel suo Paese, chiedendo che abbiano il sacrosanto diritto di entrare liberamente negli stadi e che ottengano gli stessi diritti degli uomini.

Purtroppo, come pubblicato da numerosi media italiani, durante la partita di pallavolo Italia-Iran svoltasi il 2 giugno a Pesaro, non solo la polizia italiana ha chiesto a Darya di togliere il suo striscione per le donne iraniane, ma l’ha anche brutalmente allontanata dallo stadio. 

In seguito alla denuncia dell’accaduto, la FIPAV – Federazione italiana Pallavolo – ha emesso un comunicato che, se intendeva provare a chiarire quanto successo, ha solamente peggiorato la situazione.

Secondo quanto ammesso pubblicamente dalla FIPAV, infatti, le forze dell’ordine italiane sono intervenute in seguito alle minacce del responsabile della squadra iraniana che, in caso di mancata azione italiana, ha paventato l’interruzione della diretta della partita in Iran. Minacce poste al supervisore internazionale che, invece di applicare il regolamento della Federazione Internazionale – che assolutamente vieta ogni forma di discriminazione – ha deciso di abbassare la testa (Volleyball.it).

Il Presidente della FIPAV Pietro Bruno Cattaneo ha espresso successivamente il suo dispiacere, aggiungendo che l’Iran si deve adeguare agli standard internazionali. Ancora una volta, una posizione comica, considerando come da anni l’Iran se ne sbatta delle richieste in merito da parte di numerose organizzazioni internazionali (Federazione Internazionale pallavolo compresa). La sola risposta adeguata di Cattaneo, una volta informato dell’accaduto, sarebbe stato quello di ordinare lo stop all’intero match. Una inazione vergognosa e umiliante, che dovrebbe imporgli il buongusto di presentare le sue immediate dimissioni. 

Pretendiamo una azione concreta da parte della FIPAV, ovvero la sospensione delle partite con il regime iraniano, sino a quando Teheran non rispetterà il diritto delle donne ad avere gli stessi diritti degli uomini. Ogni altra parola, rappresenta solo un futile commento per auto-giustificare di essere complici di questo scempio.  

 

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Il regime iraniano ha deciso di sospendere il calciatore Mehdi Rahmati, portiere della nazionale e della squadra di Teheran, lo Esteghlal. La ragione è la diffusione di una foto che lo ritrae in Armenia, accanto ad una giovane ragazza senza velo ed in minigonna (Khabar One).

Non è la prima volta che accade qualcosa di simile: nel gennaio del 2016, il portiere del Persepolis Sosha Makani fu addirittura incarcerato con una motivazione simile, ovvero per la pubblicazione di alcune foto che lo ritraevano mentre ballava e abbracciava una ragazza senza velo (No Pasdaran).

A quanto pare, però, le regole sono diverse per i leader iraniani. Questi, infatti, non solo possono avere account social senza paura della censura, ma anche farsi fotografare con leader politici donne occidental, senza il velo. Un esempio è la foto scattata a New York, durante l’assemblea ONU, tra il Premier britannico Theresa May e Hassan Rouhani. Neanche a dirlo, al Presidente iraniano nessuno ha chiesto conto di questo “scatto haram”.

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In Iran lo sport non può essere disgiunto dalla politica repressiva del regime. Questo, non solo per la segregazione di genere che Teheran impone alle donne – a cui è vietato l’accesso negli stadi pubblici in presenza di “eccitabili maschi” – ma anche perchè proprio negli stadi il regime di Teheran impicca decine e decine di detenuti.

L’ultimo caso, di cui vi mostriamo le foto di seguito, è avvenuto il 22 settembre scorso: un detenuto di nome Saeed T. è stato impiccato nello stadio di Neyriz (provincial di Fars). Dal primo gennaio 2016 ad oggi, il regime iraniano ha impiccato oltre 260 detenuti (dati aggiornati alla fine di luglio), dichiarando ufficialmente solamente la metà delle esecuzioni compiute (Iran Documentation Center).

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