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La popolazione iraniana e’ martoriata dalle conseguenze di una drammatica alluvione che ha colpito alcune regioni del Paese, in particolare l’area di Shiraz. Decine sono stati i morti (almeno 44) e le devastazioni, anche frutto del ritardo dei soccorsi.

Un ritardo dovuto anche dal fatto che, il budget pubblico destinato al Dipartimento che si occupa delle emergenze naturali, e’ 80 volte inferiore a quello che il Governo destina ai seminaristi allievi delle scuole religiose…

Nonostante il dramma, il regime non ha perso la sua passione di minacciare i suoi stessi cittadini. Il 27 marzo scorso, in una dichiarazione ufficiale, Ramin Pashaei – Vice Capo dell’Unita’ Cyber della Polizia, ha affermato che “tutte le unita’ della polizia sono state allertate di monitorare i social network e di prendere adeguate misure contro chi pubblica immagini e diffonde dicerie che disturbano l’opinione pubblica e la pace sociale”. Pashaei ha anche accusato coloro che hanno condiviso foto e video delle devastazioni sui social di aver un provocato un danno al Paese.

In altre parole, la polizia iraniana ha invitato i cittadini vittime del disastro naturale, ad auto-censurarsi. In caso contrario, secondo l’articolo 18 della Legge sui Crimini Online, questi stessi cittadini potranno essere perseguiti con l’accusa di “diffusione di menzogne” e condannati a decine di anni di galera.

Concludendo, la Repubblica Islamica si conferma per essere un Paese non solo incapace di garantire la sicurezza ai suoi stessi cittadini, ma anche pronto a reprimere senza remore le vittime stesse, quando queste si azzardano a raccontare la verita’…

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Il regime di Teheran ha condannato a 12 anni di carcere ciascuno, tre ventiquattrenni iraniani, per aver criticato l’establishment politico e il clero sui social. In particolare, i tre avrebbero scambiato via Facebook e Telegram, delle vignette e degli articoli critici nei confronti della Repubblica Islamica.

I tre giovanissimi sono: Alireza Tavakoli, Mohammad Mehdi Zamanzadeh e Mohammad Mohajer, arrestati tutti nell’estate del 2016 da agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano. Dopo il fermo, i tre sono stati trasferiti presso il braccio 209 del carcere di Evin, sotto diretto controllo del MOIS. Qui, sono stati interrogati senza avere alcuna difesa legale e portati successivamente nel braccio 8 del centro detentivo (Iran Human Rights).

La condanna a 12 anni di carcere e’ stata decisa il 10 aprile scorso dalla Sezione 15 del Tribunale Rivoluzionario, sotto diretto controllo del giudice Abolqasem Salavati. In particolare, per aver criticato il regime, i tre sono stati accusati di “insulto al sacro”, “minaccia alla sicurezza nazionale” e “insulti alla Guida Suprema”.

Tutto questo avviene mentre, solamente qualche mese fa (nel dicembre del 2016), proprio il Presidente Rouhani aveva firmato la Carta dei Diritti del Cittadino, in cui – nero su bianco – sta scritto che il Governo deve “garantire la libertà di parola e di espressione”. L’articolo 26 della stessa Carta del Cittadino, impone al Governo di tutelare questa liberta’, specialmente nei media, compresi quelli relative al cyberspazio (ovvero Internet).

Come sempre accade in Iran, pero’, quanto viene scritto e deciso dallo stesso regime, viene sempre violato in nome della difesa della tutela del sistema della Velayat-e Faqih, imposto con la violenza dall’Ayatollah Khomeini soprattutto dopo il 1981.

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Sono 2000 giorni che Bahareh Hedayat e’ in carcere. Tanti altri ne dovrà, purtroppo, scontare, visto che questa giovane studentessa (nata nel 1981), attivista per i diritti delle donne in Iran, e’ stata condannata a ben dieci anni di carcere dal Tribunale Rivoluzionario. Su di lei, cosi come su tanti altri prigionieri politici iraniani, e’ calato il silenzio totale della Comunità Internazionale. Eppure la liberazione Bahareh e’ esattamente l’esempio perfetto di cosa il mondo dovrebbe pretendere dal regime iraniano, prima di aprire a qualsiasi forma di rapporto economico e politico con Teheran.

Studentessa e attivista per i diritti umani, Bahareh Hedayat per anni ha preso parte alle manifestazioni in favore della promozione dei diritti delle donne nella Repubblica Islamica. Come attivista, non solo ha promosso la campagna “Un milione di Firme per il Cambiamento delle Leggi Discriminatorie“, ma ha anche manifestano in piazza numerose volte. Tra queste, ricordiamo la protesta del 2006 nella Piazza Haft-e-Tir a Teheran, del 2007 davanti alla Università Amir Karir e nel 2009 davanti al carcere di Evin (per la liberazione dei prigionieri politici). In tutte queste occasioni, Bahareh ci ha messo coraggiosamente la faccia ed e’ stata periodicamente arrestata dal regime. Per le sue idee, nel 2008, e’ stata anche condannata ad un mese di carcere.

L’ultimo arresto per Bahareh Hedayat e’ arrivato nel 2009, durante i moti di protesta contro la rielezione, falsata, del negazionista Mahmoud Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran. Come si ricorderà, per mesi, la Repubblica Islamica fu attraversata da proteste popolari contro il regime – la cosiddetta Onda Verde. In quelle proteste, partite pacificamente e poi represse dal regime, i giovani arrivarono a gridare nelle strade “Marg Bar Diktator”, ovvero “Morte al Dittatore” Ali Khamenei. Bahareh Hedayat, scese in piazza con tutti gli altri e, coraggiosamente, registro’ anche diversi messaggi video per chiedere il supporto dell’Europa nella lotta dei giovani iraniani. Ovviamente, per il regime questo coraggio – soprattutto di una donna – non poteva essere tollerato. Per questo Bahareh venne arrestata il 31 dicembre del 2009 con le seguenti accuse: minaccia alla sicurezza nazionale, propaganda contro il regime e insulti alla Guida Suprema. 

Trascinata nel carcere di Evin, vicino Teheran, Bahare Hedayat e’ stata condannata a 10 anni di carcere unicamente, come denuncia Amnesty International, per le sue idee politiche e di coscienza. In queste ore, come suddetto, Bahareh ha tristemente “celebrato” i 2000 giorni di carcere, lontano da casa, lontano dalla famiglia, lontana dal marito.

Vi chiediamo quindi di aiutarci ad aumentare le pressioni internazionali per la sua liberazione. Ecco come farlo:

– Diffondi il link con la storia completa di Bahareh Hedayat (in inglese): https://tavaana.org/en/content/bahareh-hedayat-womens-rights-defender

– Fai like alla pagina Facebook dedicata alla richiesta di liberazione immediata di Bahareh: https://www.facebook.com/FreeBaharehHedayat

– Sostieni e diffondi la campagna Amnesty Internationalhttp://e-activist.com/ea-action/action?ea.client.id=1770&ea.campaign.id=36150

– Sostieni la campagna No Pasdaran in Twitter, diffondendo l’articolo con l’hastagh #FreeBahareh

Un video commovente di Bahareh mentre prova a toccare la mano del marito durante una visita in carcere

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Come vi abbiamo già detto, il regime iraniano ha teoricamente condannato l’attentato di Parigi. Scriviamo teoricamente perchè, come denunciato dal sito Good Morning Iran, il testo della condanna del Ministero degli Esteri iraniano mette sullo stesso piano l’ideologia barbara dei terroristi con la libertà di espressione delle vittime (giudicata da Teheran eccessiva). Una presa di posizione vergognosa che, indubbiamente, non può rappresentare una vera condanna del terribile attentato di Parigi.

Purtroppo, però, il regime dei Mullah è riuscito a fare di peggio. L’Associazione dei Giornalisti Iraniani, infatti, aveva organizzato un evento di solidarietà per i colleghi del Charlei Hebdo. L’evento di solidarietà si sarebbe dovuto tenere proprio nella sede l’Associazione dei Giornalisti, chiusa dal regime iraniano nell’Agosto del 2009. Quando i coraggiosi reporter iraniani si recati con una candela e dei fuori presso il luogo dell’appuntamento, le forze di sicurezza sono immeditamente intervenute, bloccando ogni iniziativa. A nulla sono serviti i tentativi di convincere i Pasdaran a lasciar passare i giornalisti. Vogliamo ricordare che, nel giugno del 2013, durante la campagna elettorale, il Presidente Rouhani aveva promesso di intervenire personalmente contro la messa al bando dell’Associzione dei Giornalisti. Sinora nulla è accaduto e la magistratura iraniana ha da poco riconfermato la chiusura dell’Associzione e le misure restrittive contro i 4000 iscritti.

Proprio a proposito della magistratura iraniana, dobbiamo riportare la decisione di emettere un ordine di blocco verso tre social networks: Line, WhatsApp e Tango. Tutte applicazione, come noto, create per connettere le persone. Un chiaro simbolo di debolezza del regime e di paura di possibili proteste organizzate da parte della popolazione. Cosi, mentre il mondo si mobilità per la libertà di espressione, al popolo iraniano è sempre piu’ negata ogni possibilità di interagire e di decidere liberamente.

Vi riportiamo, qui sotto, l’intervista della BBC al vignettista iraniano Kianoush Ramezani, costretto a lasciare la Repubblica Islamica dopo le repressioni del 2009. Ramezani dichiara di aver avvisato del pericolo i colleghi del Charlei Hebdo, ricordando loro la minaccia del fondamentalismo islamico e la necessità di stare allerta.

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La convalescenza in ospedale deve aver ringalluzzito Ali Khamenei. Appena rimessosi, infatti, la Guida Suprema iraniana ha immediatamente rimesso in riga l’intero establishment iraniano, sia in merito al programma nucleare, sia per quanto concerne la possibile cooperazione tra Iran e Stati Uniti contro Isis. Per quanto concerne il nucleare, Khamenei ha indicato chiaramente le cinque linee rosse invalicabili per i negoziatori iraniani. Per la prima volta, quindi, il Rahbar ha definito i paletti che i negoziatori di Teheran non potranno permettersi di superare. Le linee rosse della Guida Suprema sono:

  1. Costruzione di 190.000 Unità di Lavoro Separate (in inglese Separate Working Unit-SPW), per quanto concerne l’arricchimento dell’uranio. Le SPW non corrispondono alle centrifughe, quindi Khamenei non ha posto il limite invalicabile di 190.000 centrifuge. Le SPW indicano, in termini tecnici, le capacità e la quantità di separazione dell’isotopo di uranio 235 da quello 238. Solo attraverso un aumento al 90% dell’U235 è possibile produrre una bomba nucleare. Allo stesso tempo, però, sebbene parlare di SPW non significhi imporre un numero altissimo di centrifughe, va anche detto che Teheran sta installando nuove centrughe veloci, capaci di arricchire una quantità di uranio molto superiore rispetto alle vecchie IR-1. In poche parole, quindi, la Guida Suprema non sta imponendo ai negoziatori di non accettare un compromesso sul numero di centrifughe, ma sta chiaramente imponendo un numero di Unità di Lavoro Separate, tale da permettere all’Iran di ottenere l’uranio necessario per la bomba in qualsiasi momento;
  2. Nessun negoziato sul programma missilistico iraniano. Vogliamo ricordare che, le preoccupazioni in merito ai vettori iraniani, sono state espresse chiaramente dalle Nazioni Unite e, soprattutto, dall’AIEA. Il rifiuto della Guida Suprema di negoziare sui missili, quindi, rappresenta una diretta sfida alle richieste internazionali. E’ importante non scordare che l’Iran ha da anni vietato l’accesso agli ispettori internazionali alla base militare di Parchin, ove Teheran ha simulato una esplosione nucleare e ove vengono fatti gli studi maggiori relative al programma missilistico;
  3. Nessun negoziato sulla natura dell’impianto di Arak. Anche in questo caso, la Guida va contro le richieste Onu e AIEA. Arak è un impianto sospettato di servire al riprocessamento dell’uranio, per costruire una bomba al plutonio. Non negoziando su Arak, Teheran non darà le necessarie rassicurazioni in merito alla pacificità del programma nucleare;
  4. Nessuna chiusura degli impianti nucleari iraniani. Ergo: la Repubblica Islamica non chiuderà mai gli impianto di Fordo e Natanz, costruiti in segreto dal regime, ove avviene l’arricchimento dell’uranio;
  5. Abolizione di tutte le sanzioni internazionali. Ovvero: non vi diamo praticamente niente, ma da voi pretendiamo tutto…

Khamenei ha reso noto di aver comunciato già le linee rosse ai negoziatori iraniani. E’ molto interessante rilevare che, queste linee rosse, arrivano alla vigilia del viaggio di Rouhani negli Stati Uniti, per l’inizio dei lavori annuali dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

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Non contento, la Guida Suprema ha anche usato Twitter per minacciare direttamente gli Stati Uniti. In un tweet pubblicato nella tarda serata di ieri, la Guida ha scritto: “Se gli Stati Uniti entreranno senza permesso (via terra, NdA) in Iraq e Siria, avranno gli stessi problemi che hanno avuto negli ultimi 10 anni in Iraq“. Si tratta di un tweet colmo di significati e di minacce. Il regime iraniano, infatti, è quello che ha maggiormente finanziato gli attentati contro gli americani in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein. Per colpire l’odiato Grande Satana, Teheran ha creato milizie sciite fedeli alla Velayat-e Faqih (leggi: Moqtada al Sadr). Non solo: la Repubblica Islamica è praticamente il regime che ha salvato il potere di Bashar al Assad, usando proprio miliziani sciiti prevalentemente inviati dal territorio iracheno. Scrivendo quello che ha scritto, quindi, Khamenei ha avvertito gli americani che, nel caso di una azione via terra contro Isis, la coalizione internazionale sarà colpita duramente dai jihadisti sciiti al servizio dei Mullah khomeinisti.

Insomma, per concludere, con solo poche righe, Khamenei ha praticamente bloccato qualsiasi mutamento di politica estera e militare del regime iraniano…ammesso che ce ne sia mai stato uno…

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Ecco come, in una intervista con Meet the Press, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif  risponde in merito alla censura di Internet in Iran. Alla domanda del giornalista, molto semplice, sul perchè i membri del regime siano liberi di usare Internet e i social networks mentre la popolazione ne viene costantemente provata, la risposta di Zarif rasenta il puerile. Il Ministro, infatti, comincia uno imbarazzante discorso basato sulla necessità di proteggere i bambini, sulla ricerca del consenso e sulla presenza nella Repubblica Islamica di una larga parte di conservatori contrari alla Rete…#ridicolo

Clicca sull’immagine per ascoltare la risposta di Zarif

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Mentre il Ministro degli Esteri iraniano sta per arrivare in Italia per una visita ufficiale, continua senza sosta la campagna diplomatica del regime iraniano sui social networks. Lo scopo rimane uno solo: riscrivere la storia capovolgendola, facendo passare la Repubblica Islamica come una ancora di stabilità regionale e il programma nucleare come pacifico e “pulito”. Purtroppo, anche e soprattutto grazie alla passività della diplomazia occidentale, la campagna comunicativa di Teheran sta colpendo nel segno e numerosi media internazionali hanno già cominciato a raccontare il regime iraniano come un rassemblement di santoni…Questa nuova idea del regime iraniano fa semplicemente ridere, soprattutto se si considera che – mentre i politici tweettano, i giovani iraniani non hanno nemmeno il diritto di accedere a Facebook…La verità, come ben sa chi ci segue, è completamente diversa e per questo riteniamo giusto reagire pubblicamente alle affermazioni dei politici iraniani.

Cominciamo dalla campagna del Presidente iraniano Rohani. Il suo staff è attivissimo in Twitter, ove Rohani ha cominciato a predicare il suo “verbo” al mondo. Vi postiamo solamentre tre tweets come esempio. Come potrete leggere, incentivato dal sostegno di alcuni Paesi europei, il Presidente iraniano ha iniziato a descrivere il suo Paese come una realtà in cerca di relazioni pacifiche con i suoi vicini. Non solo: parlando direttamente della crisi siriana, Rohani ha invitato il mondo a condannare il terrorismo che colpisce la Siria e riconoscere come questo rappresenti “la più grande minaccia nella regione mediorientale”. Sante parole, se non fosse altro che raccontano una verità completamente distorta. Indubbiamente il terrorismo rappresenta una minaccia mondiale e la Siria, oggi come oggi, ne sta pagando le conseguenze peggiori. Quello che Rohani non aggiunge, però, è che è proprio l’Iran la più grande minaccia per la stabilità del medioriente e che, se la Siria oggi sta sprofondando nella guerra civile, è proprio per via del sostegno che la Repubblica Islamica e il suo proxi libanese Hezbollah, stanno dando alle repressioni messe in atto da Bashar al Assad. Se non fosse stato per questo sostegno esterno, infatti, il regime di Assad sarebbe già finito da un pezzo e la Siria, probabilmente, avrebbe oggi un nuovo governo e maggiore democrazia.  Parafrasando l’ultimo tweet di Rohani, fortunatamente tutti hanno compreso che la guerra non è la soluzione per la Siria. Dispiace che molti non abbiano ancora capito che, per fermare il massacro siriano, è necessario fermare Assad e per fermare Assad è necessario fermare l’Iran…

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Anche il Ministro degli Esteri iraniano Zarif è attivissimo sui social networks. Anche per il suo staff, Twitter è lo strumento principale per diffondere le menzogne del regime iraniano. Qui sotto vi postiamo, come esempio, quattro tweets di Zarif dedicati alla crisi nucleare, alla pace nel mondo e alla guerra in Siria. In tutti i tweets, come potrete leggere, Zarif parla di un Iran impegnato nel dialogo costruttivo, favorevole alla pace nel mondo, sostenitore della legge e della legittimità contro le armi e la violenza e pronto a firmare un accordo capace di “portare benefici a tutti”. Anche in questo caso, al di là delle belle parole, il Ministro degli Esteri iraniano, cela tutti i crimini del regime degli Ayatollah. Niente, come nel caso di Rohani, viene detto sul ruolo criminale dei Pasdaran in Siria e sulle migliaia di morti e rifugiati che Teheran ha causato. Comicamente, anzi, Zarif invita il Presidente americano Obama a rifiutare la violenza in favore della “legge e della legittimità” (l’Iran, per la cronaca, è considerato il primo finanziatore del terrorismo a livello grobale). Per quanto concerne il nucleare, poi, Zarif descrive un Iran pronto al dialogo costruttivo, capace di chiudere una crisi “non necessaria”. Furbescamente, però, Zarif non racconta che la crisi è stata aperta trent’anni fa proprio dall’Iran, per mezzo di un programma nucleare clandestino, chiaramente orientato al fine di costruire una bomba atomica. Il Ministro, quindi, si guarda bene dal parlare del fallimento dei negoziati tra l’Iran e la Comunità internazionale quando, nel 2003 Teheran firmò – proprio con Rohani capo negoziatore – un trattato per sospendere l’arricchimento dell’uranio, ma usò il negoziato per completare l’impianto di Isfahan e portare avanti la costruzione della centrale sotterranea di Qom. Nel 2005 quindi, completato il lavoro sporco, Teheran rigettò l’accordo di Teheran e riprese l’arricchimento dell’uranio, cominciando nel 2007 ad arricchire l’Uf6 anche al 20%…

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Il Ministro degli Esteri iraniano, però. non è attivo solamente in Twitter: di recente ha rilasciato un video su Youtube, in cui descrive l’Iran come un Paese pacifico e il programma nucleare come un progetto nato per il bene dei “nostri figli”. Premesso che il video è davvero ben fatto (Zarif sembra essere “il Papa buono), risulta curioso capire di quale bene parli il Ministro iraniano, considerando che il regime degli Ayatollah ha costruito buona parte dei siti nucleari – Bushehr in testa – in aree altamente sismiche…Il video, come vedrete, molto significativamente si intitola “Il messaggio dell’Iran: c’è una via giusta”. E’ davvero un peccato sapere che la via giusta iraniana è quella della menzogna, del terrorismo e della violenza…

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Chiudiamo con Ali Khamenei. Anche la Guida Suprema iraniana non ha resistito al fascino di Twitter, ed ha cominciato a lanciare cinguettii praticamente quasi ogni giorno. I suoi messaggi, al contrario di quelli di Rohani e Zarif, rappresentano più una reazione ai risultati del negoziato nucleare, che una vera e propria offensiva diplomatica pianificata. Khamenei, infatti, aspetta sornionamente di sapere quanto è accaduto a Ginevra per rilasciare il suo personale tweet. La Guida, però, ama tweettare anche qualcosa di culturale, come ad esempio la sua passione per i libri o l’importanza della moralità all’interno della vita umana. Leggere i tweets di Khamenei, quindi, è assai divertente, soprattutto se si considera quanto immorale sia il comportamento della Guida Suprema: mentre, infatti, i giovani iraniani arrancano per arrivare a fine mese e non hanno neanche i soldi per comprare un libro, Khamenei è praticamente uno degli uomini più ricchi del mondo, con una fortuna accumulata attraverso la corruzione e la violenza.

Di questo però, ancora una volta, la diplomazia iraniana tace e con essa, è triste dirlo, anche tanti occidentali che hanno scelto di chiudere gli occhi in cambio di qualche goccia di petrolio in più…

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