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Due detenuti iraniani, arrestati per essersi convertiti dall’Islam al cristianesimo, hanno deciso di dichiarare lo sciopero della fame. I loro nomi sono Hadi Asgari e Amin Afshar Naderi.

I due, arrestati insieme ad altre 12 persone nell’agosto del 2016 presso Firoozkooh, hanno passato 82 giorni di isolamento, prima di essere trasferiti nel braccio 44 del carcere di Evin (Hrana).

Hadi e Amin, protestano non solo contro il loro stato detentivo, ma anche contro la decisione delle autorità di negare loro il rilascio su cauzione. Va ricordato che, nonostante le pressioni di avvocati e famigliari, i processi contro i due detenuti sono ancora bloccati, senza nemmeno una accusa formale ufficialmente dichiarata dalla Tribunale Rivoluzionario.

In Iran e’ assolutamente vietato abbandonare l’Islam, un reato considerato “apostasia”. Nonostante i divieti e il carcere, decine di iraniani hanno scelto di abbandonare l’islam, abbracciando molto spesso il cristianesimo. Solamente qualche giorno fa, la magistratura iraniana ha confermato la condanna a cinque anni di carcere per Ebrahim Firouzi, anche lui arrestato nel marzo del 2015 per essersi convertito al cristianesimo (Farsi Christian News Network).

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billboard

Quello che vi mostriamo qui sopra, e’ un tipico cartellone di avvertimento che potreste trovare nella Repubblica Islamica dell’Iran, prima di fare il vostro ingresso in uno stadio.

Nel cartellone, insieme ad una serie di norme da osservare, sono riportati alcuni divieti all’ingresso. In particolare, scritto nero su bianco, viene fatto divieto di far entrare “cani, gatti e donne all’interno dello stadio”. Una proibizione medievale e inaccettabile, che continua a sopravvivere per colpa di una interpretazione fondamentalista della legge islamica (Twitter).

Purtroppo, invece di condannare il regime iraniano per queste norme razziste, molti media Occidentali hanno anche dato spazio ad alcune manifestazioni sportive organizzate in Iran di recente, a puro scopo propagandista. Una di queste e’ stata la maratona internazionale di Teheran: cosi internazionale che le donne arrivate da diverse parti del mondo, hanno dovuto correre separatamente dagli uomini e lontano da spazi esterni (allo scopo di non solleticare la libido maschile). Una decisione che ha fatto infuriare diverse delle partecipanti straniere (che, ad onore del vero, avrebbero dovuto avere il coraggio di boicottare l’evento).

Nonostante i divieti, diverse donne iraniane hanno protestato contro le discriminazioni. Alcune addirittura, si sono travestite da maschio e sono riuscite, talvolta, ad eludere la sorveglianza ed entrare negli stadi. L’ultimo caso noto e’ avvenuto nel febbraio 2017, quando otto donne sono state arrestate durante la partita Esteghlal F.C. – Persepolis F.C., per essersi travestite da uomini ed entrate clandestinamente allo stadio di Teheran. Ovviamente e disgraziatamente, tutte queste ragazze sono oggi sotto processo in Iran (Memri).

Dubitiamo che qualche femminista italiana avrà il coraggio di scendere in piazza per la loro libertà…

Iran Death Penalty

La Repubblica Islamica, conferma drammaticamente la sua intolleranza verso la libertà di opinione e di coscienza e la sua crudeltà. Tre detenuti, sono stati condannati a morte, decisa sulla base delle loro opinioni personali, in materia religiosa. I tre sono: Sina Dehghan, Mohammad Nouri e Marjan Davari (Death Penalty News).

I primi due, Sina Dehghan e Mohammad Nouri, sono stati arrestati nell’ottobre del 2015, con l’accusa di aver espresso delle considerazioni offensive verso l’Islam, parlando in una chat privata aperta con l’applicazione mobile “Line”. Con  loro e’ stato arrestato anche Sahar Elyasi, rilasciato su cazione perché minorenne e poi condannato al processo a sette anni di detenzione. All’epoca dell’arresto, Sina Dehghan aveva appena finito il suo servizio militare presso una base di Teheran, gestita direttamente dai Pasdaran. Poco dopo l’arresto, Sina Dehghan e’ stato selvaggiamente picchiato durante la detenzione presso il palazzo dell’intelligence di Arak. 

La pena di morte contro Sina Dehghan e Mohammad Nouri e’ stata decisa dalla Sezione 1 della Corte criminale della Provincia di Markazi, presieduta dal giudice Mohamad Reza Rahmati. La condanna, quindi, e’ stata confermata nel febbraio del 2017 dalla Corte Suprema iraniana che, non contenta, ha aggiunto 16 mesi di carcere ulteriore, accusando gli imputati di insulto alla Guida Suprema Khamenei. 

Nel Settembre del 2016, Iran Human Rights aveva riportato che Sina Dehghan, appena ventenne, aveva firmato una confessione di colpevolezza, dopo aver ricevuto la promessa della  prossima liberazione. 

La terza condanna a morte e’ stata decisa contro una donna, Marjan Davari, arrestata nel settembre del 2015. Anche in questo caso, le ragioni sono di coscienza: la Davari e’ accusata di aver tradotto un libro sull’Eckankar, movimento religioso induista, molto popolare negli Stati Uniti. La prigioniera, quindi, e’ stata accusata dal regime di “diffondere corruzione sulla Terra”. A condannarla a morte e’ stato il giudice Salavati della Sezione 15 della Corte Rivoluzionaria di Teheran (Hrana).

Durante la detenzione nel carcere di Evin, il regime iraniano ha negato a Marjan Davari ogni contatto con la famiglia e con il suo legale. 

sina dehghan

Sina Dehghan

marian davari

Marjan Davari

Il Ministero dell’Intelligence iraniano, ha rifiutato la richiesta di trasferire in ospedale il detenuto Jamaloddin Khanjani, 83 anni, arrestato nove anni fa insieme ad altri sei rappresentanti della Comunità Baha’i iraniana. Khanjani ha bisogno di una operazione urgente alla prostata e, ovviamente, le strutture mediche del carcere dove è rinchiuso non sono assolutamente adatte. Non solo: come denuncia Siavash Khanjani, nipote del prigioniero politico, a Jamoladdin Khanjani viene anche negata la libertà su cauzione, nonostante la stessa legge iraniana lo consenta (MEI).

Ricordiamo, come suddetto, che nel 2008, sette leader della Comunità Baha’i iraniana sono stati arrestati dal regime iraniano per motivi religiosi. I loro nomi sono Jamaloddin Khanjani, Behrouz Tavakkoli, Saeid Rezaie, Fariba Kamalabadi, Vahid Tizfahm, Afif Naeimi, e Mahvash Sabet. Tutti sono stati inizialmente condannati a 20 anni di carcere, con l’accusa di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. La pena, in seguito, è stata ridotta a 10 anni di detenzione.

Sempre per quanto concerne i Baha’i, in carcere è finito nel 2012 anche un nipote di Jamaloddin Khanjani. Si tratta di Navid Khanjani, condannato a 12 anni di carcere per aver “diffuso il falso” e “disturbato l’opinione pubblica”. La sua colpa, oltre al fatto di essere Baha’i, è stata quella di aver fondato una Associazione contro le discriminazioni e l’educazione per i membri della minoranza Baha’i, a cui è negato persino l’accesso all’istruzione pubblica. Navid, per la cronaca, è stato arrestato mentre si trovava come volontario nella provincia dell’Azerbaijan Orientale, in seguito al devastante terremoto del 2012 (Iran Human Rights).

Nella Repubblica Islamica i Baha’i sono considerati una setta peccaminosa, da estromettere completamente dalla società civile. A loro non solo è negato l’accesso all’educazione pubblica e il diritto di celebrare le loro festività, ma anche la possibilità di svolgere numerosi lavoro (No Pasdaran). Contro di loro, lo stesso Ayatollah Khamenei ha emesso una fatwa, negando agli “iraniani puri” il contatto con i Baha’i (No Pasdaran).

Purtroppo, nel 2011, la moglie di Jamaloddin Khanjani, la Signora Ashraf, è deceduta. Al suo funerale, erano presenti oltre 5000 persone (Iran Press Watch). In quella terribile occasione, il regime iraniano – spietatamente – negò ad Jamaloddin Khanjani di lasciare il carcere per partecipare al funerale dell’amata moglie. La coppia è stata sposata per oltre 50 anni…(Baha’i World News Service).

Hassan Nasrallah, in un recente discorso, ha attacco la possibilità che il Parlamento libanese approvi i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Una ipotesi rivoluzionaria per il mondo arabo, che giunge dopo la decisione del 26 gennaio scorso del giudice libanese Rabij Maalouf. Maalouf,infatti, davanti aveva sentenziato che l’omosessualità è una scelta personale e non è punibile come offesa. Cosi facendo, il giudice libanese aveva anche attaccato l’articolo 534 del codice penale libanese che, indicando l’omosessualità come un fenomeno contro natura, prevede la reclusione ad un anno per “i trasgressori” (al Monitor).

Davanti a questa ipotesi, il terrorista Hassan Nasrallah è impazzito. In un discorso trasmesso dalla TV di Hezbollah al-Manar, Nasrallah ha affermato checi sono società all’estero che sono state rovinate dagli omosessuali e ora tentano di esportare questa rovina in Libano e nel mondo arabo e islamico. Vogliono legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso in Parlamento. Le relazioni omosessuali sono contro la logica, contro natura e contro il pensiero umano. Alcuni affermano: è una scelta personale. Che problema c’è? No, è un problema enorme. In Libano e altrove, ognuno – mussulmani, cristiani e non religiosi – ognuno che ha a cuore la sua società e la purezza dell’umanità, deve opporsi a questo progetto“.

Purtroppo, c’è molto di peggio. Con l’occasione, Nasrallah ha anche attaccato coloro che si oppongono ai matrimoni precoci, ovvero ai matrimoni che vedono protagonisti i minorenni. In altre parole, la legalizzazione dello stupro di minori, giustificata per mezzo della legge islamica, la Sharia. A tal proposito, il terroista Nasrallah ha affermato: “loro stanno tentano di diffondere, anche nella nostra società, una cultura che si oppone ai matrimoni precoci. C’era un tempo in cui i matrimoni precoci erano accettati. Ora ci sono persone che dicono che sono sbagliati, che i matrimoni precoci hanno effetti negative. Conoscono queste persone meglio di Allah, che ha creato l’umanità, e ha chiesto questo, attraverso i suoi profeti, di cui Maometto è il Profeta ultimo? Sanno loro meglio del Creatore dell’uomo, se questi matrimoni servono o no gli interessi del genere umano? Loro affermano che ci sono casi di divorzi, in seguito ai matrimoni precoci. Ma io posso presentare a voi molti altri casi di divorsi, in seguito a matrimoni a 20, 30 o 40 anni. Questo non rappresenta una prova. Al contrario, coloro che diffondono una cultura contro i matrimoni precoci nella nostra società, stanno inconsapevolmente servendo Satana e i demoni. Loro stanno servendo il nostro nemico, causando la rovina morale della nostra società. La risposta deve essere la diffusione della cultura del matrimonio precoce (traduzione in inglese da MEMRI).

Riteniamo che tali atrocità verbali, non meritano nemmeno una risposta razionale. Ricordiamo solo che in Iran, Paese da cui Hezbollah dipende e con cui l’Occidente ama fare affari, il matrimonio minorile è legalizzato, in alcune parti sin dall’età di 9 anni…

 

 

Qui di seguito un video girato in questi giorni a Lahijan, nel nord dell’Iran. Il video, pubblicato sulla pagina Facebook My Stealthy Freedom mostra come le forze di sicurezza reprimono brutalmente le celebrazioni per il Charshanbeh-Soori, noto anche come i “fuochi del Mecoledì”. Si tratta di una antichissima tradizione persiana che si celebra l’ultimo Mercoledì, prima del Nowruz, il capodanno Persiano. Concretamente si accendono dei fuochi nelle strade e i partecipanti saltano fisciamente il fuoco, gridando la frase “il mio giallo a te, il tuo rosso a me”. Una specie di preghiera antichissima che funge da buon auspicio per l’anno che verrà.

Da quando il regime islamista iraniano ha preso il potere nel 1979, ha sempre tentato di impedire questo tipo di celebrazioni, perchè considerate impure (in quanto non legate all’Islam). Un tentativo che, a dispetto delle repressioni e delle violenze, è sempre e costantemente fallito

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Una mamma e suo figlio, sono stati arrestati dal regime di Teheran presso Urmia, nella Provincia iraniana dell’Azerbaijan Occidentale. I loro nomi sono Anousheh Reza-bakhsh e Soheil Zagarzadeh Sani e la loro colpa è una sola: aver deciso di abbandonare l’Islam per abbracciare il cristianesimo, più precisamente il cattolicesimo (Mohabat News).

I due, arrestati il 20 febbraio scorso, sono stati trasportati in una località sinora sconosciuta e della loro attuale situazione non abbiamo notizie. Possiamo dire che, una volta convertiti, la amma ha preso il nome di Veronika e il figlio Augustine. La polizia è arrivata improvvisamente nella loro abitazione e, dopo averli arrestati, ha anche requesito delle Bibbie e dei libri di teologia cristiana, presenti nell’abitazione.

Gli ultimi arresti relaviti a motivi di appartenenza religiosa ad Urmia, risalgono al Settembre 2008, quando i Pasdaran arrestarono un Pastore della Chiesa Evangelica Assira. Con lui venne arrestato anche un altro uomo, che era venuto a visitarlo da Teheran. Entrambi furono accusati di spionaggio e contatti con Paesi stranieri. Due giorni dopo il loro arresto, quindi, un altro cristiano venne fermato, anche lui per aver abbandonato l’Islam per il cristianesimo.

Gli arresti del 20 febbraio, purtroppo, segnano un nuovo step verso la persecuzione delle minoranze presenti in Iran e verso il restringimento delle poche libertà ammesse dal regime. Una tendenza che aumenterà, soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali del Maggio 2017.