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maleki

Ancora brutalita’ in Iran: un uomo di 47 anni, Mohammad Hossein Maleki, e’ stato condannato alla pena capitale dal Giudice Pour-Rezaei, della Sezione 2 del Tribunale Rivoluzionario di Isfahan.

Il giudice ha condannato Maleki a morte accusandolo di “corruzione in Terra”, per aver venduto delle schede che permettevano “anche l’accesso a canali TV pornografici”. Maleki ha rigettato questa accusa, sostenendo di essere da anni l’amministratore di un sito chiamato Asre Javan, che vende schede digitali che permettono l’accesso ad oltre 6000 canali TV satellitari per circa 10 euro al mese.

Maleki si e’ assunto la sua parte di responsabilita’ in merito alla vendita delle schede che permettono l’accesso alla TV satellitare. Un business che in Iran e’ vietato, ma che e’ portato avanti da centinaia di persone. Nella Repubblica Islamica, infatti, quasi tutti hanno una parabola satellitare, nonostante il regime non lo permetta, perche’ garantisce l’accesso a mezzi di informazione diversi da quelli ufficiali. Periodicamente le forze di sicurezza sequestrano e distruggono le parabole satellitari, ma non sono mai riuscite a bloccare la vendita delle parabole stesse.

Maleki – noto online come “Arian” – ha rigettato ogni accusa di promozione della pornografia e denunciato che la sua condanna a morte, apre la strada a quella di centinaia di altre persone, impegnate nello stesso business. Maleki e’ stato arrestato nel Marzo 2017 ma – sbagliando – la sua famiglia ha deciso di non diffondere ai media la notizia del fermo. Mohammad Hossein Maleki e’ sposato e ha due figli. Attualmente e’ detenuto nel carcere di Daestger presso Isfahan.

Ricordiamo che nel 2010, per accuse simili, fu condannato a morte Saeed Malekpour, cittadino iraniano con passaporto canadese. La sua condanna a morte e’ stata commutata in carcere a vita nel 2013.

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Khosravi-Arash-Ilkhani-and-Nikan-Siyanor-Khosravi-from-band-Confess

Il cantante metal iraniano Nikan Khosravi, fondatore del gruppo “Confess”, ha lasciato l’Iran. Anzi, per meglio dire, Nikan e’ scappato dalla Repubblica Islamica, per evitare una condanna a sei anni di carcere, inflittagli dal giudice Mohammad Moghisseh.

Nikan e il suo amico Arash Ilkhan sono stati arrestati dai Pasdaran iraniani il 9 novembre del 2015, pochi giorni dopo la pubblicazione del loro secondo album “In Pursuit of Dreams”. Come suddetto, i due vennero subito accusati di produzione di musica satanica. Durante gli interrogatori, i due musicisti sono stati accusati di “lavorare per Satana” e di “negare l’esistenza di Dio”.

Il 17 marzo del 2017, Moghisseh ha condannato Nikan Khosravi ha sei anni di carcere per “insulto al sacro” e “propaganda contro lo Stato”. Sicuro della sua condanna, Nikan ha deciso di lasciare l’Iran, per evitare di essere sbattuto in carcere. Arash Ilkhani, invece, si trova ancora nella Repubblica Islamica, in attesa della sentenza del giudice.

Nikan Khosravi, giunto in Turchia, si e’ immediatamente rivolto all’agenzia delle Nazioni Unite UNHCR per chiedere asilo politico, anche in un Paese terzo. Descrivendo il suo arresto, Khosravi ha che tra i sei e gli otto Pasdaran sono entrati nella sua casa, senza alcun mandato, hanno perquisito ovunque la stanza, confiscato gli effetti personali e l’hanno portato fuori incappucciato. Arash invece, e’ stato fermato mentre andava all’università. Durante gli interrgatori, Nikan Koshravi ha dichiarato di aver temuto di essere condannato a morte.

Fortunatamente, grazie al suo avvocato, Nikan e’ riuscito a dimostrare che le sue canzoni non contenevano alcun contenuto satanico, ma che erano riferite solamente a Dio e alla natura. Spiegazioni che, nonostante tutto, non sono bastate per evitargli la condanna al carcere. Una condanna decisa dal giudice Moghisseh in soli 15 minuti…

 

velo iran

Maryam Shariatmadari, una delle ragazze che si sono tolte pubblicamente il velo in protesta contro le leggi della Sharia, e’ stata condannata ad un anno di carcere dalla Corte Criminale di Teheran, Sezione 1091. Secondo la Corte, Maryam avrebbe “incoraggiato la corruzione rimuovendo il suo hijab“.

La protesta di Maryam, avvenuta il 23 febbraio del 2018 a Teheran, fu repressa in maniera particolarmente cruenta: Maryam non fu solo arrestata, ma fu fisicamente scaraventata per terra da un poliziotto e successivamente costretta ad essere operata per le conseguenze della caduta.

Maryam Shariatmadari, studentessa di informatica presso la Amir Kabir University, e’ la seconda donna che viene condannata al carcere per aver protestato contro il velo obbligatorio. Prima di lei, all’inizio di marzo, Narges Hosseini era stata condanna a due anni di detenzione per la stessa motivazione.

La cosa incredibile e’ che, mentre le ragazze iraniane vengono sbattute in prigione per aver lottato per la loro libertà e dignità, la Repubblica Islamica salva dal carcere personalità accusate di abusi sessuali. Il caso più noto e’ quello di Saeed Tousi, Tousi e’ uno dei recitatori del Corano più noti in Iran ed e’ il preferito dell’Ayatollah Khamenei. Accusato di pedofilia, Tousi e’ stato prima condannato a quattro anni di carcere e poi assolto completamente, grazie all’intervento diretto della Guida Suprema.

Le ragazze arrestate per aver protestato contro l’hjiab sono seguite anche dall’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, nota a livello internazionale per la sua battaglia in favore dei diritti umani. Nasrin, con un collega, segue anche Shaparak Shajarizadeh, un’altra donna arrestata per le stesse ragioni.

Ricordiamo che, secondo l’articolo 638 del Codice Penale iraniano, “chiunque commetta un atto haram (impuro) in un luogo pubblico o per strada” oltre ad una condanna al carcere, rischia anche di ricevere ben 74 frustate.

Il video della protesta di Maryam Shariatmadari

 

 

 

JO iran

Mohammad Kalhor aveva quindici anni quando e’ stato arrestato nel novembre del 2014. Mohammad e’ stato fermato per omicidio, per aver accoltellato il suo insegnante di fisica.

La prima condanna per Mohammad, infatti, e’ stata a tre anni di carcere e al pagamento del cosiddetto “Diyeh“, ovvero di una cifra alla famiglia commisurata al reato commesso. In quella occasione, un controllo medico ad hoc aveva anche dichiarato Mohammed non mentalmente maturo per comprendere la gravita’ del suo gesto.

Nonostante tutto, a dispetto della prima sentenza, un’altra Corte ha deciso di riaprire il caso e ha condannato a morte Mohammad Kalhor. La condanna e’ stata quindi confermata dalla Corte Suprema. Secondo quando denunciato da Sara Najimi e Hassan Aghakhani, i legali di Kalhor, all’origine della decisione di riaprire il caso, ci sarebbero le pressioni del Vice Ministro della Cultura iraniana e Alaeddin Boroujerdi, importante deputato iraniano a capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Majlis.

Come noto, secondo le normative internazionali – sottoscritte volontariamente dallo stesso Iran – un detenuto arrestato in eta’ minorile, non può essere condannato alla pena capitale. Tra le altre cose, lo stesso articolo 91 del codice penale islamico in vigore in Iran, vieta la condanna a morte di una persona sotto i 18 anni, se quest’ultima non realizza la natura del reato commesso o se vengono riscontrati dei problemi mentali.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, solamente nel gennaio 2018, Teheran ha impiccato tre detenuti – due maschi e una donna – per dei reati commessi in eta’ minorile.

 

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Il video che vi mostriamo di seguito e’ stato diffuso ieri da Nasrin Sotoudeh, la nota avvocatessa iraniana, impegnata da sempre nella difesa dei diritti umani.

Il video mostra una ragazza iraniana che pubblicamente, come avviene ormai da un paio di mesi, protesta pubblicamente contro il velo obbligatorio. Intorno alla giovane, come si vede, si forma una folla di persone, attirate da suo gesto e dalle sue parole. Ad un certo punto, un poliziotto si erge e brutalmente spinge la ragazza per terra.

La protesta delle donne iraniane sta spaventando il regime: a dimostrarlo sono le foto che mostrano gli operai al lavoro per inserire nuove staffe sopra le colonnine degli impianti esterni di telecomunicazione, al fine di rendere più complicato per le ragazze salirci e restarci in piedi stabilmente.

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L’attivista del video, neanche a dirlo, e’ stata arrestata e si unisce alla lista delle ragazze iraniane che attendono un processo, per aver pubblicamente detto no al velo obbligatorio. In attesa di processo sono anche Vida Mohavedi e Narges Hosseini, coloro che per prime hanno lanciato la campagna #GirlsofRevolutionStreet.

Nel frattempo, umiliando ancora tutto l’Occidente, mentre le donne iraniane lottano per i loro diritti, la Ministra degli Esteri olandese e’ arrivata a Teheran completamente velata…

narges hosseini

Narges Hosseini, una delle ragazze di Teheran arrestate per aver deciso di togliersi pubblicamente il velo, ha scelto di non pentirsi e rischia dieci anni di carcere.

La protesta di Narges e’ arrivata dopo quella di Vida Mohaved, la prima ragazza che – il 27 dicembre scorso, all’inizio delle proteste popolari in Iran – si era recata in Via della Rivoluzione, nella capitale Teheran, si era tolta il velo e l’aveva attaccato ad un bastone come fosse una bandiera per la libertà.

Vida Mohaved venne immediatamente fermata dagli agenti della sicurezza e di lei, madre di un bimbo di 19 mesi, per settimane non si ebbero più notizie. Narges Hosseini, quindi, ha deciso di continuare la protesta di Vida.

Dopo l’arresto, Narges Hosseini non ha potuto pagare la condizionale per il suo rilascio, perche’ la somma richiesta era troppo alta. Qualche giorno dopo, Narges ha rifiutato di comparire davanti alla Corte e di esprimere pubblicamente pentimento per il suo gesto. Ora, in base al Codice Islamico – articoli 638 e 639 – Narges Hosseini potrebbe rischiare dieci anni di carcere e 74 frustate, per “istigazione a commettere atti immorali” e “atto haram (peccaminoso) in luogo pubblico.  La Hosseini ha anche rifiutato la tesi difensiva del suo legale che, per farla scarcerare, aveva provato a dire che Narges era sotto l’effetto di droghe.

Ricordiamo che, con Vida e Narges, decine di altre donne in questo ultimo mese hanno tolto pubblicamente il velo, per dire basta all’hijab obbligatorio. Ventinove di loro, solamente a Teheran, sono state arrestate. Della loro sorte, ad oggi, non si hanno notizie certe.

 

piedi donna iran tv stato

Qualche giorno addietro, la TV di Stato iraniana ha trasmesso un programma sul matrimonio, in cui veniva intervista una supposta “esperta” del tema. Senza alcuna vergogna, la donna ha consigliato alle donne di “massaggiare e baciare” i piedi del marito, anche se quest’ultimo e’ un drogato e abusa fisicamente di loro. Sempre a detta dell’esperta, seguendo questo consiglio, si possono ottenere dei “miracoli”.

Come suddetto, il programma e’ andato in onda su un canale TV dello Stato, trasmesso nella Provincia di Yazd. A denunciare quanto accaduto e’ stato il giornalista dissidente iraniano Isa Saharkhiz che, per le sue coraggiose posizioni politiche, ha passato diversi anni in prigione.

Si tratta dell’ennesima prova di come il regime iraniano veda la donna come un essere di serie B. Ricordiamo che nella Repubblica Islamica, una donna ha bisogno del permesso dell’uomo per lavorare, per lasciare il Paese, per divorziare, per vedere i figli in caso di fallimento matrimoniale, non può accedere agli stadi e – da ultima fatwa di Khamenei – non puo’ pedalare in pubblico. Senza contare che, oltre la velo obbligatorio dall’età di sette anni, in Iran e’ legale la pedofilia, essendo consentiti i matrimoni con bimbe di tredici anni! A questo si aggiunga che, in caso di processo, la testimonianza della donna (e la sua vita), valgono la meta’ di quella dell’uomo!

Di seguito il tweet di Saharkhiz, con il video incriminato. Per la cronaca, nonostante la propaganda del regime, il programma ha generato cosi tante proteste, che gli stessi dirigenti della TV pubblica hanno dovuto pubblicare un messaggio di scuse…