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Questa e’ la storia di due letterati iraniani, una poetessa, Fateme Ekhtesari e del suo maestro, il poeta Mehdi Moosavi. Due intellettuali impegnati, conosciuti per il loro lavoro anche all’estero. Una fama che purtroppo, come spesso capita a chi non si allinea in Iran, hanno pagato caramente. La persecuzione contro Fateme Ekhtesari e Mehdi Moosavi e’ iniziata sin dal 2013. In quel periodo, infatti, i due poeti avevano collaborato con colleghi nel Nord Europa, particolarmente in Svezia. Nel Dicembre del 2013, quindi, i due poeti sono stati fermati all’aeroporto di Teheran, mentre cercavano di arrivare in Turchia per un evento culturale. Imprigionati ad Evin, sono stati rilasciati su cauzione solamente nel gennaio del 2014 (PEN). La domanda e’: perché il regime ha fermato Fateme Ekhtesari e Mehdi Moosavi? 

Semplice: perché Fateme Ekhtesari e Mehdi Moosavi non hanno messo la loro arte al servizio del regime. Al contrario, dopo lo scoppio delle rivolte popolari del 2009, i due poeti iraniani hanno usato le rime per denunciare la repressione dei Pasdaran e la mancanza di libertà all’interno della Repubblica Islamica. Non solo: una delle poesie scritte dai due poeti iraniani, e’ stata messa in musica dal cantante Shahin Najafi (clip). Per la cronaca, contro Shahin Najafi – famosissimo cantante in esilio in Germania – e’ stata emessa in Iran una fatwa di condanna a morte…(No Pasdaran)

Nonostante il rilascio su cauzione, il regime non si e’ dimenticato dei due poeti “dissidenti”. Nell’ultima fiera del Libro di Teheran, ad esempio, un testo di Fateme Ekhtesari e’ stato tra confiscato dalle autorità iraniane (Radio Free Europe). In queste ore, quindi, e’ arrivata la sentenza definitiva della Corte Rivoluzionaria: Fatemeh Ekhtasari e’ stata condannata ad 11 anni di carcere e 99 frustate; il suo maestro, Mehdi Moosari, e’ stato condannato a 9 anni di detenzione e 99 frustate. Con loro, in carcere e’ finito anche un regista, sinora ignoto il nome, condannato a 6 anni di prigione e 223 frustate! (Intenational Campaign for Human Rights in Iran)

Continuiamo a chiederci se e’ questo il regime con cui il Ministro della Cultura italiano Franceschini intende promuovere e approfondire le “relazioni culturali”? Ci chiediamo se e’ questo il genere di cultura che l’Italia intende sostenere e pubblicizzare? Ci chiediamo, soprattutto, dove e’ finito quello spirito “partigiano”, tanto caro alla antifascista Costituzione Repubblicana

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Mentre il mondo dipinge l’Iran come l’eroe della lotta a Isis, all’interno della Repubblica Islamica le peggiori forme di conservatorismo ed estremismo trovano sempre più spazio. A vincere la medaglia questa volta e’ il parlamentare Abolqasem Jarareh. Parlando dello sviluppo dell’industria musicale nella provincia di Bandar Abbas, Jarareh ha affermato: “non dovrebbe essere permesso a chiunque di organizzare concerti musicali a Bandar Abbas. Bandar Abbas e’ diventata una città rinomata per i suoi concerti e questo sta rovinando la tradizione popolare”. Ovviamente, per tradizione popolare, Jarareh non intende quella classica persiana, ma quella meramente religiosa, tanto da dichiarare che coloro che organizzano concerti in Iran, dovrebbero avere sempre il permesso del Ministero per la Guida Islamica.

Purtroppo, questa tendenza ultraconservatrice verso la musica in Iran e’ tutt’altro che un caso isolato (tralasciando il fatto che in Iran, come noto, le donne non possono cantare da sole in pubblico). Nell’aprile scorso, ad esempio, l’Imam Ahmad Almolhoda – responsabile della preghiera del Venerdì, ovvero quella più importante – si e’ pubblicamente dichiarato contro i concerti nella città di Mashhad. Peggiore e più drammatico e’ quanto successo al famoso cantante iraniano Shahin Najafi, ormai da anni esiliato in Germania per poter esprimere la sua arte liberamente.

Il primo maggio scorso, in un sito ultraconservatore iraniano, e’ apparso un annuncio in cui venivano offerti 155.000 dollari a colui che avrebbe fatto saltare in aria il concerto di Shahin Najafi in Germania. L’annuncio e’ stato pubblicato sul sito Aba Shohada che, testualmente, ha scritto: “far saltare in aria il luogo del concerto della iena [termine usato per indicare Najafi, NdA] e’ la risposta finale agli insulti”. Dopo le proteste della Comunità iraniana in Germani e dello stesso Shahin Najari, la polizia tedesca e’ intervenuta e il sito Aba Shohana – appoggiato su un server olandese – e’ stato bloccato. Poco male: sei ore dopo il blocco il sito e’ tornato online e nessuno, all’interno dell’Iran, ha arrestato i responsabili delle minacce. Questo, nonostante per il codice sui Crimini in Internet vigente in Iran, minacciare di attaccare e istigare o incitare all’attacco contro qualcuno, rappresenta un crimine.

Ma qual’e’ l’offesa commessa da Shahin Najafi contro l’Iran? La risposta e’ una sola: nessuna. O meglio: Najafi non ha commesso alcun crimine contro l’Iran e il suo popolo, ma ha avuto la “colpa” di realizzare e scrivere canzoni in favore dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Tra le altre cose, Najafi ha scritto una canzone contro la pena capitale in Iran, per sostenere una campagna dell’Ong International Campaign for Human Rights in Iran. Purtroppo, contro Najafi e’ stata emessa dal Grande Ayatollah Nasser Makarem Shirazi anche una “fatwa per apostasia”, un verdetto religioso che autorizza un fedele mussulmano ad uccidere in ogni momento il “nemico dell’Islam”. Per la cronaca, il Grande Ayatollah Nasser Makarem Shirazi e’ lo stesso che ha emesso una fatwa contro la connessione ad Internet 3G, dichiarandola contro la Sharia e immorale

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pena di morte iran

La popolare Ong “International Campaign for Human Rights in Iran” ha rilasciato un video musicale intitolato “Esecuzioni”, contro la pena di morte in Iran. La canzone è stata scritta e cantata da due popolari artisti iraniani, Shahin Najafi e Majid Kazemi, entrambi cantanti nati nella Repubblica Islamica e costretti a lasciare il Paese per poter esprimere libertamente le loro opinioni. La canzone, inoltre, fa parte del progetto “Okhtapus”, un laboratorio permamente inteso a promuovere i diritti umani in Iran.

La canzone ovviamente è in Farsi, perchè è diretta senza filtri alla popolazione iraniana. Il video, lo vedrete, ha però i sottotitoli in inglese. Si tratta di parole dure contro la pena di morte, contro i bambini costretti ad assistere alle esecuzioni pubbliche e contro la corruzione presente in ogni ramo del potere in Iran. L’Iran, lo vogliamo ricordare, è il primo paese per numero di condannati a morte nel mondo.

Mentre il regime fa pubblicamente dei piccoli passi in avanti liberando alcuni detenuti politici, tra cui la popolare avocatessa Nasrin Sotoudeh, i diritti umani continuano ad essere calpestati nella Repubblica Islamica. Due prigionieri sono stati impiccati a Tonekabon, nord dell’Iran, mentre al blogger Hossein Ronaghi Maleki è stato negata nuovamente la libertà su cauzione, nonostante le gravissime condizioni di salute.

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