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Javad Zarif, Ministro degli Esteri iraniano, ha passato l’ultimo mese impegnato in un importante tour diplomatico. Un viaggio in primis in Medioriente e in Nord Africa e, in questi giorni, anche in Europa. Sino a ieri Zarif ha visitato Berlino, mentre oggi e’ a Roma, ove incontrerà Gentiloni e Alfano. Con il Ministro degli Esteri italiano, e’ previsto un punto stampa questa sera.

Perché Zarif ha intrapreso questo tour diplomatico? Perché il Ministro iraniano e’ arrivato anche in Europa? La risposta e’ principalmente una: paura. Gia’, perché dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, la festa per il regime iraniano e’ praticamente finita. 

Nonostante il durissimo dibattito interno negli Stati Uniti sulla Presidenza Trump e sul Russian Gate, la Casa Bianca e il Congresso concordano praticamente su una cosa sola: il regime iraniano e’ un pericolo che va fermato. Per questa ragione, in queste ore, e’ in discussione – già approvata dal Senato – alla Camera dei Rappresentanti la nuova proposta di legge per imporre nuove sanzioni economiche contro Teheran (link). Parallelamente, il Presidente Trump studia l’organizzazione di una “Camp David Araba”, per rilanciare le alleanze tradizionali di Washington in Medioriente (mei.edu).

In questo contesto, si inserisce ovviamente la crisi tra CCG e Qatar. Il regime iraniano sta tentato di approfittare della crisi per stringere una alleanza con Doha, ma sa che dalle parole ai fatti la distanza e’ lunga. Per questo, non casualmente, Zarif sta chiedendo una mediazione europea nella crisi del Golfo, allo scopo di dividere il Vecchio Continente dagli Stati Uniti e imporre la linea iraniana. 

Lo Zarif atterrato a Roma in queste ore, pero’, e’ un Ministro debole e poco rappresentativo: a differenza di quattro anni fa, infatti, la fazione di Rouhani – pur vincendo alle elezioni – e’ quasi totalmente bloccata dall’opposizione di Khamenei e dei Pasdaran, ovvero di coloro che, praticamente, hanno in mano buona parte dell’economia iraniana. Solo ieri, si badi bene, il Capo dei Pasdaran Jafari ribadiva che l’Iran non doveva “dipendere dagli stranieri” per il suo sviluppo economico. Khamenei, da parte sua, in questi giorni ha invocato la jihad contro il mondo intero, India compresa

Ecco perché, al di la’ delle parole poco credibili di personalità come la Mogherini, investire politicamente in questo periodo sull’Iran e sulla fazione di Rouhani e Zarif, e’ una strategia perdente. L’era Obama e’ finita e con essa anche le protezioni di cui la lobby filo regime iraniano – e filo fratellanza mussulmana – godeva a Washington. Con o senza Trump, la strategia americana in Medioriente sara’ di opposizione a Teheran e non di mano tesa.

Con quanto suddetto, non si vuole intendere che che presto assisteremo alla morte ufficiale dell’Iran Deal o una guerra tra Iran e Stati Uniti, ma sicuramente che la nuova strategia di sanzioni e contenimento degli Ayatollah della Casa Bianca, di fatto, renderà nullo quanto sottoscritto nel 2015 e pericoloso per le compagnie europee con interessi negli Usa, investire sia a Teheran che a Washington.

Tutto ciò, vale soprattutto per il Governo italiano che, purtroppo, recentemente ha permesso ad una banca iraniana – sotto sanzioni ancora negli Usa – di aprire un ufficio a Roma. L’Italia ha un ruolo di primo piano in Paesi come il Libano, attraverso la missione Unifil 2. La strategia americana anti-Iran, si concentrerà moltissimo su Hezbollah, considerato un pericolo non solo da Israele, ma dal mondo arabo e dagli stessi Stati Uniti per il ruolo del Partito di Dio nel narcotraffico in America Latina. Pretendere un cambiamento radicale delle politiche di sostegno iraniano al terrorismo internazionale, dovrebbe rappresentare quindi per Roma una priorità, per la tutela degli stessi interessi  nazionali italiani. 

 

 

Italy Aims to Retake Position in Trade with Iran

La stampa iraniana ha dato molto risalto al meeting tra il Presidente del Senato italiano Pietro Grasso e lo Speaker del Parlamento iraniano (Majlis), Ali Larijani. In quell’incontro, sempre secondo quanto riporta Teheran, Grasso ha rimarcato l’intenzione dell’Italia di divenire un partner economico privilegiato della Repubblica Islamica e lodato il “ruolo chiave” della Repubblica Islamica nella lotta al terrorismo, in particolare ad Isis (Al Alam). Se quanto riportato dai media e’ vero, spiace assai sentire queste parole da una delle prime cariche della Repubblica Italiana. Spiace, non solo perché l’Iran continua ad abusare quotidianamente dei diritti umani, ma soprattutto perché e’ proprio il regime iraniano il maggior sponsor del terrorismo internazionale. Non solo, come le prove che elencheremo di seguito mostrano, e’ assolutamente falsa la storia dell’impegno del regime iraniano nella guerra contro il Califfato (Huffington Post).

L’artificialità della guerra tra Iran e Isis, e’ ben dimostrata da quanto sta accedendo in Siria. Qui, il regime di Bashar al Assad ha completamente abbandonato la citta’ di Palmyra e la parte meridionale della Provincia di Daraa nelle mani di Daesh. Come denunciato da Salim Idris, ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Libero Siriano, almeno 180 ufficiali di Assad lavorano attualmente in coordinamento con Isis, allo scopo di colpire le fazioni ribelli non jihadiste (Islamic State of Iraq and the Levant). Non solo: come rilevato da numerosi report, Assad ha sempre evitato di attaccare direttamente le basi del Califfato. Come rimarcato da Anne Barnard sul New York Times, l’esercito lealista ha volontariamente scelto questa tattica, tanto da poter dire che l'”aviazione del regime e’ diventa la forza aerea del Califfato (New York Times).

Se le accuse dell’opposizione siriana e quelle del NYT non sono abbastanza, presentiamo al Presidente Grasso altre prove di rilievo. In primis, ricordiamo un tweet del giugno 2015 dell’Ambasciata USA in Siria, in cui veniva denunciato come Assad stesse supportando il Califfato ad Aleppo. Il tweet diceva: “alcuni report indicano che il regime sta compiendo bombardamenti aerei in sostegno all’avanzata di ISIL ad Aleppo, aiutando gli estermisti contro la popolazione siriana” (Tweet Ambasciata Americana in Siria). Appena qualche mese prima, proprio l’Unione Europea aveva approvato nuove sanzioni contro il regime siriano, inserendo nella lista anche tale George Haswani, accusato di essere il contatto diretto tra Bashar al Assad e Isis. In particolare, grazie ad Haswani, Assad comprava petrolio direttamente dal Califfato (No Pasdaran). Proprio in queste ore, infine, dal Libano arriva la notizia dell’arresto di un membro di Hezbollah, accusato di vendere armi ai jihadisti sunniti del Califfato (Now).

Invitiamo il Presidente Grasso a non lasciarsi ingannare dalla storiella che vede impossibile una cooperazione tra l’Iran sciita e la galassia del jihadismo sunnita. Questo per diversi motivi:

  1. il regime iraniano ha sempre sostenuto gruppi terroristi di matrice sunnita, primi fra tutti Hamas, la Jihad Islamica e gli stessi Talebani in Afganistan. Tra le altre cose, di recente una delegazione dei Taliban ha fatto visita nella Repubblica Islamica (Good Morning Iran);
  2. come denunciato dagli Stati Uniti, la Repubblica Islamica ha sempre dato ospitalità a cellule di al-Qaeda. Cellule che, tra le altre cose, hanno usufruito proprio del sostegno iraniano e del regime di Bashar al Assad, per colpire i militari Occidentali di stanza in Iraq dopo la guerra del 2003 (Weekly Standard). Tra le altre cose, proprio la Commissione USA incaricata di indagare sull’11 Settembre 2001, denuncio’ come la cooperazione tra il regime iraniano e il gruppo terrorista di Bin Laden “facilito’ il transito di terroristi di al Qaeda fuori e dentro l’Afghanistan, prima dell’11 settembre“. Tra i jihadisti che ne approfittarono di questa opportunita’, ci furono anche coloro che poi materialmente realizzarono l’attentato alle Tween Towers (The Daily Beast);
  3. documenti e schede SIM iraniane, sono state trovate in uno dei quartier generali di Isis ad Aleppo. Documenti rilasciati dal regime iraniano per i jihadisti sunniti provenienti dalla Cecenia e dal Kazakhastan. In merito, pubblichiamo un video in basso che prova concretamente quanto affermato.

La verità, che evidentemente nessuno ha raccontato al Presidente Grasso, e’ che il regime iraniano – cosi come Assad e altri suoi alleati – ha visto in Isis una vera e propria benedizione. Grazie a questi pazzi jihadisti sunniti, infatti, i jihadisti sciiti sono diventati “necessari” all’Occidente. Non solo: il capo della Forza Qods Qassem Soleimani – inserito anche nella lista dei terroristi dagli USA – e’ stato trasformato in una specie di “Che Guevara” contemporaneo, ad uso e consumo della propaganda iraniana. Una propaganda a cui gli Occidentali si sono prestati, per la loro incapacità di sviluppare una strategia che fosse capace di combattere Assad e i jihadisti sunniti allo stesso tempo. Il risultato di questa strategia, per l’Iran e i suoi alleati, e’ stato un successo. Assad e’ ancora in piedi e, anche se verrà sostituito un giorno, nessuno sfiderà l’occupazione iraniana di parte della Siria. Purtroppo. pero’, senza la fine di questa occupazione iraniana, nessuna reale pacificazione potrà essere raggiunta in Siria e centinaia di innocenti continueranno a perdere la vita quotidianamente.

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Mai successo prima“, cosi Olli Heinonen, ex Vice Direttore Generale dell’AIEA, ha definito il documento rivelato ieri dall’Associated Press. Secondo quanto svelato dall’AP, infatti, l‘Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), avrebbe concesso all’Iran di auto-controllarsi i siti militari dove ha effettuato test per la produzione della bomba nucleare e di auto-fornire all’Agenzia ONU i risultati (AP). Praticamente, come chiedere ad uno spacciatore di auto-provare alla polizia di essere pulito…Quando parliamo di siti militari, ovviamente, parliamo della base di Parchin, ove Teheran ha compiuto in apposite strutture dei test per simulare gli effetti di una esplosione nucleare. Test svolti lavorando anche sulle ricerche dello scienziato ucraino V. Danilenko che, dopo la caduta dell’URSS, ha messo il suo sapere al servizio dei Pasdaran (No Pasdaran).

Questa incredibile concessione fatta dall’Agenzia ONU al regime iraniano e’ parte di un accordo segreto negoziato tra l’AIEA e l’Iran. Un accordo che e’ separato da quello nucleare raggiunto il 14 luglio e che, secondo quanto ammesso dallo stesso Segretario di Stato Kerry al Senato americano, non e’ stato reso noto nemmeno alla Casa Bianca. L’accordo, infatti, e’ definito “Separete arrangement II” e, per quanto concerne l’Iran, e’ stato firmato da Ali Hosseini Tash, Vice Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale per gli Affari Strategici. Ali Hosseini Tash, per la cronaca, e’ un ex comandante dei Pasdaran, responsabile diretto della militarizzazione del programma nucleare iraniano, in coordinamento con il Ministero della Difesa di Teheran. Di lui parla nel suo libro “The Iran Threat” Alireza Jafarzadeh, membro della dissidenza iraniana a cui va il merito di aver rivelato, nel 2002, l’esistenza dei due impianti nucleari clandestini di Natanz e Arak (The Iran Threat).

La parte più folle di questa storia e’ che, proprio mentre emergono i dettagli assurdi dell’accordo separato AIEA-Iran, il regime khomeinista continua a lavorare attivamente per ripulire Parchin da ogni traccia di attività nucleari illegali. Meno di due settimane fa, infatti, il think tank americano Institute for Science and International Security (Isis) ha pubblicato nuove immagini satellitari che mostrano le attività di Teheran nella base di Parchin, proprio nell’area delle strutture ove ha svolto i test nucleari clandestini (Isis). Alla comicità si aggiunge la beffa…

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Questo articolo potrebbe partire con una grande risata. Come quelle che si usano spesso sui social networks (“ahahahaha”). Perché fa veramente ridere vedere come, mentre le diplomazie Occidentali sono al lavoro per vedere ai loro popoli l’accordo di Vienna – diffondendo una marea di bugie clamorose – all’interno della Repubblica Islamica l’odio dei rappresentanti del regime verso gli Stati Uniti e l’Occidente continua a montare. Ecco allora che, sotto la benedizione del Portavoce della Magistratura iraniana ed ex Ministro dell’Intelligence Gholam Hossein Mohseni Ejei. un Corte iraniana ha emesso un verdetto di condanna contro gli Stati Uniti, chiedendo 50 miliardi di dollari per “danni” ad entità legali e cittadini iraniani. In altre parole, proprio mentre i giornali riempiono le loro pagine parlando di un nuovo capitolo delle relazioni USA – Iran, gli iraniani chiedono i danni a Washington per “i connazionali uccisi dal sostegno americano a diversi gruppi terroristi (tra cui anche Saddam Hussein)”.

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Questa storia fa ancora più sorridere (nella sua drammaticità) perché, nello stesso momento in cui la Corte iraniana chiede i danni a Washington, in una audizione davanti al Senato USA il Generale dei Marine Joseph Dunford dichiara che la Repubblica Islamica dell’Iran e’ direttamente responsabile della morte di almeno 500 soldati americani in Iraq e Afghanistan. Come denunciato da uno dei collaboratori della Senatrice Caroline Rabbit, l’Iran “ha la responsabilità di aver versato il sangue di centinaia di militari americani e l’accordo nucleare darà unicamente al regime di Teheran ancora più miliardi per continuare ad uccidere gli americani“. Lo stesso Generale Dunford, quindi, ha denunciato che il ‘lifting’ delle sanzioni determinerà probabilmente un aumento del finanziamento del regime iraniano a gruppi terroristi come Hezbollah. 

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Egregia Senatrice Petriaglia,

Abbiamo letto, non senza stupore, la Sua intervista per l’Agenzia di stampa iraniana Tasnim News. Lo stupore è stato provocato da due fattori: 1. l’assalto che l’agenzia iraniana vicina ai Pasdaran sta facendo verso i Parlamentari italiani (siamo già alla seconda intervista in pochi giorni); 2. le parole dal Lei espresse sul regime iraniano, su Rouhani, sul ruolo di Teheran in Siria e sulle relazioni bilaterali con l’Italia.

Per questo, abbiamo deciso di scriverLe una lettera aperta (come abbiamo fatto con la Sua collega, la Senatrice De Pin). Vogliamo spiegarLe per quale motivo dissentiamo dalle Sue parole e soprattutto per quale motivo, a nostro parere, una rappresentante politica di Sel non può, in modo assoluto, elogiare il regime iraniano. Partiamo, con il Suo permesso, con una chiara risposta alle Sue affermazioni.

  • Iran come soggetto di stabilità per il Medioriente: forse, Egregia Senatrice, Tasnim News ha tradotto male una parola della Sua risposta. Vogliamo sperare che Lei abbia detto “instabilità” e non stabilità come leggiamo. Si, perchè, chiunque conosca la storia della regione mediorientale dal 1979 in poi, sa bene che la Repubblica Islamica è sempre stata fonte di esportazione del terrorismo e della jihad. Se oggi il Libano è ostaggio di uno Stato nello Stato (Hezbollah), se a Gaza esisteno organizzazioni che non riconoscono ne Israele ne Abu Mazen (Hamas, Jihad Islamica), se Assad è ancora al potere o se lo Yemen è sull’orlo del collasso, lo si deve proprio a Teheran che, per mezzo dei suoi pretoriani Pasdaran, ha usato il Medioriente come fucina per espandere il Khomeinismo;
  • Iran contro Isis: ci rendiamo conto che, con Isis, l’Occidente non sa che pesci pigliare e prova ad appoggiarsi alla prima salamandra di passaggio. In questo caso il regime iraniano. Ci rendiamo conto, allo stesso tempo, che lo stesso Occidente ha memoria corta e scarsa visione strategica. Se dal 2011 in poi Isis è diventato quello che è diventato, la prima ragione va ricercata nei governi settari e repressivi sostenuti e finanziati dall’Iran in Siria e Iraq. In Siria, Teheran ha aiutato la repressione della Primavera Siriana, colpendo l’opposizione moderata e lasciando il campo ai pazzi salafiti sunniti di Isis. In Iraq, dopo il ritiro americano, Teheran ha sostenuto il Governo di al Maliki, un governo che ha tenuto fuori dal potere i sunniti e i curdi. Per sconfiggere Isis, quindi, non serve sostenere ed elogiare l’Iran, ma convincere le tribu’ sunnite passate con al Baghdadi ad abbandonare il califfo. Per farlo, si badi bene, il primo punto sarà quello di convincere queste tribu’ che i loro Paesi non cadranno nelle mani dei Pasdaran;
  • L’Iran di Rouhani: ci fa piacere vedere che Lei noti mutamenti positivi in Iran dopo l’elezione di Hassan Rouhani. Peccato che, questi stessi mutamenti, non li vedano anche gli iraniani. La disoccupazione galoppa e con essa la repressione di ogni tentativo di promuovere idee diverse da quelle sostenute dai Mullah. Certo, come scriviamo sempre, ci rendiamo conto che Rouhani ha un sorriso piu’ accattivante di quello del negazionista Ahmadinejad. Allo stesso tempo, però, i fatti parlano chiaro e certo non descrivono un alcun cambiamento all’interno della Repubblica Islamica.

La parte che piu’ ci sta a cuore, però, è quella relativa ai rapporti tra Italia e Iran. E’ passato oltre un anno dall’elezione di Hassan Rouhani, oltre un anno da quando l’intera Comunità Internazionale ha deciso di avviare una politica di appeasement verso la Repubblica Islamica. In questo anno, gli iraniani sono stati ricevuti praticamente in tutto il mondo e delegazioni di tutto il mondo – in primis dall’Italia – sono arrivate in Iran. Cosa è cambiato? Quali mutamente positivi sono stati apportati alla vita degli iraniani? La risposta è una sola: niente. Anzi: in un anno oltre 1000 detenuti sono stati impiccati, giornali riformisti sono stati chiusi e i giornalisti liberi messi in prigione. I leader dell’opposizione iraniana – Mousavi e Karroubi – sono ancora in isolamento, minacciati ogni giorno di essere impiccati. Non parliamo poi delle donne: dati della polizia iraniana, ben 380 povere ragazze sono state attaccate con l’acido per aver vestito male il velo. La legge iraniana, carta canta, continua a considerare la vita della donna metà di quella dell’uomo e nel settore dell’educazione e del lavoro, la discriminazione verso il genere femminile è altissima. Non entriamo nel merito degli altri abusi, perchè rischiamo di scrivere un libro intero: La invitiamo solamente a scaricare e leggere l’ultimo report di Ahmad Shaheed, inviato speciale Onu per i diritti umani in Iran.

Concludiamo con una espressione di profondo dispiacere. Dispiace, infatti, che queste parole sull’Iran arrivino da una rappresentante di Sel, ovvero dal partito che intendere promuovere valori di Sinistra, di Ecologia e di Libertà. Il regime iraniano è l’esempio di un regime fascista fondamentalista, fonte di inquinamento del sistema internazionale e soprattutto di ogni aspirazione alla Libertà. Le basti leggere quanto detto da Khamenei sull’omosuessualità solamente pochi giorni fa: “l’omosessualità è il simbolo della decadenza Occidentale“. Non ci sembra di aver sentito una condanna di Rouhani e soprattutto non ci sembra che parole del genere possano essere condivise da leader del Suo partito, il Presidente Nicky Vendola.

Cordialmente

Collettivo No Pasdaran

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Egregia Senatrice De Pin,

Pochi giorni fa Lei rilasciato una intervista all’agenzia di stampa iraniana Tasnim News, molto vicina ai Pasdaran. In questa intervista, parlando delle relazioni Italia – Iran, Lei ha elogiato il Presidente Rouhani e ha rimarcato la volontà di espandere le relazioni diplomatiche tra i due Paesi in diversi settori. Una premessa: interviste di rappresentanti italiani volte a favorire le relazioni con la Repubblica Islamica, onestamente, non ci stupiscono piu’. Ciò che invece ci lascia interdetti, è che queste parole arrivino da una Senatrice come Lei, una personalità politica che occupa la posizione di Segretario della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani. La stessa Commissione presieduta dal bravissimo Senatore Luigi Manconi, tra i pochi esponenti ad aver chiesto conto al regime iraniano dell’abuso sistematico dei diritti umani.

Per questo, vogliamo darLe alcune informazioni fondamentali sui diritti umani in Iran e rivolgerle quindi alcune domande. Al di là dei sorrisi, come noto, nella Repubblica Islamica non è cambiato nulla. Al contrario, purtroppo, dall’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza, oltre 1000 detenuti sono stati impiccati, diversi dei quali in pubblico, davanti a dei bambini. Gli abusi sistematici dei diritti umani, inoltre, sono stati ben documentati dall’inviato speciale per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed. Nell’ultimo report presentato alle Nazioni Unite, Shaheed ha denunciato gli attacchi contro gli oppositori politici, le minoranze etniche e religiose (in primis i cristiani) e gli omosessuali. Non solo: proprio in queste ore, Amnesty Internazional ha attivato una petizione per liberare Mahdieh Golrou, una giovane donna arrestata ad Isfahan per aver protestato per gli attacchi con l’acido contro le donne mal velate. Senza parlare del caso di Ghoncheh Ghavami, arrestata per aver tentato di assistere ad una partita di pallavolo o del terribile caso di Reyhaneh Jabbari, impiccata per essersi difesa da un uomo che voleva violentarla.

Nell’Iran di Rouhani, quindi, dei ragazzi e delle ragazze sono stati arrestati per aver ballato insieme il video Happy in Teheran (tra le altre cose sono stati condannati alla pena, medievale, di 91 frustate). Senza contare l’abuso contro i giornalisti iraniani, a cui recentemente è stato vietato di organizzare un evento di solidarietà per le vittime del Charlei Hebdo. Vogliamo poi ricordare alla Senatrice la drammatica situazione dei prigionieri politici. Oltre 40 di loro sono stati recentemente convocati dalle forze di sicurezza per aver scritto una lettera di aiuto al Segretario Onu Ban Ki Moon. Per non parlare della drammatica situazione in cui versa il “Mandela iraniano”, ovvero l’Ayatollah Boroujerdi, arrestato qualche mese fa e tenuto praticamente a pane e acqua. Le sue condizioni fisiche sono drammatiche e la sua unica colpa è quella di non aver condiviso la visione Khomeinista – falsa e politicizzata – dello sciismo. Di tutto quello che Le abbiamo scritto, Egregia Senatrice, le abbiamo accluso un link, per verificare Lei stessa le nostre parole. Ci creda, inoltre, quando le diciamo che potremmo ancora continuare ancora per molto. Preferiamo fermarci, credendo che quanto Le abbiamo sinora scritto sia abbastanza per avviare una riflessione approfondita sui diritti umani in Iran.

A questo punto, vorremmo rivolgerLe alcune domande:

  • può davvero l’Italia, paese in prima fila per l’approvazione della Moratoria contro i Diritti Umani, approfondire le relazioni diplomatiche con il Paese che ha il record mondiale delle pene di morte?
  • può davvero il Senato promuovere le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, il cui Parlamento ha invocato la pena di morte per Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, leader del Movimento di opposizione Onda Verde?
  • può davvero l’Italia, Paese che promuove al parità di genere, approfondire le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, nel cui Codice è scritto che la vita della donna vale metà di quella dell’uomo?
  • può davvero l’Italia, Paese che ha condannato i massacri di Bashar al Assad, approfondire le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, che tiene in vita il dittatore siriano con armi, soldi e miliziani Pasdaran?
  • può davvero l’Italia, Paese di tradizione cristiana, approfondre le relazioni diplomatiche con un Paese che incarcera i musulmani che si convertono, accusandoli di apostasia?

Anche in questo caso, potremo continuare a far domande a iosa. Preferiamo, ancora una volta, fermarci, sperando di avere da Lei risposte esaustive e, soprattutto, di averLe fatto comprendere come sia realmente assurdo che, una Repubblica nata sulle ceneri del fascismo, voglia stringere rapporti preferenziali e amichevoli con un’altra Repubblica, quella Islamica, basata su una ideologia e delle leggi totalmente razziste, misogine e fondamentaliste.

Cordiali Saluti

Collettivo No Pasdaran

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Ieri il Ministro degli Esteri italiano Gentiloni e il Ministro degli esteri del regime iraniano Zarif hanno avuto un colloquio telefonico. Fin qui, niente di nuovo. Numerose volte, come sappiamo, l’ex Ministro degli Esteri Mogherini ha avuto conversazioni con il suo omologo iraniano (ieri stesso i due si sono riparlati) mentre, purtroppo, Emma Bonino è oggi in prima fila nella promozione dei rapporti tra l’Occidente e la Repubblica Islamica. Da responsabile della Farnesina, lo ricordiamo, si presentò tutta velata in Iran e disse la sfortunata frase “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran”. Ciò che non convince nella telefonata Gentiloni – Zarif , è la diversa versione dei comunicati ufficiali pubblicati dai due Ministeri degli Esteri.

Vediamo quindi, in primis, quanto scritto dalla Farnesina. Secondo il Ministero italiano: “Si è svolto oggi pomeriggio un colloquio telefonico tra il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni e il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, nel corso del quale si è fatto il punto sulle trattative in corso sul nucleare iraniano. Il negoziato per raggiungere un accordo globale e verificabile è stato – come noto – prolungato fino al 30 giugno. Il suo esito positivo consentirebbe un ulteriore miglioramento delle relazioni tra i due Paesi in vari settori, tra cui in particolare quello economico e culturale“. Il comunicato si conclude con la notizia dell’invito a visitare l’Iran fatto da Zarif a Gentiloni. Come si nota, quindi, il Ministro Gentiloni – pur continuando con la linea di apertura verso Teheran – sembra condizionare lo sviluppo delle relazioni tra Italia e Iran all’esito positivo del negoziato nucleare.

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Molto diverso il tono comunicato ufficiale pubblicato dal Ministero degli Esteri iraniano. Nel comunicato di Teheran, la questione del negoziato sparisce completamente. Quotiamo in inglese: “Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif and his Italian counterpart Paolo Gentiloni discussed the further expansion of bilateral ties between the two sides in all fields. The two chief diplomats also explored the latest regional and international developments, and stressed exchanging delegations between the two countries and continuous bilateral political consultations during their phone call“. Come si nota, la diplomazia iraniana fa sparire completamente la condizionale dell’accordo nucleare, mettendo in luce – come sempre – solo la parte meramente propagandistica della telefonata Zarif – Gentiloni.

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E’ noto che in diplomazia le parole hanno un peso e il loro uso – molto spesso – definisce delle indicazioni sulle politiche internazionali dei vari Paesi. Sorge quindi una domanda: i due diversi comunicati sono casuali, o Teheran volontariamente emette di citare le parole del Ministro Gentiloni? Se fosse vera la seconda parte della domanda, si tratterebbe di un omissis importante e dovrebbe far riflettere tutti sul modo in cui l’Iran usa i Paesi che definisce amici. Proprio ieri, va ricordato, Zarif ha parlato dei negoziati davanti al Parlamento iraniano. In quell’occasione – secondo quanto dichiarato dagli iranianiZarif non ha fatto altro che descrivere i negoziati come la dimostrazione della sconfitta dell’Occidente e ha ribadito come Teheran non consideri l’idea di sospendere l’arricchimento dell’uranio e la chiusura dell’impianto di Qom, costruito illegalmente sotto il controllo dei Pasdaran.

Alla diplomazia italiana, infine, ci preme ricordare un’ultima cosa: indubbiamente, come sostenuto da Gentiloni, un accordo sul nucleare è importante per tutta la Comunità Internazionale. Allo stesso tempo, però, una democrazia antifascita come quella italiana – in prima fila nella promozione della Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte – non può dimenticare la questione dei diritti umani nello sviluppo delle relazioni con il regime iraniano. Come sottolineato dal Senatore Luigi Manconi, Capo della Commissione Diritti Umani del Senato, “è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“. Ci auguriamo davvero che questo aspetto non venga mai dimenticato!

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