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Quindici intellettuali e attivisti per i diritti umani iraniani, tutti di massimo livello e noti a livello internazionale, hanno firmato un appello per un referendum nazionale in Iran, al fine di cambiare pacificamente il regime.

Lo scopo di questi coraggiosi democratici, e’ quello di permettere agli iraniani di votare liberamente e poter scegliere la fine del regime islamista, a favore di un regime secolare e rispettoso dello stato di diritto. Secondo i firmatari, il referendum dovrebbe essere organizzato sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

Tra i firmatari dell’appello ci sono: la Premio Nobel Shirin Ebadi; gli avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani Nasrin Sotoudeh e Mohammad Seifzadeh; i registi Mohammad Nourizad, Mohsen Makhmalbaf e Jafar Panahi;  l’autore Kazem Kardavani; gli attivisti politici Hassan Shariatmadari (figlio del Grande Ayatollah Sayyed Kazem Shariatmadari), Narges Mohammadi (ora in carcere), Heshmatollah Tabarzadi.

A firmare l’appello pero’ sono anche personalità per anni sostenitrici del regime islamista, come Mohsen Sazgara – che ha contribuito a scrivere il codice dei Pasdaran -l’ex leader dei Mojahedeen della Rivoluzione Islamica, Adolfazl Ghadyani e il clerico sciita Mohsen Kadivar, professore di studi islamici.

Ricordiamo che, proprio pochi giorni fa – nell’anniversario di 39 anni dalla Rivoluzione khomeinista – lo stesso Presidente Rouhani ha accennato alla necessita’ di convocare un referendum nazionale, nel rispetto dell’articolo 59 della stessa Costituzione iraniana. L’articolo, afferma che “in casi estremi di importati questioni economiche, politiche, sociali e culturali, la funzione legislativa può essere esercitata attraverso il ricorso al voto popolare diretto, per mezzo di un referendum. Tale richiesta deve essere approvata da due terzi del Parlamento iraniano”.

Commentando il discorso di Rouhani, Mohammad Nourizad ha affermato che, nelle parole del Presidente iraniano, non c’e’ alcuna serita’, perché il sistema clericale non e’ pronto a mettere in discorso se stesso.

 

 

L’intelligence iraniana ha iniziato una campagna per portare alla condanna l’artista Parastou Forouhar. La campagna, ufficialmente, si basa su una foto in cui si vede l’avvocatessa per i diritti umani Shadi Sadr, con in mano un bicchiere di vino bianco, seduta su un sacco a pelo creato dalla Forouhar e foderato con delle scritte in arabo relative all’Islam sciita.

La foto, pubblicata in Rete, ha scatenato la rabbia dei fondamentalisti iraniani, che hanno accusato Parastou Forouhar di aver insultato il sacro. Questo perché nell’Islam bere vino e’ considerato haram, ovvero un peccato.

Dopo la pubblicazione della foto, la Forouhar e’ stata convocata per ben tre volte al Palazzo di Giustizia presente all’interno del carcere di Evin, al fine di spiegare le ragioni del suo comportamento. Parstou Forouhar ha reagito rifiutando l’accusa di aver insultato il sacro e la follia di usare una foto in cui lei stessa non compare, per punirla. Come rimarcato dall’artista iraniana: “la foto non ha nulla a che vedere con me e io non posso essere responsabile per ciò che le persone fanno con le mie opere d’arte“.

Parastou Forouhari vive da anni in Germania, ma visita annualmente l’Iran per ricordare i suoi genitori – Darioush e Parvaneh Forouhar – uccisi dagli agenti dell’intelligence il 21 novembre del 1998, in quella che e’ nota come la “catena degli omincidi” (una campagna decennale di uccisioni di oppositori politici iraniani, voluta direttamente dall’Ayatollah Khomeini dal 1988). Darioush e Parvaneh Fourhar avevano creato un partito che promuoveva la laicità e il secolarismo in Iran.

Il prossimo 25 novembre, Parastou Forouhari dovrà presentarsi davanti alla Corte Rivoluzionaria di Teheran, sezione 28, per rispondere delle accuse di “insulto al sacro” e “propaganda contro lo Stato”. La seconda accusa e’ stata aggiunta dopo che l’artista iraniana ha rilasciato interviste pubbliche, denunciato l’uccisione dei suoi genitori da parte del regime.

La Forouhari e’ sicura della sua innocenza e ha anche annunciato di voler denunciare l’ex Ministro dell’intelligence Ghorbanali Dorri-Najafabadi (1997-2000), per il suo ruolo nella campagna di uccisione degli oppositori politici iraniani. Notare, per rimarcare l’inesistenza reale del riformismo nell’establishment iraniano, che tutto questo e’ accaduto sotto la Presidenza di Khatami…

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La foto dell’avvocatessa Shadi Sadr sul sacco a pelo creato da  Parastou Forouhar

 

 

 

Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia (sinistra)

Quella chi vi lanciamo è una richiesta di aiuto disperata. Vi chiediamo di divulgare questo articolo e denunciare la prossima, probabile, esecuzione dell’Ayatollah Hossein Kazamani Boroujerdi, noto anche in Occidente, ma clerico di prima importanza all’interno del mondo sciita. La colpa di questo Ayatollah iraniano è quello di non aver condiviso la visione khomeinista dello sciismo e di aver chiesto – pubblicamente – la fine della corruzione in Iran, l’apertura alle libertà politiche e civili per il popolo e, soprattutto, la separazione tra lo Stato e la religione. La tradizione sciita, si badi bene, non è quella rappresentata dal khomeinismo: l’Ayatollah Khomeini, in nome del suo ego personale, ha stravolto lo Sciismo, portando questo ramo dell’Islam dal classico quietismo, fondato sul sostegno sociale al popolo senza entrare nel dibattito politico, per farlo diventare una ideologia maramente politica, fondata sulla conquista delle istituzioni e, ovviamnente, del potere politico, militare ed economico.

L’Ayatollah Borojerdi si è ribellato a tutto questo: al contrario di molti altri, però, questo coraggioso Ayatollah lo ha fatto pubblicamente. Lo ha pubblicamente gridato dalla sua città, Qom, ove nel 2006 solamente il sostegno dei suoi ammiratori lo ha salvato dall’arresto da parte dei Pasdaran. Lo ha fatto, in passato, con lettere aperte all’Ayatollah Ali Khamenei – il dittatore successore di Khomeini – e con lettere di richiesta pubblica di aiuto al precendente Pontefice Benedetto XVI e ai vertici dell’Unione Europea. In tutte queste missive, coraggiosamente, l’Ayatollah Boroujerdi non ha solamente denunciato il regime iraniano e il suo comportamento, ma ha anche chiesto il sostegno per una indagine neutrale sulla morte di suo padre, l’Ayatollah Mohammad Ali Kazemi Boroujerdi, ucciso dai miliziani di Teheran nel 2002.

Ovviamente i Mullah non hanno gradito la voce fuori dal coro, quella che rischiava di riportare il loro potere solamente all’interno delle moschee. L’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e ha speso gli ultimi otto anni della sua vita in carcere. Le sue condizioni di salute, come anche la perdita di peso dimostra (foto in alto), sono il chiaro simbolo della drammatica condizione di questo uomo di fede. Ora, alla tragedia del deperimento fisico, il regime vuole aggiungere quella della pena di morte: proprio mentre Hassan Rouhani si apprestava a parlare davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Ayatollah Boroujerdi riceveva  infatti la visita del Procuratore Generale della Corte Speciale riservata ai Clerici.

Il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato Boroujerdi il 23 settembre del 2014 nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, non a caso certamente, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che l’Ayatollah Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato di nuovo la corruzione del regime iraniano e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.

Come suddetto, vi chiediamo aiuto: diffondere questo articolo, denunciate il regime e la volontà di uccidere le voci libere presenti in Iran. Soprattutto, però, firmate e diffondere la petizione per chiedere il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi. Grazie a tutti!

Firma la petizione internazionale: http://bit.ly/1mJLPh9

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