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Fonte: Foundation Defense Democracies

Il think tank americano Foundation for Defense Democracies (FDD), ha pubblicato un interessante articolo di David Adesnik, sul dove, come e quanto il regime iraniano spende, per finanziare l’espansione del khomeinismo a livello internazionale, ovvero per finanziare il terrorismo internazionale.

Secondo quanto riporta l’FDD, il regime iraniano spende:

  • tra i 15 e i 20 miliardi di dollari l’anno per sostenere il regime di Assad in Siria. A questa spesa va aggiunta una linea di credito di 1 miliardo di dollari concessa nel 2017, da sommarsi a ai 5,6 miliardi di dollari di linee di credito concesse da Teheran negli anni precedenti. Il costo maggiore, ovviamente, e’ quello relativo al mantenimento delle milizie sciite in Siria (almeno 20,000 uomini). A questi costi, va aggiunto, non sono inclusi i rifornimenti concessi, praticamente gratis, da Teheran per petrolio e gas;
  • almeno 1 miliardo di dollari e’ stato speso ogni anno, sin dal 2014, per mantenere le milizie sciite in Iraq. Dopo la fine del controllo territoriale di Isis, sembra che Teheran ridurrà il sostegno, riducendo anche il numero di miliziani sciiti nel Paese (molti si tramuteranno in forze di riserva), portando il finanziamento annuale a circa 150 milioni di dollari l’anno;
  • circa 700-800 milioni di dollari l’anno per sostenere Hezbollah in Libano;
  • 100 milioni di dollari per finanziare i gruppi terroristi palestinesi di Hamas e la Jihad Islamica Palestinese. Va anche detto che, una fonte diplomatica, ha parlato alla Reuters di un sostegno di 250 milioni di dollari annui da parte di Teheran a Hamas;
  • alcuni milioni di dollari, decine sembra, vengono dirottati dall’Iran per sostenere i ribelli Houthi in Yemen. Un sostegno che include anche il trasferimento di missili balistici, per colpire le città saudite.

A questi miliardi, vanno aggiunti i soldi che il Governo iraniano fornisce annualmente ai Pasdaran, ovvero a coloro che materialmente, controllano, ideologizzano e addestrano, le milizie sciite nel mondo. Sotto questo profilo, la trasparenza e’ relativa: ufficialmente, infatti, le Guardie Rivoluzionarie hanno un budget annuo di 8,2 miliardi di dollari.

E’ pero’ una stima relativa, non solo perché lo stesso Governo concede più fondi ai Pasdaran, ma anche perché le Guardie Rivoluzionarie controllano buona parte dell’economia iraniana, compresa quella sommersa. Miliardi di dollari che, ovviamente, non e’ possibile quantificare precisamente.

In poche parole, secondo le stime dell’FDD, il regime iraniano spende 16 miliardi di dollari, solamente per sostenere l’espansione del khomeinismo a livello internazionale. Soldi tolti alla popolazione iraniana, che in buona parte vive nell’indigenza e sotto la sogna della povertà. Ecco spiegate molte delle ragioni di Iran Protests e soprattutto dello slogan “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran”.

 

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Mideast Iran Islamic Dress Code

L’Europa sta lentamente prendendo coscienza della minaccia che la fine del potere territoriale di Daesh in Siria e Iraq, porrà al suo territorio. Il nuovo Califfato infatti potrà anche finire di esistere, ma la minaccia che il gruppo fondato da al-Baghdadi rischia di causare al Vecchio Continente – e non solo – e’ appena cominciata.

La presenza di Isis in numerosi Paesi del mondo e il ritorno dei foreign fighters, infatti, pongono all’Europa tutta una minaccia che e’ non solo di sicurezza, ma strategica. Possibili attentati dei terroristi legati ad Isis, ovviamente, non causeranno solamente morti e feriti, ma avranno anche la capacita’ di alterare risultati elettorali, rischiando di colpire nel cuore i valori democratici. 

C’e’ pero’ una parte della minaccia strategica che l’Europa non vuole vedere. In Medioriente, oggi, ci sono evoluzioni enormi nel mondo sunnita, guidate dalla nuova politica saudita di Mohammed Bin Salman. Una rivoluzione, anche culturale, figlia dei gravissimi errori commessi dalle monarchie del Golfo e delle debolezze stesse che attraversano oggi il regno degli al-Saud (si pensi allo Yemen o anche allo stesso sviluppo dello shale gas americano). Nonostante l’estrema fragilità dei cambiamenti in atto a Riyadh, si tratta di una lotta per la sopravvivenza di parte del mondo sunnita, che si dovrà fondare non soltanto sulle riforme religiose, ma soprattutto sul mantenimento dell’unita’ territoriale di numerosi Stati arabi. 

Contro queste riforme e per la fine dell’unita’ territoriale di diversi Paesi arabi sunniti, lavorano non solo le forze jihadiste – Isis, al-Qaeda e la parte armata della Fratellanza Mussulmana – ma anche il regime iraniano. In questo senso, infatti, Teheran ha gli stessi interessi delle peggiori forze salafite. 

Sino a quando Isis minacciava le zone sciite dell’Iraq o la sopravvivenza del regime di Bashar al-Assad, il regime iraniano poteva avere un interesse diretto a colpire il Califatto (anche se sappiamo che in Siria Assad e Isis hanno spesso collaborato). Oggi che questa minaccia territoriale viene meno, gli interessi delle forze jihadiste sciite legate a Teheran e quelle delle forze jihadiste sunnite, rischiano di saldarsi nuovamente, allo scopo di favorire l’ascesa di forze nazionaliste al potere in Europa e la destabilizzazione dei Paesi arabi legati all’Arabia Saudita.

Sottolineiamo le parole “saldarsi nuovamente”, perché come dimostrato da tempo, il regime iraniano ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di al-Qaeda, grazie al sostegno dato soprattutto attraverso Hezbollah. Senza dimenticare che, per anni, l’Iran ha offerto ai qaedisti un rifugio sicuro sul proprio territorio. Nulla impedisce quindi oggi alla Repubblica Islamica, di riprendere saldamente in mano una linea di sostegno al peggior estremismo sunnita, in ottica strategica.

Su questo rischio, l’Europa non sta riflettendo abbastanza. Al contrario, sta inventando una narrazione romantica del regime iraniano, inesistente sul piano dei fatti.

 

kirkuk khamenei

Nonostante le smentite degli Stati Uniti, le milizie sciite filo iraniane dell’Hashd al-Shaabi – Forza di Mobilitazione Popolare – stanno partecipando attivamente alla guerra contro i curdi iracheni.

Una nuova dimostrazione di quanto affermato, arriva direttamente dal palazzo del Governatorato di Kirkuk: qui, infatti, un membro dell’Hashd al-Shaabi si e’ ripreso mentre parlava dall’interno dell’edificio, insultando le forze Peshmerga. Alle sue spalle, impossibili da non vedere, sono ben in vista i quadri della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei.

Ovviamente, all’offensiva militare ne sta seguendo una diplomatica: il Presidente iracheno Fuad Masum, curdo, e’ volato a Suleimaniya per mediare un accordo tra le parti. Gli Stati Uniti hanno chiesto la fine delle violenze ma, sinora, sembra che abbiano unicamente ottenuto il ritiro dell’Hashd al-Shaabi dall’area centrale di Kirkuk.

Chi sta massimizzando il profitto, quindi, e’ proprio l’Iran: Qassem Soleimani, a cui in teoria sarebbe proibito uscire dall’Iran, sta ormai da giorni nel Kurdistan iracheno, guidando l’azione delle forze paramilitari sciite e inviando a Barzani gli ultimatum di Khamenei.

Non e’ certamente dato sapere come si concludera’ lo scontro nel Kurdistan iracheno. Quello che e’ certo e’ che, l’Iraq del dopo Isis, sembra avere le stesse connotazioni e problematiche di quello che ha preceduto l’arrivo del Califfato, ovvero un drammatico mix di tribalismo, corruzione ed influenze esterne, in primis quelle del regime iraniano.

Un mix pericoloso, che potrebbe davvero portare il Paese verso una guerra civile senza confini…

isw

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Sta girando ovunque – fortunatamente – la notizia del report pubblicato da Human Rights Watch contro il regime iraniano: il report accusa Teheran di reclutare minori afghani di etnia Hazara, per combattere la jihad in Siria nel nome di Assad.

I minori vengono inquadrati nella Divisione Fatemiyoun, formata esclusivamente da Afghani (nata come brigata ed elevata al rango di Divisione, oggi composta da almeno 14000 jihadisti sciiti afghani). Il report, quindi, pubblica anche una lista di quattordici nomi di minori Afghani morti in Siria, con l’eta’ della morte e il cimitero dove sono sepolti in Iran.

Come scritto nel titolo, quanto denunciato da Human Rights Watch, rappresenta la scoperta dell’acqua calda. Da anni, infatti, si sa che il regime iraniano non solo recluta minori afghani per la sua jihad nel nome di Assad, ma sfrutta in generale gli immigrati illegali dall’Afghanistan, come mercenari. Sfruttando la loro vulnerabilità legale e sociale, il regime iraniano manda gli Afghani a morire in Siria, in cambio di un salario mensile e la promessa della cittadinanza. Peggio: ad addestrare questi mercenari, spesso minori, sono spesso i terroristi libanesi di Hezbollah

La denuncia di HRW, semmai, dimostra solo come per essere ascoltati dal grande pubblico, e’ necessario che la denuncia arrivi da qualche ONG che abbia un nome altisonante. Non basta, purtroppo, fornire i nomi, le eta’ e le immagini dei funerali, delle decine di minori afghani che sono morti in questi anni di guerra in Siria.

Cio’ che speriamo ora, quindi, e’ che avvenga quello che in questi anni non e’ mai avvenuto: ovvero che intervenga la politica, o meglio la diplomazia internazionale. Che intervenga magari quella Federica Mogherini che, da anni, fa finta di non vedere questi crimini internazionali, gli stessi che se compiuti da Isis vengono – giustamente – condannati senza remora alcuna.

Nel frattempo e’ intervenuto il Ministero degli Esteri afghano, che ha chiesto al regime iraniano di smettere di inviare rifugiati afghani in Siria. Una richiesta che cadrà nel vuoto, come quelle che da mesi Kabul fa a Teheran, per quanto concerne i rapporti tra i Pasdaran e i Talebani. Un altro crimine del regime iraniano, ad oggi, rimasto impunito…

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iran911

Oggi, come ogni anno, ricordiamo il terribile attentato dell’11 settembre 2001, quando due aerei di linea si schiantarono contro le Torri Gemelle, facendole crollare completamente. In quel terribile attentato, compiuto da terroristi islamici sunniti, perirono oltre 3000 persone innocenti.

Delle responsabilità di questo attentato si e’ scritto tanto, ovviamente principalmente legate all’organizzazione che rivendico’ (al-Qaeda) e del suo leader Osama Bin Laden (poi ucciso in Pakistan, ove furono trovati altri documenti che provavano il suo rapporto con l’Iran). Poco o nulla si e’ scritto sulle responsabilità del regime iraniano, nonostante tutto una apposita Commissione investigatrice le abbia evidenziate nero su bianco (Report Commissione 9/11/2001).

Sin dal tempo in cui Osama Bin Laden viveva in Sudan, il fondatore di al-Qaeda inizio’ ad intessere relazioni speciali con l’Iran. Relazioni che venivano promosse da Hasan al Turabi, ispiratore del peggior fondamentalismo islamico e promotore di una azione comune jihadista tra sunniti e sciiti, nella lotta contro “Satana” (l’Occidente). Cosi, in nome dell’odio, i Pasdaran iraniani iniziarono a sostenere i terroristi di al-Qaeda: diversi jihadisti sunniti si recarono nella Valle della Bekaa, in Libano, per ricevere addestramento militare da parte di Hezbollah (aiutati da Imad Mughniyah).

Le relazioni tra Teheran e al-Qaeda continuarono anche quando Bin Laden fu espulso dal Sudan e si trasferì in Afghanistan. Il regime iraniano, volutamente, permise il libero passaggio sul suo territorio a diversi terroristi di al-Qaeda, senza richiedere loro alcun visto e senza alcun controllo (No Pasdaran). Tra coloro che usufruirono di questo sostegno ci furono anche diversi terroristi che presero parte all’attentato dell’11 Settembre 2001: Wail al Shehri, Waleed al Shehri e Ahmed al Nami, prima di arrivare in America, passarono dal Kuwait al Libano, ove si imbarcarono su un volo per l’Iran insieme ad un terrorista di Hezbollah; Satam al Suqami e Majed Moqed, arrivarono a Teheran dal Bahrain, mentre Khalid al Mihdhar passo’ prima in Iran, poi in Siria, per ritornare infine in Iran ed entrare in Afghanistan (Middle East Forum).

Queste informazioni sono state ottenute non solo grazie alle rivelazioni di ex membri di al-Qaeda, ma anche di ex membri dei Pasdaran. Uno di loro, tale Abolghasem Mesbahi, rivelo’ addirittura l’esistenza di un piano iraniano per colpire gli Stati Uniti con aerei di linea (piano denominato ““Shaitan dar Atash“, ovvero Satana in Fiamme).

Mentre in Europa il ruolo del regime iraniano nell’attentato dell’11 Settembre 2001 e’ praticamente ignorato, negli Stati Uniti e’ talmente noto che un giudice di Manhattan, il Giudice Daniels, ha condannato l’Iran ed Hezbollah a risarcire le vittime di quell’attacco, definendo persino la Guida Suprema Khamenei, l’ex Presidente Rafsanjani, i Pasdaran, il Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) ed Hezbollah, “materialmente e direttamente” responsabili degli attacchi alle Torri Gemelle (Iran911Case).

Protesters carry posters of Shi'ite cleric al-Sadr and Ayatollah al-Sistani during a demonstration against U.S. forces in Kut

Secondo fonti irachene vicine ad al-Sadr, sia Moqtada al-Sadr che il Grand Ayatollah al-Sistani, hanno rifiutato di incontrare l’inviato di Khamenei, Mahmoud Hashemi Shahroudi.

Shahroudi, potente capo del Consiglio per il Discernimento – e tra i possibili successori dello stesso Khamenei – era arrivato in Iraq per cercare di riunire il fronte sciita iracheno e di chiedere ai due maggiori leader di questa Comunità religiosa – Sistani e al-Sadr – di sostenere l’ex Premier iracheno Nuri al Maliki.

Non solo Shahroudi e’ tornato a casa a mani vuote, ma non e’ stato neanche ricevuto dai suoi interlocutori. Volontariamente, la notizia e’ stata fatta circolare proprio dagli ambienti di Moqtada al-Sadr, ormai in rotta totale con Teheran. Al-Sadr, negli ultimi mesi, ha preso una serie di posizioni critiche verso la Repubblica Islamica e i suoi proxy in Iraq.

In particolare, al-Sadr ha chiesto lo scioglimento della Forza di Mobilitazione Popolare e l’inclusione della stessa nell’esercito iracheno, e ha iniziato un tour regionale nei Paesi arabi sunniti – sia in Arabia Saudita che negli Emirati Arabi Uniti – allo scopo di evitare nuovamente la spaccatura dell’Iraq su basi settarie.

Va aggiunto che, alle frizioni descritte in alto, va aggiunto il recente accordo firmato dall’esercito libanese e da Hezbollah, con Isis in Siria. Un accordo considerato un tradimento da parte degli iracheni e che vedrà numerosi terroristi del Califfato trovare campo libero per schierarsi nuovamente ai confini tra Siria e Iraq.

Lungi dal comprendere il messaggio che parte della Comunità irachena sciita sta inviando a Teheran – ovvero “non immischiatevi più'” –  l’inviato del regime iraniano ha fatto sapere che non intende retrocedere di un passo, ovvero che non muterà il suo sostegno alle milizie sciite irachene sotto il suo controllo.

Il destino dell’Iraq, quindi, sembra essere quello di un nuovo scontro settario, non solo tra le diverse Comunità etniche e religiose (sciiti-sunniti, Kurdistan, triangolo sunnita), ma anche all’interno della stessa componente sciita, spaccata tra la fedelta’ a Teheran e quella a Baghdad…

Protesta a Baghdad dei Sadristi contro l’influenza iraniana in Iraq

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Il Premier iracheno al-Habadi lo ha definito un accordo disgustoso, che offende tutto il popolo iracheno. E’ stato questo il commento fatto dal Primo Ministro di Baghdad, dopo l’annuncio dell’accordo di tregua tra l’esercito libanese e Hezbollah, con i jihadisti sunniti di Isis.

Ufficialmente, l’accordo e’ stato concordato per arrivare allo scambio dei corpi di otto soldati libanesi uccisi dai terroristi di Isis, con la liberazione di circa 400 jihadisti sunniti dalle carceri libanesi, 17 bus con aria condizionata, 11 ambulanze e un libero passaggio per i membri del Califfato su alcuni territori siriani, controllati da Assad (NY Times).

Nei fatti, pero’, si tratta di un accordo che riconosce il Califfato dichiarato da al-Baghadi nel 2014 e tutta la strategia sinora intrapresa, per contrastare ed eliminare Isis. La rabbia di al-Habadi, quindi, e’ più che comprensibile, soprattutto considerando quello che l’Iraq ha passato (e sta passando) per mano di Isis.

Pochi hanno fatto caso al fatto che, nell’accordo tra Libano-Hezbollah e Isis, c’era anche il ritorno del corpo del jihadista sciita iraniano, membro dei Pasdaran, Mohsen Hajj, catturato e poi ucciso dai jihadisti sunniti del Califfato in Siria.

Al ritorno della sua salma, i media iraniani vicini ai Pasdaran, particolarmente l’agenzia di stampa Tasnim News, hanno dedicato una grandissima attenzione. Segno evidente che Mohsen Hajj rivestiva un ruolo di estrema importanza per Teheran in Siria, probabilmente di collegamento con il gruppo terrorista Hezbollah (Stripes.com).

Cosi, in cambio di questa salma, la Repubblica Islamica dell’Iran ha praticamente costretto il Libano a riconoscere pubblicamente Isis per la prima volta, generando la rabbia degli stessi alleati di Teheran, praticamente usati come carne da macello per gli obiettivi espansionistici del regime iraniano.