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Immagini satellitari suggeriscono che il regime iraniano ha provato, ancora una volta, a lanciare un satellite in orbita. Dopo il primo tentativo a meta’ gennaio, come ricorderete, era miseramente fallito.

Ora le immagini diffuse dal sito npr.org e riprese il 6 febbraio scorso, mostrano come intorno alla rampa di lancio del missile, ci sono delle bruciature, tipiche di un post lancio in orbita (immagine a destra). Bruciature non presenti nelle immagini riprese da satellite qualche giorno prima, il 21 gennaio (immagine a sinistra).

Secondo David Schmerler, esperto del Middlebury Institute of International Affairs, le bruciature dell’immagine, dimostrano che il lancio e’ avvenuto e che il missile si e’ alzato in volo con successo. Probabilmente, sostiene Schmerler, il regime non ha dato notizia di questo secondo tentativo perche’, ancora una volta e’ fallito l’inserimento in orbita del satellite. Il missile usato in questo secondo lancio sarebbe, nuovamente, il Safir, missile balistico a due stadi a propedente liquido, basato sulla tecnologia del No Dong nordcoreano.

E’ probabile che il regime iraniano abbia provato a rimandare in orbita un satellite, per mostrarlo al mondo e agli iraniani come un successo nazionale, in occasione del prossimo anniversario dei 40 anni dalla Rivoluzione Khomeinista (11 Febbraio).

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Ancora brutalita’ in Iran: un uomo di 47 anni, Mohammad Hossein Maleki, e’ stato condannato alla pena capitale dal Giudice Pour-Rezaei, della Sezione 2 del Tribunale Rivoluzionario di Isfahan.

Il giudice ha condannato Maleki a morte accusandolo di “corruzione in Terra”, per aver venduto delle schede che permettevano “anche l’accesso a canali TV pornografici”. Maleki ha rigettato questa accusa, sostenendo di essere da anni l’amministratore di un sito chiamato Asre Javan, che vende schede digitali che permettono l’accesso ad oltre 6000 canali TV satellitari per circa 10 euro al mese.

Maleki si e’ assunto la sua parte di responsabilita’ in merito alla vendita delle schede che permettono l’accesso alla TV satellitare. Un business che in Iran e’ vietato, ma che e’ portato avanti da centinaia di persone. Nella Repubblica Islamica, infatti, quasi tutti hanno una parabola satellitare, nonostante il regime non lo permetta, perche’ garantisce l’accesso a mezzi di informazione diversi da quelli ufficiali. Periodicamente le forze di sicurezza sequestrano e distruggono le parabole satellitari, ma non sono mai riuscite a bloccare la vendita delle parabole stesse.

Maleki – noto online come “Arian” – ha rigettato ogni accusa di promozione della pornografia e denunciato che la sua condanna a morte, apre la strada a quella di centinaia di altre persone, impegnate nello stesso business. Maleki e’ stato arrestato nel Marzo 2017 ma – sbagliando – la sua famiglia ha deciso di non diffondere ai media la notizia del fermo. Mohammad Hossein Maleki e’ sposato e ha due figli. Attualmente e’ detenuto nel carcere di Daestger presso Isfahan.

Ricordiamo che nel 2010, per accuse simili, fu condannato a morte Saeed Malekpour, cittadino iraniano con passaporto canadese. La sua condanna a morte e’ stata commutata in carcere a vita nel 2013.

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Quello che potete vedere qui sotto è una testimonianza eccezionale dell’abuso continuo delle forze di sicurezza iraniane contro i cittadini. Tramite la sua pagina Facebook, l’International Campaign for Human Rights in Iran, ha diffuso un video in cui è possibile vedere l’arrivo dei poliziotti del regime davanti ad una abitazione privata. I poliziotti pretendono di entrare nella casa per distruggere la parabola satellitare in possesso della famiglia. La donna, come è possibile vedere nel filmato, cerca di opporre resistenza davanti alla prepotenza degli agenti. Ad aiutarla arriva anche un uomo (forse il marito). Nonostante l’opposizione dei ragazzi, niente riesce a smuovere il cuore dei rappresentanti dei Mullah. Il filmato, infatti, si interrompe proprio mentre – con la forza – gli agenti armati fanno irruzione nell’abitazione. Questo video, non soltanto dimostra cosa significa vivere nella Repubblica Islamica, ma anche il prezzo che si paga quotidianamente nella ricerca di sprazzi di libertà. Le parabole satellitari, va ricordato, rappresentano l’unica via attraverso la quale gli iraniani possono sentire una informazione diversa da quella propagandata dai Pasdaran. Infine, questo filmato è ancora una volta la migliore risposta a chi parla di un Iran diverso, promuove pubblicamente Rouhani come un moderato o, peggio, firma appelli in favore dei Mullah.

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DOPO IL RIDICOLO ANNUNCIO DEL LANCIO DELLA POVERA SCIMMIETTA LANCIATA NELLO SPAZIO NELLO SCORSO FEBBRAIO – SCIMMIA A CUI ABBIAMO FATTO UNA INTERVISTA ESCLUSIVA COME RICORDERE – QUESTA VOLTA GLI SCIENZIATI IRANIANI PUNTANO AD INVIARE BEN 7 SATELLITI NELLO SPAZIO E, UDITE UDITE, UNA SCIMMIA PIU’ GROSSA. PARTITO IL TOTO’ NOMI IN IRAN, OVVIAMENTE PARE CHE IL CANDIDATO PRINCIPALE SIA IL RAHBAR KHAMENEI, PRONTO AD IMMOLARSI PER LA CAUSA DELLA VELAYAT-E FAQUY

LO STORICO ANNUNCIO SI SOMMA AD UN ALTRO “GRANDE” PROGRESSO ANNUNCIATO DA TEHERAN: LO SCIENZIATO ALI RAZEGHI, A CAPO DEL CENTRO STATALE PER LE INVENZIONI STRATEGICHE, HA ANNUNCIATO DI AVER INVENTATO LA MACCHINA DEL TEMPO, CAPACE DI PREVEDERE GLI EVENTI DEI PROSSIMI 5-8 ANNI…COSI’, MENTRE IN IRAN C’E’ CHI MUORE DI FAME, LO STATO CONTINUA A BUTTARE SOLDI IN RICERCHE SQUALLIDE, BUONE SOLO LE RIDICOLE TELEVISIONI AL SERVIZIO DEL REGIME…

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Il regime iraniano continua ad intensificare la sua politica estera aggressiva. Dopo l’esercitazione “Grande Profeta-6”, il regime ha proseguito con una campagna intimidatoria rivolta soprattutto ai Paesi vicino del Golfo Persico. Pochi giorni fa, dopo un viaggio di 67 giorni, è tornato in patria il sottomarino Yunis. Il sottomarino, ufficialmente, era fuori per una campagna antipirateria insieme alla 14a flotta.

Il viaggio del sottomarino, ovviamente, non corrispondeva solamente all’obiettivo dichiarato pubblicamente, ma intendeva soprattutto dimostrare la forza di deterrenza del regime degli Ayatollah. Appena ritornato in patria, infatti, il comandante della 14a flotta, Ahmad Reza Baqeri, ha sottolineato come l’operazione abbia dimostrato la forza militare della marina iraniana e come abbia stupito gli Stati nemici. Infine, Baqeri ha annunciato che la marina iraniana è pronta a schierare nuovamente i suoi sottomarini se necessario.

Il ritorno del sottomarino Yunis si somma ad altri annunci fatti dalla Repubblica Islamica che preoccupano molto la Comunità Internazionale. In primis la questione dello Stretto di Hormuz, lembo di mare da cui passano la maggior parte dei traffici petroliferi. L’Iran ha affermato che, in caso di attacco, è pronto a chiudere lo Stretto e a colpire tutte le navi che tenteranno di attraversarlo. Un annuncio, questo, che preoccupa notevolmente le monarchie sunnite del Golfo, economicamente dipendenti dall’esportazione del greggio. La minaccia iraniana è stata accompagnata dalla notizia, diffusa dalle stesse agenzie iraniane, del lancio di missili a lunga gittata nell’Oceano Indiano. I missili sono stati lanciati sotto il controllo delle Guardie Rivoluzionarie e si tratta del primo lancio di vettori iraniani oltre il confine nazionale per una esercitazione nazionale.

Infine, secondo quanto diffuso dal quotidiano Iran Daily, il regime iraniano si appresta a lanciare nello spazio due nuovi satelliti: il Pars 2 e il Qaem. I satelliti dovrebbero essere lanciati in orbita a settembre e permetteranno all’Iran di fotografare la regione da 600 chilometri e da 3600 chilometri di altezza. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono avvertiti…