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hariri iran

Il capo della Camera di Commercio iraniana-cinese, Majeed Reza Hariri, ha ammesso che sia la Cina che la Russia si stanno astenendo dal realizzare qualsiasi scambio bancario con Teheran, per via delle sanzioni internazionali.

Hariri, citato anche dall’agenzia di stampa iraniana ILNA, ha sottolineato che, se oggi una persona in possesso di passaporto iraniano richiede servizi bancari in Russia o in Cina, sicuramente verrà respinto. Questo perchè, citando Hariri, “nessuna banca è pronta a collaborare con noi perchè siamo accusati di riciclaggio di denaro”. Hariri, ha quindi rilevato che Teheran sia oggi sottoposta ad una doppia pressione: la prima legata alle sanzioni americane, la seconda alla mancata ratifica dell’accordo con il Financial Action Task Force (FATF/GAFI).

Ricordiamo che il Parlamento iraniano ha per ben due volte provato ad approvare une riforma del sistema bancario iraniano, dopo che Teheran aveva goduto di un periodo concesso dal FATF alla Repubblica Islamica per conformarsi alle normative internazionali sul riciclaggio di denaro. Tutte le riforme sono state però bocciate dal Consiglio dei Guardiani, che le ha considerate contro l’interesse nazionale, preferendo quindi la continuazione del finanziamento alle milizie armate sciite filo iraniane in giro per il Medioriente.

 

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Lo ha detto ovviamente sempre in forma propagandistica, perché – come noto – in Iran le cose non possono essere mai chiamate con il loro nome: ma lo ha detto. Il Presidente iraniano Rouhani, parlando al meeting settimanale del Governo, ha affermato:

L’Iran e’ stato già capace di sconfiggere le sanzioni americane e può, ancora una volta, far pentire gli Stati Uniti di aver fatto la cosa sbagliata contro la Repubblica Islamica. Noi abbiamo già una volta fatto pentire gli USA delle loro azione e li abbiamo forzati al tavolo del negoziato, facendogli firmare un documento che loro non gradivano. Dobbiamo farlo ancora. Come possiamo farlo? La strada e’ la nostra unita’ e solidarietà. Dobbiamo mostrare all’America che siamo capaci di essere forti“.

Ovviamente, visto che come suddetto si tratta di affermazioni dette in gergo propagandistico, le parole di Rouhani vanno tradotte. La traduzione, se ci trovassimo di fronte ad un Paese normale, sarebbe più o meno questa: “cari concittadini, l’economia nazionale e’ al limite del collasso, come ha certificato anche la nostra Banca Centrale, e noi ne siamo pienamente consapevoli. Cosi come e’ accaduto quando abbiamo negoziato con Obama nel 2015, dobbiamo tornare a sederci al tavolo con gli Stati Uniti, perché senza un accordo con Trump finiamo tutti per terra. Per fare questo – e questo e’ il messaggio diretto agli iraniani – mi serve che in tanti andate a votare alle elezioni parlamentari, per votare i candidati a me vicini (quelli che il Consiglio dei Guardiani non ha già squalificato….) e permettermi di contare ancora qualcosa davanti a Khamenei e ai Pasdaran…

Rouhani ha quindi continuato:

“Se noi vogliamo resistere agli USA, un esempio pratico deve essere la nostra presenza alle elezioni del 21 febbraio. Tutti devono andare a votare”

In altri termini, il Presidente teme concretamente che la partecipazione alle elezioni sara’ bassa – alcuni parlando di un rischio sotto il 50% – con delle dirette conseguenze sulla sua figura e con il rischio concreto – paventato dallo stesso Rouhani – di nuove proteste popolari di coloro che ormai non ritengono più riformabile il sistema (e ovviamente nuove repressioni).

Ovviamente, le parole di Rouhani toccheranno direttamente la Guida Suprema Ali Khamenei e i Pasdaran. Sia il Rahbar che le Guardie Rivoluzionarie, infatti, sono oggi assolutamente contrarie ad un nuovo accordo con gli Stati Uniti, anche rischiando di approfondire la crisi interna al regime, aumentando le repressioni verso coloro che esprimono posizioni critiche verso le istituzioni.

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