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Il 5 agosto scorso, la Mogherini si e’ recata a Teheran per assistere alla cerimonia del nuovo insediamento del Presidente Hassan Rouhani, in seguito alla sua rielezione. A quella visita, sono seguite una infinita’ di polemiche, su cui non intendiamo tornare.

Cio’ che vogliamo sottolineare e’ che, mentre la Mogherini applaudiva Rouhani, il Presidente iraniano sceglieva tra i nuovi Ministri del suo Governo, personalità considerate criminali dalla stessa Unione Europea. 

Uno di questi e’ Seyyed Alireza Avaee, scelto da Rouhani come nuovo ministro della Giustizia al posto di Mostafa Pour-Mohammadi. Piccolo inciso: lo stesso Pour-Mohammadi era un criminale, avendo contribuito al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988.

Tornando ad Alireza Avaee, si tratta di un personaggio inserito sin dal 2011 nella lista delle sanzioni dell’Unione Europea per “violazione dei diritti umani”. In qualità di Presidente della Magistratura di Teheran, infatti, Avaee ha contribuito all’arresto arbitrario e alla negazione dei diritti civili nei confronti di decine e decine di oppositori politici. Non solo: per colpa sua, anche il numero di esecuzioni capitali e’ aumentato drammaticamente (EUR-lex).

Infine, lo stesso Alireza Avaee e’ responsabile della morte dei 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988: in quel periodo, va ricordato, egli era Capo Procuratore presso il carcere di Dezful, ove vennero mandati al patibolo centinaia di detenuti, anche minorenni.

E’ triste e vergognoso, vedere i massimi rappresentanti dell’UE, applaudire leader che scelgono come Ministri delle figure che, la stessa UE, considera dei massacratori…

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Javad Zarif, Ministro degli Esteri iraniano, ha passato l’ultimo mese impegnato in un importante tour diplomatico. Un viaggio in primis in Medioriente e in Nord Africa e, in questi giorni, anche in Europa. Sino a ieri Zarif ha visitato Berlino, mentre oggi e’ a Roma, ove incontrerà Gentiloni e Alfano. Con il Ministro degli Esteri italiano, e’ previsto un punto stampa questa sera.

Perché Zarif ha intrapreso questo tour diplomatico? Perché il Ministro iraniano e’ arrivato anche in Europa? La risposta e’ principalmente una: paura. Gia’, perché dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, la festa per il regime iraniano e’ praticamente finita. 

Nonostante il durissimo dibattito interno negli Stati Uniti sulla Presidenza Trump e sul Russian Gate, la Casa Bianca e il Congresso concordano praticamente su una cosa sola: il regime iraniano e’ un pericolo che va fermato. Per questa ragione, in queste ore, e’ in discussione – già approvata dal Senato – alla Camera dei Rappresentanti la nuova proposta di legge per imporre nuove sanzioni economiche contro Teheran (link). Parallelamente, il Presidente Trump studia l’organizzazione di una “Camp David Araba”, per rilanciare le alleanze tradizionali di Washington in Medioriente (mei.edu).

In questo contesto, si inserisce ovviamente la crisi tra CCG e Qatar. Il regime iraniano sta tentato di approfittare della crisi per stringere una alleanza con Doha, ma sa che dalle parole ai fatti la distanza e’ lunga. Per questo, non casualmente, Zarif sta chiedendo una mediazione europea nella crisi del Golfo, allo scopo di dividere il Vecchio Continente dagli Stati Uniti e imporre la linea iraniana. 

Lo Zarif atterrato a Roma in queste ore, pero’, e’ un Ministro debole e poco rappresentativo: a differenza di quattro anni fa, infatti, la fazione di Rouhani – pur vincendo alle elezioni – e’ quasi totalmente bloccata dall’opposizione di Khamenei e dei Pasdaran, ovvero di coloro che, praticamente, hanno in mano buona parte dell’economia iraniana. Solo ieri, si badi bene, il Capo dei Pasdaran Jafari ribadiva che l’Iran non doveva “dipendere dagli stranieri” per il suo sviluppo economico. Khamenei, da parte sua, in questi giorni ha invocato la jihad contro il mondo intero, India compresa

Ecco perché, al di la’ delle parole poco credibili di personalità come la Mogherini, investire politicamente in questo periodo sull’Iran e sulla fazione di Rouhani e Zarif, e’ una strategia perdente. L’era Obama e’ finita e con essa anche le protezioni di cui la lobby filo regime iraniano – e filo fratellanza mussulmana – godeva a Washington. Con o senza Trump, la strategia americana in Medioriente sara’ di opposizione a Teheran e non di mano tesa.

Con quanto suddetto, non si vuole intendere che che presto assisteremo alla morte ufficiale dell’Iran Deal o una guerra tra Iran e Stati Uniti, ma sicuramente che la nuova strategia di sanzioni e contenimento degli Ayatollah della Casa Bianca, di fatto, renderà nullo quanto sottoscritto nel 2015 e pericoloso per le compagnie europee con interessi negli Usa, investire sia a Teheran che a Washington.

Tutto ciò, vale soprattutto per il Governo italiano che, purtroppo, recentemente ha permesso ad una banca iraniana – sotto sanzioni ancora negli Usa – di aprire un ufficio a Roma. L’Italia ha un ruolo di primo piano in Paesi come il Libano, attraverso la missione Unifil 2. La strategia americana anti-Iran, si concentrerà moltissimo su Hezbollah, considerato un pericolo non solo da Israele, ma dal mondo arabo e dagli stessi Stati Uniti per il ruolo del Partito di Dio nel narcotraffico in America Latina. Pretendere un cambiamento radicale delle politiche di sostegno iraniano al terrorismo internazionale, dovrebbe rappresentare quindi per Roma una priorità, per la tutela degli stessi interessi  nazionali italiani. 

 

 

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E’ stato pubblicato ieri dal Dipartimento di Stato americano, il report di meta’ anno relativo allo stato dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran (state.gov).

Secondo quanto riportato nel testo, durissimo, in Iran ci sono più di 800 prigionieri politici, tra loro attivisti non violenti, giornalisti, donne impegnate nella difesa dei diritti umani, persone appartenenti a minoranze etniche e religiose e oppositori politici.

Peggio: il report denuncia il costante uso della tortura e dell’abuso psicologico da parte delle forze di sicurezza iraniane che, perennemente, minacciano i prigionieri, negando loro molto spesso le visite dei famigliari – o minacciano direttamente i famigliari – per fiaccare il morale e costringerli a firmare false confessioni.

Per quanto concerne la pena di morte, almeno 469 detenuti sono stati impiccati lo scorso anno, tra loro diversi prigionieri arrestati quando ancora erano minorenni. Il report ricorda anche che, nell’agosto del 2016, ben 20 prigionieri vennero impiccati in un solo giorno con l’accusa di “Moharebeh”, ovvero “Guerra contro Dio”, tra loro anche diversi curdi sunniti.

Infine, il regime iraniano perpetua la persecuzione delle minoranze religiose e per questo e’ inserito dagli USA nella lista dei “Country of Particular Concern” (Paesi che preoccupano gravemente). In tal senso, il Dipartimento di Stato americano ricorda le persecuzioni contro i mussulmani che si convertono al cristianesimo – esemplare il caso di Ebrahim Firuzi, in carcere dal Marzo 2013 – e dei Baha’i, considerati dal regime una setta peccaminosa e soggetti a leggi da apartheid.

Ricordiamo che, per l’abuso dei diritti umani in Iran, gli Stati Uniti hanno approvato uno specifico ordine esecutivo – il numero 13553 – che include una lista di persone e realtà iraniane sottoposte a sanzioni. Tra coloro che sono colpiti da questo ordine ci sono anche i Pasdaran. 

Ieri il Presidente Trump ha deciso di non revocare la sospensione delle sanzioni decisa da Obama dopo la firma dell’accordo nucleare, ma ha approvato nuove sanzioni contro personalità e compagnie, accusate di contribuire allo sviluppo del programma missilistico iraniano (Treasury.gov). Come reazione, il regime iraniano ha annunciato l’approvazione di sanzioni contro 9 compagnie e personalità americane (Mehr News).

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Si chiama Mahan Air ed è una linea aerea iraniana. La Mahan, però, non è una normale compagnia aerea civile: questo perchè, proprio grazie ai suoi vettori, i Pasdaran iraniani trasportano quotidianamente in Siria armi e jihadisti, nonostante i divieti internazionali. Le norme internazionali, infatti, proibiscono agli Stati di usare vettori adibiti al trasporto dei civili per fini militare. Neanche a dirlo, il regime iraniano evade anche queste proibizioni, come da prassi.

Proprio per il suo ruolo di favoreggiamento alle attività militari del regime iraniano in Siria, la Mahan Air è stata posta nella lista delle sanzioni internazionali dagli Stati Uniti. Sino alla firma dell’accordo nucleare tra Iran e P5+1, quindi, il blocco della Mahn Air era rispettato anche da numerosi Paesi europei. Purtroppo, dopo quella funesta data, mentre Washington ha continuato a mantenere chiusi i suoi aeroporti alla Mahan Air, i Paesi dell’UE hanno cambiato opinione. Cosi, le porte degli scali di importanti Stati come Germania, Italia e Francia, si sono aperti alla compagnia dei Pasdaran. Ciò, a dispetto delle pressioni americane per garantire la permanenza dei blocchi verso la Mahan Air (Washington Post).

Ricordiamo infatti che, sebbene con l’accordo nucleare molte delle sanzioni approvate verso l’Iran sono state sospese (in pratica cancellate), diverse altre sono rimaste in vigore, in primis quelle relative allo sviluppo del programma missilistico iraniano e al sostegno di Teheran al terrorismo internazionale. Nel marzo del 2016, gli Stati Uniti hanno inserito nella lista delle sanzioni due businessmen inglesi, proprio per il sostegno da loro dato alla Mahn Air nella compravendita di motori e pezzi di ricambio (The Telegraph).

Come suddetto, tra i Paesi che hanno deciso di aprire i loro scali alla Mahan Air, c’è anche l’Italia, precisamente l’aerporto di Milano Malpensa (come riporta il sito della Mahan). La rotta, come fu riportato anche in un articolo uscito per Il Giornale, è stata inaugurata – con cadenza bisettimanale – nel giugno del 2015. Quello del quotidiano italiano, neanche a dirlo, fu un pezzo di mera propaganda, incapace di dare al lettore alcuna informazione ultile e importante rispetto alla vera natura della Mahan Air.

C’è di peggio, purtroppo: nel febbraio del 2016, l’azienda italo-francese ATR ha firmato un accordo con la Iran Air – compagnia di bandiera iraniana – per fornire loro 40 aerei ATR 72-600s di nuova generazione. Come ha denunciato il Professor Ottolenghi, la Iran Air non necessità dei tanti vettori che sta puntando ad acquistare sia dalla ATR che dalla Americana Boeing. Per questo, è molto probabile che la Iran Air stia agendo come “front company” per comprare nuovi aerei a scopo civile da diversi partner mondiali, e rivenderli successivamente ad altre compagnie iraniane, in primis al Mahan Air. In questo modo, indirettamente, questi accordi con la Iran Air rischiano di favorire le attività terroriste dei Pasdaran e la perpetuazione del conflitto in Siria (Forbes).

Intanto, mentre scriviamo, il Daily Mail pubblica una notizia esclusiva, scrivendo che la Forza Qods, unità speciale dei Pasdaran adibita alle azioni esterne per la diffusione dell’ideologia khomeinista, sta pensando di infiltrare suoi nuovi agenti negli Stati Uniti e in Europa. Questo, secondo quanto dichiarato da Salar Abnoush, comandante Pasdaran. In realtà, come noto, gli agenti della Forza Qods sono già ampiamente presenti nelle Ambasciate iraniane nel mondo, in primis in continenti come l’Europa, l’Africa e l’America Latina.

La brutta faccenda della Mahan Air, purtroppo, dimostra fattivamente come – dopo l’accordo nucleare – tutto l’impianto di contenimento del regime iraniano è saltato e gli stessi Stati Uniti, nonostante le promesse, non sono in grado di limitare i danni provocati dalla fine delle sanzioni internazionali contro Teheran.

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Il 20 luglio scorso, il Dipartimento del Tesoro americano ha approvato nuove sanzioni contro il gruppo terrorista sunnita di al-Qaeda. La novità di questa decisione, è il fatto che i terroristi colpiti dalla decisione, sono tutti rifugiati nella Repubblica Islamica dell’Iran. Una nuova prova del ruolo di Teheran nel sostegno al jihadismo salafita, nonostante le differenze religiose tra le due realtà. I tre terroristi si chiamano Faisal Jassim Mohammed Al-Amri Al-Khalidi (Al-Khalidi), Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi (Bayumi), e Abu Bakr Muhammad Muhammad Ghumayn (Ghumayn)e sono stati colpiti dalle sanzioni grazie all’Ordine Esecutivo 13224, approvato in seguito all’attentato delle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001 (Treasury.gov).

Secondo le informazioni rilasciate dal Dipartimento del Tesoro americano, Al Khalidi nel 2014 ha il compito di raccogliere finanziamenti per al-Qaeda e nel 2015 era Capo della Commissione militare de “La Base”. Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi, veterano di al-Qaeda, si è rifugiato in Iran sin dal 2014, occupando il ruolo di mediatore tra l’organizzazione terrorista sunnita e Teheran. Grazie a questo ruolo, Bayumi ha potuto usare anche la Siria di Assad, come territorio per facilitare il trasferimento di fondi ad al-Qaeda. Infine Abu Bakr Muhammad Muhammad Ghumayn: egli ha ricoperto diversi incarichi all’interno di al-Qaeda, sia nel settore logistico, che in quello finanziario, di intelligence e di comunicazione. Dal 2015, Ghumayn ha assunto il ruolo di controllore dei finanziamenti e dell’organizzazione della cellula di al-Qaeda in Iran.

La decisione del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, rappresenta l’ennesima riprova del ruolo del regime iraniano nel finanziamento del terrorismo internazionale. Un ruolo che, avendo come solo scopo quello di espandere gli interessi della Velayat-e Faqih, non si limita al sostegno dei gruppi sciiti, ma arriva fino al finanziamento del peggior terrorismo di marchio sunnita salafita. Lo stesso che in questo periodo, proprio mentre il mondo apre all’Iran, insanguina le strade della Francia, della Germania e del Belgio.

Per approfondire il rapporto tra Iran e al Qaeda si legga: Ecco come l’Iran finanzia al-Qaeda; Il ruolo del regime iraniano nell’attentato dell’11 Settembre 2001Iran and al Qaeda partners in terror

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Clamoroso negli Stati Uniti! Il Congresso Americano ha avviato una indagine, per verificare se l’Amministrazione Obama sta volontariamente fuorviando i Parlamentari americani, in merito alle concessioni date all’Iran in seguito all’accordo nucleare e alla conseguente risoluzione ONU 2231. 

In particolare, come denuncia il Repubblicano Mike Pompeo, parlando al  The Washington Free Beacon:

“Esiste un gap tra le promesse fatte dall’Amministrazione sull’Iran Deal e la realtà attuale. Stiamo investigando se queste differenze siano il frutto di un inganno intenzionale, o una nuova fase di appeasement verso gli iraniani”.

Concretamente, due sarebbero i campi in cui il Congresso sta investigando:

  1. i test missilistici compiuti dall’Iran dopo l’approvazione della Risoluzione 2231 e la mancata denuncia da parte dell’Amministrazione USA della violazione dell’accordo da parte del regime iraniano;
  2. la possibile decisione del Dipartimento del Tesoro americano di concedere a Teheran un nuovo alleggerimento delle sanzioni, su materie non concernenti il nucleare. Questo permetterebbe anche all’Iran di accedere al sistema finanziario americano, possibilità che era stata nettamente negata dal Segretario del Tesoro Jack Lew, in una audizione davanti al Congresso.

Come denuncia l’esperto Mark Dubowitz, executive Director della Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), l’Amministrazione USA sta ridefinendo i termini dell’accordo nucleare:

“L’Amministrazione Obama e’ coinvolta ancora in un nuovo gioco di prestigio sull’alleggerimento delle sanzioni, cosi come lo status delle sanzioni ONU relative ai test missilistici. Questa tattica e’ molto famigliare a coloro che hanno seguito i negoziati sul nucleare iraniano, esperti che hanno denunciato le numerose volte in cui gli impegni sono stati disattesi e le redlines abbandonate”

Il regime iraniano ha negato, ovviamente, che i test missilistici rappresentino una violazione della Risoluzione ONU 2231. Come pero’ già sottolineato, Teheran non ha mai riconosciuto la validità dell’Allegato B della suddetta risoluzione (No Pasdaran), quello che riguarda direttamente la proibizione dei test missilistici con capacita’ potenziale di trasporto di ordigni nucleari (i missili iraniani sono internazionalmente riconosciuti come appartenenti a tale categoria).

La parte più comica della questione e’ che, mentre la cara Mrs. Pesc Federica Mogherini, negava il fatto che i test missilistici iraniani rappresentavano una violazione della Risoluzione 2231, gli Ambasciatori ONU di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania, in una lettera congiunta, hanno denunciato che i suddetti test missilistici, rappresentano una violazione degli accordi internazionali (The Tower).

Concludiamo ricordando che, in una recentissima dichiarazione, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha testualmente affermato:

“Coloro che dicono che il futuro e’ nei negoziati e non nei missili, o sono ignoranti oppure traditori”

Di seguito la dichiarazione del Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti USA, Onorevole Ed Royce, dopo l’ultimo test missilistico iraniano.

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A pochi giorni dalle elezioni iraniane, il regime di Teheran ha lanciato una nuova provocazione. Per la terza volta dalla firma degli accordi sul nucleare del luglio 2015 – ergo neanche un anno fa – i Pasdaran hanno svolto una esercitazione militare, lanciando missili balistici. Nell’ultimo test di queste ore – ovvero la fase finale dell’esercitazione denominata Eqtedar-e-Velayat – le Guardie Rivoluzionarie hanno testato missili balistici con una gittata variabile da 300 a 2000 chilometri, lanciando i missili da silo – ovvero delle strutture sotterranee – sparse in varie parti del Paese.

Tra i vettori testati durante l’esercitazione, c’erano anche i Qadr-H e Qadr-F (Tasnim News), missili balistici MIRV – con testate multiple e indipendenti – mostrati dalla Repubblica Islamica per la prima volta nel 2014 (Missile Threat) e lanciati ieri dal nord dell’Iran. Il Qadr H ha una gittata di 1700 chilometri, mentre il Qadr F di 2000 (secondo quello che sostiene il regime (The Iran Project).

Un test contro le Nazioni Unite

Il nuovo test missilistico – per la terza volta in pochi mesi, lo ribadiamo – contraddice evidentemente la Risoluzione delle Nazioni Unite 2231, approvata il 20 luglio del 2015 (Testo). La risoluzione ha un Allegato B, espressamente dedicato alla questione della minaccia missilistica. Secondo quanto scritto e quanto accettato dallo stesso regime iraniano, Teheran viene invitato a non mettere in atto nessun attività legata ai missili balistici, capaci di trasportare una bomba nucleare (Un.org).

Subito dopo il nuovo test missilistico, gli Stati Uniti hanno dichiarato che reagiranno alla nuova provocazione iraniana, ma non e’ ancora chiaro come. Difficile credere che, considerando gli interessi economici e politici dietro l’accordo nucleare, Washington arriverà sino alla richiesta di nuove sanzioni ONU contro la Repubblica Islamica. Il Presidente Obama si e’ più modestamente limitato a mantenere lo “stato di emergenza” nei riguardi dell’Iran, una misura in vigore negli USA sin dal 1995 (The Iran Primer).

Una nuova minaccia ad Israele

Ovviamente, come dichiarato dallo stesso Pasdaran Hossein Salami, il primo obiettivo contro cui il regime iraniano intende mostrare i muscoli e’ Israele. Non e’ un caso che, secondo quanto scritto dai media, sui missili balistici c’era riportato in ebraico la scritta “Israele sara’ cancellato dalle mappe” (Rudaw.net). Alle parole di Salami, si aggiungono quelle del capo dei Pasdaran, Mohammad Ali Jafari, che ha orgogliosamente dichiarato che “Israele rientra all’interno della capacita’ di gittata di quasi tutti i missili in possesso dell’Iran” (Press TV).

Ad aver paura però sono soprattutto i Paesi Arabi

Nonostante la minaccia sicuramente concreta e le parole di Jafari, i primi a dover temere il programma missilistico del regime iraniano, restano i Paesi arabi. Questo per almeno due motivi:

  • Israele ha un esercito e una forza deterrente capace di colpire in ogni momento l’Iran;
  • Israele ha un sistema anti-missile – anche noto come Arrow 3 – capace di reagire in brevissimo tempo nel caso la minaccia iraniana si concretizzi.

Ai Paesi Arabi questo manca. Secondo uno studio pubblicato di recente, nel caso in cui l’Iran lanciasse un missile contro i Paesi Arabi, a questi servirebbero almeno quattro minuti per reagire. Considerato in termini pratici, un tempo infinito. Non solo: i Paesi Arabi – alcuni di questi – sono difesi da sistemi antimissile forniti dagli USA, primariamente i sistemi MIM-104 Patriot (Egitto, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania) e THAAD (per ora acquistato dagli Emirati nel 2011 e dall’Oman nel 2013, ma di interesse anche dell’Arabia Saudita e del Kuwait).

Il problema e’ che, al contrario di quanto avviene nella Nato, questi sistemi di difesa anti-missile, pur avendo tutti la stessa tecnologia, non sono coordinati tra loro! Per questo, in questo periodo, Washington sta lavorando per convincere i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo a creare un unico sistema di difesa anti-missile, capace di integrare i sistemi radar e i missili intercettori (Defense One).Purtroppo per gli USA e per la sicurezza regionale, le diverse politiche di sicurezza e di difesa dei Paesi del GCC, non sembra permetteranno di arrivare presto a questo risultato. Da tempo, inoltre, e’ noto che i Paesi Arabi del Golfo stanno cercando di acquisire da Israele il sistema Iron Dome, contro la minaccia dei missili a corto raggio (Missile Threat).

Conclusioni

Nonostante l’accordo del luglio scorso, non c’e’ nulla di veramente concreto che permette alla Comunità Internazionale di avere sufficienti garanzie sullo sviluppo del programma nucleare e missilistico dell’Iran. Quanto finora affermato da chi sostiene l’accordo, e’ basato su vaghe speranze, rassicurate in parte dai controlli dell’AIEA.

Peccato che, lo stesso ultimo report rilasciato dall’AIEA sull’Iran, sia considerato da molti esperti, in primis Olli Heinonen – ex Vice Direttore Generale dell’AIEA – come troppo vago e incompleto (FDD). Una considerazione silenziosamente condivisa da buona parte delle diplomazie Occidentali.

Senza una linea chiara che metta il regime iraniano immediatamente davanti alle sue responsabilità, ovvero senza l’approvazione di nuove sanzioni contro Teheran, il risultato di questa colpevole mancanza sara’ semplicemente la proliferazione nucleare in Medioriente e l’aumento del caos generalizzato, particolarmente nelle aree più della regione (quali la Siria, lo Yemen e il Libano). Il caso Corea del Nord docet…