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Oltre tutte le predicazioni dei falsi analisti radical chic – quelli che addirittura propongono di esporre i contribuenti nazionali per assicurare il business con un regime clericale – valgono i fatti.

I fatti parlano chiaro: dopo la decisione di Trump di uscire dall’accordo nucleare, le compagnie europee stanno totalmente ridiscustendo i loro accordi con la Repubblica Islamica dell’Iran. Ieri, quindi, e’ arrivata la notizia piu’ eclatante: la compagnia italiana Danieli di Butto – multinazionale leader nel settore siderurgico – ha deciso di sospendere la sua commessa verso Teheran (dal valore 1,5 miliardi di euro).

Senza mezzi termini, l’AD di Danieli Alessandro Trivillin, ha chiaramente affermato che la decisione e’ diretta conseguenza del ritiro americano dal JCPOA e del fatto che, considerato il possibile prossimo ritorno delle sanzioni secondarie – quelle contro soggetti non americani che fanno affari con Teheran – “nessuna banca e’ piu’ disposta a finanziare projetti in Iran”.

Ricordiamo che recentemente gli Stati Uniti hanno approvato nuove sanzioni contro Teheran, inserendo nella lista persino il Governatore della Banca Centrale iraniana, accusato di finanziare Hezbollah e il terrorismo internazionale – per conto dei iPasdaran – attraverso una banca irachena.

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L’Unione Europea ha deciso di estendere le sanzioni contro il regime iraniano, per quanto concerne gli abusi dei diritti umani. Fuori da questo quadro, pero’, all’interno della UE sembra esserci un duro scontro tra Francia e Italia.

La Francia del Presidente Macron, starebbe da tempo premendo per nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica, non solo per quanto concerne i diritti umani, ma anche altre questioni di massimo rilievo, quale il programma missilistico del regime iraniano. Un programma che, come noto, minaccia la stabilita’ dell’intera regione Mediorientale. Secondo Macron, nuove misure sanzionatorie in questa direzione, aiuterebbero anche gli Stati Uniti a rimanere all’interno dell’accordo nucleare.

Di converso, l’Italia pare aver scelto una linea opposta. Secondo quanto riporta la Reuters, Roma sarebbe contraria a sanzioni contro Teheran, ritenendo che misure simili abbiano un effetto negativo sulle opportunità di imprese europee di ottenere “lucrativi contratti” in Iran. La diplomazia italiana, quindi, ritiene anche – anche davanti a nuove sanzioni contro l’Iran – Trump decida di allontanarsi dal JCPOA.

Ricordiamo che, decertificando l’accordo nucleare e rimandandolo al Congresso, il Presidente Trump ha affermato che ora spetta agli europei convincere gli Stati Uniti della validità dell’accordo. Un impegno di cui si e’ direttamente fatto carico Macron, trovando pero’ un muro non solo da parte dell’Italia, come riportato da Reuters, ma soprattutto da parte della Mogherini.

Dopo questa decisione, e’ stato creato il cosiddetto gruppo EU4 (Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia), con l’obiettivo di affrontare l’impatto negativo dell’Iran in Medioriente. La prima riunione dell’EU4 e’ stata durante la Conferenza per la Sicurezza di Monaco e si e’ focalizzata sulla crisi in Yemen. Da qui, infatti, gli Houthi lanciano missili iraniani contro le città saudite e degli Emirati.

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Malta ha ordinato la rimozione dal suo incarico di  Ali Sadr Hashemi Nejad, Direttore della Banca iraniana Pilatus. La decisione de La Valetta, arriva dopo la notizia dell’arresto di Hashemi Nejad negli Stati Uniti, il 21 marzo scorso, con l’accusa di aver violato le sanzioni americane contro il regime iraniano.

In particolare, Hashemi Nejad avrebbe inviato una cifra che va dai 115 milioni di dollari ai 500 milioni di dollari in Venezuela a delle front companies, ufficialmente per contratti relativi al settore costruzioni, che pero’ sono successivamente stati girati da Caracas a Teheran.

Se Ali Sadr Hashemi Nejad e’ stato arrestato e se i crimini da lui commessi sono venuti a galla, e’ grazie alle inchieste portate avanti negli anni dalla giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa nell’ottobre del 2017 in un terribile attentato. Sono stati i suoi articoli e le sue denunce, infatti, a far luce sulla corruzione nell’isola di Malta e sul losco lavoro della Banca iraniana Pilatus (banca accusata di aver direttamente corrotto il Primo Ministro maltese).

Come dichiarato dai figli di Daphne Caruana Galizia – Matthew, Andrew e Paul – l’arresto di Ali Sadr Hashemi Nejad, rappresenta finalmente una giusta vendetta contro quanto accaduto alla loro madre. Daphne, infatti, prima di morire, era stata denunciata dalla Banca Pilatus, che l’aveva accusata di averli diffamati.

 

 

 

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Non e’ facile comprendere quanto sta accadendo nell’Unione Europea, per quanto concerne i rapporti con l’Iran. Dopo la “decertification” decisa dal Presidente USA Donald Trump, infatti, il Presidente Macron ha preso fortemente l’iniziativa, rompendo alcuni tabù relativi alla inviolabilita’ dell’accordo sul nucleare.

Macron, in particolare, ha affermato che e’ necessario rivedere il JCPOA e avviare un negoziato con la Repubblica Islamica per quanto concerne il ruolo regionale dell’Iran – particolarmente in Yemen e Siria – e il programma missilistico del regime.

Ovviamente, dall’Iran sono arrivate risposte negative: il regime ha chiaramente fatto capire di non essere disposto a negoziare ne sulla presenza nella regione (Khamenei e’ stato chiaro in merito), ne tanto meno sullo sviluppo del programma missilistico.

A fronte del diniego iraniano, proprio in questi giorni, Francia, Gran Bretagna e Germania, hanno aperto all’ipotesi di nuove sanzioni dell’Unione Europea contro Teheran. In un documento riservato, i tre Paesi hanno particolarmente condannato il trasferimento di missili verso lo Yemen e la collaborazione tra la milizia Houthi e Hezbollah. Via Twitter, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, ha accusato l’Occidente di “ipocrisia” (poco dopo e’ stato ricoverato in ospedale, probabilmente dallo stress).

In mezzo a tutti questi fermenti, la Mogherini sembra vivere in un mondo tutto suo. Nonostante il suo ruolo di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’UE, la Mogherini persegue imperterrita la linea di opposizione, sia ad ogni negoziato sull’accordo nucleare. Non solo: proprio mentre i diplomatici dei principali Paesi dell’Unione – perche’ Londra e’ formalmente ancora dentro – aprivano a nuove sanzioni, la Mogherini dichiarava alle televisioni che “non sono in progetto nuove sanzioni dell’UE verso l’Iran”.

Peccato che, nelle stesse ore in cui Mogherini negava, il Ministro degli Esteri del Belgio Didier Reynders, affermava alla stampa che “stiamo esplorando tutte le possibili misure per avere lo stesso tipo di pressioni, che abbiamo esercitato sul dossier nucleare”. In altre parole: nuove sanzione UE contro Teheran, sono sul tavolo…

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Tanto per cominciare bene il 2018, il regime iraniano ha impiccato l’ennesimo detenuto in pubblico. Questa volta, l’esecuzione in stile medievale e’ avvenuta presso Salmas e il detenuto, tale Hossein Eskandarzadeh – riconosciuto infermo mentalmente – e’ stato condannato per aver ucciso diversi sembri della famiglia della moglie (video dell’esecuzione).

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno deciso di inserire Sadeq Larijani – potente capo della Magistratura iraniana e fratello di Ali Larijani, Speaker del parlamento iraniano – nella lista delle sanzioni. Sadeq Larijani non e’ solamente accusato di abusi dei diritti umani, ma anche di sostegno al programma missilistico e nucleare del regime. Il Dipartimento di inserito nella lista delle sanzioni, tra gli altri, anche l’unita’ dei Pasdaran responsabile della guerra elettronica e della difesa cibernetica.

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Appena qualche giorno fa, rifiutando di certificare l’accordo nucleare con l’Iran, il Presidente americano Trump, ha rimandato al Congresso il JCPOA, al fine di arrivare ad una rinegoziazione dell’accordo stesso.

Apriti cielo: mentre quasi tutto il mondo arabo elogiava il presidente americano e la sua nuova strategia contro il regime iraniano – non solo l’Arabia Saudita, ma anche l’Egitto – in Europa si e’ aperta una gara per sottolineare come non sia possibile ne auspicabile cambiare nulla dell’accordo nucleare, firmato a Vienna nel luglio del 2015. Seguendo la linea di Teheran, diversi leader europei – capitanati dalla Mogherini – hanno sottolineato come quello firmato sia “il miglior accordo possibile”.

Si tratta di una bugia clamorosa, non solo sulla carta, ma anche sui fatti. Per quanto concerne la carta, infatti, il regime iraniano ha violato numerose volte l’accordo stesso. In particolare, Teheran ha violato l’accordo testando missili balistici con potenzialità di trasporto di una ogiva nucleare e non permettendo agli ispettori internazionali di accedere ad alcuni siti chiave (in primis Parchin), per verificare che il regime iraniano non stia ancora portando avanti progetti per la simulazione di esplosioni nucleari (Sezione T, allegato B, dell’accordo di Vienna).

Che sia impossibile rinegoziare un accordo e’ un falso anche nei fatti: nel 1979, sempre a Vienna, l’Amministrazione Carter firmo’ con i sovietici un accordo noto come SALT II, in cui sostanzialmente non si riducevano gli armamenti nucleari, ma si fissavano dei limiti alla crescita dei propri arsenali nucleari strategici. Con l’arrivo al potere del Presidente Reagan, non solo il trattato Salt non venne ratificato dal Senato americano, ma venne anche sostituito dagli accordi START, che avevano il preciso scopo di ridurre gli arsenali nucleari delle due superpotenze!

Un Occidente unito, sarebbe assolutamente capace di ottenere un nuovo accordo che, in primis, ottenga la possibilità per gli ispettori AIEA di verificare completamente lo stato del programma nucleare iraniano. Davanti alle ritrosie di Teheran, un Occidente unito, sarebbe assolutamente capace di imporre nuove sanzioni, in grado di provocare effetti politico economici all’interno della Repubblica Islamica, in grado di avere effetti devastanti sulla tenuta del regime. Un Occidente unito, quindi, non avrebbe alcun dubbio se inserire o meno i Pasdaran, all’interno delle liste delle organizzazioni terroristiche. 

Il problema e’ solo riuscire a trovare un Occidente unito e riuscire a trovare una o un rappresentante unico della Politica Estera e di Difesa UE, che non continui a fare costantemente la figura della nuova Lady Chamberlain…

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Lady Chamberlan, Federica Mogherini

 

 

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Le leggi dell’aviazione internazionale parlano chiaro: e’ assolutamente vietato per qualsiasi Paese, usare aerei di linea per scopi militari. Purtroppo, come da tempo denunciamo, il regime iraniano viola costantemente questo principio cardine dell’aviazione civile.

In particolare, ci riferiamo all’articolo 3 della Convenzione di Chicago del 1944 che, espressamente, vieta di usare vettori civili a fini militari (testo Convezione di Chicago). L’Iran si e’ volontariamente impegnato a rispettare questa Convenzione nell’aprile del 1950!.

Nonostante tutto, come suddetto, Teheran viola la Convenzione costantemente, usando vettori civili per trasportare jihadisti e armamenti in diverse parti del mondo, in primis in Iraq e in Siria. Dopo lo scandalo della Mahan Air, recentemente, si e’ scoperto che i Pasdaran usando anche la compagnia di linea iraniana Iran Air, per fini militari.

Purtroppo, come evidenziato ieri dagli Stati Uniti, Teheran non usa solamente vettori iraniani, siriani e iracheni, ma anche ucraini: il Dipartimento del Tesoro americano, infatti, ha sanzionato la Khors Air Company e la Dart Airlines, per il loro contributo al sostegno del “terrorismo globale”.

Le due compagnie ucraine, collaborando direttamente con le compagnie iraniane Iran Caspian Air e Al-Naser Airlines, hanno permesso alle due compagnie aeree del regime clericale di procurasi illegalmente vettori di fabbricazione USA, personale e servizi. Mezzi e personale che sono stati sfruttati dalla Iran Caspian Air e dalla Al-Naser Airlines – entrambe già sotto sanzioni americane – per trasferire armi e personale militare dall’Iran alla Siria! Non solo: la Al-Naser Airlines ha, a sua volta, fatto una triangolazione, trasferendo i vettori importati illegalmente alla Mahan Air, compagnia iraniana designata sotto sanzioni per i suoi rapporti con la Forza Qods dei Pasdaran (parliamo di ben 8 Airbus A340 e 1 Airbus A320!).

Proprio queste violazioni da parte di Teheran delle normative internazionali sull’aviazione civile, stanno portando il Congresso americano a prendere delle importanti iniziative, per bloccare accordi come quelli già firmati tra la Boeing e Teheran. Un voto in questo senso e’ già passato alla Camera dei Rappresentati!

L’Europa, invece, fa il gioco delle tre scimmiette, facendo finta di non sapere, non vedere e non sentire. Cosi, per ora nulla si fa sia in Italia che in Francia, per bloccare l’accordo tra la ATR e l’Iran, proprio per la fornitura di vettori civili a Teheran. Vettori che, ancora una volta, potrebbero essere usati dal regime iraniano per sostenere il terrorismo internazionale (di cui l’Iran e’ primo sponsor al mondo dal 1984!).