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Questo articolo potrebbe partire con una grande risata. Come quelle che si usano spesso sui social networks (“ahahahaha”). Perché fa veramente ridere vedere come, mentre le diplomazie Occidentali sono al lavoro per vedere ai loro popoli l’accordo di Vienna – diffondendo una marea di bugie clamorose – all’interno della Repubblica Islamica l’odio dei rappresentanti del regime verso gli Stati Uniti e l’Occidente continua a montare. Ecco allora che, sotto la benedizione del Portavoce della Magistratura iraniana ed ex Ministro dell’Intelligence Gholam Hossein Mohseni Ejei. un Corte iraniana ha emesso un verdetto di condanna contro gli Stati Uniti, chiedendo 50 miliardi di dollari per “danni” ad entità legali e cittadini iraniani. In altre parole, proprio mentre i giornali riempiono le loro pagine parlando di un nuovo capitolo delle relazioni USA – Iran, gli iraniani chiedono i danni a Washington per “i connazionali uccisi dal sostegno americano a diversi gruppi terroristi (tra cui anche Saddam Hussein)”.

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Questa storia fa ancora più sorridere (nella sua drammaticità) perché, nello stesso momento in cui la Corte iraniana chiede i danni a Washington, in una audizione davanti al Senato USA il Generale dei Marine Joseph Dunford dichiara che la Repubblica Islamica dell’Iran e’ direttamente responsabile della morte di almeno 500 soldati americani in Iraq e Afghanistan. Come denunciato da uno dei collaboratori della Senatrice Caroline Rabbit, l’Iran “ha la responsabilità di aver versato il sangue di centinaia di militari americani e l’accordo nucleare darà unicamente al regime di Teheran ancora più miliardi per continuare ad uccidere gli americani“. Lo stesso Generale Dunford, quindi, ha denunciato che il ‘lifting’ delle sanzioni determinerà probabilmente un aumento del finanziamento del regime iraniano a gruppi terroristi come Hezbollah. 

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MEIN KANF IN IRAN

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, un giorno per ricordare la liberazione degli ebrei dai campi di concentramento e per non dimenticare tutti i crimini commessi dal regime nazista. Cogliamo, quindi, questa occasione per parlarvi dell’antisemitismo in Iran, una piaga che – purtroppo – sebbene non supportata dalla popolazione ha toccato i governi al potere a Teheran diverse volte ed è oggi attivamente sostenuta dagli Ayatollah. In principio fu Reza Shah Pahlavi, ufficiale dell’esercito impadronitosi nel 1921, ad essere affascinato dal nazismo e dall’idea di una superiore razza ariana. Lo Shah divenne, purtroppo, un seguace dell’ideologia e lavorò attivamente per costruire un asse strategico con Berlino. Questo asse, nell’ottica dello Shah, doveva servire per ricreare un grande impero persiano, fondato sul culto della sua persona e della razza indoeuropea. Trasformato il nome del paese in “Iran”. lo Shah permise ai tedeschi di installare nel Paese un vero e proprio ufficio politico, il cosiddetto Germany’s Foreign Affairs Bureau, ove le varie spie dei nazisti operarono attivamente per provocare colpi di stato in altri Paesi vicini.

REZA SHAH HITLER

Come noto, un’altra pedina dei nazisti in Medioriente era il Mufti di Gerusalemme, Amin al Husseini (padre politico di Yasser Arafat). Amin al Husseini era un feroce antisemita ed emise numerose fatwe in sostegno dell’ideologia hitleriana. Nel 1941, quindi, al Hosseini tentò di organizzare un golpe pro Nazista a Baghdad, con l’aiuto di Kharaillah Tulfah, futuro padrino politico di Saddam Husseini. Scopo del golpe era soprattutto quello di conquistare i campi petroliferi iracheni e metterli a disposizione delle truppe naziste. Il piano fallì e Amin al Hosseini trovò rifugio priprio in Iran ove provò, anche in quel caso, ad inviare il greggio iraniano alle truppe di Hitler di stanza in Cecoslovacchia e Austria. Come noto, grazie al golpe che portò al potere Mohammad Reza Pahlavi, il regime filo nazista iraniano fu abbattuto e la locale comunità ebraica, tra le più antiche del continente asiatico, riuscì a salvarsi dalle deportazioni ed a rifiorire culturalmente ed economicamente.

AMIN AL HOSSEIN HITLERL’arrivo al potere dell’Ayatollah Khomeini nel 1979 e la creazione della Repubblica Islamica, purtroppo, hanno riportato l’antisemitismo al centro della politica iraniana.  Nonostante il fatto che, ufficialmente, Teheran protegga la locale Comunità ebraica e che ne garantisca anche la rappresentanza in parlamento (un deputato), il regime degli Ayatollah usa la cornice dell’antisionismo e dell’antiamericanismo per ripropinare, costantemente e senza pietà, i pericolossimi stereotipi che hanno determinato la morte di milioni di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. In Iran, infatti, sono facilmente reperibili copie dei Mein Kamp tradotte e in Farsi e il regime incoraggia e finanzia, attivamente, eventi culturali intesi a dare una immagine negativa del mondo ebraico. Qui sotto, priprio ricollegate alla memoria, vi riportiamo solamente alcuni esempi di vignette che potrete trovare pubblicate sui media iraniani, molto spesso quelli più vicini alla Guida Suprema, al Presidente o ai Pasdaran.

 IRAN VIGNETTA 2         IRAN VIGNETTA 3

Il Governo iraniano, chiaramente, giustifica questi accadimenti come un legittimo attacco politico al suo principale nemico, Israele, un Paese che Teheran non ha mai riconosciuto e di cui chiede perennemente la cancellazione dalle mappe. In nome di questo odio verso i sionisti, quindi, il regime iraniano finanzia il terrorismo in  tutto il mondo, sostenendo attivamente organizzazioni terroriste e regimi che, proprio dell’ideologia hitleriana, hanno fatto un loro culto centrale. Ed ecco, quindi, il motivo per cui i militanti del corpo iranino dei Basij o di organizzazioni eversive quali Hezbollah e Hamas, usano quotidianamente il braccio teso in stile nazista come segno di saluto reciproco.

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HEZBOLLAH NAZI

Nonostante i biechi tentativi del regime di dare una forma “politically correct” al suo antisemitismo, la vera natura di questo odio promosso dal regime, è difficulmente mistificabile. Ed ecco allora, spiegato perchè l’ex Presidente Ahmadinejad si è sempre sentito libero di negare la veriticità dell’Olocausto e di organizzare a Teheran – nel dicembre del 2006 – una conferenza negazionista promossa e sostenuta dall’allora Ministro degli Esteri Mottaki. La conferenza, purtroppo, vide anche la partecipazione di rappresentanti italiani (il futurista Leonardo Clerici). Non solo: nel 2009 il regime promosse la produzione di un film intitolato “Il Cacciatore del Sabato”. una pellicola che riproponeva intatti tutti gli stereotimi – anche fisici – promossi dal nazismo. Il film, di cui vi proponiamo un lungo spezzone con annessi sottotitoli in inglese, venne trasmesso con enfasi e clamore dalla TV di stato iraniana IRIB.

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Dopo l’elezione di Hassan Rohani alla Presidenza, quindi, il regime iraniano sta cercando di uscire dall’isolamento internazionale. Il Presidente Rohani, si badi bene, ha sembre sostenuto attivamente la posizione del regime sul tema dell’antisionismo e della caratterizzazione negativa del mondo ebraico. La charm diplomacy che Teheran ha adottato in questi ultimi mesi, purtroppo, ha dato l’idea che l’attuale Governo avesse cambiato qualcosa in materia, ma la verità è ben diversa. Come abbiamo già denunciato, infatti, la posizione ufficiale del regime iraniano non è assolutamente cambiata e le piccole aperture messe in atto in particolare dal Ministro degli Esteri Zarif, hanno determinato una dura reazione da parte degli Ayatollah. Per la cronaca, Zarif si è dovuto recare personalmente di fronte alla Commissione esteri del Parlamento iraniano, per spiegare la sua posizione sull’Olocausto, considerata alternativa rispetto a quella della Guida Suprema Ali Khamenei

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Ormai è un dato di fatto, ben noto anche alla diplomazia americana: dalla caduta di Saddam Hussein in poi, ovvero dal 2003, l’Iran ha approfittato dell’instabilità irachena per iniziare un graduale e costante controllo di buona parte dell’Iraq. Questo controllo, per la precisione, si estende dall’ambito degli accordi economici, a quello degli affari diplomatici, militari e religiosi. E’ bene avere bene chiaro quanto sta succedendo tra Teheran e Baghdad perché, con l’approssimarsi del completamento del ritiro delle forze armate americane dall’Iraq, la geopolitica della regione mediorientale ne sta risentendo in maniera decisiva.

Il coinvolgimento dell’Iran in Iraq è cominciato, come detto, dal 2003 con una forte iniziativa militare ed economica da parte di Teheran. Militarmente, l’Iran ha cominciato a finanziare e armare i miliziani da lei controllati per determinare un veloce ritiro dall’Iraq delle forze militari americane. Di questo finanziamento abbiamo parlato report scaricabile dal nostro blog intitolato “Il sostegno dell’Iran al terrorismo internazionale”. In questa sede basti solo ricordare che tra questi gruppi c’è la Milizia Badr appartenente al Consiglio Supremo per la Rivoluzione in Iraq (ISCI o SCIRI), il partito Dawa del premier iracheno Nuri al-Maliki, i Sadristi e i partiti curdi iracheni KDP e PUK.

Per quanto concerne l’economia, ormai è impossibile citare tutti gli accordi fra Iran e Iraq. Teheran e Baghdad firmarono nel 2009 un accordo da 1,5 miliardi di dollari per la ricostruzione della città di Basra (cinquemila case e tre hotel), al confine con l’Iran. Proprio l’area di Basra, il 14 aprile del 2010, è stata dichiarata “zona di libero scambio” tra Iran e Iraq.  Il 25 aprile del 2010, l’allora responsabile economico dell’Ambasciata d’Iran in Iraq, Ali Heidari dichiarò che il volume di scambi tra i due Paesi aveva superato di dieci volte il valore del 2003, raggiungendo gli otto miliardi di dollari. In ultimo, per iniziativa dello stesso Ahmadinejad, è stato creato il Dipartimento per lo Sviluppo Economico tra Iran e Iraq, una organizzazione per mezzo della quale Teheran invia numerosi agenti segreti a Baghdad sotto la maschera di businessmen.

Se possibile, però, la parte più interessante del coinvolgimento iraniano in Iraq è quella che riguarda la “diplomazia” e la religione. Per infiltrare i propri agenti in territorio iracheno, infatti, la Guida Suprema si è affidata alla Forza Quds, l’unità speciale delle Guardie Rivoluzionarie responsabile per le azioni fuori dall’Iran. In particolare, l’uomo forte dell’Iran in Iraq è il Generale Qassem Suleimani, comandante della stessa Forza Quds. Come non riportare alla mente il messaggio che Suleimani inviò nel 2008 all’allora comandante delle forze americane in Iraq David Petraeus: “Generale, probabilmente lei saprà che io, Qassem Suleimani, controllo la politica dell’Iran in Iraq, Libano, Gaza e Afghanistan. Infatti, l’Ambasciatore a Baghdad è un membro della Quds Force. Chi lo sostituirà sarà, anch’èegli, un membro della Quds Force…”. Detto e fatto: nel luglio del 2010 s’instaura in Iraq come nuovo Ambasciatore iraniano Hassan Danaifar, nato a Baghdad cinquant’anni fa, espulso dall’Iraq di Saddam Hussein ed ex ufficiale dei Pasdaran iraniani. Ex veterano della guerra contro l’Iraq, Danaifar ha precedentemente ricoperto il ruolo di vice comandante della Forza navale delle IRGC, vice Presidente del Centro per la Ricostruzione dei Luoghi Santi, per divenire infine il capo del “Mobayen Center”, il centro che della Forza Quds responsabile per l’esportazione del fondamentalismo khomeinista fuori dall’Iran. Insomma, un pedigree perfetto…

Infine, dulcis in fundo, l’ambito religioso: il 60% degli iracheni è di fede sciita. Da sempre, però, il polo di Najaf si è contrapposto a quello di Qom e il Grande Ayatollah Al-Sistani ha impedito la propagazione dell’interpretazione khomeinista della Velayat-e Faqih (il Potere del Giureconsulto) nei confini iracheni. Oggi, però, Al-Sistani è anziano e dal 2004 non si muove più dalla sua casa di Najaf. Risultato: dal 2003 l’Iran ha lanciato la sua offensiva religiosa su Kerbala e Najad, le due città sante sciite in Iraq. L’uomo forte di Teheran, in questo caso, è il Grande Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, 63, nato anch’egli in Iraq, ma rifugiatosi in Iran dal 1979, dopo che il regime di Saddam iniziò a perseguitare il suo maestro Mohammed Baqir al-Sadr (poi ucciso nel 1980).

Shahroudi ha importanto in Iraq la versione politicizzata dello sciismo iraniano e mira a divenire il nuovo “al-Marjaa al-akbar”, ovvero una “fonte di emulazione”, il gradino più alto che è possibile raggiungere all’interno del clero sciita. Per ora quest’onore spetta unicamente ad Al-Sistani. Hashemi Shahroudi, grazie all’appoggio di Teheran, si sta preparando a raccogliere l’eredità di al-Sistani e, come previsto, ha già pubblicato testi religiosi inerenti ai regolamenti religiosi (precisamente i “Tawdih al-Masail”, ovvero  la “Chiarificazione delle Questioni”).

L’Iraq, la battaglia per la permanenza del massacratore Bashar al-Assad in Siria e il programma nucleare, rappresentano in questo momento le azioni principali che la Repubblica Islamica sta portando avanti senza limiti per ritagliarsi quel ruolo da potenza regionale che, se realizzato, determinerebbe uno sconvolgimento della geopolitica internazionale dalle conseguenze imprevedibili.