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Il Parlamento di Teheran ha protestato “duramente” contro Roma, dopo che l’Ambasciata italiana ha chiesto a due parlamentari iraniani le impronte digitali per ottenere i visti per partire. I due parlamentari, Abolfazl Hassan Beigi e Mohammad Javad Jamali, dovevano venire in Italia come parte di una missione della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera, al fine di ispezionare il lavoro dell’Ambasciata iraniana a Roma.
Per il deputato Hassan Biegi, la richiesta delle impronte digitali da parte del personale del consolato italiano a Teheran, rappresenta “un insulto alla Repubblica Islamica” e il Parlamento non “permettera’ all’Ambasciata di continuare” con questi comportamenti offensivi (notoriamente, lo stile del regime iraniano e’ la minaccia…).
Secondo quanto riportato dai media iraniano, pare anche che il Presidente della Commissione parlamentare Sicurezza Nazionale e Politica Estera, Alaeddin Boroujerdi, ha “persino suggerito che l’Ambasciata prendesse le impronte digitali all’interno del Parlamento, ma loro (i diplomatici italiani, NdA), hanno rifiutato dietro vari pretesti”.
La visita dei due parlamentari iraniani e’ stata quindi rinviata di un mese, ma i deputati hanno chiarito che non partiranno se l’Ambasciata italiana a Teheran continuera’ a chiedere le impronte digitali.
Sotto una immagine del bellissimo giardino persiano oggi parte dell’edificio dell’Ambasciata d’Italia a Teheran

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Il 12 dicembre scorso, proprio mentre Angelino Alfano si apprestava a sostituire Gentiloni alla Farnesina, il Ministero degli Esteri italiano diramava un comunicato ufficiale su Aleppo. Nel comunicato, la Farnesina esprimeva preoccupazione per la situazione ad Aleppo est, riaffermando “l’imperativo di proteggere la popolazione civile e rispettare il diritto umanitario internazionale”. Belle parole, ma purtroppo nulla di più (Esteri).

Già perchè la condanna di quanto succeede ad Aleppo da parte del Ministero degli Esteri italiano, suona alquanto stonata. E’ proprio dalla Farnesina, infatti, che in questi anni è stato promosso il riavvicinamento tra Roma e Teheran. Un riavvicinamento talmente veloce e assertivo, da portare addirittura la radicale Emma Bonino ad affermare pubblicamente che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con l’Iran” (Rai News 24). Una gara che il Governo italiano ha quindi provato a vincere addirittura ricevendo Hassan Rouhani, a capo di un regime fondamentalista, come uno statista e coprendo in suo onore le statue nude in Campidoglio (New York Times). Negli ultimi anni la Repubblica Islamica ha praticamente godoto di un sostegno  incondizionato da parte del Ministero degli Esteri Italiano, sino a far dire a Rouhani che, ìOvviamente, a questo sostegno hanno fatto seguito decine di delegazioni economiche e politiche. In tal senso, come non ricordare i velatissimi viaggi in Iran, non solo dell’ex Ministro Bonino, ma anche della Presidente della Camera Boldrini e della Presidente del Friuli Venezia Giulia, Deborah Serracchiani (No Pasdaran). Tutte donne Occidentali e riformiste, incapaci di dire una singola parola sui diritti delle donne iraniane, davanti ai Mullah iraniani…

Ora veniamo al conflitto siriano. In Siria, a sostegno di Bashar al Assad, sono oggi impegnati oltre 70,000 truppe iraniane, ma si vocifera che siano almeno il doppio. A queste vanno sommate le milizie sciite controllate da Teheran, primo fra tutti Hezbollah, ma anche i gruppi paramilitari provenienti dall’Iraq e le brigate composte da afghani, pakistani e palestinesi. Come ammesso dagli stessi iraniani, sono queste milizie paramilitari sciite che, direttamente dal terreno, informano l’aviazione russa sulle aree da bombardare. Ergo, sono queste milizie comandate dall’Iran, le prime responsabili dei massacri di civili attualmente in corso ad Aleppo Est. Non solo: secondo quanto riporta il Guardian, sono ancora queste milizie che stanno impedendo ai civili sopravvissuti di lasciare la città in fiamme (The Guardian).

Davanti alla tragedia di Aleppo, quindi, non è più possibile tergiversare e girare intorno alle parole. Se davvero il Ministro Alfano vuole imprimere un nuovo passo alla diplomazia italiana, deve iniziare allontanando l’immagine dell’Italia da quella del regime iraniano. Lo deve fare non solo come segno di solidarietà per i civili siriani, ma anche per la tutela degli stessi interessi nazionali italiani. La guerra siriana non finirà ad Aleppo. Al contrario, dopo la possibile vittoria manu militari, il risentimento sunnita verso gli sciiti non potrà che aumentare, provocando ancora morti e dolore. In questo contesto, sicuramente, l’appiattimento di Roma sulle posizioni di Teheran, nel lungo periodo, non farà che danneggiare l’Italia, i suoi valori democratici e i suoi stessi interessi geopolitici ed economici.

 

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Secondo un accordo firmato, separatamente, con la Germania e con l’Italia, il regime iraniano avrebbe dovuto inviare a Berlino e Roma oltre quaranta opere d’arte di artisti Occidentali e iraniani, attualmente esposte al Museo di Arte Contemporanea di Teheran. Le opere, secondo quanto previsto dagli accordi, avrebbero dovuto essere esposte alla Galleria Nazionale di Berlino e al MAXXI di Roma, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 (Tehran Times).

Improvvisamente, però, secondo quanto dichiarato dal Ministro della Cultura iraniano Reza Salehi-Amiri, Teheran ha deciso di sospendere l’invio delle opere d’arte e di avviare una speciale inchiesta. Perchè? Semplice: per il rischio di non rivedere più le opere inviate. Questo, per due motivi, il primo legale, il secondo vergnosamente offensivo per Germania e Italia.

La questione legale è semplice: le opere non sono del regime iraniano, ma sono state rubate dalle case private della famiglia Pahlavi, dopo la deposizione dello Shah nel 1979. Ergo, una volta uscite dall’Iran, possono essere bloccate dagli eredi Pahlavi, con una semplice causa in Tribunale. La seconda motivazione, ha dell’incredibile: qualcuno a Teheran ritiene che ci sia il rischio che Roma e Berlino facciano una copia delle opere, e decidano di tenere gli originali e rimandare in Iran i falsi. Un insulto vero e proprio!.

Davanti a simili offese, sarebbe una vergogna se – alla fine di questa storia – il Governo italiano e la città di Roma dovessero accettare di continuare la cooperazione culturale con l’Iran!

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Qui sotto vi mostriamo un video esclusivo, caricato ieri su Youtube da attivisti iraniani. Il video, diviso in tre parti, mostra diversi modi in cui la polizia iraniana tortura gli attivisti per i diritti umani e i giovani che non si conformano ai dettami della Repubblica Islamica. Vedrete un ragazzo arrestato perchè portava dei capelli più lunghi di quanto consentito dal regime: la polizia gli mette sui capelli una polvere infiammente e accennde il fuoco. Vedrete poi un giovane attivista a terra, bastonato senza alcuna pietà. In questa parte, purtroppo, sentirete le sue grida di dolore e la sua richiesta di essere lasciato in pace. Infine, nell’ultima parte, vedrete un altro giovane picchiato a sangue con dei bastoni, questa volta con le mani legate per impedirgli di potersi ribellare. I video, come vedrete, sono sfocati perchè sono stati girati in maniera amatoriale da attivisti, per essere poi segretamente diffusi in Rete aggirando la censura.

Tutto questo, neanche a dirlo, alla Fiera di Roma dedicata all’Iran nessuno vi mostrerà mai un video simile. Purtroppo per i propagandisti filo regime, però, la sola realtà dell’Iran khomeinista è questa. A dispetto di tutta la finta narrativa che le lobby al servizio di Teheran stanno diffondendo, nessuno potrà mai cancellare la realtà dei fatti… 

 

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Una popolare canzone romana ha un famoso ritornello che fa: “ma che ce frega, ma che c’emporta….Come stranoto, la frase continua con “se l’oste al vino c’ha messo l’acqua“. Nel caso dell’Iran e dell’arrivo di Rouhani in Italia, si potrebbe aggiungere “se i Mullah continuano a reprimereee”…Perché e’ esattamente quello che sta accadendo in questo periodo.

Mentre l’Europa – Roma e Parigi in testa – stanno preparando i tappeti rossi per ricevere il Presidente iraniano, nella Repubblica Islamica non si ferma l’abuso spietato dei diritti umani. L’ultimo a pagarne le spese e’ stato Esmail Gerami Moghaddam, ex membro del Parlamento ed ex portavoce del partito riformista Etemad Melli. Il movimento politico Etemad Melli venne creato da Mehdi Karroubi, leader del Movimento Verde insieme a Mir Hossein Mousavi e Zahra Rahnavard. Dal febbraio del 2011, Karroubi, Mousavi e la Rahnavard sono costretti agli arresti domiciliari, senza alcun contatto con l’esterno e senza aver subito alcun regolare processo.

Esmail Gerami Moghaddam e’ stato arrestato nel luglio del 2015 all’aeroporto di Teheran, mentre ritornava in Iran dopo aver completato un dottorato in India e Malesia  (GaiaItalia.com). Moghaddam aveva lasciato il paese nel 2009, in seguito alla repressione delle proteste popolari, seguite alla falsata rielezione del Pasdaran Mahmoud Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran. Dopo essere stato fermato, l’ex parlamentare riformista e’ stato accusato di “propaganda contro lo Stato”, secondo l’articolo 500 del Codice Penale Islamico.

Senza alcuna prova concreta e contrariamente a quanto scritto anche all’interno del Codice Penale Islamico in vigore in Iran, Esmail Gerami Moghaddam, e’ stato condannato a sei anni di carcere (Iran Human Rights).. Secondo l’articolo 500 del Codice Islamico, infatti, per coloro che sono accusati di “propaganda contro lo Stato”, la pena detentiva deve andare da un minimo di 3 mesi ad un massimo di un anno di carcere (Codice Penale Islamico). Il giudice Salavati, uomo da sempre vicino alle Guardie Rivoluzionarie, non solo ha condannato Moghaddam senza prove, ma ha anche disobbedito alle stesse normative vigenti nella Repubblica Islamica.

Purtroppo, come denuncia l’avvocato di Moghaddam, la Corte Rivoluzionaria iraniana che ha condannato l’ex parlamentare riformista, ha dimostrando anche di non avere alcuna pietà per le sue condizioni di salute. Esmail, infatti, ha da tempo problemi agli occhi e ha perso praticamente il 97% della sua capacita’ visiva. Praticamente, ciò significa che egli non può fare nulla da solo e ha costante bisogno di una assistenza. Per questo, tra le altre cose, anche il dottore del carcere ha fatto presente alle autorità che la struttura non e’ attrezzata per assistere persone come Esmail Gerami Moghaddam.

Concludiamo aggiungendo che Esmail Moghaddam e’ anche un veterano della guerra Iran – Iraq, nota nella Repubblica Islamica come la “Sacra Difesa”. In un Paese dove quel conflitto rappresenta ancora oggi una base fondamentale del potere dei Mullah e dei Pasdaran, la condanna di Esmail e’ un segno chiaro della profondità delle repressioni in atto in questo periodo all’interno dell’Iran.

Per non dimenticare

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In Iran si e’ aperta la Fiera Internazionale del Libro a Teheran. L’Italia – dopo anni di assenza – sembra avere oggi un posto in prima fila in questo evento, tanto che l’Ambasciatore a Teheran Mauro Conciatori ha definito la Fiera come “un punto di svolta” delle relazioni tra l’Italia e l’Iran. Ieri, quindi, il sito IBNA ha pubblicato una intervista a Carlo Giovanni Cereti, professore dell’università La Sapienza di Roma e attuale attache’ culturale italiano in Iran. In questa intervista, secondo quanto riportato dai media locali, il Professor Cereti ha dichiarato di amare la cultura iraniana perché “e’ una cultura della moderazione e una cultura che media tra Asia e il Mar Mediterraneo. Il Professore, quindi, ha ricordato l’accordo tra l’Istituto Treccani e la Grande Enciclopedia Islamica, comparando le pubblicazioni della casa editrice italiana alle due enciclopedie sull’Islam pubblicate da Seyed Kazim Bojnordi e da Gholam-Ali Haddad-Adel.

Ora, come noto, noi siamo i primi ammiratori della grande cultura Persiana e della storia del popolo iraniano. Proprio per questo, quindi, ci ribelliamo e protestiamo contro coloro che usano questa grande cultura per elogiare il regime iraniano, un regime che ha alla sua base il fanatismo e che ha fatto dell’Islam uno scudo per giustificare l’abuso dei diritti umani e finanziare il peggior terrorismo nel mondo. Per questo, quindi, riteniamo incredibile che il rappresentante italiano in Iran – tra le altre cose grande esperto di cultura iraniana – confonda il fondamentalismo con la moderazione. Soprattutto, rifiutiamo l’idea che la grande tradizione dell’Enciclopedia Treccani, possa essere comparata con pubblicazioni promosse da personaggi come Gholam-Ali Haddad-Adel, ex speaker del Parlamento iraniano, e rappresentante dell’ala più conservatrice del regime. Marito della figlia dell’Ayatollah Khamenei, Gholam-Ali Haddad-Adel e’ noto per il suo sostegno alla repressione delle proteste del 2009 e per aver dichiarato che non e’ necessario svolgere alcun processo contro Mir Hossein Mousavi, leader dell’Onda Verde, costretto agli arresti domiciliari e all’isolamento dal 2011. Peggio, parlando di relazioni internazionaliGholam-Ali Haddad-Adel e’ anche noto per aver dichiarato che “la pretesa Occidentale del rispetto dei diritti umani e’ solo uno slogan vuoto”.

Per quanto concerne l’Iran come ponte fra Asia e il Mar Mediterraneo, vogliamo ricordare che pensare di basare la connessione tra due grandi aree geografiche sul regime khomeinista e’ davvero preoccupante e pericoloso. Al di la’ delle mappe, infatti, bisogna anche basare una relazione stabile sulla qualità dell’interlocutore. L’Iran di oggi – o meglio la Repubblica Islamica della Velayat-e Faqih – e’ un regime imperialista che, in nome della diffusione dell’ideologia khomeinista, sta finanziando la repressione siriana, destabilizzando il Libano attraverso Hezbollah, lavorando di pari passo con i criminali di Isis per dividere l’Iraq e provocando una nuova drammatica crisi nel Golfo attraverso la minoranza Houti in Yemen. Tutto ciò, senza contare le repressioni all’interno dell’Iran contro le minoranze etniche, in primis gli Arabi dell’Ahwaz e i curdi, oggi in prima linea nella guerra al Califfato. Un imperialismo che ha esacerbato lo scontro all’interno dell’Islam, trasformandolo in una vera e propria guerra settaria.

Se proprio il Professor Cereti vuole elogiare l’Islam dell’ Iran post-1979, allora gli consigliamo di farlo battendosi per la libertà di Ayatollah come Kazemi Boroujerdi (il Mandela iraniano), imprigionato da anni dal regime iraniano per la sua contrarietà al Khomeinismo e il suo sostegno ad un Iran democratico. In questi giorni tra l’altro, a proposito di libri, contro all’Ayatollah Boroujerdi e’ stata mossa una nuova accusa proprio per un testo da lui scritto. Un libro che certamente il Professor Cereti non troverà alla Fiera Internazionale di Teheran, ma che sicuramente gli consigliamo di leggere…

Protesta contro Haddad-Adel all’Universita’ di Teheran (2009)

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Haddad-Adel attacca la BBC e la definisce un Canale di Baha’i

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Ieri il Ministro degli Esteri italiano Gentiloni e il Ministro degli esteri del regime iraniano Zarif hanno avuto un colloquio telefonico. Fin qui, niente di nuovo. Numerose volte, come sappiamo, l’ex Ministro degli Esteri Mogherini ha avuto conversazioni con il suo omologo iraniano (ieri stesso i due si sono riparlati) mentre, purtroppo, Emma Bonino è oggi in prima fila nella promozione dei rapporti tra l’Occidente e la Repubblica Islamica. Da responsabile della Farnesina, lo ricordiamo, si presentò tutta velata in Iran e disse la sfortunata frase “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran”. Ciò che non convince nella telefonata Gentiloni – Zarif , è la diversa versione dei comunicati ufficiali pubblicati dai due Ministeri degli Esteri.

Vediamo quindi, in primis, quanto scritto dalla Farnesina. Secondo il Ministero italiano: “Si è svolto oggi pomeriggio un colloquio telefonico tra il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni e il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, nel corso del quale si è fatto il punto sulle trattative in corso sul nucleare iraniano. Il negoziato per raggiungere un accordo globale e verificabile è stato – come noto – prolungato fino al 30 giugno. Il suo esito positivo consentirebbe un ulteriore miglioramento delle relazioni tra i due Paesi in vari settori, tra cui in particolare quello economico e culturale“. Il comunicato si conclude con la notizia dell’invito a visitare l’Iran fatto da Zarif a Gentiloni. Come si nota, quindi, il Ministro Gentiloni – pur continuando con la linea di apertura verso Teheran – sembra condizionare lo sviluppo delle relazioni tra Italia e Iran all’esito positivo del negoziato nucleare.

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Molto diverso il tono comunicato ufficiale pubblicato dal Ministero degli Esteri iraniano. Nel comunicato di Teheran, la questione del negoziato sparisce completamente. Quotiamo in inglese: “Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif and his Italian counterpart Paolo Gentiloni discussed the further expansion of bilateral ties between the two sides in all fields. The two chief diplomats also explored the latest regional and international developments, and stressed exchanging delegations between the two countries and continuous bilateral political consultations during their phone call“. Come si nota, la diplomazia iraniana fa sparire completamente la condizionale dell’accordo nucleare, mettendo in luce – come sempre – solo la parte meramente propagandistica della telefonata Zarif – Gentiloni.

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E’ noto che in diplomazia le parole hanno un peso e il loro uso – molto spesso – definisce delle indicazioni sulle politiche internazionali dei vari Paesi. Sorge quindi una domanda: i due diversi comunicati sono casuali, o Teheran volontariamente emette di citare le parole del Ministro Gentiloni? Se fosse vera la seconda parte della domanda, si tratterebbe di un omissis importante e dovrebbe far riflettere tutti sul modo in cui l’Iran usa i Paesi che definisce amici. Proprio ieri, va ricordato, Zarif ha parlato dei negoziati davanti al Parlamento iraniano. In quell’occasione – secondo quanto dichiarato dagli iranianiZarif non ha fatto altro che descrivere i negoziati come la dimostrazione della sconfitta dell’Occidente e ha ribadito come Teheran non consideri l’idea di sospendere l’arricchimento dell’uranio e la chiusura dell’impianto di Qom, costruito illegalmente sotto il controllo dei Pasdaran.

Alla diplomazia italiana, infine, ci preme ricordare un’ultima cosa: indubbiamente, come sostenuto da Gentiloni, un accordo sul nucleare è importante per tutta la Comunità Internazionale. Allo stesso tempo, però, una democrazia antifascita come quella italiana – in prima fila nella promozione della Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte – non può dimenticare la questione dei diritti umani nello sviluppo delle relazioni con il regime iraniano. Come sottolineato dal Senatore Luigi Manconi, Capo della Commissione Diritti Umani del Senato, “è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“. Ci auguriamo davvero che questo aspetto non venga mai dimenticato!

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