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fars

Lo scontro interno in Iran si approfondisce sempre di piu’. In un incontro con importanti clerici, il rappresentante presso i Pasdaran della Guida Suprema Khamenei, l’Hojjat al-Eslam Ali Saidi, ha affermato che:

  • Una delle odierne minacce piu’ pericolose contro la Repubblica Islamica è quella portata da coloro che cambiano le frasi, mutano i significati, stravolgono i concetti e sequestrano i principi della Repubblica Islamica
  • Noi abbiamo due opzioni: arrenderci in maniera vile all’America, oppure confrontare il mondo dei bulli (l’Occidente, NdA) e rombere loro le corna. Se seguiremo il volere della Guida Suprema raggiungeremo l’obiettivo subile dell’Imam Khomeini e della Rivoluzione“.

Il riferimento alla fazione di Hassan Rohani e dell’Ayatollah Rafsanjani è a dir poco palese. Quella di Ali Saidi rappresenta una delle piu’ dure prese di posizione contro il Presidente iraniano. Si badi bene: non si tratta di uno scontro tra forze liberali e democratiche e forze conservatrici. Si tratta di una battaglia di interessi politici ed economici, tra coloro che vogliono promuovere una normalizzazione dei rapporti economici con l’Occidente e gli Stati Uniti e coloro che invece sostengono una chiusura netta. Purtroppo, nulla che abbia veramente a che fare con la libertà e i diritti del popolo iraniano.

Nello stesso periodo del discordo di Ali Saidi, il Vice Capo dei Pasdaran Masoud Jazayeri ha dichiarato che l’Iran è pronto per spazzare via Tel Aviv (Israele) e continuare la guerra sin dentro gli Stati Uniti…

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Del nuovo Iran ormai discute da tempo tutto il mondo. Come abbiamo detto e come dimostrato, nella Repubblica Islamica non è davvero cambiato nulla anzi, al contrario, le condanne a morte e gli attacchi contro gli oppositori, si sono intensificati e brutalizzati. Nonostante la charm diplomacy che il regime sta portando avanti, anche il fine ultimo ed unico degli Ayatollah non è mai cambiato e una nuova riprova, in queste ore, è arrivata dalle parole del Pasdaran Ahmad Vahidi, ex Ministro della Difesa di Ahmadinejad ed attuale capo del Centro di Ricerca di Difesa dell’esercito.

In un discorso pronunciato alla Imam Hussein University, Ateneo di formazione degli ufficiali dei Pasdaran, Ahmad Vahidi ha rimarcato la centralità dell’esportazione della rivoluzione khomeinista nel mondo e la necessità di usare ogni mezzo per ottenere questo obiettivo. Vahidi ha testualmente affermato che “quando noi [l’Iran, N.d.A.] diciamo che ‘dobbiamo costruire il mondo’, questo significa che dobbiamo esportare la rivoluzione. Ovvero, dobbiamo costruire il mondo sulla base della dottrina e degli insegnamenti della rivoluzione islamica“. Ancora, commentando l’attuale negoziato nucleare tra Teheran e il Gruppo del 5+1, Vahidi ha evidenziato come “coloro che parlando di ‘ritorno dell’Iran all’interno della Comunità internazionale’, intendono dire che noi dobbiamo essere coerenti con la nostra identità rivoluzionaria, indipendentista e anti Occidentale, nello sforzo di esportare la rivoluzione e il pensiero Islamico“. Infine, commentando i recenti eventi, Vahidi ha attaccatto i sedizionisti del 1999 e del 2009 (ovvero i giovani studenti iraniani che hanno manifestato contro il regime) ed accusato l’America di essere debole ed incapace di influenzare il futuro.

Le parole di Ahmad Vahidi sono la miglir risposta a coloro che parlando del “nuovo Iran”. Il regime iraniano e i suoi rappresentanti più influenti, non hanno mai abiurato allo scopo eversivo ed aggressivo del regime khomeinista. Il fatto che l’esportazione della rivoluzione come main core business della Repubblica Islamica venga ribadito da un personaggio come il Generale Vahidi, è una notizia importantissima e molto significativa. Vahidi, infatti, è stato il comandante della Forza Quds dei Pasdaran, l’Unità speciale delle Guardie Rivoluzionarie responsabile da sempre dell’esportazione della velayat-e faqih nel mondo. In questo ruolo, tra le altre cose, Ahmad Vahidi è stato la mente dell’attentato terrorista al centro ebraico di Buenos Aires nel 1994, un attacco che costò la vita ad 85 inermi civili (un attentato per cui Vahidi è stato inserito nella lista dei ricercato internazionali dall’Interpol).

A tal proposito, infine, va rimarcato che – proprio in questi giorni – il Dipartimento di Stato americano ha riclassificato nuovamente l’Iran come un paese sponsor del terrorismo a livello internazionale….

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Nell’epoca dell’appeasement occidentale verso il regime iraniano, è bene ricordare a tutti cosa veramente gli Ayatollah e il regime iraniano pensano degli Stati Uniti d’America e dell’Occidente

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apertura

Nella storia dell’Islam sciita il comandante al-Mukhtar è un eroe (per esteso il suo nome sarebbe al-Mukhtār ibn Abī ʿUbayd Allāh, in arabo المختار بن أبي عبيد الله الثقفي ) . Fu lui, infatti, a guidare una rivolta contro il califfato Ommayade per vendicare la morte dell’Imam Ali nel 680. La ribellione ebbe successo, anche se fu di breve durata e portò alla morte dello stesso al-Mukhtar nel 687. Nella tradizione sciita, quindi, Mukhtar rappresenta il coraggio e la giustizia, la vendetta contro i nemici sino all’eroico sacrificio della propria vita (nello sciismo il martirio è un vero e proprio culto che trova nel giorno dell’Ashura, il ricordo della morte di Ali, il suo momento più alto). Il mito del comandante Mukhtar, chiaramente, ha plasmato totalmente la Repubblica Islamica. La televesione nazionale iraniana, IRIB, ha trasmesso un colossale di 40 puntate dedicate alla narrativa di Mukhtar, mentre in Iraq è stato creato un movimento terrorista jihadista, finanziato dall’Iran, denominato proprio Mukhtar Army (al comando di Jaysh Al-Mukhtar).

Di recente, purtroppo, il mito di Mukhtar è stato usato per insegnare ai giovani iraniani l’odio verso tutti coloro che criticano la Guida Suprema. Unendo tradizione e modernità, gli informatici del regime hanno creato un videogame intilato “Il Ritorno di Mukhtar”. Il gioco, però, non ha nulla a che vedere con la storia dello sciismo e la ben nota diatriba con il mondo sunnita. Al contrario, il giocatore ha come obiettovo quello di uccidere i nemici della Repubblica Islamica. Così, al fianco delle solite bandierine di Israele e degli Stati Uniti, appaiono i volti dei leader dell’Onda Verde, Moussavi e Karroubi, ma anche quello dell’ex Presidente riformista Khatami. Vogliamo ricordare che, nel 2011, furono gli stessi deputati iraniani ad invocare la morte di Moussavi, Karroubi e Khatami, durante una seduta del Majles. Una nuova riprova della bestialità della politica iraniana (vedere per credere).

Qui sotto vi proproniamo alcuni spezzoni di questo macabro videogame. Si tratta, vogliamo ribadirlo, di una nuova riprova della degenerazione fondamentalista e ossessiva del regime khomeinista. L’ennesima conferma che, a dispetto delle incoraggianti parole di Rohani, Teheran ben poco è cambiato….

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quinta

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Solamente pochi giorni fa, il Ministro della Cultura iraniano Jannati annunciava che Teheran non considera reato l’iscrizione ad un social network. Sembrava una prima apertura politica, una reale consapevolezza del fatto che il regime non poteva continuare ad combattere contro la modernità. Nuovamente, però, alla propaganda del regime non sono corrisposti i fatti. Dall’Inghilterra, infatti, arriva una notizia che ha dell’assurdo: Roya Saveri Negad Nobakht, una studentessa iraniana residente a Stockport, è stata fermata all’aeroporto di Shiraz per aver scritto sulla sua pagina Facebook un commento critico contro la Repubblica Islamica.

Secondo le informazioni fornite dalla famiglia, Roya si era recata in Ira nell’ottobre scorso per visitare la sua famiglia. Durante la visita a Teheran, la donna aveva scambiato alcune opinione con degli amici in Inghilterra, tramite la chat di Facebook. Nelle discussioni, Roya aveva coraggiosamente denunciando l’eccessiva oppressione e islamizzazione imposta dal regime iraniano alla popolazione. Risultato: come suddetto, dopo essere scesa dall’aereo all’aeorpoto di Shiraz per una breve visita ad un amico, la donna è stata fermata dagli agenti dell’intelligence e accusata di complottare contro i Mullah.

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Il marito della donna, Daryoush Taghipoor, ha espresso tutta la sua tristezza per l’accaduto e rimarcato come la moglie si trovi anche in una condizione di salute precaria. Le pressioni e le minacce subite in carcere, infatti, le hanno fatto perdere peso e causato trami rilevanti. Daryoush ha anche ricordato che la sua compagna non è una attivista politica, ma una studentessa e lavoratrice impegnata costruirsi un futuro migliore lontano dall’Iran. A quanto pare, secondo una foto diffusa dalla famiglia (sopra), la donna si era recata recentemente anche in Italia.

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