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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…

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In Farsi si chiama “Emad”, in inglese “Pillar” e in Italiano “Pilastro”. Come lo si chiami poco importa, ciò che conta e’ che l’Iran ha testato un nuovo missile balistico SSM (superficie-superficie) a lunga gittata. Un missile variante dello Shahab-3, capace di raggiungere perlomeno i 1700 chilometri di gittata. La differenza rispetto al “suo patrigno” e’ data dalla maggiore manovrabilità del missile Emad, in poche parole dalla capacita’ di colpire un bersaglio con maggior precisione (CSIS).

Ora: non e’ certo la prima volta che la Repubblica Islamica testa un missile balistico. Non e’ la prima volta e certo non sara’ l’ultima. C’e’, pero’, qualcosa di diverso in questa nuova mossa di Teheran: il nuovo test missilistico, infatti, dimostra tutte le illusioni, le debolezze e le bugie dell’Iran Deal. Sottolineiamo il termine bugie, riferendoci al “prodotto di scarsa qualità'” che le diplomazie Occidentali stanno vendendo in questi mesi al pubblico, allo scopo di ottenere sostegno per l’accordo nucleare con l’Iran. Ecco di seguito una dimostrazione pratica di quanto appena affermato.

Pochi sanno che, almeno in teoria, l’accordo firmato il 14 luglio scorso a Vienna tra l’Iran e il P5+1 – il cosiddetto JCPOA – e la risoluzione ONU che ne e’ seguita – la numero 2231 – non sono la stessa cosa. Meglio: secondo la lettura Occidentale, la Risoluzione ONU seguita all’Iran Deal sarebbe la naturale prosecuzione del patto stretto in Austria e, tra le altre cose, la sola via che l’Iran ha per ottenere legalmente la fine delle sanzioni. Infatti, se a dover essere cancellate sono le sanzioni approvate dalle Nazioni Unite, e’ assolutamente logico che il JCPOA deve trovare un fondamento legale nel Consiglio di Sicurezza ONU. Purtroppo, il regime iraniano non la vede allo stesso modo.

Secondo la lettura di Teheran, infatti, il JCPOA e la Risoluzione ONU 2231 non sono “naturalmente collegati”. Per questo motivo, parola dell’establishment iraniano, il regime islamico ritiene di dover rispettare unicamente quanto stipulato a Vienna e non quanto incluso nella Risoluzione delle Nazioni Unite. Perche’? Semplice: per avere le mani libere e poter tornare indietro in ogni momento. Evitando il “committment” alla Ris. 2231, l’Iran evita anche di dover tener fede agli allegati della risoluzione ONU. Tra questi allegati c’e’ il cosiddetto “Annex 3” che, precisamente,  “richiama l’Iran a non mettere in atto attività collegato allo sviluppo di missili balistici capaci di trasportare armi nucleare, compresi sistemi di lancio usati per questo genere di tecnologia per missili balistici, per almeno otto anni dalla firma dell’JCPOA” (UN. Res. 2231).

Perché questa differenza e’ estremamente importante? Per vari motivi. Il primo, ovvio, e’ che due diverse vedute di una stessa intesa da parte dei contraenti, sono il primo passo per il fallimento di un accordo. Secondo motivo, forse più importante, e’ che l’Iran non ritiene di essere obbligato a rispettare quanto previsto dalla risoluzione ONU (di cui pero’ intende godere dei vantaggi). Tra le altre cose inserite nella Ris. ONU 2231 e non nel JCPOA, c’e’ anche l’embargo alla vendita di armamenti all’Iran per i prossimi cinque anni (Memri).

La differenza tra il JCPOA e la Risoluzione ONU 2231, quindi, sono la lampante dimostrazione della inconsistenza tecnica dell’accordo nucleare con l’Iran. Un accordo sottoscritto per meri fini politici, non legato alla sicurezza mondiale, ma al business internazionale. Che almeno si abbia il coraggio di ammetterlo. 

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