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E’ stato ricoverato d’urgenza in ospedale Ehsan Mazandarani, giornalista riformista imprigionato per le sue posizioni politiche nel carcere di Evin. Il corpo di Ehsan non ha retto alla decisione del detenuto di dichiarare uno sciopero della fame, in protesta per le torture subite durante gli interrogatori (Iran Human Rights).

Per denunciare quanto accaduto, Ehsan aveva anche scritto direttamente ad Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran. Risultato: Ehsan e’ stato trasferito dal braccio 8, al braccio 2-A del carcere di Evin, quello controllato direttamente dai Pasdaran. Qui, il povero giornalista, e’ stato ancora una volta torturato e gli e’ stato chiesto di negare di aver scritto la lettera a Khamenei. Coraggiosamente, il giornalista iraniano ha rifiutato. Davanti ai silenzi delle autorità e alle violenze, Ehsan ha deciso di dichiarare lo sciopero della fame.

Il 20 giugno, come suddetto, Ehsan Mazandarani ha avuto un attacco di cuore ed e’ stato immediatamente ricoverato nell’ospedale Sina di Teheran. Inizialmente, per la precisione, il detenuto era stato portato nel reparto medico del carcere, ma ovviamente i medici di Evin si sono immediatamente accorti di non avere le necessarie attrezzature richieste per l’emergenza.

L’arresto di Ehsan Mazandarani: un caso riaperto con Rouhani

Ehsan Mazandarani e’ stato arrestato la prima volta nel 2012 insieme ad altri 20 giornalisti, durante le proteste contro l’ex Presidente iraniano Ahmadinejad. Poco dopo essere stato rilasciato, gli era stato promesso che la sua pratica sarebbe stata chiusa e sarebbero finite le persecuzioni.

Cosi non e’ stato: dopo l’arrivo al potere di Rouhani, Ehsan e’ stato nuovamente fermato dai Pasdaran e il processo contro di lui e’ stato incredibilmente riaperto. Riarrestato il 2 novembre del 2015, il giornalista iraniano e’ stato condannato a 7 anni di carcere. Per lui l’accusa, come al solito, e’ quella di “propaganda contro lo Stato” e ” aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale”. Neanche a dirlo…il giudice che lo ha condannato e’ Mohammad Moghisseh, notoriamente vicino ai Pasdaran…(Iran Human Rights).

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In queste ore milioni di iraniani si stanno recando ai seggi per eleggere il nuovo Parlamento e la nuova composizione dell’Assemblea degli Esperti. Al di la’ di quello che sara’ il risultato, si tratta di elezioni falsate già in partenza, considerando che il potente Consiglio dei Guardiani ha squalificato il 60% dei candidati sgraditi all’establishment.

I mesi intercorsi tra la firma dell’accordo nucleare e le elezioni di oggi in Iran, sono stati mesi di durissime repressioni all’interno della Repubblica Islamica. In carcere sono finiti indiscriminatamente artisti, giornalisti sgraditi, politici non allineati e soprattutto attivisti per i diritti umani e civili. Sul loro arresto, sui falsi processi e sulle assurde condanne, l’Occidente e’ rimasto colpevolmente zitto. Invece di porre chiare condizioni per un nuovo dialogo, l’Occidente – prima fra tutti Federica Mogherini – ha scelto la linea del silenzio assenso, avviando una serie di vergognose processioni a Teheran o coprendo simboli culturali nazionali, per non offendere Hassan Rouhani (leggi Italia).

Cosi, non stupisce che, mentre gli iraniani si recano ai seggi, le repressioni nella Repubblica Islamica continuano liberamente. In queste ore arriva la notizia del trasferimento in cella di isolamento del giornalista e politico riformista Isa Saharkhiz, già responsabile del dipartimento stampa del Ministero della Cultura ai tempi di Khatami, arrestato la prima volta nel 2009 in seguito alle proteste popolari dell’Onda Verde.

Liberato nell’Ottobre del 2013, Isa Saharkhiz e’ stato arrestato nuovamente il 3 novembre del 2015 – insieme ad altri quattro giornalisti riformisti – con l’accusa di essere parte di un network in contatto con “nemici Occidentali” (Journalism Is Not A Crime). Subito dopo il suo arresto, Isa ha dichiarato un estenuante sciopero della fame per protestare contro la detenzione illegale. Uno sciopero durato ben 48 giorni e terminato solo dietro la promessa del rispetto dei suoi diritti legali. Uno sciopero della fame che ha fatto perdere al politico riformista – già fisicamente debilitato – ben 20 kg (Journalism Is Not A Crime).

Il 19 febbraio scorso, quindi, Isa Saharkhiz ha avuto modo di parlare brevemente con la famiglia, informandola del suo trasferimento in cella di isolamento. I parenti hanno denunciato di non aver avuto nessuna spiegazione in merito alle ragioni di questo trasferimento. Non solo: Mehdi Saharkhiz, ha denunciato che nonostante il processo contro suo padre inizierà il prossimo 6 marzo, Isa non ha avuto ancora modo di parlare con un avvocato (Iran Wire). Per la cronaca, in Iran, il trasferimento in isolamento significa stare in una cella di due metri per 1,5 metri, senza bagno, con un paio di coperte e nessun letto. 

In una intervista rilasciata poco dopo l’inizio della prigionia del padre, Mehdi Saharkhiz ha collegato l’arresto con le elezioni iraniane e ha accusato direttamente l’Ayatollah Khamenei, incapace di accettare ogni minima forma di critica. Tra le altre cose, anche Mehdi e’ un perseguitato politico ed e’ stato costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti per poter vivere liberamente (Journalism Is Not A Crime).

SHAKOURI+RAD

In Iran si inasprisce la repressione contro le opposizioni. Il 31 agosto scorso, le forze di sicurezza hanno arrestato Ali Shakouri-Rad, leader politico a capo del Partito di Unita’ Nazionale. Una forza politica creata da poco, erede del Fronte Islamico di Partecipazione, movimento guidato dal fratello dell’ex Presidente Khatami. Come noto, da mesi il regime ha imposto ai media di non mostrare alcuna immagine o video dell’ex Presidente riformista. Dopo le proteste del 2009 e la repressione dell’Onda Verde, il Fronte Islamico di Partecipazione e’ stato praticamente bandito (EA World View).

Ali Shakouri-Rad – già arrestato una prima volta nel 2012 – e’ stato fermato dopo aver partecipato ad una conferenza stampa del suo partito (Asr Iran). In quella conferenza, Shakouri-Rad ha discusso i progetti del movimento politico e l’intenzione di prendere parte alle prossime elezioni parlamentari del febbraio 2016. Poche ore dopo il suo discorso, le forze di sicurezza sono intervenute, arrestando Ali Shakouri-Rad e rilasciandolo solamente dopo il pagamento di una cauzione (Rferl.org). Ricordiamo che Ali Shakouri-Rad e’ stato parlamentare iraniano tra il 2000 e il 2004, ma non ha potuto ricandidarsi alle elezioni successive per via del bando imposto sul suo nome dal Consiglio dei Guardiani.

La repressione del regime si e’ abbattuta anche contro il Fronte Nazionale, partito storico creato da Mohammad Mossadegh, il Primo Ministro iraniano rovesciato da un colpo di Stato nel 1953. Nonostante il regime continui ad usare la figura di Mossadegh per attaccare l’Occidente, all’interno dell’Iran e’ praticamente considerato un nemico dai clerici. Il 24 agosto scorso, l’attuale leader del Fronte Nazionale iraniano, Hossain Mousavian, e’ stato convocato dall’intelligence e minacciato. A Mousavian e’ stato detto che il Fronte non ha il diritto di organizzare riunioni ed e’ un movimento considerato apostata (ovvero contrario all’Islam). Il Segretario del Fronte Nazionale iraniano, Adib Broumand, ha rigettato le accuse e chiesto agli attivisti internazionali di mobilitarsi per denunciare l’ennesima censura della Repubblica Islamica (Hrana).

Nonostante le repressione delle forze di sicurezza, proteste anti-regime sono esplose presso Mashhad. Secondo le informazioni pervenute, almeno dieci manifestanti – tra cui due donne – sono stati arrestati durante le proteste.

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