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ahmadreza djalali

La Sezione 33 della Corte Suprema iraniana sta ristudiando il caso Ahmadreza Djalali e la condanna a morte nei suoi confronti, con l’accusa di spionaggio. Secondo quanto affermato da Zeinab Taheri, legale di Djalali, al giudice della Corte Suprema e’ stato chiesto di dare un parere entro il febbraio 2018.

Dopo tante pressioni internazionali e denunce mediatiche, si apre quindi una flebile speranza per la vita del ricercatore medico iraniano, costretto dal regime a confessare – anche in TV – di essere al servizio di un “paese nemico”.

Mentre questo spiraglio si apre, la salute di Ahmadreza Djalali sta drammaticamente peggiorando in carcere. Sempre secondo Taheri, le condizioni mediche di Ahmadreza sono drammatiche e necessiterebbe di essere immediatamente scarcerato ed essere trasferito in ospedale. L’avvocato, ha anche parlato di un “possibile tumore” all’apparato digestivo (Ahmadreza ormai mangia sempre meno).

Purtroppo, nonostante le richieste – anche di medici – il giudice responsabile del caso Djalali, ovvero Abolqasem Salavati, ha continuamente negato la richiesta di ospedalizzazione per il detenuto.

Ricordiamo che, come suddetto, Ahmadreza Djalali e’ stato costretto – sotto tortura – non solo a firmare una confessione forzata, ma anche a registrare un video in cui ammette le sue responsabilità. Video poi trasmesso dalla TV di Stato IRIB, contro tutte le normative internazionali.

In una lettera resa nota dalla moglie di Ahmadreza, Vida Mehran-Nia, Ahmadreza ha denunciato la confessione forzata e ribadito che non ha mai lavorato per un servizio segreto estero e mai confermato le accuse mosse nei suoi confronti. E’ stato anche reso noto che, la probabile decisione del regime iraniano di arrestare Ahmadreza, risale al rifiuto del ricercatore medico iraniano di cooperare con il servizio segreto iraniano.

La confessione forzata di Ahmadreza Djalali trasmessa da IRIB