Posts contrassegnato dai tag ‘Reza Pahlavi’

greenwave

In questi giorni un caso internazionale sta investendo l’Italia e l’Iran. Come noto, si tratta del caso di Mehdi Khosravi, attivista e blogger iraniano dissidente, arrestato a Lecco il 6 agosto scorso su richiesta (tramite Interpol) del regime iraniano. Contro di lui, Teheran ha pronta una accusa di corruzione, una mera scusa per riportarlo nella Repubblica Islamica e punirlo. Dopo l’arresto di Khosravi, anche il figlio dell’ultimo Shah iraniano Reza Pahlavi si è appellato a Matteo Renzi, denunciando che il ritorno del blogger iraniano a Teheran, significherebbe per lui finire in carcere ed essere torturato dal regime (testo della lettera). Ricordiamo che a Mehdi Khosravi era stato concesso asilo politico in Gran Bretagna nel 2009.

Il caso Mehdi Khosravi, si badi bene, non deve preoccupare solamente per la singola questione e per il destino di un dissidente democratico iraniano, ma anche e soprattutto per il suo significato. In questo senso, poco cambia se la decisione italiana di fermare Khosravi sia stata dettata dalla (ennesima) volontà di accondiscendere alle volontà di Teheran per interessi economici (dopo il caso delle statue coperte), o se si sia trattato meramente dell’applicazione di una richiesta burocratica proveniente dall’Interpol. Ovviamente, se la decisione fosse dettata dalla prima motivazione, sarebbe totalmente sconfortante e umiliante per la democrazia italiana. Se invece si trattasse di una mera applicazione di una pratica burocratica, la questione sarebbe altrattato triste, richiamando alla memoria i lavori di Hanna Arendt in merito a quella “dispotica burocrazia”, origine dei peggiori totalitarismi. Purtroppo, però, il dramma peggiore di questa storia, è il significato generale dell’arresto di Mehdi Khosravi. Un arresto che sconforta, sia per quanto concerne la gestione delle normative internazionali, sia per la loro applicazione da parte del mondo democratico.

Come fa rilevare lo stesso comunicato della Procura di Lecco, Mehdi Khosravi è stato arrestato non in base ad un giudizio emesso da un organo neutrale, ma da un Tribunale di Teheran, ovvero una corte di un regime in cui la magistratura è totalmente politicizzata e in cui l’imputato in questione, viene considerate un nemico dagli apparati del potere. Ora; che Mehdi Khosravi venga giudicato e condannato in Iran, considerato quanto suddetto, non deve stupire e soprendere. Al contrario, deve drammaticamente sorprendere e far rabbrividire, che una sentenza emessa a Teheran contro un oppositore politico venga non solo accettata passivamente dall’Interpol, ma anche applicata in un Paese democratico come l’Italia.

2016-08-08-1470670032-9693742-

Mehdi Khosvari

E’ questa la parte più drammatica della storia di Mehdi Khosravi. Perchè questo passaggio indica come, non solo il regime iraniano stia riuscendo a ribaltare la verità storica, ma anche ad inserire la sua narrazione all’interno della politica internazionale. La cosiddetta Onda Verde, è stata come si ricorderà un movimento di protesta popolare, sorto contro la rielezione falsata di un presidente negazionista e terrorista. Quella protesta popolare, in Iran viene chiamata dal regime la “fitna dell’88”, per marcare la protesta come un movimento di sedizione che intendeva dividere il popolo iraniano per conto delle potenze estere occidentale. Oggi, lo stesso Occidente che l’Iran accusa di aver creato l’Onda Verde, sembra quindi accettare la narrazione di Khamenei & Co., ammazzando ancora una volta – stavolta spiritualmente – quelle decine e decine di attivisti democratici uccisi dal regime dei Mullah tra il 2009 e il 2011.

Ricordiamo che, proprio in questi giorni, i leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, hanno “celebrato” i 2000 giorni di detenzione. Una detenzione illegale, imposta senza la formalizzazione di una accuasa contro gli imputati e senza neanche un processo. Anche in questo caso, l’Occidente ha scelto di tacere, preferendo un regime fondamentalista a chi ha provato a creare un Iran democratico (GaiaItalia.com).

Speriamo davvero che Renzi accolga l’appello per la liberazione di Mehdi Khosravi e che questo attivista non venga mandato a morire in una cella di isolamento in Iran. Speriamo davvero che Renzi ricordi nuovamente il periodo in cui era sindaco di Firenze, quando dichiarava appoggio e sostegno proprio al movimento dell’Onda Verde. Speriamo soprattutto, però, che si smetta di accettare la narrazione della storia che Teheran ci sta imponendo. Una narrazione falsa e artefatta. Ad essere arrestati in tutto il mondo per mandati di cattura dell’Interpol, semmai, dovrebbero essere proprio i membri del regime iraniano, responsabili quotidianamente dei peggiori abusi dei diritti umani e del peggior finanziamento del terrorismo internazionale.

Discorso di Renzi nel 2009, in supporto all’Onda Verde

MEIN KANF IN IRAN

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, un giorno per ricordare la liberazione degli ebrei dai campi di concentramento e per non dimenticare tutti i crimini commessi dal regime nazista. Cogliamo, quindi, questa occasione per parlarvi dell’antisemitismo in Iran, una piaga che – purtroppo – sebbene non supportata dalla popolazione ha toccato i governi al potere a Teheran diverse volte ed è oggi attivamente sostenuta dagli Ayatollah. In principio fu Reza Shah Pahlavi, ufficiale dell’esercito impadronitosi nel 1921, ad essere affascinato dal nazismo e dall’idea di una superiore razza ariana. Lo Shah divenne, purtroppo, un seguace dell’ideologia e lavorò attivamente per costruire un asse strategico con Berlino. Questo asse, nell’ottica dello Shah, doveva servire per ricreare un grande impero persiano, fondato sul culto della sua persona e della razza indoeuropea. Trasformato il nome del paese in “Iran”. lo Shah permise ai tedeschi di installare nel Paese un vero e proprio ufficio politico, il cosiddetto Germany’s Foreign Affairs Bureau, ove le varie spie dei nazisti operarono attivamente per provocare colpi di stato in altri Paesi vicini.

REZA SHAH HITLER

Come noto, un’altra pedina dei nazisti in Medioriente era il Mufti di Gerusalemme, Amin al Husseini (padre politico di Yasser Arafat). Amin al Husseini era un feroce antisemita ed emise numerose fatwe in sostegno dell’ideologia hitleriana. Nel 1941, quindi, al Hosseini tentò di organizzare un golpe pro Nazista a Baghdad, con l’aiuto di Kharaillah Tulfah, futuro padrino politico di Saddam Husseini. Scopo del golpe era soprattutto quello di conquistare i campi petroliferi iracheni e metterli a disposizione delle truppe naziste. Il piano fallì e Amin al Hosseini trovò rifugio priprio in Iran ove provò, anche in quel caso, ad inviare il greggio iraniano alle truppe di Hitler di stanza in Cecoslovacchia e Austria. Come noto, grazie al golpe che portò al potere Mohammad Reza Pahlavi, il regime filo nazista iraniano fu abbattuto e la locale comunità ebraica, tra le più antiche del continente asiatico, riuscì a salvarsi dalle deportazioni ed a rifiorire culturalmente ed economicamente.

AMIN AL HOSSEIN HITLERL’arrivo al potere dell’Ayatollah Khomeini nel 1979 e la creazione della Repubblica Islamica, purtroppo, hanno riportato l’antisemitismo al centro della politica iraniana.  Nonostante il fatto che, ufficialmente, Teheran protegga la locale Comunità ebraica e che ne garantisca anche la rappresentanza in parlamento (un deputato), il regime degli Ayatollah usa la cornice dell’antisionismo e dell’antiamericanismo per ripropinare, costantemente e senza pietà, i pericolossimi stereotipi che hanno determinato la morte di milioni di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. In Iran, infatti, sono facilmente reperibili copie dei Mein Kamp tradotte e in Farsi e il regime incoraggia e finanzia, attivamente, eventi culturali intesi a dare una immagine negativa del mondo ebraico. Qui sotto, priprio ricollegate alla memoria, vi riportiamo solamente alcuni esempi di vignette che potrete trovare pubblicate sui media iraniani, molto spesso quelli più vicini alla Guida Suprema, al Presidente o ai Pasdaran.

 IRAN VIGNETTA 2         IRAN VIGNETTA 3

Il Governo iraniano, chiaramente, giustifica questi accadimenti come un legittimo attacco politico al suo principale nemico, Israele, un Paese che Teheran non ha mai riconosciuto e di cui chiede perennemente la cancellazione dalle mappe. In nome di questo odio verso i sionisti, quindi, il regime iraniano finanzia il terrorismo in  tutto il mondo, sostenendo attivamente organizzazioni terroriste e regimi che, proprio dell’ideologia hitleriana, hanno fatto un loro culto centrale. Ed ecco, quindi, il motivo per cui i militanti del corpo iranino dei Basij o di organizzazioni eversive quali Hezbollah e Hamas, usano quotidianamente il braccio teso in stile nazista come segno di saluto reciproco.

hamas_nazi

HEZBOLLAH NAZI

Nonostante i biechi tentativi del regime di dare una forma “politically correct” al suo antisemitismo, la vera natura di questo odio promosso dal regime, è difficulmente mistificabile. Ed ecco allora, spiegato perchè l’ex Presidente Ahmadinejad si è sempre sentito libero di negare la veriticità dell’Olocausto e di organizzare a Teheran – nel dicembre del 2006 – una conferenza negazionista promossa e sostenuta dall’allora Ministro degli Esteri Mottaki. La conferenza, purtroppo, vide anche la partecipazione di rappresentanti italiani (il futurista Leonardo Clerici). Non solo: nel 2009 il regime promosse la produzione di un film intitolato “Il Cacciatore del Sabato”. una pellicola che riproponeva intatti tutti gli stereotimi – anche fisici – promossi dal nazismo. Il film, di cui vi proponiamo un lungo spezzone con annessi sottotitoli in inglese, venne trasmesso con enfasi e clamore dalla TV di stato iraniana IRIB.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=4NFJdmYUKv0%5D

Dopo l’elezione di Hassan Rohani alla Presidenza, quindi, il regime iraniano sta cercando di uscire dall’isolamento internazionale. Il Presidente Rohani, si badi bene, ha sembre sostenuto attivamente la posizione del regime sul tema dell’antisionismo e della caratterizzazione negativa del mondo ebraico. La charm diplomacy che Teheran ha adottato in questi ultimi mesi, purtroppo, ha dato l’idea che l’attuale Governo avesse cambiato qualcosa in materia, ma la verità è ben diversa. Come abbiamo già denunciato, infatti, la posizione ufficiale del regime iraniano non è assolutamente cambiata e le piccole aperture messe in atto in particolare dal Ministro degli Esteri Zarif, hanno determinato una dura reazione da parte degli Ayatollah. Per la cronaca, Zarif si è dovuto recare personalmente di fronte alla Commissione esteri del Parlamento iraniano, per spiegare la sua posizione sull’Olocausto, considerata alternativa rispetto a quella della Guida Suprema Ali Khamenei

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=BWyFFw9ID2o%5D