Posts contrassegnato dai tag ‘Reyhaneh Jabbari’

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La distanza fra la realtà e l’immaginazione, spesso, e’ come noto davvero ampia. Questo vale soprattutto oggi, quando parliamo dell’Occidente e della Repubblica Islamica. Per un verso, infatti, abbiamo un Occidente quasi totalmente protesto a tessere le lodi del regime iraniano, sottolineando la necessita di promuovere accordi diplomatici e commerciali e di reinserire il regime iraniano all’interno della Comunita’ Internazionale. In questo contesto, purtroppo, l’Italia e’ la capofila in Europa, tanto che recentemente anche i rappresentanti di Confindustria si stanno prodigando per promuovere l’appeasement verso Teheran. In questo senso, tra le altre cose, va letto l’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Federica Guidi e il Ministro iraniano Mohammad-Reza Nematzadeh durante l’Expo. Il Ministro Guidi, ex Vice Presidente di Confindustria, si e’ detta molto favorevole all’incremento degli scambi economici tra i due Paesi, tanto che l’agenzia di stampa IRNA ha sottolineato come l’Italia intende “ritornare il primo partner commerciale” dell’Iran.

Per un altro verso, pero’, quanto accade all’interno dell’Iran deve far pensare tutti coloro che intendono investire nella Repubblica Islamica. In questo contesto, basti menzionare quanto sta avvenendo in questi giorni nella citta’ di Mahabad,  capoluogo della Provincia Occidentale dell’Azerbaijan, e in altre città del Kurdistan iraniano. Questo l’antefatto: nell’Hotel Tara di Mahabad, il 4 maggio scorso, una povera donna e’ morta. Il suo nome era Farinaz Khosravani ed aveva appena 26 anni. Nonostante il tentativo inquinare i fatti, e’ molto chiaro che la donna – impiegata dell’hotel – e’ stata costretta a scappare dal balcone di una stanza del quarto piano dell’hotel, per sfuggire alla violenza di un membro del MOIS, il Ministero dell’intelligence iraniano (che occupava la stanza dove si trovava Farinaz per fare consuete pulizie). Secondo quanto riporta Iran Wire, la donna disperata avrebbe tentato di scendere dal balcone del quarto piano al terzo. Purtroppo, pero’, tentando di fuggire Farinaz e’ precipitata, morendo nello schianto a terra.

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Nonostante, come suddetto, il regime abbia provato a nascondere i fatti sostenendo il suicidio della donna, gli abitanti di Mahabad si sono ribellati ed hanno iniziato una pacifica protesta davanti all’Hotel Tara. Ovviamente, il regime ha reagito con il solo modo che conosce, ovvero la repressione dei Pasdaran e dei Basij. Le violenze quindi sono cresciute e l’hotel e’ stato dato alle fiamme. Non basta: da Mahabad la protesta si e’ estesa, investendo anche altre città del Kurdistan iraniano come Mariwan, Bokan e Piranshar. Non solo: in queste ore arriva la notizia che anche i curdi siriani sono scesi in piazza per denunciare il regime iraniano, primo responsabile della repressione della Primavera siriana. Stessa protesta, quindi, e’ iniziata nelle province del Kurdistan iracheno, dove il regime iraniano sta tentando di imporre la presenza delle milizie sciite, con la scusa di combattere i terroristi di Isis.

La storia di Farinaz, purtroppo, ricorda tanto quanto successo a Reyhaneh Jabbari. Anche la povera Reyhaneh fu costretta a difendersi dalle violenze sessuali di un membro dell’intelligence iraniana e per aver esercitato il suo diritto sacrosanto di difesa, fu arrestata, imprigionata e poi, come noto, impiccata nell’ottobre del 2014. Tra le altre cose, quindi, vogliamo ricordare che da anni i curdi iraniani sono repressi dalle autorità del regime. Uno dei primi ordini di Khomeini dopo la rivoluzione, fu proprio la repressione della protesta curda e presso Mahabad – città simbolo per essere stata il capoluogo della sola repubblica curda indipendente – i Pasdaran ammazzarono centinaia di innocenti civili. Nell’Azerbaijan Occidentale, infine, si trova il famoso Lago Urumia, per molti cittadini iraniani dell’area la sola vera fonte di acqua. Nonostante tutto, il regime iraniano non sta facendo nulla per salvare il lago, da anni protagonista di una lenta essiccazione. Per molti, questa inazione di Teheran, e’ stata assolutamente volontaria al fine di colpire le minoranze che abitano quell’area.

In poche parole, quello che l’Occidente descrive come un attore di stabilita’, e’ un Paese che bolle, pronto ad esplodere in proteste sociali ed etniche, in ogni momento. Ergo, consigliamo a l’Occidente di riflettere attentamente prima di giocare tutte le sue carte sulla Repubblica Islamica, perché la realtà all’interno dell’Iran e’ assai lontana dall’immaginazione creata ad hoc da un certa parte dell’establishment politico, diplomatico ed economico…

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Finalmente, potremmo dire! Dopo averne sentite di tutti i colori nei recenti incontri istituzionali tra rappresentanti italiani e iraniani, finalmente abbiamo trovato un politico italiano capace di parlare chiaro al regime durante un incontro ufficiale. Un Senatore coraggioso, in grado di chiedere conto, senza mezzi termini, delle violazioni e degli abusi che i Pasdaran mettono in atto nella Repubblica Islamica. Si tratta del Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato.

Dalle agenzie di stampa, infatti, apprendiamo di un incontro avvenuto tra M.J. Larijani, potente capo dell’Alto Consiglio per i Diritti Umani in Iran e il Senatore Manconi. Dal testo del comunicato rilasciato dopo l’incontro, apprendiamo il contenuto della conversazione tra i due politici. Il Senatore Manconi non le ha certo mandate a dire al rappresentante del regime iraniano. Non soltanto Manconi ha chiesto all’Iran di aprire all’ingresso dei rappresentanti Onu e delle Ong per monitorare l’abuso dei diritti umani, ma ha anche denunciato i numerosi casi di tortura all’interno delle carceri iraniane. Su queste questioni di primaria importanza, il Senatore ha chiesto a Larijani una risposta scritta.

Il Comunicato rende anche noto che il Senatore Manconi ha condannato l’impiccagione di Rehyaneh Jabbari, condannata alla pena capitale per essersi difesa da un violentatore, membro dell’intelligence iraniana. Manconi ha citato il caso Jabbari come esempio cardine per dimostrare la discriminazione delle donne nella Repubblica Islamica, una disparità di trattamento che negli ultimi mesi ha permesso ai miliziani fondamentalisti di attaccare con l’acido oltre 380 donne. Una dura condanna è arrivata da parte del Senatore Manconi anche contro l’altissimo numero di pene capitali approvate ed eseguite nella Repubblica Islamica.

Il punto piu’ forte, pero’, arriva probabilmente alla fine del Comunicato stampa. Pur sostenendo la necessità di continuare il negoziato sul nucleare, il Senatore Manconi lega la questione nucleare e quella dei diritti umani. Manconi, infatti, afferma che “è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“.

Al coraggio del Senatore Manconi va il plauso dell’opposizione iraniana. Piuttosto che parlare del nuovo Iran (inesistente) o cercare un appeasement con i Mullah in nome del business, tutti i rappresentanti politici italiani dovrebbero prendere esempio dal Senatore Manconi e chiedere ai rappresentanti iraniani spieganzioni del loro criminale comportamento!

Di seguito si riporta il testo del Comunicato Stampa Ansa, incontro Manconi – M.J. Larijani

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Non ci sono parole per descrivere quanto successo recentemente: in occasione della sua visita in Italia, infatti, il Vice Presidente iraniano Masoumeh Ebtakar ha ricevuto il Premio Minerva, una onoreficenza assegnato a “a Donne che operano nei campi del “Sapere” e che, simbolicamente, rappresentano esemplari modelli femminili per le loro capacità professionali e per i valori positivi di cui sono portatrici“. Ora le cose sono due: o la Giuria che ha premiato la Signora Ebtakar si è totalmente impazzista, oppure non ci resta che concludere che il Premio Minerva si sia improvvisamente trasformato nel “Premio Minerva per il Fondamentalismo e la Cultura del Jihad”. Solo in questo modo, infatti, è possibile spiegare le ragioni per cui, un premio che intende affermare il ruolo della donna nella società contemporanea, sia finito nelle mani di una rappresentante di un regime che – legislativamente parlando – considera la vita della donna “metà di quella dell’uomo”.

Se apriamo il sito del Premio Minerva non possiamo non soffermarci su una bellissima foto di una ragazza che, con delle scritte molto chiare sul palmo della sua mano, denuncia gli abusi che le donne subiscono quotidianamente. Un messaggio giusto, lanciato in occasione della Giornata Onu contro la violenza sulle donne. Peccato che, buona parte degli abusi che vengono commessi nel mondo contro le donne, avvengono proprio nella Repubblica Islamica. Come abbiamo già scritto, la Signora Ebtakar – per quanto istruita – rappresenta l’esatto contrario di quello che il democratico Occidente dovrebbe volere per le donne iraniane. Non soltato ha usato il suo sapere linguistico per farsi portavoce di un gruppo di fondamentalisti che ha occupato l’Ambasciata americana a Teheran – contro tutte le norme internazionali – ma nella sua carriera universitaria e politica non ha fatto nulla di concreto per mutare la bieca legislazione della Repubblica Islamica contro le donne.

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Indipendentemente da quello che si vuole sostenere con i bei sorrisi, nella Repubblica Islamica la donna è inferiore all’uomo, le bambine possono sposarsi dall’età di 13 anni, il velo è imposto sin dalle elementari e il mercato del lavoro per le donne è praticamente un sogno. Non soltanto è assai difficile trovare un lavoro per una donna, ma il salario stesso che percepisce è inferiore a quello dell’uomo. Senza contare tutte le leggi che impongono alle donne di avere il permesso dell’uomo (padre o marito) per ottenere un passaporto, per lasciare il Paese o per divorziare. Un sistema promosso e legalizzato su ispirazione del pensiero dell’Ayatollah Khomeini, un uomo che nei suoi scritti, giustificava la pedofilia e il rapporto sessuale con le bambine.

Mentre la Signora Ebtakar arrivava in Italia, ricevuta con i massimi onori, e si beccava il Premio Minerva, in Iran Reyhaneh Jabbari veniva impiccata per essersi difesa da un violentatore, le donne finivano bruciare con l’acido per aver vestito male il velo, le ragazze venivano arrestate e condannate solo per voler vedere una partita di pallavolo o in carcere per essersi convertire ad una fede diversa dall’Islam. Oltre 380 (dati della polizia iraniana) sono stati i casi di donne bruciate con l’acido negli ultimi sei mesi, in tutta la Repubblica Islamica. Contro questi attacchi, al di là delle pubbliche condanne, il regime non ha fatto nulla. La sola cosa che ha fatto è promuovere la formazione della polizia morale, incaricata di verificare la conformità della donna iraniana alle normative del Khomeinismo.

Premiando la Vice Presidente Ebtakar, quindi, la Giuria del Premio Minerva ha sostenuto una rappresentante politica che non ha fatto nulla di concreto per sostenere l’autodeterminazione delle donne iraniane e che, il suo sapere, lo ha messo solo al servizio di un regime fondamentalista, estremista, sostenitore del terrorismo e soprattutto misogeno!

Vi invitiamo ad esprimere la Vostra protesta direttamente con i responsabili del Premio Minevra.

Ecco i contatti:

 premiominerva@gmail.com

Posta: Via Antonio Pacinotti, 13

 00146 Roma

 Tel +39 06 6892972

 Fax +39 6892972

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“Reyhaneh Jabbari è stata uccisa dai media Occidentali”. E’ con questa affermazione che, parlando alla CNN, Mohammad Javad Larijani, capo dell’Alto Consiglio per i Diritti Umani in Iran (sic), ha perentoriamente chiuso il caso Jabbari, la donna impiccata dal regime iraniano dopo essersi difesa dal suo stupratore. Secondo Larijani, infatti, la campagna mediatica portata avanti dai media Occidentali per salvare la vita di Reyhaneh Jabbari, ha influenzato l’atmosfera intorno a questo caso, impedendo ogni possibilità di revisione del giudizio e di perdono da parte della famiglia della vittima (come richiesto dalle medievali leggi della Repubblica Islamica). Le parole di Larijani, purtroppo, non suonano soltanto come drammaticamente ridicole, ma sono anche giudiziariamente false: Reyhaneh Jabbari, infatti, è stata accusata di aver ucciso Morteza Abdolali Sarbandi, membro dell’intelligence iraniana, nel 2007. La donna, ha sempre negato ogni accusa, sostenendo di essersi dovuta difendere davanti ad un tentativo di violenza. Per quanto concerne il perdono, la famiglia della vittima era piu’ che dispobinile a concerderlo, ma pretendeva da Reyhaneh una piena riabilitazione del famigliare morto. Ovvero, Reyhaneh avrebbe dovuto ammettere di non aver subito alcun tentativo di violenza e di aver ucciso Morteza Sarbani premeditamente. Reyhaneh Jabbari ha preferito morire, piuttosto che violentare la sua dignità di donna. Vogliamo ricordare che, dopo essere stata impiccata, il regime iraniano ha negato anche la donazione degli organi della Jabbari, un ultimo desiderio espresso dalla donna prima di arrivare al patibolo. Qui è possibile vedere l’intervista completa di Mohammad Javad Larijani alla CNN: http://goo.gl/yycCgF.

Nel frattempo, la macchina della morte non si ferma in Iran. Un uomo è stata impiccato in pubblica piazza presso Mashhad. Qui sotto pubblichiamo le immagini delle sua esecuzione. Le pubblichiamo non soltanto come testimonianza dei crimini iraniani, ma anche perchè riteniamo che sia la migliore risposta a quei politici che, blandendo bandiere falsamente democratiche o (peggio) radicali, portano avanti campagne di lobby in favore del regime giuidato dai Mullah e dai Pasdaran.

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