Posts contrassegnato dai tag ‘repressioni’

Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif gestures as he talks with journalist from a balcony of the Palais Coburg hotel where the Iran nuclear talks meetings are being held in Vienna,

Qualche giorno fa il Ministro degli Esteri iraniano Zarif e’ stato ospite di un programma della TV di Stato, ove ha risposto sulla situazione economica nel Paese, sulle nuove sanzioni americane e sulla Repubblica Islamica. Ad un certo punto, fiero di se, il Ministro ha affermato: “noi (iraniani), abbiamo scelto da soli il nostro percorso!”.

Immediatamente, l’affermazione di Zarif e’ diventata oggetto di critica e scherno da parte di molti iraniani attivi su Twitter. Con l’hashtag “Io non ho scelto”, giovani iraniani – soprattutto le ragazze iraniane – hanno attaccato Zarif, denunciando che no, al contrario di quanto affermato da Zarif, il sistema in cui vivono non e’ quello che hanno scelto, ma quello che e’ stato loro imposto.

Banafsheh Jamali, ad esempio, ha scritto un tweet in cui ha attaccato Zarif, ribadito di non aver avuto il diritto di scegliere e che, a suo parere, il 97% degli iraniani non hanno scelto: non hanno scelto la religione, il tipo di vestiario, lo stile di vita e numerose altre cose. Banafsheh chiudeva il suo tweet affermando “io odio veramente questo tipo di vita”.

jamali

Shima Tadrisi, una ragazza di Teheran, ha scritto invece un tweet in cui ha denunciato che, come donna, lei non ha scelto di essere coinvolta solamente per il 16% nella vita economica del Paese. di essere considerata parte di un genere di secondo livello, di portare l’hijab, di non poter essere candidata alle elezioni presidenziali e di non poter entrare allo stadio.

shima

Le proteste pero’ non sono arrivate solo da donne. Shahin Milani, ad esempio, ha scritto un tweet: “Signor Zarif, noi non abbiamo diritto di scegliere come vestirci. Un mese all’anno, non abbiamo diritto a bere acqua in pubblico. Di quale scelta parla?”. Milani fa riferimento al duro codice, anche nell’abbigliamento, previsto durante il mese di Ramadan.

Milani

Masoud Kazemi ha invece scritto: “Signor Repubblica Islamica, l’attuale situazione economica che voi avete creato alla popolazione per mezzo delle vostre scelte, e’ deplorevole. Questa condizione economica ha messo la mia vita praticamente al collasso. Grazie per i risultati di questi 40 anni. La vergogna e’ una virtu'”.

masoud kazemi

Il ricercatore Hassan Assadi Zeidabadi invece ha scritto: “Mi creda, io non ho scelto l’isolamento internazionale e l’umiliazione dei miei connazionali, in fila davanti alle ambasciate” (per ottenere il visto per lasciare il Paese). Hassan ha passato diversi anni incarcere in Iran, per la sua attivita’ in favore dei diritti umani.

hassan

Dure reazioni sono arrivate anche da utenti iraniani di fede Baha’i. Come noto i Baha’i iraniani sono soggetti ad un duro regime di discriminazioni e considerati una setta peccaminosa. Atish ha scritto: “Io non ho scelto le pressioni che subisco dal nostro establishment. Non ho scelto di essere espulso dall’universita’, di essere privato dei miei diritti fondamentali, ne lo ha scelto mio padre o i miei amici. Questa vita ci e’ stata imposta da voi e dall’establishment islamico”.

atish

Infine alcuni utenti, come Mori, hanno sfidato Zarif, invitandolo – se e’ davvero sicuro delle sue affermazioni – ad organizzare un referendum, per dare il diritto agli iraniani di scegliere se davvero vogliono ancora vivere in una Repubblica Islamica.

mori

Annunci

Protest-gatherings-on-International-Labor-Day-in-various-cities-of-Iran

Il regime iraniano ha arrestato sei manifestanti durante la Festa dei Lavoratori il primo maggio. I sei fermati, hanno coraggiosamente sfidato il divieto di protestare e si sono riuniti davanti al Parlamento iraniano a Teheran, chiedendo il miglioramento delle condizioni dei lavotori nella Repubblica Islamica.

Come i video che giungono dall’Iran dimostrano, centinaia di persone hanno sfidato il divieto e hanno protestato il Primo Maggio contro il drammatico stato economico del Paese. Un Paese che spende miliardi per finanziare il terrorismo internazionale, togliendo risorse fondamentali per la creazione di posti di lavoro in Iran e il sostegno al welfare della popolazione.

Ricordiamo che dopo la rivoluzione del 1979, il regime iraniano (in piena pratica fascista) ha bandito ogni sindacato autonomo. Nonostante il bando, l’attivismo della popolazione civile ha portato alla creazione di numerose organizzazioni autonome di rappresentanza dei lavoratori, che chiaramente sono state immediatamente represse dalle forze di sicurezza (con arresto conseguente dei sindacalisti).

7321afb7-d4c2-48c3-a0a7-209c80a25ae9_16x9_788x442

Il regime iraniano ha arrestato l’Ayatollah Sayyid Hussein al-Shirazi, con l’accusa di “propaganda contro il regime”.

L’Ayatollah Sayyd Hussein al-Shirazi, figlio del noto Grande Ayatollah Sayyid al-Husseini al-Shirazi di Qom, durante una sua lezione, ha paragonato il potere della Guida Suprema Ali Khamenei, a quella dei faraoni egiziani.

L’Ayatollah Sayyid Hussein al-Shirazi, in passato, e’ stato diverse convocato diverse volte dall’intelligence iraniana (MOIS), per la sua indipendenza verso il potere. L’Ayatollah al-Shirazi, in particolare, ha diverse volte accusato il sistema della Velatay-e Faqih di essere un illegittimo, affermando che il solo scopo di questo regime politico e’ quello di opprimere la popolazione.

raheleh rahemipour

L’intelligence iraniana ha arrestato Raheleh Rahemipour, coraggiosa donna iraniana che da anni chiede di avere notizie sul fratello e sul nipote, neonato, uccisi dal regime anni fa e i cui corpi sono stati fatti sparire!

Dei suoi famigliari Raheleh ha perso le tracce da quando, nel 1984, il fratello Hossein – fu arrestato con la moglie e rinchiuso nel carcere di Evin. Sia Hossein che la moglie erano accusati di essere membri del partito Rah-e Karegar – partito dei Lavoratori – un gruppo vicino ideologicamente al maoismo. La storia di Hossein, dopo l’arresto, diventa quindi inquietante.

Non solo Hossein viene impiccato nel 1984 e il corpo non verrà mai restituito alla famiglie, ma i parenti non avranno neanche mai più notizie della piccola Golrou, la figlia di Hossein, nata proprio durante la detenzione della coppia. La famiglia sa solamente che Golrou e’ nata due giorni dopo l’arresto di Hossein e la moglie ed e’ stata immediatamente separata dalla madre. Una settimana dopo, quindi, il regime ha comunicato la morte della neonata, ma anche in questo caso il corpo della piccola e’ sparito. La madre di Golrou, ovviamente, e’ stata colpita da una fortissima depressione.

Raheleh Rahemipour non si e’ mai arresta e ha sempre cercato giustizia sia per i famigliari uccisi dal regime, sia per le miglia di prigionieri politici iraniani, massacrati nel 1988 (oltre 30,000), su ordine di Khomeini. Purtroppo, la caparbieta’ di Raheleh le e’ costata l’arresto e il carcere.

I massacratori di allora, siedono oggi nel Governo di Rouhani nonostante gli abusi che hanno commesso! Tra loro ricordiamo il precedente Ministro della Giustizia di Rouhani, Mostafa Pourmohammadi, e quello attuale, Alireza Avayi, sono entrambi implicati in terribili abusi dei diritti umani!

 

Kulbar

La regione del Kurdistan iraniano e’ di nuovo in protesta. Decine e decine di curdi iraniani hanno chiuso i loro negozi e sono scesi in piazza – soprattutto nel capoluogo di Sanandaj e presso Baneh e Mariwan – dopo l’uccisione di due trasportatori “Kolbar”, da parte del regime (Rudaw.net).

Con il termine Kolbar (o Kulbar), ci si riferisce a dei trasportatori curdi che importano merce al confine tra confine tra Iran e Iraq. Il regime accusa i Kolbar di importare droga, ma e’ provato che le merci trasportate da questi curdi iraniani non hanno nulla a che vedere con gli stupefacenti. Si tratta di merci di vario genere, tra cui anche le sigarette, che i curdi iraniani importano illegalmente dall’Iraq, allo scopo di mantenere le loro famiglie (spesso portano a casa meno di dieci dollari al giorno). Ricordiamo che l’area del Kurdistan iraniano e’ tra le più povere del Paese, discriminata dal potere centrale di Teheran.

Solidarietà ai curdi iraniani e’ arrivata anche dai curdi siriani del cantone di Kobani, che hanno appoggiato la protesta di Baneh e hanno condannato duramente gli abusi dei diritti umani commessi dalla Repubblica Islamica dell’Iran (ANHA). Solidarietà ai curdi iraniani e’ arrivata anche dal partito turco HDP (Kurdistan24).

In conseguenza delle nuove repressioni in atto nel Kurdistan iraniano, il movimento di opposizione curdo Komalah, ha dichiarato la ripresa della lotta armata contro il regime. Ad annunciarlo e’ stato direttamente uno dei comandanti Peshmerga, Ibrahim Minsham, in una intervista a Kurdistan24.

A seguito delle manifestazioni di questi giorni, il regime ha arrestato oltre 30 attivisti curdi, nonostante le proteste fossero state tutte pacifiche e non violente.

min iran

In queste ore il Parlamento iraniano sta discutendo la fiducia al nuovo Gabinetto di Governo proposto dal Presidente Rouhani. Tra i nomi discussi dai Parlamentari, c’e’ quello di Mohammad Javad Azari Jahromi, proposto come Ministro delle Telecomunicazioni al posto di Mahmoud Vaezi.

Purtroppo, si tratta dell’ennesima scelta infelice: Mohammad Javad Azari Jahromi, infatti, e’ stato uno dei Direttori dell’Intelligence iraniana tra il 2009 e il 2013, durante la presidenza dell’ultra conservatore Mahmoud Ahmadinejad.

In quella veste, Jahromi era incaricato di uno dei Dipartimenti di Sorveglianza e ha avuto un ruolo di primo piano nella repressione del movimento di protesta noto come Onda Verde, che ha visto migliaia di persone scendere in piazza tra il 2009 e il 2011, in protesta contro i brogli legati alla rielezione di Ahmadinejad.

Peggio: secondo quanto riporta il sito Kaleme, Jahromi e’ entrato nell’intelligence iraniana nel 2002 e nel 2009, una volta scoppiate le proteste di massa, e’ stato tra coloro che hanno maggiormente contribuito alle repressioni, attraverso la sorveglianza dei social network usati dai manifestanti (Kaleme).

Tutto questo accade proprio mentre uno dei leader dell’Onda Verde, Mehdi Karroubi, e’ stato ricoverato in ospedale dopo aver dichiarato lo sciopero della fame. Karroubi, agli arresti domiciliari dal 2011, chiede il diritto di avere un processo pubblico e delle accuse chiare, sinora mai formalizzate dal regime.

atena-daemi-1

Apprendiamo, con molta preoccupazione, del nuovo arresto dell’attivista iraniana Atena Daemi. Il 25 novembre scorso, in un post in Farsi su Facebook, Atena aveva dichiarato di aver ricevuto una chiamata da un numero private, in cui le veniva annunciata una immediata convocazione presso il carcere per servire la pena a cui è stata condannata. In quel post, Atena denunciava che le autorità non avevano rispettato i cinque giorni di preavviso che la legge prevede per quanto concerne i mandati di comparizione.

Ieri, quindi, gli attivisti hanno dato la notizia che Atena è stata prelevata dai Pasdaran presso la casa di suo padre. Atena è stata trasferita nel carcere di Evin per servire la condanna a sette anni emessa contro di lei nel 2014. Il regime la accusa di blasfemia, minaccia alla sicurezza nazionale, insulti alla Guida Suprema e propaganda contro l’Iran. Ovviamente, tutto questo per la sua coraggiosa attività in favore dei diritti umani, soprattutto per i bambini, contro la pena di morte e per i diritti dei detenuti politici.

Atena era stata arrestata nell’ottobre del 2014, condanna a 7 anni dal giudice Mohammad Moghiseh e rilasciata su cauzione solamente nel febbraio del 2016, dopo che le sue condizioni di salute erano talmente peggiorate, da costringere il regime a farla ricoverare fuori dal carcere di Evin. Perchè questo nuovo arresto? Probabilmente la decisione del regime di riportare Atena in carcere è stata presa dopo la diffusione di un video, in cui l’attivista raccontava direttamente la sua esperienza e in cui denunciava le violenze subite come donna. Il video era stato pubblicato il 23 novembre scorso, sulla pagina Facebook di Masih Alinejad, giornalista iraniana che – per mezzo della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, la mia libertà rubata – si batte per i diritti delle donne iraniane e contro il velo obbligatorio.

Vi chiediamo per favore di denunciare il nuovo arresto di Atena Daemi e di pretendere, dai leader politici, una pressione diplomatica, per il suo immediato rilascio.