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Un report dell’intelligence tedesca del Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia, ha denunciato delle cose gravissime non solo sul comportamento del regime iraniano, ma anche sui proxy della Repubblica Islamica.

Secondo il report, Teheran ha tentato per ben 32 volte – nel solo 2016 – di acquisire materiale nucleare illegale nel Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia. Tentativi fatti attraverso delle front companies fasulle, localizzate in Paesi limitrofi quali la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti, ma anche in Cina.

Non solo: sempre secondo il report, diversi ex combattenti di milizie sciite, hanno fatto richiesta di asilo in Germania. Tra questi, almeno il 50% aveva diretti legami con Hezbollah, il gruppo terrorista libanese emanazione diretta dei Pasdaran iraniani.

Come lo stesso report sottolinea, non si tratta di persone che pongono una minaccia nel breve termine, ma nel lungo termine possono fungere da agenti per Teheran o anche da sicari.

hezbollah germania

 

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E’ stato pubblicato ieri dal Dipartimento di Stato americano, il report di meta’ anno relativo allo stato dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran (state.gov).

Secondo quanto riportato nel testo, durissimo, in Iran ci sono più di 800 prigionieri politici, tra loro attivisti non violenti, giornalisti, donne impegnate nella difesa dei diritti umani, persone appartenenti a minoranze etniche e religiose e oppositori politici.

Peggio: il report denuncia il costante uso della tortura e dell’abuso psicologico da parte delle forze di sicurezza iraniane che, perennemente, minacciano i prigionieri, negando loro molto spesso le visite dei famigliari – o minacciano direttamente i famigliari – per fiaccare il morale e costringerli a firmare false confessioni.

Per quanto concerne la pena di morte, almeno 469 detenuti sono stati impiccati lo scorso anno, tra loro diversi prigionieri arrestati quando ancora erano minorenni. Il report ricorda anche che, nell’agosto del 2016, ben 20 prigionieri vennero impiccati in un solo giorno con l’accusa di “Moharebeh”, ovvero “Guerra contro Dio”, tra loro anche diversi curdi sunniti.

Infine, il regime iraniano perpetua la persecuzione delle minoranze religiose e per questo e’ inserito dagli USA nella lista dei “Country of Particular Concern” (Paesi che preoccupano gravemente). In tal senso, il Dipartimento di Stato americano ricorda le persecuzioni contro i mussulmani che si convertono al cristianesimo – esemplare il caso di Ebrahim Firuzi, in carcere dal Marzo 2013 – e dei Baha’i, considerati dal regime una setta peccaminosa e soggetti a leggi da apartheid.

Ricordiamo che, per l’abuso dei diritti umani in Iran, gli Stati Uniti hanno approvato uno specifico ordine esecutivo – il numero 13553 – che include una lista di persone e realtà iraniane sottoposte a sanzioni. Tra coloro che sono colpiti da questo ordine ci sono anche i Pasdaran. 

Ieri il Presidente Trump ha deciso di non revocare la sospensione delle sanzioni decisa da Obama dopo la firma dell’accordo nucleare, ma ha approvato nuove sanzioni contro personalità e compagnie, accusate di contribuire allo sviluppo del programma missilistico iraniano (Treasury.gov). Come reazione, il regime iraniano ha annunciato l’approvazione di sanzioni contro 9 compagnie e personalità americane (Mehr News).

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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…

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Dalla firma dell’accordo nucleare, il regime iraniano ha aumentato i suoi sforzi per acquisire material utile al fine di costruire la bomba nucleare (The Algemeiner). La denuncia arriva direttamente da Berlino, ed e’ contenuta nell’annuale rapporto del BfV, il servizio segreto tedesco. Non solo: il BfV rileva anche l’aumento dei tentative iraniani di acquisire tecnologia utile al fine di sviluppare il suo programma missilistico, anch’esso contrario alla risoluzione ONU 2231 (quella che ha legittimato l’accordo nucleare e ha permesso la fine delle sanzioni sul nucleare).

Davanti alle rivelazione del suo servizio segreto, la Cancelliera Angela Merkel ha espressamente dichiarato al parlamento Tedesco (il Bundestag) che, quanto reso noto dal BfV, rappresenta una chiara violazione dell’accordo nucleare e della Risoluzione 2231 (Bild).

Insieme alla rivelazione del servizio segreto tedesco, va anche riportata quella fatta dal think tank americano Institute for Science and International Security – ISIS, voce di primo livello per quanto concerne le questioni tecniche relative al nucleare. Secondo quanto rivela un report l’ISIS, l’Iran ha tentato di comprare da un Paese terzo tonnellate di fibbra di carbonio, materiale usato nelle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, al fine di aumentarne le prestazioni. Il report non cita quale sia il Paese terzo che era disposto a rifornire l’Iran di questo materiale dual-use.

Ad ogni modo, e’ ovvio anche in questo caso l’Iran non ha rispettato i suoi obblighi verso l’accordo nucleare del 14 luglio 2015, considerando che per mezzo della fibbra di carbonio, Teheran potrebbe produrre molto piu’ uranio arricchito rispetto a quello prestabilito a Vienna. Ricordiamo che, secondo quanto dichiarato dall’AIEA, l’Iran gia’ possiede il quantitativo di fibbra di carbonio necessaria, per costruire rotori di sostituzione per le sue centrifughe avanzate  (ISIS).

Queste informazioni rappresentano l’ennesima prova della volonta’ di Teheran di sfruttare il tempo concesso dall’accordo nucleare, non al fine di rappresentare un attore di pace nella regione, ma solamente allo scopo di agire liberamente (e senza pressioni) per completare la strada verso l’ordigno nucleare. Lo stesso principio che nel 2003, come ammesso dall’allora negoziatore nucleare (oggi Presidente) Rouhani, porto’ l’Iran ha firmare l’accordo di Teheran con gli EU-3 (Francia, Germania e Gran Bretagna).

 

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Il 3 Marzo scorso la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il Segretario stesso dell’ONU, Ban Ki Moon, hanno rilasciato il nuovo report sullo stato dei diritti umani in Iran. Neanche a dirlo, si tratta di un report impietoso (testo), che non lascia alcun margine di dubbio in merito alla ferocia del regime khomeinista.

Riportiamo qui una notizia sconvolgente, che dovrebbe far rivoltare le donne Occidentali e democratiche, particolarmente quelle impegnate in politica. Parliamo della conferma, contenuta nero su bianco nel testo del report, dell’avvenuto “test di verginità”, che le autorità carcerarie iraniane hanno costretto a fare a due prigioniere politiche (Hrana).

La prima prigioniera politica costretta a fare il test di verginità e il test di gravidanza e’ stata Atena Farghadani, artista, condannata a 12 anni di detenzione per aver disegnato una vignetta sgradita al regime (leggi la storia). Come qualcuno ricorderà, Atena era stata accusata di “relazione illecita” per aver stretto la mano al suo avvocato Mohammad Moghimi. Moghimi fu anche arrestato per questa ragione e detenuto per qualche tempo nel carcere di Rajaei Shahr (leggi la storia). Per la cronaca, l’Iran afferma di aver svolto il test di verginità dopo aver ricevuto delle informazioni – su alcuni siti web – in merito ad una violenza sessuale subita dalla stessa Atena…Follia pura

L’altra prigioniera costretta al test di verginità e’ stata la poetessa Fatemeh Ekhtesari, condannata nell’Ottobre del 2015 a 11 anni di carcere per aver “insultato il sacro”. In realtà, Fatameh si era solamente limitata a scrivere versi in favore dei diritti delle donne e del movimento femminista. Durante la sua detenzione, Fatameh e’ stata torturata, obbligata a rilasciare una confessione forzata e costretta al test di verginità (e di gravidanza) per aver “stretto la mano ad una persona del sesso opposto a cui ella non era legata” (ovvero ha stretto la mano ad un uomo che non era suo marito).

Dopo essere stata brevemente rilasciata su cauzione Fatameh, insieme al marito Mehdi Moosavi, ha deciso di abbandonare l’Iran prima dell’esecuzione della sua condanna.

 

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E’ stato pubblicato in questi giorni il report annuale della CIA in merito ai rischi per la sicurezza mondiale. Incredibilmente, per la prima volta dopo decenni, il capo della Cia James Clapper ha deciso di escludere l’Iran ed Hezbollah dalla lista delle minacce terroristiche, concentrando l’attenzione unicamente sul fenomeno di Isis. Ora, per quanto certamente Isis sia una grande minaccia alla sicurezza mondiale, la scelta di escludere i Pasdaran e tutta la galassa finanziata dalle Guardie Rivoluzionarie, primo fra tutti il movimento di Hezbollah, ormai un vero e proprio Stato nello Stato in Libano.

La scelta della CIA risulta ancora piu’ triste e deludente in questa giornata, il 17 marzo: in questo giorno del 1992, infatti, Hezbollah bombardava l’Ambasciata di Israele a Buenos Aires, capitale dell’Argentina. Sul terreno rimanevano oltre 20 morti e almeno 240 feriti innocenti. Come la storia dimostrera’, quello sarebbe stato solo il primo attacco contro gli ebrei in Argentina. Appena due anni dopo, infatti, l’Iran dava ordine ad Hezbollah di colpire il centro ebraico AMIA. Il palazzo dell’AMIA crollo quasi completamente a terra, provocando oltre 80 vittime innocenti, uccise solamente perche’ di religione ebraica.

Tutto divemta ancora piu’ paradossale quando, proprio per le indagini sull’AMIA, l’Iran ed Hezbollah hanno recentemente ucciso senza pieta’ il giudice argentino Alberto Nisman. Come vi abbiamo gia’ detto, la morte di Nisman, avvenuta il 19 gennaio del 2015, sta scatenando un vero e proprio putiferio in argentina contro la Presidente Christina Kirchner. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Buenos Aires per chiedere giustizia e sempre piu’ particolari inquietanti stanno emergendo dalle indagini. Secondo quando sappiamo, infatti, Nisman era pronto a chiedere l’impeachment della Kirchner per i suoi rapporti con l’Iran: in cambio dell’assoluzione dal caso AMIA, infatti, non soltanto l’Iran avrebbe promesso sostegno economico con petrolio, ma avrebbe anche pagato la campagna elettorale della Kirchner nel 2007. Ricordiamo che l’attuale Presidente iraniano Hassan Rouhani fece parte della commissione speciale che diede luce verde all’attentato terrorista contro l’AMIA.

La scelta catastrofica della CIA, chiaramente di natura meramente politica, avra’ delle conseguenze drammatiche sulla credibilita’ dell’Occidente in tutto il Medioriente. Senza contare Israele, la solitudine dei sunniti davanti all’avanzare dell’imperialismo khominista, amplifichera’ unicamente lo scontro settario all’interno dell’Islam. Una strategia perdente, che rafforzera’ unicamente il jihadismo salafita e la versione peggiore dell’Islam politico.

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E’ stato pubblicato ieri dall’inviato speciale delle Nazioni Unite Ahmed Shaheed il nuovo report sullo status dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran. Ancora una volta, la descrizione che il Dottor Shaheed ha fatto degli abusi commessi dal regime iraniano e’ impietosa e senza assoluzione. Dopo aver ricordato che Teheran, ancora una volta, non ha permesso all’inviato specialle dell’Onu di visitare il Paese, Shaheed ha cominciato a elencare la lista di crimini che i Mullah e i Pasdaran hanno comesso e commetto quotidianamente contro i prigionieri, gli attivisti, le minoranze etniche e religiose e chinque la pensi differentemente dall’ideologia al potere. La situazione piu’ drammatica, ovviamente, e’ quella relativa alle condanne a morte. Come abbiamo gia’ scritto piu’ volte, solamente dall’elezione di Hassan Rouhani, oltre 1000 prigionieri sono stati impiccati. Il grafico qui sotto, riportato nel report di Shaheed, mostra l’evoluzione delle condanne a morte in Iran dal 2003 al 2014. La crescita e’ davvero impressionante e lascia senza parole. Soprattutto, pero’, e’ impressionante sapere che l’Occidente ha deciso di applicare l’appeasement verso Teheran proprio durante la Presidenza sotto la quale sono state eseguite il numero maggiore di impiccaggioni.

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Ovviamente, la lista dei crimini descritta da Shaheed comprende tante cose di cui siamo, purtroppo, bene a conoscenza. Tra queste ricordiamo, ad esempio: la detenzione illegale dei leaders dell’Onda Verde Karroubi e Mousavi, l’arresto dei giornalisti e dei blogger (caso emblematico la condanna a morte di Shoeil Arabi per un post su Facebook), la censura della Rete e la distruzione delle parabole satellitari per la televisione, la persecuzione delle minoranze etniche e religiose (in primis i Bahai, considerati dei veri e propri eretici e contro i quali Khamenei ha emesso anche una fatwa) e le discriminazioni contro le donne e gli omosessuali.

Oggi, pero’, vorremmo soffermarci su alcune parti del report che, spesso, non vengono ampiamente riportate dai media. Parliamo della lista delle leggi discriminatorie e fasciste che il Parlamento iraniano ha approvato o proposto al fine di impedire l’attivita’ degli attivisti civili e politici. In tal senso, ad esempio, vogliamo parlarvi della:

  • Legge contro i Crimini Politici: una legge introdotta dal Parlamento nel settembre del 2013 e che qualifica come crimine politico l’intenzione di influenzare gli affari dello Stato, le amministrazioni politiche e istituzionali e la politica estera e interna pur “senza avere l’intenzione di danneggiare i principi dello Stato”. In poche parole, grazie a questa legge, chiunque parli male di un politico del regime puo’ essere arrestato come “nemico dello Stato”;
  • La Legge sui Gruppi e sui Partito Politici: una legge approvata nel 2012 che non permette a nessuno di formare un gruppo o un partito politico senza il permesso dei nove membri della “Commissione per i Partiti”, una commissione che comprende il Ministro dell’Intelligence, il Ministro dell’Interno e quello della Giustizia. La legge e’ talmente repressiva che il Parlamento ha deciso, nel 2014, di sospenderla per tre mesi per studiarne le modifiche. Fino ad oggi, pero’, nulla di nuovo e’ stato approvato;
  • La Legge per la Protezione dell’Hijab e della Modestia: una legge proposta dal Parlamento iraniano nell’ottobre del 2014, che impone limiti di orario alle donne per quanto concerne il diritto al lavoro e stabilisce la segregazione di genere sui luoghi di lavoro. Tra le altre cose, le donne sono state bandite dalla possibilita’ di lavorare nei bar e numerosi concerti di musica sono stati cancellati per la presenza di donne sul palco…
  • La Legge sulla Eccellenza Famigliare: proposta dal Parlamento nell’Ottobre del 2014, si propone di aumentare il numero di matrimoni e la popolazione. Le donne, secondo questa proposta di Legge sono macchine da riproduzione. Per questo, uno dei punti della proposta era quello di impedire l’assunzione delle donne non sposate nelle Universita’, una scelta che – secondo questi fascisti – avrebbe penalizzato il numero dei matrimoni. Per fortuna, almeno per ora, la Legge resta una proposta, ma va ricordato che ha il sostegno della Guida Suprema.

Infine, vorremmo riportare l’attenzione del lettore su un altro dato davvero preoccupante denunciato da Ahmed Shaheed. Rispetto dall’ultimo report dell’Inviato Speciale dell’Onu, il numero dei cristiani detenuti in Iran cresce esponenzialmente. Oggi i cristiani detenuti in Iran sono 92, la maggior parte dei quali condannati per apostasia per aver abbandonato l’Islam. In tal senso, quindi, vogliamo ricordare che il 10 Marzo e’ stato pubblicato un report intitolato “la persecuzione dei cristiani in Iran”. rilasciato dall’organizzazione inglese The All-Party Parliamentary Group on International Freedom of Religion or Belief . Il report denuncia la crescita esponenziale della persecuzione dei cristiani nella Repubblica Islamica durante la Presidenza di Hassan Rouhani e chiede la Parlamento e al Governo inglese di agire immediatamente per cambiare lo stato delle cose. Una nuova riprova di come, l’idea che la Repubblica Islamica dell’Iran rappresenti un alleato naturale nella lotta al terrorismo salafita, e’ non solo falsa, ma anche drammaticamente pericolosa.

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