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Come ormai stranoto, Arabia Saudita e Iran sono arrivate nuovamente ai ferri corti. Oggetto del nuovo scontro, la riprovevole pena capitale inflitta al clerico sciita Nimr al-Nimr, condannato a morte da Riyadh come agitatore e considerato una quinta colonna di Teheran nel Regno degli al-Saud (Saudi Gazette). La storia potrebbe – tra le altre cose – ripetersi presto con la condanna a morte (per crocifissione) di Ali al-Nimr, nipote dello Sceicco Nimr al-Nimr.

La Repubblica Islamica dell’Iran aveva ripetutamente preannunciato “gravi conseguenze” se lo Sciecco al-Nimr fosse stato veramente condannato a morte. Dopo l’annuncio dell’esecuzione capitale, quindi, Khamenei ha dato il la’ ad una grande passione del Khomeinismo: l’assalto alle ambasciate straniere. Come avvenuto con l’Ambasciata americana a Teheran nel 1979 (Youtube) e come accaduto contro l’Ambasciata britannica nel 2011 (Youtube), le fazioni radicali del regime iraniano si sono scatenate contro la rappresentanza saudita a Teheran e contro il consolato saudita a Mashhad. Ancora una volta, ovviamente, in piena violazione delle normative internazionali sulla tutela delle missioni diplomatiche straniere. Come sempre, neanche a dirsi, il regime iraniano ha condannato l’assalto ma continuato ad aizzare la folla. Sembra che, in queste ore, quaranta persone siano state fermate per l’attacco contro le sedi diplomatiche dell’Arabia Saudita in Iran (ma ovviamente saranno tutte rilasciate molto presto…).

Cosa dobbiamo aspettarci ora? Una guerra diretta tra Iran e Arabia Saudita? Difficile. Teheran non ha alcun interesse oggi ad avviare una guerra diretta contro Ryiadh. Non ne ha l’interesse politico – leggi appeasement con l’Occidente – e non ne ha le facoltà economiche – leggi il peso di anni di guerra in Siria e di coinvolgimento in Iraq. Questo, pero’, non significa che non dobbiamo preoccuparci. Anzi, al contrario, e’ necessario che l’Occidente tenga in enorme considerazione le parole che arrivano da i maggiori centri di potere all’interno della Repubblica Islamica.

La Guida Suprema Ali Khamenei ha invocato una “punizione divina” contro l’Arabia Saudita (Tasnim News). Una punizione che, sempre secondo il Rahbar, arriverà “molto presto”. A fargli da eco sono arrivati i Pasdaran che, in un comunicato ufficiale, hanno dichiarato che “l’odioso regime dei Saud dovrà senza dubbio pagare un prezzo per la vergognosa azione” (Tasnim News). Fuori dall’Iran, l’ex Premier iracheno Nuri al Maliki ha promesso di rovesciare presto la monarchia saudita (Indipendent) e la milizia irachena Harkat Hezbollah al-Nujaba ha annunciato che presto compirà attacchi all’interno dell’Arabia Saudita (al Sumaria TV). Ovviamente, non e’ potuto mancare l’intervento del Segretario di Hezbollah, il terrorista Hassan Nasrallah, sempre pronto a far da sponda a qualsiasi posizione dell’Iran (al Manar). Infine, assai interessante e pericoloso, l’agenzia iraniana Fars News (vicina ai Pasdaran), ha pubblicato un comunicato di un sedicente gruppo saudita denominato “Fadaeeyoun al-Nimr” (i devoti di al-Nimr), che ha promesso vendetta per l’esecuzione del clerico sciita a Riyadh (Fars News).

Il regime iraniano, come noto, e’ professionista della guerra asimmetrica e dell’esportazione del terrorismo a livello internazionale. La destabilizzazione dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati sunniti, quindi, rappresenterebbe per l’intera Comunità Internazionale un danno senza precedenti, soprattutto alla luce del drammatico fallimento delle Primavere Arabe, dell’irrisolta crisi siriana/irachena/yemenita e della guerra in corso contro Daesh. Impedire questa destabilizzazione, perciò, deve rappresentare un interesse prioritario per l’intero Occidente.

Ecco allora che urge immediatamente un ripensamento della strategia verso la Repubblica Islamica dell’Iran. Urge soprattutto una sospensione immediata del prossimo alleggerimento delle sanzioni internazionali verso Teheran. Anche se questo significherà indebolire la cosiddetta fazione pragmatica (non moderata…) vicina a Rouhani, esiste il rischio concreto che una parte sempre più cospicua dei soldi che l’Iran otterrà dalla fine delle sanzioni internazionali, venga immediatamente girato ai Pasdaran e alla Forza Quds (adibita all’esportazione del terrorismo iraniano nel mondo).  La sorte dei soldi che arriveranno presto nelle casse di Teheran, infatti, più che da Rouhani e Rafsanjani, dipende dalla Guida Suprema Khamenei, oggi in prima fila nella lotta ad ogni “infiltrazione Occidentale” nella Repubblica Islamica. La crisi con Riyadh, quindi, servirà unicamente Khamenei per amplificare lo scontro e rafforzare le Guardie Rivoluzionarie.

Il prezzo di una politica Occidentale “naive” (ingenua) verso l’Iran, potrebbe costare anni di violenze e morte non solo in Medioriente, ma anche a livello globale.

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Pochi giorni fa, l’attuale Ambasciatore italiano in Iran, Mauro Conciatori, ha avuto un incontro con l’Ayatollah Rafsanjani, capo del Consiglio per il Discernimento e vero mentore politico del Presidente Hassan Rouhani. Fin qui nulla di strano, considerando che per un rappresentante diplomatico in un Paese estero e’ normale incontrare gli alti vertici politici (anche se noi, come noto, siamo per la rottura delle relazioni diplomatiche con il regime degli Ayatollah). Premesso questo, ci sono un paio di dichiarazioni fatte dall’Ambasciatore Conciatori in quella occasione che, dopo averle lette, ci hanno lasciati senza parole. Per la precisione, facciamo presente che la fonte da cui attingiamo la nostra informazione e’ l’agenzia di stampa iraniana IRNA.

Parlando con l’Ayatollah Rafsanjani, quindi, l’Ambasciatore Mauro Conciatori ha affermato: l’Iran e’ il pilastro di stabilita’ della regione, aggiungendo che le ‘sagge linee guida’ del Leader Supremo hanno illuminato i negoziati (in inglese “shed light on the negotiations“). Infine, il rappresentante italiano, “riferendosi alla situazione strategica” di Italia e Iran nel mondo, ha concluso: noi siamo molto consapevoli che l’Iran e’ un ponte di connessione tra Est ed Ovest e speriamo che questo Paese, attraverso l’interazione con il mondo, raggiunga una completa vittoria. Considerato il peso di queste parole, riteniamo opportuno reagire e porre alcune domande all’Ambasciatore italiano a Teheran.

  • Punto primo, Iran come pilastro di stabilita’ della regione: su questo argomento potremmo scrivere un libro intero. Evitando di tediare il lettore, cerchiamo unicamente di porre in risalto le questioni principali che contraddicono le affermazioni dell’Ambasciatore Conciatori. In primis un riferimento storico per l’Ambasciatore. Egregio Ambasciatore, la persona che aveva davanti nel Suo incontro, ovvero l’Ayatollah Rafsanjani, e’ la dimostrazione vivente di quanto Teheran sia un fattore di instabilità per tutto il mondo. Rafsanjani, infatti, e’ secondo l’Interpol uno dei responsabili dell’attentato contro il centro ebraico Amia a Buenos Aires (oltre 80 vittime innocenti). Di questa azione terrorista, se ne sente ancora l’eco, come dimostra la morte recente di Alberto Nisman. Parlando di fatti recenti, l’interferenza iraniana in Siria, Iraq, Libano, Gaza, Yemen e Afghanistan, ha determinato unicamente fenomeni di violenza e morte, tanto da provocare una storica reazione militare del mondo arabo sunnita – abbandonato dall’Occidente – dopo il tentativo dei Pasdaran di controllare anche lo Stretto di Bab el Mandeb. Proprio nelle ore in cui Conciatori esaltava l’Iran, in Libano l’ex Premier Siniora – tanto apprezzato anche dall’Italia – denunciava il fatto che, se ancora oggi Beirut non riesce ad eleggere un Presidente, e’ proprio per il fatto che Hezbollah prende ordini direttamente dall’Iran. Le ingerenze iraniane nella regione Mediorientale – particolarmente in Yemen – sono state duramente condannate anche da un altro attuale importante partner dell’Italia, ovvero l’Egitto di Al Sisi. Tutto cio’, senza ovviamente inoltrarci approfonditamente nelle nefandezze che i Pasdaran iraniani e i miliziani sciiti stanno compiendo da anni in Siria e in Iraq. Crimini contro l’umanità’ che, pur non avendo la stessa attenzione mediatica di Isis, non sono da meno di quelli commessi dagli uomini del Califfo al Baghdadi. Sarebbe questo Stato quindi, Egregio Ambasciatore, un pilastro di stabilita’ regionale?
  • Punto secondo, le sagge linee guida del Rahbar Khamenei sui negoziati: anche in questo caso, ci sfugge pesantemente il senso delle affermazioni dell’Ambasciatore italiano. Vorremmo sapere, di grazia, quali sarebbero queste sagge linee guida impressa da Khamenei al negoziato?. No perché a noi sembra che, anche nelle ultime dichiarazioni della Guida Suprema, la Dichiarazione di Losanna a e’ stato definita come “senza valore” (precisamente “una mera dichiarazione per i media”) da Khamenei che, tanto per cambiare, a continuato ad insultare gli Stati Uniti, ribadendo la sua sfiducia per il “Grande Satana”. Tutto ciò senza contare che, prima di elogiare un dittatore come Khamenei, sarebbe opportuno pensarci due volte. Soprattutto se si tratta della stessa persona che ha definito gli europei una “razza barbara”, che ha definito l’omosessualità “un grave peccato Occidentale” e che ha emesso una fatwa razzista contro i contatti con i fedeli Bahai. Diciamo che, a prima vista, non ci sembra un modello di riferimento per un rappresentante di uno Stato democratico e antifascista come l’Italia.
  • Punto terzo, la completa vittoria dell’Iran attraverso l’interazione con il mondo: ecco, su questo vogliamo sperare e credere che l’agenzia di stampa IRNA abbia riportato le parole dell’Ambasciatore Conciatori in maniera inesatta. Per capirci meglio: siamo ben consapevoli che nell’establishment italiano – politico, diplomatico e industriale – e’ attiva una lobby molto forte per il ristabilimento di forti relazioni bilaterali tra Roma e Teheran (Ambasciatore Toscano docet…), vogliamo pero’ credere e pensare che l’Italia non sostenga la vittoria politica e militare di un regime che sostiene e finanzia il peggior terrorismo internazionale al mondo. Anche per quanto concerne il ruolo dell’Iran come ponte tra Est e Ovest, vogliamo far presente che se il rapporto tra Occidente e Asia si deve poggiare su un regime come quello iraniano, allora c’e’ da sperare che qualcuno butti giù presto questo triste ponte. Se per un rappresentante italiano il perno su cui basare le relazioni tra Est e Ovest e’ un regime che valuta la vita della donna meta’ di quella dell’uomo, che ha impiccato oltre 1000 prigionieri in meno di due anni, che arresta i cristiani, che persegue la minoranza araba Ahwazi, che nega l’Olocausto, che invia jihadisti in mezzo mondo, che sviluppa un programma nucleare militare clandestino (che minaccia una regione intera), allora c’e’ da porsi seriamente la domanda su cosa veramente si intende per rapporto tra Oriente e Occidente…

Concludiamo questo articolo sottolineando che, con il massimo rispetto per l’Ambasciatore Conciatori e il suo ruolo istituzionale, sarebbe opportuno per l’Italia, e per tutto l’Occidente, rivedere seriamente questo approccio eccessivamente accondiscendente verso il regime iraniano, un approccio che non aiuta in alcun modo ne il popolo iraniano e le sue istanze di libertà, ne la risoluzione di tanti conflitti regionali in cui l’Iran e’ la causa – o uno delle cause –  principali delle crisi.

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Ieri il Ministro degli Esteri italiano Gentiloni e il Ministro degli esteri del regime iraniano Zarif hanno avuto un colloquio telefonico. Fin qui, niente di nuovo. Numerose volte, come sappiamo, l’ex Ministro degli Esteri Mogherini ha avuto conversazioni con il suo omologo iraniano (ieri stesso i due si sono riparlati) mentre, purtroppo, Emma Bonino è oggi in prima fila nella promozione dei rapporti tra l’Occidente e la Repubblica Islamica. Da responsabile della Farnesina, lo ricordiamo, si presentò tutta velata in Iran e disse la sfortunata frase “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran”. Ciò che non convince nella telefonata Gentiloni – Zarif , è la diversa versione dei comunicati ufficiali pubblicati dai due Ministeri degli Esteri.

Vediamo quindi, in primis, quanto scritto dalla Farnesina. Secondo il Ministero italiano: “Si è svolto oggi pomeriggio un colloquio telefonico tra il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni e il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, nel corso del quale si è fatto il punto sulle trattative in corso sul nucleare iraniano. Il negoziato per raggiungere un accordo globale e verificabile è stato – come noto – prolungato fino al 30 giugno. Il suo esito positivo consentirebbe un ulteriore miglioramento delle relazioni tra i due Paesi in vari settori, tra cui in particolare quello economico e culturale“. Il comunicato si conclude con la notizia dell’invito a visitare l’Iran fatto da Zarif a Gentiloni. Come si nota, quindi, il Ministro Gentiloni – pur continuando con la linea di apertura verso Teheran – sembra condizionare lo sviluppo delle relazioni tra Italia e Iran all’esito positivo del negoziato nucleare.

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Molto diverso il tono comunicato ufficiale pubblicato dal Ministero degli Esteri iraniano. Nel comunicato di Teheran, la questione del negoziato sparisce completamente. Quotiamo in inglese: “Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif and his Italian counterpart Paolo Gentiloni discussed the further expansion of bilateral ties between the two sides in all fields. The two chief diplomats also explored the latest regional and international developments, and stressed exchanging delegations between the two countries and continuous bilateral political consultations during their phone call“. Come si nota, la diplomazia iraniana fa sparire completamente la condizionale dell’accordo nucleare, mettendo in luce – come sempre – solo la parte meramente propagandistica della telefonata Zarif – Gentiloni.

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E’ noto che in diplomazia le parole hanno un peso e il loro uso – molto spesso – definisce delle indicazioni sulle politiche internazionali dei vari Paesi. Sorge quindi una domanda: i due diversi comunicati sono casuali, o Teheran volontariamente emette di citare le parole del Ministro Gentiloni? Se fosse vera la seconda parte della domanda, si tratterebbe di un omissis importante e dovrebbe far riflettere tutti sul modo in cui l’Iran usa i Paesi che definisce amici. Proprio ieri, va ricordato, Zarif ha parlato dei negoziati davanti al Parlamento iraniano. In quell’occasione – secondo quanto dichiarato dagli iranianiZarif non ha fatto altro che descrivere i negoziati come la dimostrazione della sconfitta dell’Occidente e ha ribadito come Teheran non consideri l’idea di sospendere l’arricchimento dell’uranio e la chiusura dell’impianto di Qom, costruito illegalmente sotto il controllo dei Pasdaran.

Alla diplomazia italiana, infine, ci preme ricordare un’ultima cosa: indubbiamente, come sostenuto da Gentiloni, un accordo sul nucleare è importante per tutta la Comunità Internazionale. Allo stesso tempo, però, una democrazia antifascita come quella italiana – in prima fila nella promozione della Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte – non può dimenticare la questione dei diritti umani nello sviluppo delle relazioni con il regime iraniano. Come sottolineato dal Senatore Luigi Manconi, Capo della Commissione Diritti Umani del Senato, “è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“. Ci auguriamo davvero che questo aspetto non venga mai dimenticato!

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Tristezza: questa è probabilmente la parola che meglio indica lo stato d’animo di chi, in queste ore, ha appreso della prossima delegazione di parlamentari italiani pronta a partire per Teheran. Così, mentre la Repubblica Islamica massacra i prigionieri politici ad Evin e mentre oltre 29 esseri umani sono stati impiccati negli ultimi giorni, i politici italiani decidono di farsi un viaggetto nella Repubblica Islamica, con il fine ufficiale di rinforzare le relazioni bilaterali e approfondire i rapporti economici. La delegazione italiana, secondo quanto diffuso da Teheran, arriverà in Iran il prossimo 3 maggio.

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La notizia del prossimo viaggio dei parlamentari italiani, è stata data da Hossein Sheikholeslam, consigliere personale di Ali Larijani, Presidente del Parlamento iraniano. Lo stesso organo che, solamente pochi giorni fa, ha negato la veriticità dell’attacco dei Pasdaran ai prigionieri politici nel carcere di Evin, una azione brutale ormai entrata nella storia della Repubblica Islamica come il “martedì nero”. Ma chi è Hossein Sheikholeslam? Il caro parlamentare iraniano non è solamente il consigliere di Larijani, ma un membro di primo piano dell’establishment iraniano, elemento centrale della strategia del terrore promossa dal regime: nel novembre del 1979, Sheikholeslam è stato tra gli studenti estremisti che hanno preso d’assalto l’ambasciata americana a Teheran e tenuto in ostaggi i diplomatici statunitensi sino al gennaio del 1981. Non solo: come ricompensa per quell’azione criminale, Hossein Sheikholeslam è diventato uno degli esponenti di primo piano della politica iraniana, venendo anche nominato Ambasciatore in Siria. Si tratta di una posizione diplomatica di primo piano. Chi controlla l’Ambasciata iraniana a Damasco, infatti, ha anche il compito di mantenere i rapporti con l’organizzazione terrorista libanese Hezbollah. In questo senso, Hossein ha svolto un ruolo di primo piano nel rifornire il movimento libanese di soldi e armamenti. Proprio grazie a questo supporto oggi Hezbollah guida la repressione di Bashar al Assad contro il popolo siriano. C’è di peggio: Hossein Shiekholeslam si è anche contraddistinto per le sue reazioni dopo alcune importanti accadimenti internazionali. In seguito all’11 settembre 2001, infatti, Hossein dichiarò che erano stati gli stessi americani ad organizzare l’attacco alle Twin Towers. Dopo la decisione dell’Unione Europea di inserire solamente l’ala militare di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste, Hossein dichiarò che i Paesi mussulmani avrebbero aumentato il sostegno al Partito di Dio come reazione.  Solamente nel febbraio scorso, quindi, Hossein Sheikholeslam dichiarò che “Hezbollah ha in mano migliaia di missili pronti a colpire Israele“.

Insomma, in poche parole, appena arrivati a Teheran, i parlamentari italiani stringeranno la mano di un vero terrorista. Un uomo che, con le sue azioni, ha direttamente contribuito alla sofferenza di molti e all’instabilità della regione mediorientale. Ora la domanda è una sola: è davvero con questa gente e con questo regime che l’Italia vuole approfondire le relazioni bilaterali?

Attendiamo risposte…

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