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Al limite della sua follia repressiva, il regime iraniano ha “caldamente inivtato” gli uomini  a non guardare le donne durante il mese sacro del Ramadan. Questo secondo quanto riporta oggi il Daily Mail.

Ad annunciare il nuovo divieto sarebbe stato direttamente Gholam-Hossein Esmaili, portavoce del Capo della Magistratura Ebrahim Raisi. Secondo quanto scrive il quotidiano britannico, Esmaili avrebbe dichiarato che “il consiglio alle donne e’ di rispettare l’hijab ancora di piu’ rispetto del passato. Gli uomini, per parte loro, devono invece evitare  di guardare direttamente negli occhi le donne che passano”.

Esmaili ha anche annunciato che finiranno in carcere durante il Ramadan, non solo quelli che mangeranno pubblicamente, ma anche coloro che suoneranno e ascoleteranno musica (compresa, ovviamente, la radio in macchina). Secondo Esmaili, infatti, “tutti coloro che ignoreranno queste istruzioni, commetteranno una offesa e dovranno aspettarsi delle punizioni dalle forze di sicurezza”.

Che dire? Se non e’ pazzia questa…

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Come ogni anno, l’ultimo venerdi del Ramadan, il regime iraniano ha celebrato il “Quds Day”, ufficialmente la giornata per Gerusalemme, ma in realta’ il giorno in cui il regime esprime il suo viscerale odio verso Israele, gli Stati Uniti e praticamente tutto l’Occidente. Anche quest’anno, oltre ai soliti slogan “Morte ad Israele, Morte all’America”, sono state bruciate nelle strade numerose bandiere di Paesi considerati nemici e impiccati fantocci di leader come Trump e Netanyahu.

Quest’anno, pero’, e’ successo anche qualcosa di diverso, sintomo chiaro che la pazienza verso il regime da parte della popolazione sta raggiungendo il limite. Ad Isfahan, nota citta’ iraniana, invece di gridare slogan contro i “nemici della Repubblica Islamica”, i manifestanti anno gridato slogan anti regime. In particolare, si e’ sentito forte il canto “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran“.

A questo eclatante gesto di protesta avvenuto ad Isfahan, vanno aggiunti quelli meno eclatanti avvenuti in altre citta’. Nella stessa Teheran, ad esempio, la nota Azadi Street, simbolo della capitale, era praticamente vuota e chi sfilava lo faceva in silenzio.