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Una notizia preoccupante – l’ennesima – arriva dall’Iraq, precisamente dal Kurdistan Iracheno. Secondo il quotidiano saudita Ashraq al-Awsat, i Pasdaran iraniani avrebbero avviato la costruzione di una base missilistica nel Kurdistan Iracheno, precisamente presso Sayed Sadiq, nel Governatorato di Sulayamaniyah. A rivelare l’indiscrezione al giornale arabo, sarebbe stato direttamente un rappresentante curdo, probabilmente vicino al Presidente Barzani.

La costruzione della base missilistica sarebbe sotto il diretto controllo dell’Unita’ 400 della Forza Qods, al comando diretto del Generale Qassem Soleimani. I Pasdaran sarebbero riusciti ad iniziare il progetto, grazie anche alla compiacenza delle forze curde nell’area di Sulayamaniayh, sotto controllo dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), comandata dall’avversario storico di Barzani, Jalal Talabani (Aawsat.com).

I comandanti Pasdaran responsabili del progetto sarebbero Mohammad Pakpour – che pare abbia visitato l’area due volte – Issa Habib Zadeh e Abdee Khorram, un comandante Pasdaran di base ad Urmia.

Insieme alla base missilistica, i Pasdaran starebbero lavorando per terminare la costruzione di un tunnel di collegamento tra Iran e Iraq – progetto iniziato addirittura durante la guerra contro Saddam Hussein – al fine di facilitare l’ingresso delle Guardie Rivoluzionarie all’interno della base missilistica.

Chi lavora per l’Iran nel Kurdistan Iracheno? 

Da sempre la Repubblica Islamica gioca con le divisioni all’interno delle forze curde. Una strategia che ha visto Teheran appoggiare soprattutto il clan Talabani, a capo dell’Unione Patriottica Curda (PUK). E’ noto, quindi, che i Pasdaran hanno rifornito Talabani di armi e soldi, durante la guerra civile tra le forze curde, scoppiata negli anni ’90.

In seguito alla caduta di Saddam e soprattutto dopo il ritiro definitivo delle forze americane dall’Iraq, gli iraniani hanno intessuto anche strette relazioni con il Presidente del Kurdistan Iracheno Massoud Barzani, a capo dello storico Partito Democratico del Kurdistan (KDP).

Considerando anche gli interessi economici che legano Erbil a Teheran, per un po’ di tempo l’Iran e’ riuscito a sviluppare relazioni anche con il clan Barzani, tanto che nel 2014 il Primo Ministro curdo Nechirvan Barzani ha visitato la Repubblica Islamica e le relazioni commerciali tra le due parti sono cresciute enormemente, passando da 100 milioni di dollari del 2000, ai 4 miliardi di dollari nel 2014.

Oltre gli interessi economici, pero’, ci sono quelli strategici: l’Iran sa di non poter contare su Barzani come una marionetta. Barzani mantiene infatti strette relazioni con tutti i partner che ha davanti, soprattutto con gli Stati Uniti. Ecco perché, quando nel 2014 sono scoppiate proteste anti-Barzani nel Governatorato di Sulayamaniayh, l’Iran si e’ visto costretto a scegliere, optando ovviamente per il fidato clan Talabani. 

L’Iran complotta per far cadere Barzani

Ecco allora che, da potenziale alleato, Barzani torna di nuovo un nemico per Teheran. Il Generale Qassem Soleimani e i Pasdaran, si attivano direttamente per colpire il Presidente curdo.

In una riunione a porte chiuse, Soleimani chiede ad alcuni comandanti dell’Unione Patriottica Curda (PUK) di avviare un attacco mediatico su larga scala contro Barzani. Un progetto di golpe, fallito unicamente per l’opposizione di parte dell’Unione Patriottica Curda. Non solo: nello stesso periodo un alto comandante Peshmerga del Partito Democratico del Kurdistan viene rapito dai Pasdaran (No Pasdaran).

L’Iran nel Kurdistan siriano

Mentre progettava di far cadere Barzani, il regime iraniano ha lavorato per cooptare nella sua strategia anche i curdi siriani. Qui la questione si faceva assai più complicata. I curdi siriani, uniti all’interno del Partito Unione Democratica (PYD), sono non solo direttamente legati al PKK in Turchia, ma anche al Partito per un Kurdistan Libero (PJAK) attivo nel Kurdistan iraniano. 

Ergo, per Teheran attrarre i curdi siriani ha un grande vantaggio: isola i curdi iraniani e la loro lotta contro il regime clericale di Teheran e rappresenta anche una leva contro Ankara, da sempre considerata un partner importante ma anche un competitor dagli iraniani.

Non e’ un caso che, nel febbraio scorso, il Ministero degli Esteri iraniano si sia rifiutato di includere i siriani del PYD all’interno delle organizzazioni terroriste, come richiesto dalla Turchia. Una decisione che ha mandato su tutte le furie Erdogan (Turkish Weekly).

Conclusioni

Il regime iraniano, come si capisce, ha il pieno interesse a giocare la sua partita nelle numerose divisioni inter-curde, ma soprattutto ad impedire il progetto di Barzani di arrivare alla realizzazione di un Kurdistan iracheno indipendente.

Il progetto di Barzani, alleato dell’Occidente, rischia di far saltare i piani iraniani in Iraq. Piani che prevedono il mantenimento di un dominio sciita a Baghdad, capace anche di controllare direttamente e indirettamente il Kurdistan iracheno.

Quando succede nel Kurdistan iracheno, quindi, dimostra la debolezza delle posizioni di coloro che – in Occidente – pensano di avviare una grande strategia per la Siria e per l’Iraq in partnership con Teheran. Oltre alla guerra contro Isis – fenomeno che l’Iran e Assad hanno largamente favorito – esiste poco o nulla in comune tra la strategia di Teheran e quella del resto del mondo.

L’Iran, infatti, non gioca una partita per un Medioriente di pace, ma semplicemente la sua partita, fatta di divide et impera a qualsiasi costo e contro qualsiasi attore che, malauguratamente, decide di non accettare le ‘lusinghe’ dei Pasdaran. In pieno stile mafioso…

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I curdi iraniani sono sempre più in fermento. A dispetto del tentativo del regime – e dei suoi sgherri in Occidente – di censurare la rivolta curda, lo scontro si fa sempre più duro. Come le immagini sottostanti dimostrano, dopo la repressione dei Pasdaran, i commercianti di Mahabad hanno deciso di chiudere bottega in protesta contro il Governo centrale. La rivolta curda, vogliamo ricordarlo, e’ scoppiata in seguito alla morte di Farinaz Khosrawani. Farinaz era una giovane impiegata dell’Hotel Tara, morta dopo essere caduta da un balcone per sfuggire ad un tentativo di violenza sessuale. L’uomo responsabile della violenza, guarda caso, era un membro dell’intelligence iraniana.

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Mahabad completamente deserta, dopo lo sciopero generale dei commercianti

In particolare, la rabbia e’ dei curdi iraniani e’ aumentata dopo la notizia del decesso del giovane Akam Talaj, 25 anni appena, ferito con colpi di arma da fuoco durante le manifestazioni di Mahabad. Manifestazioni represse senza alcuna pieta’ da parte delle forze di sicurezza del regime. L’agenzia stampa BasNews, quindi, ha rivelato che le forze di polizia locali stanno chiedendo soldi in cambio della liberazione dei manifestanti arrestati durante la protesta di Mahabad. La cifra richiesta per manifestante alle famiglie – ovviamente come corruzione – e’ di circa 15.000 dollari.

11011438_10152704539892271_2045009705607945520_nIl corpo del povero Akam Talaj, 25 anni

L’Onda curda potrebbe presto trasformarsi in una vera e propria guerra. Il Segretario del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI) Khalid Azizi, in una intervista rilasciata per VOA, ha dichiarato che il suo movimento sta pensando di riprendere la lotta armata contro il regime. Pur sottolineando che il primo obiettivo obiettivo resta la lotta pacifica e la protesta civile, Azizi ha rimarcato che l’indifferenza di Teheran verso i diritti del popolo curdo, potrebbe forzare il PDKI a riprendere le armi. Khalid Azizi, quindi, ha rivelato che sono in atto negoziati tra il Governo centrale iraniano e il PDKI, mediati dal Partito Democratico del Kurdistan Iracheno di Mas’ud Barzani.

Purtroppo pero’, anche parlando di Iraq, il regime iraniano sta portando avanti un gioco molto sporco. Teheran, infatti, attraverso il sostegno dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) – da anni ormai finito nell’orbita iraniana – sta tentando di imporre Barham Salih come nuovo Presidente dell’Iraq. Barham Salih e’ il Segretario Generale del PUK e un uomo molto vicino allo speaker del Parlamento Iraniano Ali Larijani. Nonostante anche l’attuale Presidente dell’Iraq, Fuad Masum, sia un membro del PUK, il regime iraniano sta pensando di sostituirlo con una personalità maggiormente compiacente con gli interessi di Teheran. A tal proposito, infine, vogliamo ricordare che, qualche mese fa, il quotidiano arabo Asharq al Awsat, denuncio’ il tentativo del Pasdaran Qassem Soleimani di avviare una campagna contro Mas’ud Barzani, proprio grazie all’aiuto di collaborazionisti all’interno del PUK.

Continua intanto la campagna #Justice4Farizan, per chiedere al regime iraniano di punire duramente il responsabile della morte della povera Farinaz Khosrawani.

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