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Come ogni anno, l’ultimo venerdi del Ramadan, il regime iraniano ha celebrato il “Quds Day”, ufficialmente la giornata per Gerusalemme, ma in realta’ il giorno in cui il regime esprime il suo viscerale odio verso Israele, gli Stati Uniti e praticamente tutto l’Occidente. Anche quest’anno, oltre ai soliti slogan “Morte ad Israele, Morte all’America”, sono state bruciate nelle strade numerose bandiere di Paesi considerati nemici e impiccati fantocci di leader come Trump e Netanyahu.

Quest’anno, pero’, e’ successo anche qualcosa di diverso, sintomo chiaro che la pazienza verso il regime da parte della popolazione sta raggiungendo il limite. Ad Isfahan, nota citta’ iraniana, invece di gridare slogan contro i “nemici della Repubblica Islamica”, i manifestanti anno gridato slogan anti regime. In particolare, si e’ sentito forte il canto “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran“.

A questo eclatante gesto di protesta avvenuto ad Isfahan, vanno aggiunti quelli meno eclatanti avvenuti in altre citta’. Nella stessa Teheran, ad esempio, la nota Azadi Street, simbolo della capitale, era praticamente vuota e chi sfilava lo faceva in silenzio.

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La scorsa settiamana e’ venuto a mancare in Iran  Nasser Malek Motiee, famosissimo attore dell’epoca dello Shah. Motiee aveva 88 anni. Con la Rivoluzione Khomeinista del 1979, numerose celebrita’ famose durante il regime precedente, furono bandite, tra loro anche Motiee, a cui fu persino negato di dirigere dei film.

La censura del regime contro Nasser Malek Motiee e’ durata oltre quarant’anni ed e’ stata revocata solamente quando l’attore si e’ ammalato, poco tempo prima della sua morte.

I funerali di Motiee a Teheran, si sono trasformati quindi non solo in un momento di dimostrazione di affetto popolare verso un grande artista, ma anche in una esplosione di rabbia contro il regime. Migliaia di persone si sono riunite per gridare slogan contro la TV di Stato, contro il Governo e persino contro la Guida Suprema. Come il video sotto dimostra, e’ risuonato forte a Teheran lo slogan “Marg Bar Diktator” – Morte al Dittatore – riferito in questo caso a Khamenei.

La folla di manifestanti, neanche a dirlo, e’ stata circondata e spesso aggredita dalla polizia. Il potente giudice Gholamhossein Mohseni Ejei ha addirittura fatto pubblicare un avviso sul sito della Magistratura iraniana, invitando i partecipanti al funerale a “non cadere nella guerra psicologica messa in atto dai nemici, specialmente dai sionisti e dagli americani”.

Nonostante le minacce, la folla non ha indietreggiato e durante il funerale sono stati pronunciati discorsi molto duri contro il regime. Il figlio di Nasser Malek Motiee ha condannato le televisioni che hanno annunciato la morte del padre. Le stesse che per anni non lo hanno mai menzionato. Parviz Parastui, noto attore iraniano, ha criticato la TV di Stato IRIB e ribadito che Malek Motiee non aveva commesso alcun crimine per subire le ingiustizie che patite.

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Il regime iraniano ha arrestato sei manifestanti durante la Festa dei Lavoratori il primo maggio. I sei fermati, hanno coraggiosamente sfidato il divieto di protestare e si sono riuniti davanti al Parlamento iraniano a Teheran, chiedendo il miglioramento delle condizioni dei lavotori nella Repubblica Islamica.

Come i video che giungono dall’Iran dimostrano, centinaia di persone hanno sfidato il divieto e hanno protestato il Primo Maggio contro il drammatico stato economico del Paese. Un Paese che spende miliardi per finanziare il terrorismo internazionale, togliendo risorse fondamentali per la creazione di posti di lavoro in Iran e il sostegno al welfare della popolazione.

Ricordiamo che dopo la rivoluzione del 1979, il regime iraniano (in piena pratica fascista) ha bandito ogni sindacato autonomo. Nonostante il bando, l’attivismo della popolazione civile ha portato alla creazione di numerose organizzazioni autonome di rappresentanza dei lavoratori, che chiaramente sono state immediatamente represse dalle forze di sicurezza (con arresto conseguente dei sindacalisti).

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Ancora un decesso in carcere di un manifestante arrestato durante le proteste popolari, scoppiate alla fine di dicembre dell’anno scorso.Questa volta, a morire misteriosamente e’ lo studente Taleb Basati, 26 anni, arrestato il 18 febbraio 2018 nella Provincia di Ilam con l’accusa di aver filmato le proteste anti-regime.

Secondo quanto si apprende, dopo il suo arresto, Taleb e’ prima interrogato numerose volte, poi trasferito in un carcere. Qui, davanti a 18 altri detenuti, Taleb e’ morto improvvisamente. Per la cronaca, la data del decesso non e’ mai stata resa nota ufficialmente.

Cio’ che sappiamo, grazie al racconto di alcuni amici di Taleb, e’ che il corpo del giovane iraniano e’ stato restituito alla famiglia il 25 febbraio scorso e il regime ha minacciato i suoi cari di non chiedere alcuna autopsia ufficiale e di non parlare con alcun media di quanto accaduto.

Con il decesso di Taleb Basati, sono cinque i manifestanti arrestati durante le proteste popolari e deceduti in custodia. Tre di questi decessi, quello di Sina Ghanbari, di Vahid Heydari e di Kavous Seyed-Emami, sono stati classificati ufficialmente come “suicidio”.

Quattro importanti ONG per i diritti umani – Amnesty International, Human Rights Watch, Center for Human Rights in Iran e Justice for Iran – hanno firmato un comunicato congiunto, chiedendo la fine della persecuzione dei famigliari che chiedono di avere notizie dei loro cari arrestati e giustizia per coloro che sono morti in detenzione.

 

 

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Ora persino coloro che hanno investito in Iran, sono costretti ad ammettere pubblicamente che si e’ trattato di un imbroglio e che i soldi sono andati persi. E’ il caso di molti imprenditori del Kuwait.

Secondo quanto riportato dal quotidiano del Kuwait al-Qabas,  gli imprenditori kuwaitiani che hanno deciso di investire nella Repubblica Islamica, hanno perso milioni di dollari! Le ragioni del fallimento sono semplici: come dichiarato da un esperto di riciclaggio di denaro al giornale arabo, le transazioni che avvengono con le banche iraniane – e con i loro intermediari – sono spesso non riconosciute ufficialmente e avvengono per “canali informali e metodi illegali”.

In questi anni, molti imprenditori dal Kuwait hanno investito in gruppi finanziari iraniani, senza avere dati certi sui loro partners e soprattutto senza essere coscienti che si trattava di realtà legate a quattro mani ai Pasdaran. Risultato: molti di questi gruppi finanziari sono falliti, perdendo i soldi sia dei piccoli risparmiatori iraniani, che di diversi investitori stranieri.

Ricordiamo che il collasso di alcuni istituti finanziari, e’ stato alla base delle recenti proteste popolari in Iran. Proteste che, a dispetto delle repressioni, stanno ancora continuando nel Paese.

 

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L’Hojatoleslam Hamid Shahriari, parlando all’agenzia di stampa ISNA, e’ stato chiaro: “l’Iran ha individuato tutti i capi della ‘sedizione’ (cosi il regime definisce le recenti proteste), che dovranno aspettarsi di ricevere la massima punizione”.

In Iran, come noto, vige la pena di morte che e’ la massima punizione che i giudici iraniani possono emettere. In altre parole, quindi, Shahriari ha affermato che molti di coloro che sono scesi in piazza contro il regime, saranno condannati alla pena capitale.

Neanche a dirlo, Shahriari ha ribadito che quanto accaduto nelle ultime due settimane in Iran e’ meramente frutto della propaganda – rea di aver corrotto i giovani – e ha annunciato che ci sara’ un incontro ad hoc per quanto concerne i social network, al fine di garantire che “vengano usati nel modo corretto”. Praticamente l’annuncio di una nuova forte censura di programmi come Telegram e Twitter.

Nel frattempo, dall’Iran arriva la notizia della morte in carcere di un secondo manifestante arrestato durante le proteste. Dopo il decesso dello studente Sina Qanbari nel carcere di Evin, adesso viene annunciata la morte di  Vahid Heidari, venditore di Arak, fermato durante le proteste il 31 dicembre scorso. Per il regime, sia Qanbari che Heidari si sarebbero suicidati.

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La Direttrice dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), Nathalie Tocci, non smette mai di stupire. Qualche mese addietro, intervistata dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim News, vicina ai Pasdaran, la Tocci si disse contraria all’idea di inserire le Guardi Rivoluzionarie nella lista delle organizzazioni terroristiche. Questo, nonostante il fatto che sia cosa stranota che, proprio i Pasdaran, finanziano e addestrano decine di gruppi armati, molti dei quali inseriti nelle blacklist non solo degli Stati Uniti, ma anche dell’Unione Europea.

In queste ore, quindi, la Tocci ha pubblicato un tweet di ritorno da un viaggio in Iran – forse lo stesso per cui e’ andato Massimo D’Alema… – in cui ha testualmente scritto “Just returned from trip to Iran. Disturbing mismatch btw internat media coverage & situation on ground over past weeks on “. In poche parole, secondo la Tocci, le proteste in Iran sono state esagerate, perche’ la realta’ sul terreno e’ ben diversa.

Ora, non sappiamo che realtà sul terreno abbia visto Nathalie Tocci, ma abbiamo alcuni numeri: proteste in oltre 100 città iraniane, milizie sciite richiamate dall’estero per essere schierate nelle piazze, oltre 20 morti (ma c’e’ anche chi parla di 50 manifestanti uccisi) e – secondo le parole di un parlamentare riformista – oltre 3700 arresti. Di questi, purtroppo, già due sono deceduti nelle carceri iraniane.

Secondo la Tocci, come spiegato in un altro tweet, se queste proteste fossero avvenute altrove, non avrebbero ricevuto la stessa attenzione mediatica. E’ abbastanza evidente che, per l'”esperta” dello IAI, per meritare l’attenzione internazionale, il popolo iraniano debba soffrire ancora di piu’ e magari essere represso in maniera ancora più brutale.

Che dire? Una parola sola: Vergogna!!!

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