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E’ una j’accuse senza precedenti quella di alcuni parlamentari iraniani che, in questi giorni, hanno lanciato – senza mezzi termini – contro gli abusi del regime, della Guida Suprema e degli organi istituzionali da lui controllati (in primis il Consiglio dei Guardiani e il Consiglio per il Discernimento).

La prima a condannare gli abusi del regime in Parlamento e’ stata la deputata riformista di Teheran Parvaneh Salahshouri che, in uno speech coraggioso fatto il 9 dicembre scorso, ha accusato Khamenei di imporre al Paese un “cupo nepotismo”, per mezzo degli organi istituzionali da lui direttamente nominati e controllati.

La Salahshouri non e’ nuova a queste coraggiose denunce. Gia’ nel 2018, in un altro discorso parlamentare, ella aveva denunciando la povertà, la corruzione, le repressioni dei diritti umani e l’interferenza dei militari (ovvero in questo caso dei Pasdaran) negli affari politici nazionali (video sotto). La deputata di Teheran aveva  quindi chiesto l’immediato rilascio di Mir Hossein Mousavi, Zahara Rahnavard e Mehdi Karroubi, i leader dell’Onda Verde incarcerati dal febbraio 2011.

Qualche giorno dopo, un secondo durissimo speech e’ stato fatto dal deputato conservatore Ali Motahari, parlamentare di lungo corso e già vice Presidente del Majjles. Il discorso di Motahari in parlamento e’ stato accompagnato anche da una lettera a Khamenei pubblicata dallo stesso Motahari e diffusa anche sul suo canale social Instagram.

Nel discorso al Parlamento e nella lettera, Motahari ha condannato l’intervento del Consiglio dei Guardiani e del Consiglio per il Discernimento – organi controllati direttamente da Khamenei – nelle decisioni dei Parlamento iraniano. Senza mezzi termini, Motahari ha definito questi interventi come “incostituzionali”, rimarcando come impediscano al Parlamento di esprimere la sua opinione e contravvengano allo spirito della volontà generale.

Motahari ha portato come esempio la questione del FATF, il Financial Action Task Force. Il Parlamento iraniano ha approvato ben due leggi per allineare l’Iran alle richieste del FATF in merito al rischio ricilaggio di denaro a fini di sostegno al terrorismo. In entrambi i casi, il Consiglio dei Guardiani ha cassato le leggi parlamentari, dichiarandole contro la sicurezza nazionale (perché ovviamente lo stato parallelo che governa il Paese, ovvero Khamenei e i Pasdaran, non hanno alcuna intenzione di smettere di finanziare gruppi terroristici come Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica Palestine e le milizie paramilitari sciite in Siria e Iraq). La decisione e’ ora nelle mani del Consiglio per il Discrenimento – organo nato negli anni ’80 per dirimere le controversie tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani – ma il Consiglio ha già fatto capire che non e’ favorevole alla decisione parlamentare. Anche Motahari ha condannato le recenti repressioni contro le manifestazioni popolari, chiedendo immediate investigazioni sulle responsabilità dei corpi militari nelle violenze…

Il prossimo anno si terranno le nuove elezioni Parlamentari in Iran. Non facciamo fatica a prevedere che, diversi di questi parlamentari dissidenti, non verranno ammessi nella liste dei candidati o verranno “caldamente invitati” a non ripresentarsi…

La lettera a Khamenei di Ali Motahari

mothari

Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif gestures as he talks with journalist from a balcony of the Palais Coburg hotel where the Iran nuclear talks meetings are being held in Vienna,

Qualche giorno fa il Ministro degli Esteri iraniano Zarif e’ stato ospite di un programma della TV di Stato, ove ha risposto sulla situazione economica nel Paese, sulle nuove sanzioni americane e sulla Repubblica Islamica. Ad un certo punto, fiero di se, il Ministro ha affermato: “noi (iraniani), abbiamo scelto da soli il nostro percorso!”.

Immediatamente, l’affermazione di Zarif e’ diventata oggetto di critica e scherno da parte di molti iraniani attivi su Twitter. Con l’hashtag “Io non ho scelto”, giovani iraniani – soprattutto le ragazze iraniane – hanno attaccato Zarif, denunciando che no, al contrario di quanto affermato da Zarif, il sistema in cui vivono non e’ quello che hanno scelto, ma quello che e’ stato loro imposto.

Banafsheh Jamali, ad esempio, ha scritto un tweet in cui ha attaccato Zarif, ribadito di non aver avuto il diritto di scegliere e che, a suo parere, il 97% degli iraniani non hanno scelto: non hanno scelto la religione, il tipo di vestiario, lo stile di vita e numerose altre cose. Banafsheh chiudeva il suo tweet affermando “io odio veramente questo tipo di vita”.

jamali

Shima Tadrisi, una ragazza di Teheran, ha scritto invece un tweet in cui ha denunciato che, come donna, lei non ha scelto di essere coinvolta solamente per il 16% nella vita economica del Paese. di essere considerata parte di un genere di secondo livello, di portare l’hijab, di non poter essere candidata alle elezioni presidenziali e di non poter entrare allo stadio.

shima

Le proteste pero’ non sono arrivate solo da donne. Shahin Milani, ad esempio, ha scritto un tweet: “Signor Zarif, noi non abbiamo diritto di scegliere come vestirci. Un mese all’anno, non abbiamo diritto a bere acqua in pubblico. Di quale scelta parla?”. Milani fa riferimento al duro codice, anche nell’abbigliamento, previsto durante il mese di Ramadan.

Milani

Masoud Kazemi ha invece scritto: “Signor Repubblica Islamica, l’attuale situazione economica che voi avete creato alla popolazione per mezzo delle vostre scelte, e’ deplorevole. Questa condizione economica ha messo la mia vita praticamente al collasso. Grazie per i risultati di questi 40 anni. La vergogna e’ una virtu'”.

masoud kazemi

Il ricercatore Hassan Assadi Zeidabadi invece ha scritto: “Mi creda, io non ho scelto l’isolamento internazionale e l’umiliazione dei miei connazionali, in fila davanti alle ambasciate” (per ottenere il visto per lasciare il Paese). Hassan ha passato diversi anni incarcere in Iran, per la sua attivita’ in favore dei diritti umani.

hassan

Dure reazioni sono arrivate anche da utenti iraniani di fede Baha’i. Come noto i Baha’i iraniani sono soggetti ad un duro regime di discriminazioni e considerati una setta peccaminosa. Atish ha scritto: “Io non ho scelto le pressioni che subisco dal nostro establishment. Non ho scelto di essere espulso dall’universita’, di essere privato dei miei diritti fondamentali, ne lo ha scelto mio padre o i miei amici. Questa vita ci e’ stata imposta da voi e dall’establishment islamico”.

atish

Infine alcuni utenti, come Mori, hanno sfidato Zarif, invitandolo – se e’ davvero sicuro delle sue affermazioni – ad organizzare un referendum, per dare il diritto agli iraniani di scegliere se davvero vogliono ancora vivere in una Repubblica Islamica.

mori

velo iran

La scorsa abbiamo mostrato un video in cui era possibile vedere una ragazza iraniana che, mentre protestava in piedi su una cabina elettrica contro il velo obbligatorio, veniva aggredita da un poliziotto e scaraventata a terra.

Quando abbiamo pubblicato quel video, ancora non avevamo molte notizie sulla ragazza, compresa la sua identità. Purtroppo, la storia non e’ terminata al brutto video che abbiamo mostrato.

La ragazza, dopo l’aggressione, e’ caduta a terra e si e’ rotta un ginocchio. Senza alcuna pietà, le forze di sicurezza prima di portarla in ospedale, l’hanno arrestata. Dopo il suo fermo, sono uscite alcune informazioni sulla sua identità: il nome della ragazza e’  Maryam Shariatmadari, ha 32 anni, ed e’ una studentessa della Università Amir Kabir.

Dopo il fermo, Maryam e’ stata trasportata all’ospedale Vali Asr, ove le e’ stata diagnosticata la rottura del ginocchio e la necessita’ di subire una operazione chirurgica. Incredibilmente, Maryam ha dovuto aspettare ore per essere operata perché, gli agenti che la controllavano, hanno ricevuto una chiamata con l’ordine di andare ad interrompere una “festa mista” nella capitale (ovvero una festa tra uomini e donne insieme).

Dopo l’intervento, a Maryam sono state negate le necessarie cure mediche post-operatorie ed e’ stata sbattuta in cella senza alcuna pietà. Tra le altre cose, come riporta il quotidiano iraniano Shargh, anche la madre di Maryam e’ stata detenuta per venticinque ore, per aver chiesto notizie della figlia.

Rportiamo anche che, nonostante il video e le testimonianze, a Maryam e’ stato negato il diritto di denunciare il poliziotto che l’ha aggredita. Peggio, il Ministero dell’Interno iraniano ha ufficialmente preso posizione in favore dell’agente.

Ad oggi, ventinove persone sono state arrestate per aver protestato contro il velo obbligatorio. Purtroppo, di molte delle persone fermate non siamo a conoscenza dei nomi. Questi coraggiosi attivisti sono oggi in custodia presso diversi centri detentivi iraniani, spesso senza neanche aver avuto il diritto di comunicare con i loro famigliari.

 

 

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Da domani le donne iraniane inizieranno una nuova forma di protesta contro il velo obbligatorio, i cosiddetti #WhiteWednesdays, i Mercoledì Bianchi. Donne contrarie al velo obbligatorio, ma anche uomini contrario alla costrizione del velo contro le donne, indosseranno ogni mercoledì un velo bianco – o un accessorio bianco – come simbolo della loro protesta pacifica. 

In questi anni, anche grazie al sostegno dei social – in particolare della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (La mia libertà rubata) – le donne iraniane hanno fatto conoscere al mondo la loro resistenza contro le leggi islamiste imposte dal regime khomeinista. Su tutte, ovviamente, l’imposizione dell’hijab, ovvero il velo obbligatorio e gli abusi della Gasht-e-Ershad, la polizia morale.

Contro queste imposizioni, le donne iraniane hanno sviluppato diversi metodi di protesta pacifica. Dalla scelta di indossare veli colorati a quella di lasciare una ciocca di capelli scendere davanti alla loro fronte. Non solo: in diversi casi le donne iraniane si sono rasate a zero, riuscendo cosi ad evitare l’obbligo di indossare il velo.

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Fortunatamente, le donne iraniane hanno trovato una forte solidarietà anche da parte degli uomini. Un fatto non scontato, considerando il fatto che si tratta – in ogni caso – di società profondamente incentrate sulla figura maschile. I ragazzi iraniani sono scesi in piazza accanto alle ragazze non solo per protestare contro gli attacchi con l’acido – compiuti da uomini di Hezbollah contro le donne malvelate – ma si sono anche fatti fotografare con il velo e hanno postato le loro foto sui social (come mostra la foto in alto). 

Domani, quindi, le donne iraniane lanceranno il primo Mercoledì Bianco. L’ennesima protesta non violenta che, ci auguriamo, venga sostenuta e abbracciata anche da donne come la Mogherini, la Boldrini, la Serracchiani e la Bonino. Donne che si sono sempre riempite la bocca sulla parità di genere, ma non si sono mai fatte problemi a recarsi a Teheran velatissime e mostrare la loro reverenza agli Ayatollah.

Writer iraniana protesta contro il velo obbligatorio

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اين فيلم را به #چهارشنبه_های_بدون_اجبار فرستاده؛ اينجا ديوار كسي است كه صاحب باغ اجازه داد روي آن به مدت كوتاهي شعار بنويسيم و بعد خودمان هم پاك كرديم. موقع شعار نوشتن مي خنديم ولي خب ترس هم هست. ولي چرا شعار نوشتيم و چرا پاك كرديم، ماجرا اينه. ما اهل شعار نيستيم ولي يك عمر روي ديوارهاي مدرسه و شهر نوشتند مرگ بر بي حجاب حالا ما فقط مي نويسم نه به اجبار، توي #چهارشنبه_های_سفید هم شعار مرگ بر سر نمي دم مي رم به خانم هاي چادري گل سفيد مي دم كه به ما بپيوندند.

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Quello che vi mostriamo di seguito, è un video eccezionale che arriva dall’Iran. Il video risale alla giornata dello studente, che si celebra nella Repubblica Islamica il 7 dicembre di ogni anno (anniversario del massacre degli studenti dell’Università di Teheran nel 1953). Anche quest’anno, la celebrazione della giornata dello studente è stata l’occasione per i giovani iraniani per protestare contro le repression del regime e richiedere la liberazione dei detenuti politici (Good Morning Iran).

In uno dei video che sono stati pubblicati sui social network dopo quelle proteste, si può vedere e ascoltare il coraggioso discorso di protesta di un giovane studente iraniano. Coraggioso non solo per il suo contenuto, ma anche perchè espresso davanti al deputato iraniano Ali Motahari, un conservatore, che ha però sfidato diversi tabù, soprattutto richiedendo un legittimo processo per i leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi (agli arresti domiciliari dal 2011 senza alcuna accusa formale e senza alcun processo).

Nel video, il giovane iraniano chiede giustizia per il massacro degli oppositori politici avvenuto nel 1988. Un massacro legittimato da una fatwa di Khomeini e compiuto anche grazie alle sentenze emesse dall’attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani, Mostafa Pourmohammadi. Ancora, lo studente disapprova la presa degli ostaggi all’ambasciata Americana di Teheran. Ostaggi tenuti illegalmente per 444 giorni, contro tutte le normative previste dal diritto internazionale. Anche in quel caso, una azione che fu benedetta direttamente da Khomeini e che vide protagonista l’attuale Vice Presidente iraniana Masoumeh Ebtekar. Infine, senza mezzi termini, il giovane studente contesta la politica del regime iraniano in Siria, denunciando che “la storia ci condannerà per il genocidio dei siriani”. In particolare, lo studente mette in luce il peso della morte di oltre 500,000 persone – tra cui migliaia di bambini – e l’odio che questa violenza genererà per i decennia a venire contro l’Iran (International Campaign for Human Rights in Iran).

Dubitiamo che qualcuno nell’establishment iraniano darà retta a questo coraggioso studente…siamo più sicuri che qualcuno, putroppo, lo costringerà a tacere…

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Dopo tre settimane di sciopero della fame in protesta per la sua detenzione, il prigioniero politico Mohammad Ali Taheri è entrato in coma ed è stato trasferito d’urgenza fuori dal carcere di Evin il 18 Ottobre scorso (la notizia si apprende solo in questi giorni). Taheri sarebbe stato trasferito presso l’ospedale Baghiatollah di Teheran. Scriviamo “sarebbe” perchè, dopo essere stati informati dell’accaduto, i parenti di Mohammad Ali Taheri si sono recati presso l’ospedale, ma non sono riusciti a trovare il loro caro. Le autorità del carcere, quindi, non hanno fornito ai famigliari di Taheri ulteriori informazioni (Iran Human Rights).

Ricordiamo che Mohammad Ali Taheri è stato condannato per aver creato un gruppo spiruale denominato Erfan-e Halgheh. Inizialmente accusato di aver insultato il sacro, di contatti immorali con donne e di aver messo in atto delle procedure mediche illegali, Taheri è stato arrestato. In carcere, Taheri è stato accusato di blasfemia per alcuni libri da lui pubblicati – noti a livello mondiale – e condannato a morte. Grazie alle proteste internazionali, nel dicembre del 2015 la Corte Suprema iraniana ha cancellato la pena capitale nei suoi confronti (Iran Human Rights). Secondo quanto deciso dalla corte, dopo cinque anni di detenzione illegale, Teheri avrebbe dovuto essere scarcerato nel marzo del 2016. Purtroppo, cosi non è accaduto e, ormai alla vigilia del 2017, Ali Taheri si trova ancora nel carcere di Evin.

Ricordiamo che Taheri aveva già dichiarato uno sciopero della fame nel 2015, che durò addirittura per ben due mesi. Anche quella volta, il prigioniero politico fu costretto ad un ricovero d’urgenza, ma in quella occasione i famigliari poterono fargli visita in ospedale.

Un documentario su Mohammad Ali Taheri

 

 

 

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Il 21 Settembre scorso, il Congresso americano ha approvato all’unanimità una mozione di condanna dell’Iran, per la persecuzione e l’apartheid imposta dal regime contro i Baha’i. La mozione richiede a Teheran di rilasciare immediatamente tutti i Baha’i detenuti, in particolare i sette leader della Comunità Baha’i condannati a 20 anni di carcere nel 2010. La risoluzione chiede anche alla Repubblica Islamica di rilasciare tutti i prigionieri di coscienza e invita – con urgenza – il Presidente Obama ad approvare nuove sanzioni contro l’Iran per gli abusi sui diritti umani (H.Res.220).

Vogliamo ricordare che contro i Baha’i l’Iran applica un vero e proprio regime di apartheid, impendendo a chi professa questa antica fede, di accedere alla pubblica istruzione, di svolgere numerose professioni, di celebrare le proprie festività e di guadagnare quanto gli altri cittadini (No Pasdaran). Non solo: lo stesso Ayatollah Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha approvato una fatwa impedendo agli “iraniani puri” di avere rapporti sociali con i Baha’i (No Pasdaran).

Contro l’apartheid dei Baha’i in Iran è nata anche una campagna denominata #NotACrime, per denunciare l’esclusione dei Baha’i dall’istruzione. Una campagna promossa da attivisti in Sud Africa e negli Stati Uniti. Nel noto quartier di Harlem a Manhattan, i writers hanno dipinto dei magnifici murales, denunciando le persecuzioni e le discriminazioni contro la comunità Baha’i.