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Le sanzioni americane contro l’Iran – nonostante l’Instex – stanno colpendo duramente la Repubblica Islamica. Secondo il report recente rilasciato dalla Commissione Europea, l’interscambio tra Teheran e i 28 dell’UE negli ultimi sei mesi del 2019, e’ pari solamente al 25% di quello dell’anno precedente.

Tra gennaio e giugno 2019, infatti, l’interscambio Iran – UE e’ stato di 2.558 miliardi di euro, un quarto (come suddetto), rispetto ai primi sei mesi del 2018. In particolare, l’export UE verso l’Iran e’ sceso del 53%, attestandosi sui 2.14 milardi di euro. Nello stesso tempo, l’import dall’Iran verso l’UE e’ sceso del 93% (quasi azzerrato quindi), attenstandosi sui 416 milioni di euro.

EU Iran export and import in the first half of 2017-2019( billion of Euros)

Interscambio Iran – UE 2017 – 2019

Tra i Paesi UE, la Germania resta il principale esportatore di beni verso l’Iran, con un export che pero’ oggi vale solo 677 milioni di euro (la meta’ dei primi sei mesi dell’anno precedente). Simile discorso per l’Italia: Roma e’ il secondo esportatore europeo verso l’Iran, ma vende prodotti per soli 375 milioni di dollari. L’Italia e’ ancora pero’ il primo importatore di beni iraniani (parliamo quasi solo di petrolio) ma, rispetto allo scorso anno, l’import e’ di soli 94 milioni di euro nella prima meta’ del 2019. Per quanto concerne la Francia, Parigi ha importato beni iraniani per un valore di 10 milioni di euro (nei primi sei mesi del 2018 il valore era 1.18 miliardi di euro…Praticamente e’ rimasto solo l’1% dell’import…).

Iran's exports to its main trading partners in Europe in billions of Euros

Export iraniano in Europa

Pessime sono anche le stime dell’FMI per quanto concerne il PIL iraniano. Nel recente World Economic Outlook, la contrazione del PIL iraniano viene stimata al 9.3%, secondo quanto viene anticipato dal Financial Times (riportato ieri da Roberto Bongiorni su Il Sole 24 Ore).

L’obiettivo del Presidente Trump e’ noto ed e’ stato espresso dal Segretario di Stato Pompeo nei 12 punti che Washington chiede a Teheran di mettere sul piatto del negoziato per un nuovo accordo. Tra le richieste la fine dello sviluppo del programma missilistico, la fine dell’ingerenza negli affari interni di numerosi Paesi della regione mediorientale, il ritiro totale iraniano dalla Siria, la fine del sostegno al terrorismo e la fine delle minacce all’esistenza di Paesi come Israele e Arabia Saudita

 

Iran_nuclear_weapons
Qualche giorno fa Henry Kissinger, ex Segretario di Stato, è stato nominato il piu’ influente diplomatico della storia americana. Proprio per questo, le sue parole sono sempre estremamente ascoltate, anche dagli stessi membri del Congresso e del Senato statunitense. Il 29 gennaio scorso, quindi, Kissinger è stato ricevuto dalla Commissione per gli Affari militari del Senato (Commission Armed Service), presieduta dal Senatore John MacCain. Obiettivo della sua audizione, era quello di parlare della situazione generale della politica estera e di sicurezza americana, in particolare delle attuali aree di crisi. Tra gli argomenti toccati da Kissinger, quindi, c’è stata anche la questione del negoziato sul nucleare tra l’Iran e la Comunità Internazionale.

 Affrontando questo tema delicato, Kissinger ha affermato: “il negoziato nucleare con l’Iran è cominciato come uno sforzo interazionale, fondato su sei risoluzioni delle Nazioni Unite, per impedire all’Iran la capacità di sviluppare l’opzione nucleare. Oggi, questo dialogo si è trasformato essenzialmente in un negoziato bilaterale (Iran-Stati Uniti). con lo scopo di ottenere un ipotetico accordo che ponga un limte ipotetico di un anno rispetto al breakout ipotizzato. L’impatto di questo approccio sarà quello di passare da una strategia di prevenzione della proliferazione nucleare, alla semplice gestione della proliferazione stessa“. A tal proposito, l’ex Segretario di Stato di Nixon ha aggiunto: “Se gli altri Paesi della regione concludessero che l’America ha approvato lo sviluppo di una capacità di arricchimento che potrebbe portare (l’Iran) alla costruzione di una una bomba nucleare entro un anno, e se questi insisteranno a loro volta per sviluppare la stessa capacità, noi vivremo presto in un mondo di proliferazione nucleare in cui tutti – anche se l’accordo dovesse essere mantenuto – saranno vicini al “punto di innesco”.

Lo stesso timore, quindi, è stato espresso e rafforzato anche dall’esperto militare Antony H. Cordesman. In un articolo pubblicato per la Reuters, Cordesman ha concentrato la sua attenzione sul programma missilistico iraniano, totalmente ignorato dal negoziato internazionale (nonostante le risoluzioni Onu) e direttamente collegato al programma nucleare. “L’Iran” – scrive Cordesman – “ha già una capacità missilistica capace di colpire tutta l’area del Golfo e il Medioriente. Questa forza, però, manca di precisone e per questo, la sua letalità può causare enormi danni ai Paesi Arabi del Golfo o agli Stati vicini…Se l’Iran riuscirà ad acquisire la bomba nucleare, questo cambierà radicalemente l’equilibrio verso gli Stati Arabi, privi di questa capacità nucleare. Perciò, ciò avrà un influenza diretta sulla capacità dei vicini Arabi di usare la forza aerea come deterrente verso Teheran. E’ questa la ragione per la quale l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo, sono così preoccupati del negoziato tra il P5+1 e l’Iran. I loro Governi non vedono la minaccia iraniana contro il programma nucleare di Israele. Loro vedono la minaccia nucleare Iraniana contro il mondo Arabo…Queste, quindi, sono i motivi per cui l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo stanno comprando oltre 50 miliardi di dollari di nuovi armamenti…L’Iran pone un complesso di minacce che vanno oltre le sue capacità nucleari e la maggior parte di queste minacce resterà in piedi indipendentemente dai risultati del negoziatiato del 5+1“.

Nelle stesse ore in cui le agenzie battevano le parole di Kissinger, quindi, dal  Cairo giungeva una interessante notizia: durante la visita in Egitto, Putin ha firmato con il Presidente al Sisi un accordo per sviluppare il programma nucleare egiziano. Secondo l’accordo, grazie al sostegno di Mosca, l’Egitto costruirà presto il suo primo impianto nucleare presso la città di El Dabaa. A questa cooperazione nucleare, quindi, si affiancherà anche quella puramente militare. Ora, se è vero che un indizio non fa una prova…certamente deve almeno far riflettere profondamente…

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Talvolta si parla del programma nucleare iraniano in maniera alquanto evasiva. Assistiamo ad un gioco delle parti che, spesso, trascura l’aspetto concreto delle informazioni concrete in nostro possesso. Parlare di numeri, forse, può essere noioso, ma risulta estremamente importante, soprattutto per ricordarci praticamente di cosa stiamo parlando e spiega facilmente il motivo per cui ci teniamo a denunciare con forza la non pacificità del programma nucleare iraniano. I dati, tanto per chiarirci, non serve inventarseli: essi sono riportati tutti nei report dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Per scrivere questo articolo, perciò, ci siamo semplicemente basati su fonti estremamente autorevoli quali l’ultimo report dell’AIEA pubblicato lo scorso 30 agosto scorso, l’analisi del prestigioso istituto americano ISIS e le analisi dei ricercatori del American Enterprise Institute.

Secondo i dati sinora diffusi dall’AIEA, quindi, ad agosto 2012 noi sappiamo per certo che l’Iran:

  1. ha prodotto 6876 Kg di Uf6 arricchito al 3,5% nell’impianto di Natanz. Questo ammontare, va detto immediatamente, potrebbe bastare all’Iran per costruire ben sei bombe nucleari;
  2. ha prodotto 189,4 Kg di Uf6 arricchito al 20% negli impianti di Natanz e di Qom (cosiddetto impianto di Fordow). Nell’impianto di Qom, in particolare, l’Iran ha duplicato – nei soli ultimi tre mesi – il numero di centrifughe installate (oggi le centrifughe installate sono 2,140 del tipo IR-1) . Per la cronaca, i 189,4 Kg di uranio arricchito al 20% che Tehran possiede già oggi, basterebbero già oggi per produrre un ordigno nucleare;
  3. continua a rifiutare agli ispettori l’ingresso nella base militare di Parchin, ove il regime ha condotto test per verificare l’effetto di conflagrazioni per mezzo di esplosivo ad alto potenziale;
  4. continua a fare test su nuove tipologie di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio denominate IR-2.

Grafico: numero di centrifughe installato dell’impianto di Fordow (impianto sotteraneo sito vicino alla città di Qom)

Secondo l’analisi dell’esperto Maseh Zarif, considerando i dati di metà agosto, l’Iran possedeva 126,9 Kg di uranio arricchito al 20% nell’impianto di Natanz. Per costruire una bomba nucleare, per la cronaca, servono 141 Kg di uranio arricchito al 20% (da arricchire, poi, oltre il 90%). Secondo le stime dell’esperto, quindi, se lo volesse, il regime sarebbe capace di ottenere i 25 kg di uranio mancanti al più tardi entro la metà di gennaio 2013…(cliccate sull’immagine per leggere il testo del report).

A questo aspetto va aggiunta una nuova, inquietante, notizia diffusa ieri dall’Associated Press: secondo l’agenzia di stampa, infatti, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica sarebbe entrata in possesso di dati chiave che dimostrerebbero come, negli ultimi mesi, l’Iran ha compiuto dei test al computer per verificare l’effetto distruttivo di una esplosione nucleare.

Questi, cari lettori, sono i numeri dati dall’Agenzia delle Nazioni Unite. Probabilmente questa analisi non servirà a far cambiare idea ai soliti amanti dei complotti massonici, delle “rivoluzioni anti-imperialiste” e dei vari boicottaggi internazionali (caso strano sempre a senso unico…). Resta, però, il fatto che gli effetti collaterali del programma nucleare dell’Iran, almeno nel Golfo Persico, si possono già vedere: un blog in arabo, infatti, ha reso noto in questi giorni l’intenzione dell’Arabia Saudita di rendere disponibili 100 miliardi di dollari per sviluppare un programma nucleare autoctono. L’esempio saudita è solo quello più clamoroso, in un Medioriente incontrollabile che inizia la corsa al nucleare!

Mentre parliamo, proprio per chiudere il cerchio, in Iran sono state già messe a morte 313 persone dall’inizio del 2012 (18 solamente nel mese di settembre). Ora una semplice domanda: qualcuno sa dire cosa succederebbe al popolo iraniano e alla sicurezza mondiale se Teheran, in pochi mesi, si dotasse della bomba nucleare?