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Il tema di maggiore discussione in questi giorni sul nucleare iraniano, e’ quello dell’accesso ai siti militari del regime. Al contrario di quanto sostiene Khamenei e l’establishment a Teheran, la richiesta di accesso ai siti militari iraniani non ha nulla a che vedere con l’intenzione di “rubare segreti” alla Repubblica Islamica, ma di verificare fattivamente che il regime non lavori alla costruzione di un ordigno atomico. Al centro dell’attenzione, in particolare, c’e’ la base militare di Parchin: qui, infatti, non solo i Pasdaran hanno portato avanti la maggior parte del processo di sviluppo dei missili balistici – i vettori per trasportare materialmente la bomba – ma hanno soprattutto hanno testato gli effetti di una esplosione nucleare, grazie alle ricerche dello scienziato ucraino Vyacheslav Danilenko (fonti AIEA).

Peccato che, da anni, Teheran impedisce agli ispettori dell’Agenzia Atomica Internazionale di accedere nei siti chiave del programma nucleare. Allo stesso tempo pero’, come testimoniano le immagini del satellite DigitalGlobe, l’Iran lavora dal 2012 nella base militare di Parchin, per cancellare tutte le tracce delle ricerche illegali sulla bomba atomica, fatte nel corso degli anni. Proprio in queste ore, il think tank americano Isis – Institute for Science and International Security – ha rilasciato le ultime immagini diffuse dal satellite: rispetto alle precedenti, raccolte e diffuse nel gennaio del 2015, si vede chiaramente la presenza di nuovi detriti sul terreno, segno evidente di lavori in corso. Lo stesso tipo di detriti che il satellite DigitalGlobe ha rilevato sin dal 2012.

Come sottolinea l’istituto americano Isis, quindi, nessun tipo di accordo nucleare con Teheran può essere considerato accettabile, senza la possibilità degli ispettori di accedere in tutti gli impianti nucleari e nelle basi militari sotto accusa di collaborazione alla costruzione della bomba. Inoltre, considerando le modifiche apportate negli anni dal regime per cancellare le prove, lo stesso ingresso degli ispettori nelle aree modificate, senza la possibilità di approfondire le motivazioni stesse delle modifiche, rischia di ridursi ad una mera visita senza alcun risultato concreto. Per questo, conclude il prestigioso istituto americano, la piena collaborazione iraniana in tal senso, deve rappresentare la precondizione per l’alleggerimento delle sanzioni contro l’Iran approvate, con estrema fatica, dagli USA e dall’UE.

Di seguito le ultime immagini rilasciate dal sarellite DigitalGlobe (18 Maggio) sull’impianto di Parchin e diffuse dal think tank americano Isis il 26 Maggio (Fonte: http://www.isis-online.org/).

Immagini Parchin, satellite DigitalGlobe, 18 Maggio 2015

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Immagini Parchin, DigitalGlobe, 31 gennaio 2015

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Immagini Parchin, satellite DigitalGlobe, 12 Agosto 2014

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Cambio di Ambasciatore per l’Italia in Iran, ma nessun cambio di atteggiamento verso il regime iraniano. Dall’Ambasciatore Giansanti all’Ambasciatore Conciatori, resta forte la politica di appeasement verso Tehran, una politica potenzialmente rischiosa. Durante un incontro con Mehdi Karbasian, responsabile della IMIDRO (organizzazione responsabile dello sviluppo minerario nella Repubblica Islamica, l’Ambasciatore Giansanti ha affermato che l’Italia intende creare delle joint companies con l’Iran nel settore minerario (Trend). In particolare, ha affermato il rappresentante della Farnesina, gli italiani potrebbero investire in diversi progetti, tra i quali l’alluminio, l’acciaio e il ferro (Isna). Per parte sua, Mehdi Karbasian ha attaccato le sanzioni internazionali (definite “unilaterali”), affermando però che queste non hanno intaccato le relazioni economiche tra Italia e Iran (IRNA). Vogliamo precisare una cosa: nelle affermazioni dell’Ambasciatore italiano a Teheran non c’è nulla che viola le sanzioni internazionali, ma c’è molto su cui preoccuparsi e riflettere.

Perchè preoccuparsi? Semplice: il settore minerario è stato inserito nelle sanzioni internazionali perchè direttamente legato sia al programma nucleare che a quello missilistico del regime iraniano. Nel 2012, la stessa Unione Europea approvo’ dure sanzioni in questo settore, rimarcando le connessioni con le Guardie Rivoluzionarie. Teheran, nonostante i negoziati e le richieste dell’AIEA, ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di sospendere il programma missilistico e permettere l’accesso degli ispettori internazionali nella base di Parchin, ove la Repubblica Islamica ha già testato gli effetti di una esplosione nucleare. Una cooperazione italo-iraniana in questo senso – senza una previa collaborazione delle autorità iraniane con l’AIEA – potrebbe indirettamente favorire lo sviluppo di pericolosi e destablizzanti programmi militari sotto il totale controllo dei Pasdaran. Non è un caso, tra l’altro, che le sanzioni nel settore minerario siano rimaste interamente in vigore, nonostante la firma dell’Joint Plan of Action le Novembre del 2013 (escluso il settore dell’oro). Secondariamente, se parliamo del settore bancario, anche in questo senso ci sono motivi di forte preoccupazione. Buona parte del settore bancario iraniano è stato incluso nelle sanzioni internazionali per il suo coinvolgimento nel programma nucleare e missilistico dell’Iran e/o per il sostegno al terrorismo internazionale. E’ il caso, ad esempio, della Bank Sepah (risoluzione UNSC 1747) e della Bank Melli, quest’ultima accusata anche di inviare finanziamenti a gruppi terroristi quali Hamas, Hezbollah e la Jihad Islamica.

Perchè c’è da riflettere? Beh, come suddetto, per gli effetti che questo appeasement potrebbe causare. In poche, parole, il rafforzamento di un regime brutale come quello iraniano, corrotto ed in mano ad un guppo di fondamentalisti e pretoriani che invocano la morte dell’America e sostengono il terrorismo a livello internazionale. Durante l’incontro con Mehdi Karbasian, pare che l’Ambasciatore Conciatori ha testualmente affermato: “senza la promozione di una mutua cooperazione con l’Iran, noi non saremo capaci di raggiungere i nostri obiettivi (Tasnim News). Si pone allora il problema di che tipo di relazione l’Italia democratica e antifascita intende avere con il regime iraniano. Come abbiamo sempre scritto, siamo perfettamente consapevoli che la Repubblica Islamica rappresenta una attrazione economica per l’Italia e per buona parte dell’intera Comunità Internazionale. Nella promozione delle relazioni bilaterali con Teheran, però, è necessario essere consapevoli di chi si ha davanti. Un regime che abusa sistematicamente dei diritti umani (oltre 900 pene capitali eseguite solo nell’ultimo anno), promuove e finanzia il terrorismo internazionale e rappresenta un fattore di destabilizzazione nella regione mediorientale e asiatica. Riteniamo che l’Italia, cosi come tutto l’Occidente democratico, debbano considerare questo aspetto profondamente, prima di favorire il rafforzamento della Repubblica Islamica.

Vogliamo, infine, riportare le affermazioni fatte dal Responsabile della Camera di Commercio Iran Italia, Ahmad Porfallah, il 25 ottobre scorso. Secondo quanto riportato da Iran Daily, Pourfallah avrebbe affermato che l’Italia è il solo Paese Europeo ad aver comprato dall’Iran petrolio e prodotti petrolchimici durante il perido delle sanzioni. Si tratta di affermazioni estremamente gravi che, se confermate, vedrebbero Roma accusata di violazioni delle sanzioni internazionali. Onestamente, riteniamo e vogliamo credere che queste affermazioni siano solo la solita propaganda che arriva dai rappresentanti della Repubblica Islamica. Indubbiamente, però, la mancata reazione delle autorità italiane a questa affermazione di Porfallah e la presenza nella stessa Camera di Commercio Iran Italia di compagnie colpite dalle sanzioni internazionali o di discutibili collegamenti, lascia aperti spazio di ampia discussione critica e di analisi.

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