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La prima pagina del Ya Lesarat al Hossein: il titolo di elogio a terroristi di Parigi

La prima pagina del Ya Lesarat al Hossein, con il titolo di elogio a terroristi di Parigi

Mentre il regime iraniano fa finta di condannare l’attacco di Parigi, nella Repubblica Islamica c’è chi elogia direttamente quanto accaduto l’8 gennaio scorso. Il settimanale Ya Lesarat al Hossein, magazine ufficiale dei miliziani dell’Ansar-e Hizbullah, ha pubblicato in prima pagina un elogio ai terroristi per aver attaccato chi “ha offeso il Profeta Maometto”. Il settimanale descrive l’attacco contro il Charlei Hebdo come “una punizione benedetta”, inviando agli autori della strage “migliaia di ringraziamenti a nome della Nazione Islamica”. L’uscita del settimanale Ya Lesarat al Hossein, si badi bene, non ha ricevuto alcuna critica da parte dei politici iraniani. Gli Ansar-e Hizbullah – con i Basij – sono i responsabili degli oltre 380 attacchi con l’acido contro le donne iraniane, colpevoli di vestire male il velo islamico.

Al contrario, sotto l’attacco dei parlamentari del regime, è finito il giornale Mardom-e Emrouz, complevole di aver pubblicato la fotografia di George Clooney in prima pagina, riportando la condanna dell’attore americano per gli attacchi contro il settimanale satirico francese e il suo elogio per la marcia di Parigi, una manifestazione che ha visto la partecipazione di Musulmani, Ebrei e Cristiani, con la sola voglia di dire “io non ho paura”. Numerosi parlamentari iraniani hanno paragonato questa prima pagina del Mardom-e Emrouz proprio al Charlei Hebdo, accusando il giornale iraniano di sostenere chi offende il Profeta (queste le parole, ad esempio, del Parlamentare Zohreh Tabibzadeh). Il sito Jahannews, quindi, ha chiesto l’intervento degli organi di censura del regime, pretendendo una condanna per blasfemia.

Ricordiamo infine che, l’8 gennaio scorso, il regime iraniano ha impedito ad un centinaio di giornalisti di prendere parte ad un evento di solidarietà per le vittime del Charlei Hebdo.

La prima pagina del Mardom-e Emrouz

La prima pagina del Mardom-e Emrouz

Protesta davanti all'Ambasciata di Francia a Teheran

Protesta degli studenti oltranzisti davanti all’Ambasciata di Francia a Teheran

Ieri il mondo è rimasto senza parole davanti al terribile – e ripetiamo terribile – attacco di Parigi. contro la redazione del settimanale Charlei Hebdo. Criminali assassini, probabilmente con cittadinanzia europea ed esperienza militari, hanno colpito un simbolo dell’Occidente, uno spazio di libertà aperto alle critiche, ma capace di offrire spunti di riflessione sulla contemporaneità. Dodici persone hanno perso la vita nell’attacco, tra cui anche un poliziotto freddato senza pietà dopo essere stato ferito. Tutta la Comunità Internazionale ha condannato l’episodio e la Francia è scesa in massa in piazza per gridare “mai piu”.

Tra i Paesi che hanno condannato l’attacco c’è stata anche la Repubblica Islamica dell’Iran. Benissimo, diciamo noi, siamo contenti della condanna di Teheran. Al contrario del resto del mondo, però, noi non abbiamo la memoria corta e vogliamo ricordare quanto affermato dal regime clericale iraniano dopo la pubblicazione delle vignette sul Charlei Hebdo. Come ricorderete, quelle vignette provocarono proteste in tutto il mondo islamico. A Teheran gli studenti oltranzisti scesero in piazza cingendo d’assedio l’Ambasciata francese. Non solo: toni rabbiosi furono usati dallo stesso Guida Suprema Ali Khamenei.

Invece di cercare di calmare le acque, Khamenei soffiò pesantemente sul fuoco, condannando tutti i Governi Occidentali e accusandoli di blasfemia contro l’Islam e il Profeta Maometto. Senza badare alle conseguenze delle sue parole, Khamenei espresse apprezzamento per le proteste dei mussulmani nel mondo, in primis quelle organizzate negli Stati Uniti e in Europa. Va ricordato che all’epoca, le proteste di piazza puntarono l’indice non solo contro le vignette pubblicate dal Charlei Hebdo, ma anche contro il film “innocence of Muslim”, un film prodotto da un cittadino copto egiziano. Khamenei bollò il film come un complotto sionista e il Ministero degli Esteri iraniano chiese ufficialmente la messa al bando della pellicola.

Studenti estremisti attaccano l'Occidente, inneggiando Khamenei

Studenti estremisti attaccano l’Occidente, inneggiando Khamenei

Elogiando le manifestazioni violente contro l’Occidente, la Guida Suprema iraniana disse testualmente: “la reazione dura del mondo mussulmano riflette il profondo odio verso il nemico. Si tratta di un importante e magnifico evento che dimostra la grande capacità della Umma (società) Islamica“. Quindi, come cigliegina sulla torta, Khamenei chiese al mondo islamico di restare vigile rimarcando che “al fronte dell’arroganza (l’Occidente) non deve essere permesso di salvare se stesso dalla furia dei Mussulmani“.

Concludendo, quindi, non possiamo non ricordare come una buona dell’humus che ha permesso crimini come quello di Parigi, arrivi proprio da una ideologia fanatica come quella portata avanti dai Mullah iraniani. Fu proprio l’Iran khomeinista il Paese in prima linea nel dichiarare guerra contro coloro che – come liberi pensatori – si permisero di criticare il Profeta Maometto. A pagarne le spese per primo fu lo scrittore Salman Rushdie, contro cui fu l’Ayatollah Khomeini emise una fatwa, tutt’ora valida, invocando la sua morte…Proprio l’autore dei Versetti Satanici ha condannato duramente l’attentato di Parigi dichiarando che “La religione se si combina con le armi moderne diventa una minaccia reale alla nostra libertà. Il totalitarismo religioso ha provocato una mutazione profonda nel cuore dell’islam e ora ne vediamo le tragiche conseguenze a Parigi. Io sto con Charlie Hebdo, come dobbiamo fare tutti, per difendere l’arte della satira che è sempre stata una forza per la libertà e contro la tirannia, la disonestà e la stupidità. Le religioni, come qualsiasi altra idea, hanno bisogno di critiche, di satira e sì, della nostra mancanza di rispetto.”

Il terrorista Nasrallah invoca l’applicazione della fatwa Khomeinista contro Salman Rushdie

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kkk

Prima i sunniti, poi i neri americani e adesso Gesu’ e la Vergine Maria. Insomma, la Guida Suprema Ali Khamenei – o per meglio dire il suo staff su Twitter – le sta provando tutte per dare una immagine pulita del regime iraniano. Peccato che, come sempre, la realtà sia ben diversa da quella che la charm diplomacy di Teheran tenta di disegnare. Questa volta, Khamenei ha scelto di fare concorrenza a Papa Francesco e di usare Gesu’ e la Vergine Maria per predicare amore nel mondo via Twitter. In una serie di tweet pubblicati ieri, infatti, il dittatore iraniano ha sottolineato l’amore dell’Islam per il profeta Gesu’ e Maria e ha sottolineato come questo amore obblighi alla lotta contro l’oppressore. Ovviamente, come sempre, l’oppressore è il Grande Satana americano (e tutto l’Occidente) e il Piccolo Satana israeliano. In una foto allegata ad uno dei tweet, non a caso, Khamenei ha mostrato l’Ayatollah Khomeini in compagnia di Monsignor Hilaron Cappucci, noto alle cronache per aver trafficato armi con i terroristi palestinesi…

Come suddetto, ai tweet di Khamenei non corrisponde la realtà della situazione in Iran. La Repubblica Islamica continua senza sosta a perseguitare e arrestare i cristiani in Iran, in particolare coloro che decidono di lasciare l’Islam e abbracciare il cristianesimo. Questi fedeli, colpevoli unicamente di aver scelto liberamente il loro credono, vengono arrestati dai Pasdaran e accusati di apostasia dalle Corti Rivoluzionarie. L’apostasia, per la cronaca, è punibile in Iran con la pena di morte. Questo è stato il caso del Pastore Youcef Nadarkhani, condannato a morte e liberato nel 2012 solamente grazie alle pressioni internazionali. Purtroppo, però, nelle prigioni del regime restano ancora diversi cristiani. Due casi limite, divenuti ormai intollerabili per chi sostiene i diritti umani, sono quelli dei Pastori Saeed Abedini e Farshid Fathi. Saeed Abedini è detenuto dal 2012 ed è stato condannato a 8 anni di carcere per aver abbracciato la fede cristiano evangelica. Proprio in questi giorni, la moglie di Abedini dagli Stati Uniti ha denunciato che il marito è stato minacciato di morte dai sostenitori dell’Isis imprigionati nelle carceri iraniane. Farshid Fathi, anche lui arrestato nel 2012 per essersi convertito al cristianesimo, uscirà di prigione solamente nel dicembre del 2016. Nell’aprile scorso, il Pastore evangelico è stato tra i detenuti malmenati in carcere dirante un raid punitivo dei Pasdaran.

Non solo: nel silenzio del mondo, i cristiani iraniani stanno lasciando la Repubblica Islamica per trovare rifugio in Europa. Due, in particolare, sono i nuovi santuari di questi fedeli in cerca di libertà: la Germania e la Bulgaria. Per quanto concerne la Bulgaria, Nikolai Chirpanliev – Presidente dell’Agenzia Bulgara per i rifuguati – ha rivelato che la comunità di cristiani iraniani di Sofia conta ormai tra i 100 e i 200 membri. “Scappano” – ha rimarcato Nikolai – “per via del regime in Iran, che li perseguita per la loro fede”. In Germania, invece, i numeri sono molto piu’ alti: secondo quanto rivelato dal Guardian, circa 4,500 iraniani di fede cristiana hanno raggiunto negli ultimi mesi Berlino. Il costo di questo viaggio verso la libertà è di circa 30.000 dollari.

Vogliamo infine ricordare che, secondo la denuncia dell’inviato ONU per i diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, attualmente nelle carceri iraniani ci sono almeno 49 cristiani, la maggior parte dei quali rinchiusi per meri motivi religiosi. Di recente, quindi, l’agenzia Mohabat news ha denunciato che il regime iraniano ha inziato a separare i cristiani nel carcere, al fine di evitare la massimo i contatti tra di loro.

khamenei gesu

In Iran tutto, ma proprio tutto, è al servizio del regime e della sua ideologia, caratterizzata dal fanatismo religioso. Così, anche a costo di apparire ridicoli, i Mullah inventano storie per convincere il popolo della superiorità del pensiero islamico sciita, sia in termini di ultraterreni che terreni. Ecco allora l’Aytollah Mahadavi Kani – capo della potente Assemblea degli Esperti – dichiarare senza vergogna che Albert Einstein era un mussulmano sciita, seguace di Ja’afar al-Sadigh, il sesto Imam nella tradizione duodecimana.

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Secondo l’Ayatollah Khani, infatti, Einstein avrebbe studiato l’ascesa del Profeta Maometti verso il Cielo e avrebbe rilevato che questa sarebbe avvenuta ad una velocità superiore a quella della luce. La velocità elevata con cui il Profeta è asceso ai Cielo, quindi, avrebbe permesso ad Estein di comprendere ad il principio della relatività, teoria che – sempre secondo il religioso iraniano – prima di lui aveva già compreso e rivelato il Mullah Sadra, filosofo e religioso sciita nato a Shiraz nel XVI secolo d.C.

Purtroppo non basta: come suddetto nella Repubblica Islamica la scienza ha senso solo se legata alle esigenze del regime. Ecco allora che un insegnate iraniano, di nome Akbar Rezaie, ha inventato un robot che ha come unica finalità quella di insegnare ai bambini iraniano a pregare nella maniera giusta. Rezaie è professore di Corano presso la scuola elementare di Varamin (vicino Teheran). Come si vede dalle immagini, ampiamente diffuse dal regime sulle televisioni nazionali, il robot si piega lentamente, facendo vedere esattamente ai bambini come esprimere correttamente la loro professione di fede.

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Come si vede, il solo obiettivo che il regime degli Ayatollah ha, è quello di manipolare la mente del popolo, soprattutto quella delle classi sociali più povere e meno istruite con un solo fine: mantenere il potere nelle mani dei religiosi, assicurando in questo modo la sopravvivenza del loro corrotto e dispotico regime.